Annunci69.it è una Community rivolta ad un pubblico adulto e maggiorenne.
Puoi accedere solo se hai più di 18 anni.

SONO MAGGIORENNE ESCI
Racconti Erotici > trio > Di fiore in fiore
trio

Di fiore in fiore


di massimocurioso
24.10.2026    |    1.303    |    0 8.3
"Tornai indietro di un anno, a quella notte, l’immagine di lei che si masturbava mentre io mi davo da fare con Giulia..."
Ci conoscemmo a una festa privata, in una villa. Il tema era, manco a dirlo “eyes wide shut”, anche se più che tema, sarebbe meglio parlare di “rievocazione”. Ero andato con un amico, dietro suo suggerimento: «Vedrai che ci divertiremo. Scopata assicurata con delle fighe che non hai mai visto!». Luca non era mai stato un ragazzo di mezze parole. Le metafore per lui erano solo una perdita di tempo e di energia. «Costa, certo, ma ne vale la pena. E poi … adesso che ti hanno promosso puoi permettertelo».
E aveva ragione. Adesso che ero l’associato più giovane della compagnia, potevo iniziare a cogliere i frutti del duro lavoro, e in quel frutteto devo dire che c’erano molti altri intenti a fare altrettanto. A partire dal mio capo. Una maschera, per quanto grottesca possa essere, e un mantello, possono certo nascondere la tua identità ad altri sconosciuti, non certo a colleghi con i quali lavori da anni a fianco a fianco, dodici ore al giorno. In fondo era anche quello un segno che ero salito a un nuovo livello, su un girone in cui il potere, i soldi e il sesso si intrecciano al punto da non sapere più quale dei tre traini gli altri due. Lo incrociai in compagnia di sua moglie, mentre camminavamo lungo le numerose stanze piene di persone intente al generoso buffet. Ci guadammo abbastanza da capire che ci eravamo riconosciuti e che avremmo dimenticato l’incontro nel giro di pochi secondi.
Luca mi guidava tra le stanze, commentando con sussurri quello che accadeva intorno a noi, anticipando quello che si sarebbe svolto a breve. Io lo seguivo, osservando le scene in modo freddo e poco coinvolto: era tutto troppo fedele al film e, proprio per quello, scontato e troppo perfetto. Le numerose ragazze che giravano per animare la serata, camminando sinuose sui tacchi vertiginosi, perfette, non bastavano ad accendermi. La noia per essere dentro a una rievocazione riprodotta con una precisione maniacale si era impossessata di me da quando avevo dovuto dire la parola d’ordine per accedere alla villa, e non ero più riuscito a scrollarmela di dosso. Ma poi arrivò il momento del rito nella sala principale, e la vidi.
Le 11 ragazze disposte in cerchio erano tutte molto simili, indossavano tutte la stessa maschera piena di lunghe piume e un mantello, i capelli erano raccolti su una lunga treccia. Lei era la terza, alla sinistra del maestro di cerimonia. Fui colpito da subito dalla forma del suo viso, lungo e armonioso, in perfetta armonia con la maschera che aveva scelto di indossare. Quando poi lasciò cadere il mantello a terra, rimanendo completamente nuda, rimasi senza fiato. Era al tempo stesso uguale alle altre e completamente diversa: i suoi movimenti, armoniosi e sensuali, le gambe affusolate, un ciuffo regolare appena accennato sul pube, il seno proporzionato e lussurioso, e poi il suo sguardo implacabile attraverso la maschera. Rimase fisso nella mia direzione per tutta la durata della cerimonia, intenso al punto che dimenticai le decine di inviati. Non avevo dubbi che mi volesse comunicare qualcosa. Per qualche motivo mi aveva scelto, e stava eseguendo il rito solo per il mio piacere. Il nostro contatto a distanza fu talmente intenso che non fui stupito quando, alla fine della cerimonia, scelse me.
Una alla volta le ragazze disposte in cerchio si mossero in linea retta, presero per mano un uomo lungo la loro traiettoria e lo accompagnarono fuori dalla sala. Lei fu l’eccezione: una volta raggiunta la moltitudine di maschi, virò decisa a destra, e mi raggiunse. Presi la sua mano, profondamente emozionato, e assecondai i suoi movimenti. Intorno a noi si formò un varco per lasciarci passare. Ero eccitato per la scena, inebriato dal profumo di rosa che la sua pelle emanava. Di tanto in tanto mi giravo a guardarla per ammirare la sua camminata al tempo stesso decisa ed elegante. Con i tacchi mi superava in altezza di diversi centimetri, una cosa che in altre circostanze mi avrebbe infastidito, ma non in quel momento.
