Esibizioni Collaterali
In questo modo, seppur dovesse mai capitare che qualcuno li legga, non si sentirà mai defraudato del proprio passato.
Io e B. avevamo sempre adorato stimolare le persone, creando in loro una piacevole eccitazione in momenti inaspettati, quasi inopportuni.
Quel giorno era uno di quelli. Non facevamo sesso da un paio di giorni e questo ci dava quella sensazione di dover riattivarci con qualcosa di speciale.
Scese con un vestito morbido e leggero. Lei era perfetta, come sempre. Il tempo sul suo corpo non aveva alcun effetto.
Appena in auto, mi disse: “Andiamo in quella boutique di quel proprietario tanto attento?”
Non serviva dire altro. La parola “attento”, nella sua bocca, era sinonimo di qualcuno che non le aveva tolto gli occhi di dosso, facendole percepire il suo desiderio, la sua brama.
Acquisito il mio sì, sfilò le mutandine e le posò in borsa.
Nel centro commerciale, di mattina, non c’era molta gente e quindi le attenzioni erano davvero tutte per noi.
Con piacere, sorridendo rumorosamente, scegliemmo quasi una decina di vestiti, declinando l’offerta di aiuto del gestore.
Approntammo un siparietto, in maniera del tutto spontanea, in cui discutevamo simpaticamente sul fatto che insieme era impossibile decidere quali scegliere: dieci erano troppi. Quando vedemmo lui sorridere, capimmo che era il momento di coinvolgerlo.
Sfacciatamente utilizzò il tu; il desiderio palpabile la autorizzava a questo: “Visto che con lui è impossibile scegliere, mi dai un aiuto?” E aggiunse, con una pausa quasi maliziosa per chi sapeva coglierla: “Magari una mano…”
“Volentieri!” fu la risposta, accompagnata da un sorriso.
Io dissi: “Vedremo cosa ne esce”, guardando lui che, perplesso, iniziava a percepire confusione.
Andammo verso i camerini dietro le casse. Lei ne scelse uno e io appoggiai i vestiti in quello accanto. Lasciammo al lavoratore la scelta del vestito con cui cominciare e, nel tempo che impiegò a sceglierlo e porgerglielo, con la tendina mai chiusa, B. era già nuda. Lui provò a non fare una piega, ma la voce lo tradì: “Inizierei con questo”.
I seni di B., una terza che aveva vissuto due allattamenti ma con due capezzoli grandi e audaci, il suo pube liscio con un triangolino e il suo sedere che si rifletteva nello specchio erano i protagonisti di tutto, e lei ne era orgogliosa. Al punto da prendere tempo e suggerire di iniziare “da quello a fiori”.
Lui lo andò a cercare nell’altro camerino, ma trovarlo guardandola nello specchio era complicato; io, per torturarlo un po’, lo ignorai e iniziai a ridere con B., dicendo che “questo andava sistemato”, mentre le presi un capezzolo tra due dita e feci per giocarci un po’. Fu un attimo e le sue labbra si imperlarono: era splendidamente evidente.
Trovato il vestito, lui si riavvicinò per porgerlo e lei disse: “Vedo che avremo una misurazione oggettiva”, guardando l’evidente erezione. Lui era imbarazzato, ma era chiaro che volevamo giocare con il suo ruolo e con il fatto che non avrebbe potuto approfondire.
Ma io non ero lì per guardare il suo gioco.
A sua insaputa avevo preso contatto con un singolo che da mezz’ora aspettava di sapere quando affacciarsi nel negozio e poi nei camerini per provare qualcosa.
L’accordo era che non dovesse evincersi che lo avessi contattato, che casualmente partecipasse all’esibizione e che poi…
Quando entrò nel negozio, il lavoratore si allarmò, ma il mio complice disse subito: “Do uno sguardo”. B. mi guardò spaesata, ma io dissi che avrei badato io a far sì che fosse tutto ok.
Dopo poco, l’amico venne nei camerini a provare una giacca (così non doveva chiudere la sua tenda) e il lavoratore dovette andare. Lei, inizialmente sorpresa e imbarazzata, si lasciò rassicurare dal mio sguardo e tolse l’ennesimo vestito, guardandomi fisso negli occhi, mentre lui, preparato in quanto complice ma sorpreso dall’audacia, sorrise provando una giacca che non guardava, per un tempo che durò due vestiti.
Quando le sue gambe si bagnarono di un rigo dei suoi umori, decisi che era il momento di andare. L’amico ringraziò e salutò con educazione.
Raggiungemmo l’auto ridendo e, appena su strada, il mio cazzo scivolò nella sua bocca.
Parcheggiammo nel nostro solito posto e le dissi di mettersi a pecora sul suo sedile, esposta all’esterno, e di continuare a leccarmi. Volevo immaginare che qualcuno la stesse leccando. Non la toccavo, ma le chiedevo se le piacesse l’idea. Lei annuì con il cazzo in bocca. Era affamata e fu a quel punto che l’amico, che sempre a sua insaputa aveva la nostra posizione condivisa, dopo aver parcheggiato con discrezione dietro di noi, si avvicinò allo sportello.
B. non poteva vederlo e io le chiesi se l’avesse eccitata l’idea che un guardone l’ammirasse, poi aprisse lo sportello e poi iniziasse a leccarla. Lei era in trance per la lunga eccitazione e disse di sì a tutto.
Io feci cenno all’amico, che per lei era il terzo uomo oltre me a guardarle la fica vogliosa, il quale aprì la macchina e iniziò a leccarla a pecora. Lei inizialmente sussultò, poi iniziò a scodinzolare, caldissima. Era divino.
Quando decisi che era abbastanza, le chiesi se mi voleva dentro. Al suo sì, alzò la testa, scoprendo il gioco. Mi guardò come chi mi stava dando dello stronzo e mi baciò d’amore. Passammo dietro, lei in strada rigorosamente nuda, e lui che non smetteva di adularla.
Si impalò sul mio cazzo e lui, di fianco a noi, chiese se poteva segarsi. Lei disse che andava benissimo e, mentre ballava letteralmente sul mio cazzo, io presi un suo seno e lei prese la mano di lui e la portò sull’altro. Venimmo tutti così: io nella sua splendida fica e lui nelle sue mani, mentre gli orgasmi di lei non si contavano più. Standomi ancora su, mi disse che voleva intimità e io salutai il nostro amico che, in silenzio, si dileguò.
Tutto realmente accaduto.
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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