La notte in cui la luna fu complice
cpl87
Elena guardò Marco con quel sorriso che lui conosceva bene: un sorriso capace di trasformare una semplice serata in qualcosa di imprevedibile.
«Fermati qui», sussurrò.
Marco rallentò, imboccò una piccola strada sterrata e spense il motore. Il silenzio scese intorno a loro, profondo, interrotto soltanto dal fruscio delle foglie e dal vento leggero che accarezzava la carrozzeria.
Per qualche istante rimasero immobili, a guardarsi.
Poi Elena gli sfiorò il viso con la punta delle dita.
Quel gesto fu sufficiente.
Marco le prese la mano e le baciò lentamente il palmo, senza distogliere gli occhi dai suoi. Elena si avvicinò, cercando le sue labbra. Il primo bacio fu delicato, quasi timido; il secondo durò più a lungo, e il terzo cancellò ogni residuo di esitazione.
Le mani cominciarono a cercarsi, a esplorare la familiarità di un corpo conosciuto eppure capace, ogni volta, di sorprendere. Elena gli sussurrò qualcosa all'orecchio, così piano che quelle parole sembrarono appartenere soltanto alla notte.
Marco sorrise.
Fuori, la luna continuava a osservarli attraverso il parabrezza.
Si lasciarono trasportare dalla passione, dimenticando l'ora e il mondo oltre quella piccola radura. Ogni carezza sembrava prolungare il tempo; ogni bacio aggiungeva una nuova sfumatura a quell'intimità che non aveva bisogno di parole.
Fu allora che sentirono un rumore.
Un respiro.
Poi un altro.
Marco sollevò appena il capo. Elena si fermò, stringendogli la mano.
A pochi passi dall'automobile, una figura maschile era comparsa nell'ombra. L'uomo sembrava averli notati da qualche minuto, ma non osava avvicinarsi.
Per un istante, il silenzio divenne quasi imbarazzante.
Elena incrociò lo sguardo di Marco. In quegli occhi passò una domanda silenziosa, seguita da un sorriso appena accennato. Marco le accarezzò una guancia e le chiese sottovoce se si sentisse a proprio agio.
Lei annuì.
Fu Elena, allora, a rivolgersi allo sconosciuto.
«Puoi avvicinarti. Ma soltanto se sai rispettare i nostri desideri.»
L'uomo si fermò, sorpreso da quella voce calma e sicura. Fece qualche passo, lentamente, lasciando sempre a loro lo spazio necessario.
La distanza si ridusse, ma nessuno cercò di affrettare quel momento. C'erano gli sguardi, l'imbarazzo iniziale, la curiosità e quella strana sensazione di trovarsi dentro una scena che, fino a pochi minuti prima, nessuno dei tre avrebbe immaginato.
Elena si sentì padrona della situazione. Era lei a decidere quanto concedere a quello sconosciuto, e fu proprio quella consapevolezza a renderla ancora più sicura di sé.
Marco le sfiorò le dita. Lei gliele strinse.
Per qualche istante, i tre rimasero immersi in un silenzio carico di significati, mentre la luce argentea della luna disegnava i contorni dei loro volti.
Poi Elena si voltò verso lo sconosciuto e gli rivolse un sorriso enigmatico.
«Sai qual è la cosa più seducente di questa notte?»
L'uomo scosse appena la testa.
«Che nessuno di noi sa ancora come finirà.»
Marco rise piano. Elena gli prese il viso tra le mani e lo baciò, senza fretta, come se volesse ricordargli che, nonostante la presenza inattesa, quel momento apparteneva prima di tutto a loro.
Lo sconosciuto abbassò lo sguardo, rispettoso, e iniziò a toccarsi sempre più forte.
La notte sembrava trattenere il respiro. Elena sentiva Marco vicino a sé, mentre a pochi centimetri lo sconosciuto assisteva a quella scena con gli occhi pieni di emozione. Per un istante, i loro sguardi si incrociarono: nessuna parola, soltanto la consapevolezza di vivere qualcosa di inatteso.
Poi la tensione si sciolse in un'ondata improvvisa. L'uomo si lasciò sfuggire un respiro profondo. Elena chiuse gli occhi, sentendo un brivido caldissimo attraversarle la schiena, mentre Marco le sussurrava il suo nome.
E proprio quando sembrava che la notte avesse già regalato loro tutto ciò che poteva, Elena si allontanò di un passo, si voltò verso la strada deserta e pronunciò poche parole:
«Adesso torniamo a casa. Ma questa notte non la dimenticheremo mai.»
Marco le aprì la portiera. Prima di salire, Elena si voltò ancora una volta verso l'uomo e gli lasciò un ultimo sorriso, un piccolo segreto che non avrebbe mai potuto interpretare del tutto.
L'automobile ripartì lentamente.
Nello specchietto retrovisore, la figura dello sconosciuto diventò sempre più piccola, fino a confondersi con il buio.
Elena appoggiò la testa sulla spalla di Marco.
«A cosa pensi?» le chiese lui.
Lei gli sfiorò l'orecchio con le labbra.
«Che certe notti non finiscono quando si torna a casa.»
E mentre la strada si apriva davanti a loro, la mezza luna rimase sospesa nel cielo, custode silenziosa di un desiderio che avrebbe continuato a vivere nella loro immaginazione molto più a lungo di quella notte.
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Commenti per La notte in cui la luna fu complice:

Discussioni sul pianeta Swinger e non solo...
