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trio

W.e. da una meravigliosa coppia del sito


di Martinadue
10.09.2026    |    2.158    |    26 9.6
"Era il modo in cui lo portava: con una sicurezza quasi arrogante, come se fosse diventato l'estensione naturale della sua personalità..."
Per quel fine settimana avevo accettato l'invito di Mary e Alessandro, coppia stupenda che fino a poco prima conoscevo soltanto attraverso una chat.

C'eravamo conosciuti quasi per caso, con Mary, parlando senza troppi filtri di desideri, curiosità e di quella parte di noi che normalmente lasciamo nascosta. Con lei mi ero sentita stranamente libera fin dall'inizio. Mary è diretta, ironica, provocatoria; Alessandro sembra più riservato, ma è capace di intervenire con sorprendente sicurezza e determinazione al momento giusto.

Dopo alcune settimane di conversazioni, Mary mi aveva invitata da loro per un intero weekend.

Avevo accettato quasi d'impulso.

Quando arrivai, la prima impressione fu di trovarmi in un ambiente assolutamente normale. Una casa accogliente, una cena tranquilla, vino a tavola e tre persone adulte che chiacchieravano come vecchi amici.

Eppure, sotto quella normalità, qualcosa era percepibile.

Mary continuava a guardarmi in quel modo particolare che avevo imparato a riconoscere durante le nostre conversazioni online. Alessandro sorrideva spesso, tranquillo, anche se a volte evitava il mio sguardo.

Io, invece, ero curiosa.

Avevo scelto di andare proprio perché sapevo che quel weekend avrebbe potuto essere diverso dagli altri.

Non sapevo ancora quanto.

Quella notte, quando mi svegliai per andare in bagno, pensavo soltanto che sarebbe stata una breve parentesi nel sonno.

Poi vidi la luce provenire dalla loro camera.

La porta socchiusa.

Mi fermai.
Avrei potuto proseguire. Invece rimasi lì, con una mano appoggiata al muro, incapace di distogliere gli occhi.
Dentro, la luce calda della lampada disegnava i loro corpi nudi e intrecciati. Mary, splendida, era completamente dentro la situazione, sicura di sé, intensa, padrona del proprio desiderio. Alessandro sembrava lasciarsi trascinare dalla sua energia, dimenticando ogni esitazione.
Sentii un brivido attraversarmi.
Non ero mai stata brava a fingere indifferenza davanti a ciò che mi attirava. E quella scena mi aveva sorpresa in pieno, prima ancora che potessi decidere se fosse giusto restare lì a guardare.
Mi accorsi che stavo trattenendo il respiro e la mia mano accarezzava in mio sesso.
Poi Mary aprì gli occhi.
Per un istante pensai che non mi avesse vista. Invece il suo sguardo incontrò il mio.
Non disse nulla.
Sorrise.
Quel sorriso mi fece arrossire più di qualsiasi parola.
Mary sollevò appena una mano e mi fece cenno di entrare.
Rimasi immobile.
Lei ripeté il gesto, questa volta più lentamente.
Entrai.
Chiusi la porta alle mie spalle, non completamente. Il cuore mi batteva così forte che mi sembrava impossibile che loro non potessero sentirlo.
Mary indicò la sedia accanto al letto.
«Spogliati e siediti.»
La sua voce era tranquilla, ferma, determinata, naturale, non ammetteva repliche.
Ubbidii.
Alessandro mi guardò e per un momento vidi sul suo volto la stessa sorpresa che probabilmente c'era sul mio. Mary sembrava perfettamente a suo agio.
«Non devi fare niente» disse. «Puoi semplicemente guardare.»
Quelle parole mi liberarono da ogni obbligo.
Rimasi seduta, le cosce oscenamente divaricate, le mie dita che mi penetravano, completamente catturata dall'atmosfera della stanza, dal modo in cui Mary conduceva il gioco e dalla crescente consapevolezza di essere diventata parte di qualcosa che, fino a pochi minuti prima, avevo soltanto osservato da lontano.
La cosa più eccitante non era nemmeno ciò che vedevo.
Era sapere che Mary sapeva esattamente cosa stavo provando.
E che aveva deciso di lasciarmi lì, sulla sedia, abbastanza vicina da sentirmi coinvolta e abbastanza lontana da farmi desiderare che fosse lei a decidere quale sarebbe stato il passo successivo.

Rimasi sulla sedia, incapace di distogliere lo sguardo. Avevo ormai smesso di chiedermi se stessi facendo bene o male: ero semplicemente dentro quella situazione, trascinata dall'atmosfera e dalla sicurezza con cui Mary conduceva ogni cosa.

Lei si accorse del mio desiderio e si avvicinò.

Il suo viso a pochi centimetri dal mio. Mi guardò negli occhi, come per chiedermi senza parole se fossi davvero pronta a lasciarmi coinvolgere. Io non arretrai.

Il bacio arrivò lento, quasi provocatorio.

Quando si staccò, Mary sorrise. La sua mano sfiorò il mio collo, poi scese con calma, mentre io sentivo crescere dentro di me una vertigine sempre più intensa.

Alessandro osservava la scena in silenzio. Nel suo sguardo c'era ancora una curiosità che non riusciva più a nascondere.

Mary tornò verso di lui e, con un gesto deciso, ristabilì la propria posizione dominante risucchiando il suo pene nelle sue fauci. Poi mi tese una mano.

La presi.

Quel semplice gesto mi fece sentire improvvisamente parte del loro gioco.