Mi accompagnò davanti a una stanza vuota e poco illuminata, mi fece intrare, lei, invece, rimase sulla soglia. Poi sentii la sua voce per la prima volta.
«Spogliati, torno subito»
Si accertò che avessi capito, poi chiuse la porta. Non sapendo bene quanto mi sarei dovuto svestire, optai per una via di mezzo: tolsi giacca e camicia, rimanendo a petto nudo, poi mi sedetti su un divanetto e risposi ai massaggi carichi di invidia che il mio amico non smetteva di inviarmi. Quando vidi la maniglia muoversi, silenziai lo smartphone e scattai in piedi. Lei aveva indossato un perizoma essenziale, destinato a enfatizzare l’intimità, più che a celarla, ed era in compagnia.
«Ciao»
Era la moglie del mio capo. L’avevo riconosciuta subito, ben prima del suo saluto incerto, nonostante la maschera, e il fatto che non l’avevo mai vista seminuda. Rimase immobile, poco oltre la soglia, in attesa di una mia reazione. L’altra, nel frattempo, si era accomodata dove ero seduto io poco prima, incrociando le gambe. Sembrava divertita e fui certo che sapesse il guaio nel quale mi stava cacciando. Io, viceversa, che mi ero immaginato di trascorrere dei momenti felici con la modella, non mi aspettavo una svolta così insolita. Tornai a osservare Giulia: era bella, il raffinato completino bianco intimo che indossava dava giustizia al suo corpo curato di donna quarantenne e mamma di due figli. Non mi erano sfuggiti i suoi ammiccamenti, durante le numerose occasioni in cui uscivano con i colleghi dell’ufficio, avances che avevo finto di ignorare, per non compromettere il mio rapporto con Riccardo. Una scelta solo di convenienza: in circostanze diverse non avrei avuto dubbi o scrupoli. In quel momento eravamo alla resa dei conti, si stava offrendo in modo spudorato, forse con il benestare di suo marito, e la postura del suo corpo mostrava attesa di un giudizio, il mio, per capire se avessi colto la sua disponibilità.
Ero chiuso dentro una stanza con due donne che mi avevano scelto, probabilmente per motivi diversi … o forse no. E, vedendo l’una seduta e l’altra in attesa, non avevo scelta.
«Ciao. Sei bellissima»
Mi avvicinai e le accarezzai il viso. Lei reagì baciandomi con passione. Uno slancio di una donna che cercava il sesso di una notte, non un amante fisso. La ragazza seduta non si mosse, segno che forse quello era il suo ruolo designato: accompagnare e assistere gli ospiti. Cercai di soffocare la delusione per essermi illuso di poter essere scelto da una ragazza del genere, maledendo me stesso per non aver ascoltato con attenzione le sfilza di regole che Luca aveva elencato mentre raggiungevamo la tenuta. C’era di certo anche quella che stavo subendo sulla mia pelle. In ogni caso, avevo una occasione, e decisi di coglierla.
Lo facemmo, incuranti dell’altra che ci osservava a pochi metri dal letto. Di tanto in tanto la spiavo, con la coda dell’occhio, notando con un pizzico di orgoglio che la scena davanti a lei non la lasciava indifferente. Aveva divaricato le gambe, una mano giocava con le perle del perizoma, facendo proprio il piacere della visione con lievi e sapienti carezze.
La moglie di Riccardo ci sapeva fare, e di certo non era nuova a quel tipo di esperienze. A mano a mano che la nostra unione si faceva più intensa, la presenza dell’altra sfumava sempre più dalla mia mente. Mi ricordai di lei solo quando sentii la porta aprirsi. Ero in piedi e di spalle, intento ad appagare la mia libidine nella donna che trattenevo per i fianchi, in ginocchio sul letto davanti a me. Mi girai per un attimo, giusto in tempo di vederla uscire senza la maschera addosso.
Poco dopo io e Giulia ci accasciammo sul letto, stremati e soddisfatti. Lei chiarì subito, ancora con il fiatone: «Non devi temere per Riccardo»
Ero ancora stordito per tutti gli eventi che si erano accatastati in così poco tempo, il rapporto con il mio capo, però, non era certo in cima alla pila.
«Ah, ok. Glielo hai chiesto?»
«Non è stato necessario»
Una risposta ambigua, che mi suscitarono altre mille domande. Prima, però, c’era una cosa che dovevo sapere: «Sei stata tu a organizzare l’incontro?»
Mi lanciò uno sguardo enigmatico.
«Ha importanza sapere come sia successo?»
Per me lo aveva, ma non volli rovinare il momento.
«No, certo che no»
Si rivestì, prima di uscire disse: «Mi piacerebbe rivederti»
E uscì senza attendere una risposta.

