Foto ricordo con un compagno di viaggio
CoppiaMarica
Ti ho visto amore mio, anche ieri, col cuore nascosto fra le tue vesti semplici mi camminavi vicino.
“E’ Lui” mi hai detto, velando con un sorriso quella tenue emozione che sempre si rinnova.
Anche Lui che ci incontra si fa precedere da un sorriso, gentile e tenace, che solo qualche volta è appena velato per un istante da rare parole tristi, ma che riappare subito perché è scolpito come sulla pietra nel profondo di un animo fiducioso.
Poi i nostri passi sulla rena verso il mare che ci aspetta, e lentamente ci viene incontro placido e gentile.
La sabbia è una sconfinata distesa di avorio uniforme, eppure noi camminiamo su un sentiero invisibile, sulle tracce di un sogno antico che ci precede, che sfugge.
Con piccole nuvole di parole e scampoli di ricordi ci scambiamo le nostre vite, con l’animo di chi vorrebbe racchiudere il mare in un bicchiere. Ma siamo lì, contenti di esserci e con la voglia di restarci.
Con una scusa mi allontano per qualche minuto. Mi avvio di spalle verso la strada, ma resto unito a voi da un filo di tela di ragno invisibile, che svolgo a ogni passo pensando alle vostre parole che non posso sentire, e ai sorrisi e agli sguardi; ad ogni gesto che non posso vedere.
Poi dalla strada ti scorgo lontana, come una capinera sul ramo più alto, e vedo anche Lui vicino a te. Il gioco romantico ti è sempre piaciuto, e vorrei che raccogliessi anche quel breve momento come una ragazza di campagna coglie un fiore di campo, profumato e di rosso vivo, per adornare i capelli, per essere più bella; per sentirsi felice.
Non posso udire le vostre parole, ma percepisco appena, tenue come il tintinnìo etereo di sagole e moschettoni di una vela all’ancora in rada, il battito del tuo cuore.
Ma ora ritorno, a passi lenti per allungare il tuo momento dolce, intimo e personale dell’incontro con una persona nuova; con un uomo nuovo.
Poi, tutti e tre seduti su un pattino in secca, come vecchi amici, come da ragazzi sul muretto ai bordi della via sotto casa. E Lui che parla di sé, con il volto di un fanciullo un po’ invecchiato, e un’anima buona e trasparente come l’acqua davanti a noi, che agita pigramente la risacca.
Mentre continuate a raccontarvi muovo pochi passi fino ai bordi della battigia, per respirare quell’immenso eterno e misterioso che conosco da sempre, e seguo con lo sguardo la linea infinita che curva separando la spiaggia dal bordo del mare. Ed è in quel guardare lontano che nel fruscìo di una tenue brezza che si alza mi sembra di udire echi di voci di genti passate che sono state lì, tanto tempo fa. Quel vento porta da un tempo lontano voci di pescatori e barche povere, che ora posso vedere lì davanti a me.
Ma la luce del sole si attenua, dorata e radente, barche e pescatori sfuocano confusi nella sabbia, mentre le voci sono nuovamente rapite dal fruscio del vento che le aveva portate, e noi dobbiamo andare. Ma come bambini che hanno giocato nel pomeriggio e ora sono stanchi, vorremmo lo stesso continuare a giocare, rubando un po’ di sera alla notte, un po’ di luce al crepuscolo.
Infine ci salutiamo, cordiali, senza nessuna certezza, ma col presentimento che quello stare insieme ci rimarrà addosso per un po’, nei giorni di primavera che ancora restano.
Per mano ti sento vicina e stretta, innamorata, fragile e dolcissima. E io ti desidero come mai prima. Come sempre. Intenerito, ma eccitato dell’emozione di una certezza: tra poco ti avrò, ancora una volta, languida e bellissima, piena di desiderio di me. E forse, silenziosa, anche di quel possibile nuovo compagno di viaggio.
Ora quel vento lieve scema lentamente, e come noi si allontana. Ma tornerà qui, fra mille anni, per raccontare di noi.
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Commenti per Foto ricordo con un compagno di viaggio:

Discussioni sul pianeta Swinger e non solo...
