Il sacro o il profano (parte 1)
Sebbene fossi cosciente di trovarmi al centro del mondo e vicino al tempio dello spirito più venerato al mondo, un'altro tempio, quello del corpo, mi richiamava a se senza lasciarmi nemmeno l'illusione di poter scegliere. Così proprio nel punto in cui l'architetto aveva immaginato e realizzato di fare perno del suo progetto prospettico, presi il telefono in mano. Composi il numero che mi avevano dato e chiamai.
Dall'altra parte, una voce chiara e sicura dal tipico accento ma con qualche contaminazione delle campagne più a nord.
"Ciao buongiorno!"
"Buongiorno a te, ti ho chiamato direttamente perché tanto è inutile perdersi tra mille messaggi" dissi.
"Hai fatto bene, anche io preferisco così se abbiamo deciso di incontrarci".
" Non mi piace avere fretta o metterne ma ho il volo alle 19 e contando che sono le 10 e voi siete ad un'ora e mezza di treno, devo muovermi rapidamente."
"Se parti adesso ce la fai tranquillo, poi una volta che sarai alla stazione mi troverai ad aspettarti e andremo a casa"
"Va bene, (sorrisi) allora ci tentiamo..ti aggiorno strada facendo... A dopo".
La geometria insegna che il percorso più breve che separa due punti e la linea retta, ma in una città vorticosa e caotica come quella, le linee rette fuori da quel colonnato, non esistevano neanche prima della sua edificazione.
Mi avviai quindi, lasciamdomi alle spalle Bernini intento ai suoi studi prospettici e mi catapultai nel caos.
Fuori da li, la giungla dell'umanità mi si riversò addosso e iniziai ad afferrare i mezzi pubblici come liane per raggiungere la stazione dei treni. Nel frattempo cercavo di immaginare la situazione che mi si sarebbe presentata di li a qualche ora. Il mio sguardo si perdeva nel vuoto, tra i mille occhi presenti sull'autobus e che tendevano verso lo stesso abisso. Ogni sguardo una storia. Per un attimo mi guardai intorno cercando di razionalizzare sulla situazione in cui mi trovavo e che in quel momento mi appariva paradossale, perso tra quelle persone in direzione di una meta sconosciuta. Come sempre accadeva però, la mia mente riusciva ad estraniarsi e rendermi una visione delle cose molto nitida e cristallina, il che mi rendeva sicuro e deciso, permettendomi di mettere da parte ogni scrupolo o ripensamento che normalmente avrebbe permeato.
Mi ero già calato nel ruolo e avevo indossato la maschera. Avrei assecondato il loro desiderio di avere una terza persona tra loro e tutto si sarebbe svolto come sempre, come in un sogno, dove il tempo e gli spazi si dilatano poiché è il desiderio a plasmarli e non la volontà.
Arrivai alla stazione giusto il tempo per poter acquistare il biglietto e salire sul treno regionale che sarebbe partito a breve. Mi sedetti dal lato del finestrino di un'anonima carrozza senza compartimentazioni. Il treno era semivuoto. Sarebbe stato difficile, di lunedì trovare posto e sopratutto poterlo scegliere, ma la domenica delle grandi città è fatta di pigrizia e riposo. Così ebbi modo anche di mettere in carica il cellulare e avvisare con un messaggio che stavo partendo.
Mi sentivo ancora addosso tutta quella umanità che avevo attraversato per le strade e mi preoccupai di essere presentabile.
Il viaggio durò circa un'ora e mi persi trai i panorama che mi sfrecciavano davanti. L'attesa dell'incontro e la mia fervida immaginazione esaltavano la situazione come un filtro fotografico che applicavo a mio piacimento. Così usavo il bianco e nero per dipingere le situazioni soft e i toni più accesi per quelle di in cui ricamavo le situazioni esplicite di sesso puro e semplice. (continua..)
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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