Al parco…
SottoLaMaschera
Conobbi una ragazza su un social, si chiamava Meet2Up o qualcosa del genere (gli anni passano anche per me). Si chiama Sabrina, il nick perà era tutto un piacere. Era tipo LadyBlow o cose simili. Una ragazza tutto d’un pezzo. Si definiva di cultura universitaria e aveva intorno ai 30 anni. Bionda, occhi scuri con un vago accento siciliano. Diceva di essere al Nord da poco ma non mi ha mai detto dove abitasse. Ammetto che ai tempi questa cosa mi infastidiva (mi infastidisce ancora tutt’ora ma evito i convenevoli. Se non vuoi dirmelo arrangiati) però ci incontrammo lo stesso.
Dopo alcuni messaggi durati giorni decidemmo di incontrarci in un parco di un paese della provincia di Milano, poco dopo il fiume Ticino, sulle sponde lombarde.
Lei da me voleva solo due cose: che mi comportassi come un vero fidanzato con lei e che non avessi metodi aggressivi e che non portassi nulla almeno per il primo incontro.
A me la cosa andava benissimo perchè spiegare alla mia ex che uscivo con una persona appena conosciuta, va bene le bugie ma non mi andava sempre di starmi a giustificare. Spesso mi rinchiudevo dietro al fatto che uscissi e andassi dai miei.
Io arrivo come sempre un po’ in ritardo, lei mi dice esattamente dove si trova. Io scendo dall’auto e comincio a cercarla. Dopo 5 minuti la chiamo perchè mi pareva strano che non rispondesse neanche ai miei messaggi.
“Ma dove sei?”
“Ti ho visto da lontano e mi sono irrigidita, scusami”
“Si ma dove sei che non ti vedo? Dai esci, ci salutiamo e me ne vado, giuro.”
“No dai, lascia stare, ti chiedo di andartene, scusami”
Io un po’ deluso dalla situazione chiudo il telefono in faccia e mi accingo ad uscire dal parco, un po’ anche stizzito (e chi mi conosce sa).
Nel frattempo mentre sono davanti all’auto mi squilla il telefono. Giro il telefono e sullo schermo compare il suo nome: Sabrina. Stizzito rispondo:
“Pronto?”
“Non te ne andare… ho fatto una cazzata”
“Che è successo?”
“Vienimi incontro, per favore”
La sua voce era tranquilla, non spaventata da qualcosa che la metteva a disagio, sembrava quasi imbarazzata dalla chiamata.
Da lontano, all’incirca verso l’altra porta del parco vedo un braccio che si alza e sventola con in mano il telefono e la torcia accesa. Allora mi accingo a raggiungerla.
Da lontano guardavo il suo vestito che era un vestitino carino blu con la gonna e su un giubbino di pelle. Ma era palesemente dietro ad un albero. A nascondersi da cosa?
Una volta vicino lei mi alzo la voce e mi disse: “Ti prego fermati lì! E non dire niente!” e si nascose completamente dietro all’albero.
Non essendo abituato a prendere ordini ero molto tentato dal tornare indietro ma i secondi scorrevano e vedevo del movimento dietro a quell’albero. Io in silenzio osservavo ma non capivo.
Al che sento come un gemito, come un orgasmo flebile. Ma era talmente basso che non capivo cosa stesse succedendo. Allora recuperai il coraggio e dissi: “Ehi tutto bene??”
Lei uscì da dietro l’albero, uscì con la mano destra rivolta verso l’alto e si diresse verso di me. Mi fece segno di aprire la bocca e mi infilò le sue dita tra le labbra.
Io un po’ imbarazzato dalla situazione assaggiai e attesi. Lei tirò fuori le dita dalla mia bocca e mi baciò.
“Ciao, perdonami, ma non potevo lasciarti andare via”
E da quel giorno lei è rimasta nei miei ricordi. Ne ho avute poche di occasioni di incontrarla ancora, ma ho deciso che le racconterò.
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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