Mary mi guidò senza fretta, lasciandomi scegliere quanto avvicinarmi. Io mi lasciai condurre, consapevole che ormai non ero più soltanto spettatrice.

Mi fece prendere in mano il cazzo di Alessandro muovendo la mia mano su e giù e poi guidandolo verso la mia bocca. Lo sentii sulle labbra, le dischiusi e lo feci entrare, era grosso, mi riempiva la bocca, leccavo, succhiavo, sempre condotta da Mary, non che fossi alle prime armi, anzi, ma lei doveva mostrare la propria posizione dominante e di padrona di quel cazzo. All'improvviso spinse con forza la mia testa sul cazzo costringendomi ad ingoiarlo fino in gola, non riuscivo quasi più a respirare, non so quanti secondi o minuti rimasi in quella situazione, finché Mary mollò la presa, mi tirò su la testa tirandomi per i capelli liberando così la mia gola dal grosso cazzo e permettendomi di respirare. "Sei brava a tenerlo fino in gola" disse, mentre io con occhi sgranati e respiri rapidi e profondi cercavo di riprendermi dalla prolungata mancanza d'aria, dalla quasi asfissia.

La stanza sembrava essersi ristretta intorno a noi. La luce soffusa, i respiri sempre più profondi e gli sguardi che si incrociavano rendevano ogni secondo carico di aspettativa.

Mary mi guardò ancora.

Quella libertà, paradossalmente, mi fece desiderare ancora di più di lasciarmi guidare.
Mi abbandonai al momento.
Non avevo bisogno di sapere cosa sarebbe successo dopo. Mi bastava sentire la presenza di quei due corpi così vicini, gli sguardi, i piccoli gesti, la sicurezza di Mary e la crescente partecipazione di Alessandro.
E soprattutto mi eccitava il fatto di essere stata scelta.
Non ero più la donna che, pochi minuti prima, aveva osservato dalla porta.
Ero dentro quella stanza.
Dentro il loro desiderio.
E Mary lo sapeva perfettamente.

Ero piegata in avanti sul cazzo di Alessandro, le mie natiche esposte a lei, consapevole della posizione in cui Mary mi aveva messa. Sentivo il suo sguardo su di me e quella consapevolezza mi rendeva vulnerabile in un modo che, stranamente, mi eccitava.

Poi arrivò la prima sculacciata.

Il colpo a sorpresa mi fece sobbalzare. Il dolore fu netto, immediato, ma insieme ad esso arrivò una sensazione difficile da spiegare: una scarica di adrenalina, la vergogna di essere esposta e, soprattutto, la consapevolezza di essere completamente nelle mani di Mary.

Un altro colpo.

Questa volta non mi ritrassi.

Mary si avvicinò e disse con voce ferma:

«Dillo cosa sei! Fallo sentire ad Alessandro.»

Per un istante rimasi senza parole.

Avrei potuto scherzare, sottrarmi, trasformare tutto in una battuta. Ma non lo feci.

La risposta mi uscì spontanea, quasi naturale.

«Sono una troia.»

Pronunciare quelle parole ad alta voce mi fece arrossire.

Mary sorrise.

Non era un sorriso di derisione. Era quello di chi aveva ottenuto esattamente ciò che voleva: non una semplice obbedienza, ma la mia completa resa al gioco che aveva costruito.

Alessandro abbassò per un momento lo sguardo, visibilmente colpito dalla mia franchezza.

Io invece rimasi immobile.

Per la prima volta quella notte non mi sentivo soltanto desiderata.

Mi sentivo vista.

Quando poi vidi Mary indossare lo strap-on, rimasi senza fiato.

Non era soltanto l'oggetto in sé. Era il modo in cui lo portava: con una sicurezza quasi arrogante, come se fosse diventato l'estensione naturale della sua personalità. In quel momento Mary mi sembrò ancora più dominante, e quella sua sicurezza mi intimidì profondamente.

E proprio per questo mi eccitò.

Prima ancora che riuscissi a raccogliere i pensieri, Mary mi afferrò e mi fece ricadere sul letto. Il gesto fu brusco, autoritario. I quattro schiaffi che seguirono mi lasciarono il viso caldo e dolorante.

Rimasi immobile.

Una parte di me era spaventata da quella splendida donna che sembrava avere completamente il controllo della situazione. Un'altra parte, invece, era attraversata da un'eccitazione così intensa da rendere quasi impossibile distinguere il timore dal desiderio.

Mary mi fissò.

Non aveva bisogno di spiegarmi nulla.

Guardai di nuovo ciò che indossava e compresi che cosa aveva in mente. La consapevolezza mi fece stringere lo stomaco.

Avevo paura.

Una paura vera, mescolata però a una curiosità irresistibile.

Mary si avvicinò lentamente e io mi accorsi che, nonostante il timore, non volevo sottrarmi.

Quella contraddizione mi sconvolgeva.

Ero intimidita da lei, dal suo modo di comandare, dalla certezza con cui sembrava leggermi dentro.

Ma proprio quella certezza mi attirava.

Per la prima volta quella notte capii che la parte più trasgressiva di me non era quella che voleva sapere cosa sarebbe successo.

Era quella che voleva scoprirlo lasciando, almeno per qualche istante, che fosse Mary a decidere.

E lei decise.

Fu ferma, decisa, forte, mi usò senza ritegno, ero un giocattolo nelle sue mani e mi piaceva, mi piaceva da impazzire essere sottomessa e usata da lei.
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