Una settimana dopo, frugando quasi per caso in una tasca della giacca che avevo quella notte, trovai un biglietto da visita. Era completamente nero, fatto salvo un piccolo riquadro bianco al centro di un lato con un QR code. Era la pagina of di una ragazza, mi bastò uno sguardo per capire che era quella che mi aveva condotto alla stanza. Le scrissi un messaggio, lei rispose quasi subito. Si ricordava di me, una cosa che mi fece piacere e mi spinse a osare.
Ci incontrammo un sabato pomeriggio in un parco. Ero abituato a vedere i video delle modelle sui social mentre passeggiano con abiti succinti e sguardi languidi. Lei non era da meno sui suoi profili, fu, quindi, una sorpresa trovarmi di fronte a una ragazza con addosso un’ampia tuta da ginnastica, quasi priva di trucco e con un berretto da baseball. Solo il portamento la tradiva, riconobbi subito la camminata sinuosa che ammirai quella notte.
«Ciao».
Tese la mano, la strinsi ma non la lasciai.
«Stefano, un piacere rivederti»
«Margherita»
Cominciò così. Un anno dopo eravamo ancora insieme. Io ero felice che lei continuasse a scegliere me, nonostante il suo lavoro e le mille occasioni che aveva di trovare uomini più belli e più ricchi, e non mi capacitavo che riuscisse a tenermi ancora imbrigliato a lei. Io, che non ero mai resistito più di sei mesi con una ragazza … anche se più spesso era il contrario. Avevo imparato a convivere con i suoi lunghi silenzi. Le poche frasi che diceva quando eravamo insieme, costruite con parole pesate attentamente, mi bastavano. Non sapevo nulla del suo passato, e poco del presente. Mi aveva bandito dal suo canale a pagamento, giustificandosi con un: “Altrimenti mi lasceresti, come tutti gli altri prima di te”. Avevo obbedito, e mi ero impegnato con tutto me stesso a stare fuori dal suo lavoro, rinunciando ad altri eventi stile “eyes wide shut” a cui partecipava e alle richieste insistenti di Giulia per u nuovo incontro. Non era facile, molte volte ero stato sul punto di registrarmi con un profilo falso, o uscire con la moglie di Riccardo fingendo un impegno al lavoro che mi avrebbe trattenuto per la notte, ma poi avevo desistito. Una dedizione per la quale ero ricompensato in modo più che adeguato. Lei era dolce e sensibile, elegante e intelligente, calda e appassionata a letto. La donna perfetta, con un unico neo: era più alta di me di qualche centimetro, una differenza che si accentuava quando indossava scarpe con i tacchi. Era, comunque un evento raro: passavamo quasi tutto il tempo a casa, e quando uscivamo lei indossava sempre un vecchio paio di sneakers. Tutto sembrava filare nel migliore di modi. Poi, però, i nodi vennero al pettine.
Eravamo in un ristorante per festeggiare il nostro primo giro di boa. Non eravamo mai tornati a quella prima notte, al motivo per cui lei mi avesse affidato alle attenzioni di Giulia, e ancora più sul perché era rimasta mentre lo facevamo, perché temevo che quello che celava quel comportamento avrebbe potuto minare la nostra relazione. E io tutto volevo, meno che sabotare la storia più bella della mia vita. A un paio di tavoli di distanza, c’era un gruppo di cinque donne. Da quando eravamo arrivati mi fermavo spesso a fissarne una in particolare. Era la più spigliata del tavolo, gesticolava molto e aveva uno splendido sorriso che sfoggiava forse più spesso del dovuto. Portava un anello nel dito medio della mano sinistra e degli orecchini lunghi, che continuavano a oscillare a causa dei frequenti movimenti della testa. Era di fronte a me, dietro a Margherita, elemento che conferiva un alibi di ferro alle fughe del mio sguardo oltre le spalle della mia ragazza. L’altra si era accorta che la osservavo: ricambiava lo sguardo con espressioni sempre più eloquenti. Ad un certo punto si alzò insieme a un’amica, passò a fianco del nostro tavolo e poi uscì. Margherita era assorta a leggere e inviare messaggi, nonostante questo, appena passò, appoggiò lo smartphone e disse:
