Lui & Lei
Ascensore di Passione
MaxShark
05.05.2026 |
9 |
0
"Le luci soffuse rendevano tutto quasi irreale, come se quello spazio non appartenesse davvero al mondo esterno..."
Quella sera ci incontrammo sul lungomare, in un tratto quasi dimenticato, nascosto da una vegetazione un po’ selvaggia che sembrava voler proteggere chiunque cercasse un angolo di intimità. L’aria profumava di salsedine e il rumore regolare delle onde creava una specie di barriera naturale, come se il resto del mondo fosse lontano, sospeso.All’inizio ci fu quell’incertezza inevitabile, fatta di sguardi che si cercano e si sfuggono, di parole accennate e mai finite. Un equilibrio fragile, come se bastasse poco per rompere l’incanto o per farlo esplodere.
Poi arrivò il primo contatto.
Una carezza appena accennata, quasi timida, e subito qualcosa cambiò. Il timore si dissolse senza lasciare traccia, sostituito da una tensione nuova, più profonda, che sembrava crescere da dentro. Il primo bacio fu lento, ma carico di un’urgenza trattenuta troppo a lungo. Non era solo un gesto: era un passaggio, una soglia oltre la quale non aveva più senso tornare indietro.
Iniziammo a camminare senza una direzione precisa, seguendo più l’istinto che la logica. I passi ci portarono verso la spiaggia, poi oltre, dove le luci si facevano più rare e le ombre più lunghe. In lontananza si intravedeva una struttura ancora chiusa per la stagione, uno stabilimento silenzioso sotto un albergo arroccato sulla scogliera.
Ci dirigemmo lì quasi senza parlarne, come se fosse una decisione già presa da entrambi. Più ci avvicinavamo, più cresceva quella sensazione di essere fuori dal tempo, come due ragazzi che giocano con qualcosa di proibito e irresistibile allo stesso tempo.
Una volta al riparo da sguardi indiscreti, il controllo lasciò spazio all’impulso. I baci si fecero più intensi, più profondi, e le mani iniziarono a cercarsi con una sicurezza nuova, come se conoscessero già il percorso. Ogni gesto sembrava amplificato dal silenzio intorno, dal contrasto tra l’abbandono del luogo e l’energia che ci attraversava.
Eppure non bastava.
C’era il bisogno di andare oltre, di trovare uno spazio ancora più nostro, più nascosto. Fu allora che notammo un corridoio che sembrava entrare nella roccia stessa. Lo seguimmo quasi con curiosità, quasi con sfida, fino a ritrovarci in un anfratto inatteso.
Lì, incastonati nella scogliera, c’erano due ascensori.
Per un attimo ci fermammo, come a valutare la situazione. Poi uno sguardo complice bastò a decidere. Entrammo.
L’interno era sorprendentemente ampio, rivestito di specchi che moltiplicavano ogni movimento, ogni espressione. Le luci soffuse rendevano tutto quasi irreale, come se quello spazio non appartenesse davvero al mondo esterno. Era un luogo sospeso, perfetto proprio perché improbabile.
La distanza tra noi scomparve completamente. I respiri si intrecciavano, i movimenti diventavano sempre più naturali, guidati da un ritmo condiviso che non aveva bisogno di parole. Gli specchi restituivano immagini frammentate, riflessi di un’intensità che sembrava crescere ad ogni istante.
Il tempo si dilatava. O forse si contraeva, impossibile dirlo.
Poi, all’improvviso, un rumore.
Un segnale esterno, concreto, che ruppe quell’equilibrio perfetto. Ci fermammo di colpo, trattenendo il fiato, mentre la realtà tornava a farsi sentire con prepotenza. Qualcuno era lì fuori, a pochi passi, pronto a entrare.
Fu un attimo sospeso, denso di adrenalina.
Quando capimmo di essere stati scoperti — anche solo per un istante — la tensione si trasformò in qualcosa di diverso. Uno scoppio di risate trattenute, nervose, liberatorie. Ci sistemammo in fretta, ancora attraversati da quell’energia difficile da spegnere, con il cuore che batteva più forte del necessario.
Uscimmo dall’ascensore poco dopo, tornando nel corridoio e poi all’aria aperta. Il mare era ancora lì, immutabile, come se nulla fosse successo. Eppure tutto sembrava diverso.
Camminammo senza fretta, con quella sensazione addosso di aver vissuto qualcosa di rubato, fragile e intensissimo. Un frammento di tempo sottratto alla normalità, racchiuso tra pareti di specchio e roccia, destinato a rimanere lì, sospeso, come un segreto condiviso.
Un ricordo inciso in silenzio, in quell’improbabile, perfetto ascensore di passione.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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