«Vai a conoscerla»
Sobbalzai dalla sedia. Mi sentii nudo, colto in flagrante mentre facevo una cosa stupida, una cosa che non avevo più fatto da quanto l’avevo conosciuta.
«Chi?». Rimase in silenzio, in attesa, obbligandomi a giustificarmi. «Non l’ho mai vista prima»
«Motivo in più. E poi, ha un bel culo». E mi incitò con un gesto della mano. Poi riprese in mano il telefono.
Non avevo scelta, per cui presi il mio e uscii. Varcai la soglia del ristorante e la vidi subito, era di spalle a pochi metri, con una sigaretta in mano. Quando sentì la porta chiudersi si girò, ed ebbi la netta impressione che quella ragazza acqua e sapone, con i capelli biondi a caschetto, mi stesse aspettando. E, soprattutto, non c’era traccia dell’amica. Mi avvicinai, guardandomi in giro, fu lei a prendere la parola.
«Margherita»
Mi uscì la frase peggiore, la più sbagliata per un uomo impegnato alla ricerca di … non sapevo ancora cosa.
«Come la mia compagna! Io sono Stefano»
«È molto bella»
Annuii, poi mi misi al suo fianco.
«Cena di lavoro?»
«Una specie. Qualcosa da festeggiare?»
Se le avessi detto la verità sarebbe finito tutto lì, sotto la suola del suo sandalo, a fianco del mozzicone di sigaretta. Ma non volevo che finisse, e qualcosa mi diceva che valeva lo stesso anche per Margherita.
«Una specie»
Sfoggiò uno dei suoi sorrisi che, a quel punto, mi sembrava di conoscere da una vita, poi parlammo per una decina di minuti del più e del meno.
La ricomparsa della sua amica ci riportò alla realtà. Rientrammo nel ristorante come degli sconosciuti. Appena mi sedetti, lei mi chiese, ancora una volta senza preamboli: «Allora, ti piace?»
«Abbiamo fatto due parole, è simpatica, carina. E si chiama come te»
«Ma io ti ho chiesto altro»
A quel punto mi sentii impallidire. Non capivo dove volesse andare a parare, stava forse usando quell’episodio innocente come un pretesto per lasciarmi?
«Marghe, non mi pare di aver fatto nulla di male …»
«Vorresti scopartela? Rispondi sinceramente»
«Ma no, come puoi pensare una cosa simile!». Abbassò lo sguardo, sembrava delusa, e improvvisamente capii. Tornai indietro di un anno, a quella notte, l’immagine di lei che si masturbava mentre io mi davo da fare con Giulia.
«Cazzo, sei tu che lo vuoi …»
Scrollò le spalle, ma era visibilmente imbarazzata
«Non sarebbe la prima volta. Dovresti saperlo»
Sbarrai gli occhi.
«Ho sempre creduto che fosse stata Giulia a chiedertelo … invece, è stata una tua idea». Lei incrociò le braccia, con un atteggiamento di sfida, ma non rispose. «Come facevi a sapere che lei … la conoscevi?»
«Ci conosciamo da diverso tempo. Lei sa delle mie … preferenze. Dopo averti scelto mi ha proposto il gioco. Ho accettato»
Era una confessione cristallina, sincera, inattaccabile, molto più semplice di tutte le ipotesi che avevo elaborato in tutti quei mesi. Ma, soprattutto, confermava che era stata lei a scegliermi. Sospirai, felice per aver finalmente scoperto la verità su quella notte e sulla mia ragazza, poi chiesi: «Cosa devo fare?»
«Va a casa e aspetta»
Mi sfuggì una battuta: «Mi devo spogliare?»
Sorrise, poi chiese il conto.
Disclaimer! Tutti i diritti riservati all'autore del racconto - Fatti e persone sono puramente frutto della fantasia dell'autore. Annunci69.it non è responsabile dei contenuti in esso scritti ed è contro ogni tipo di violenza!
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Voto dei Lettori:
8.3
Ti è piaciuto??? SI NO

Commenti per Di fiore in fiore:

Altri Racconti Erotici in trio:




® Annunci69.it è un marchio registrato. Tutti i diritti sono riservati e vietate le riproduzioni senza esplicito consenso.

Condizioni del Servizio. | Privacy. | Regolamento della Community | Segnalazioni