Lui & Lei
Avventura al mare con la 'milf' italo-tedesca
03.11.2016 |
24.716 |
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"Anche lei iniziò a spogliarmi: prima la maglietta, poi la cintura, poi i jeans, mi lasciò solo i boxer tra il mio cazzo che pulsava voglioso e le sue mani esperte..."
Premessa: questa che vi racconto è la storia di quanto mi è capitato questa estate. Si tratta di una storia reale. Ho solo "censurato" dettagli che potessero compromettere la privacy delle persone coinvolte. Buona lettura. Quest'estate, dopo un lungo anno di lavoro, sono riuscito a strappare un mese di ferie: un toccasana per me. Decisi che senza troppi sbattimenti avrei passato l'intera vacanza nel solito luogo dove tutti mi conoscono e dove mi sento a casa. Ad inizio agosto feci il mio ingresso sul solito lido: solita gente, tutto uguale, inciuci e rapporti che si giura di continuare a coltivare in inverno per poi sfumare via via col freddo autunnale. Mi accomodai al mio solito ombrellone, circondato dalle stesse facce e mi andava bene così. Quando tra le tante facce note, incrocio lo sguardo di una donna sdraiata al sole, costume bianco che lasciava intravedere le forme generose e degli occhi che lasciavano trasparire una palese voglia. La conoscevo già: nel corso degli anni avevo raccolto abbastanza informazioni su di lei. Sposata, con due figlie, originaria del posto, ma da anni trasferitasi in Germania; la differenza rispetto agli altri anni era che, quest'anno, sembrava essere lì da sola e non a caso si guardava intorno con aria da cacciatrice vogliosa. Quel suo primo sguardo non fu l'unico: per diversi giorni se ne stava lì a guardarmi e io, dopo delle timide sbirciate, cominciai a ricambiare da lontano quei suoi ammiccamenti.
Una situazione che cominciava a stuzzicarmi e che provai a forzare con sguardi sempre più insistenti, fino a quando, di punto in bianco mi ritrovai la sua richiesta di amicizia su Facebook: "era venuta a dama" come si dice dalle mie parti. Accettai dopo qualche ora e lasciai ancora a lei l'onere di lanciare l'amo e così fu: Teresa si lanciò immediatamente nel succo della questione. "Ho visto che sulla spiaggia continui a fissarmi e che non ti avvicini mai, ho chiesto in giro il tuo nome per cercarti e parlare un po' con te lontano dagli sguardi dei soliti pettegoli", mi disse. "Ti aspettavo" risposi io mostrando una certa sicurezza.
Dopo un dialogo interminabile si arriva al sodo: "Sono tutta sola, le mie figlie sono cresciute e fanno una vacanza per conto proprio, io da quando mi sono separata da mio marito resto sempre più spesso da sola, ti andrebbe di farmi compagnia?". Accetto l'invito e rilancio proponendo di vederci la sera stessa per fare un giro nel paese vicino, lontani da occhi indiscreti delle mie conoscenze e delle sue parentele...
L'appuntamento era per le 22. Feci un po' più tardi per fare - ancora una volta - la parte di quello distaccato, ma avevo il cazzo in tiro da tutto il pomeriggio, pensando a quel corpo di una quarantenne ancora sodo e, sicuramente, esperto e appagante.
Entrò in macchina, ci guardammo e sorridemmo. Dopo i primi momenti di imbarazzo iniziammo una discussione sul più e sul meno, ma iniziai a farle capire quanto fosse sexy quella sera: vestito bianco, rossetto rosso e quei capelli che cadevano sulle spalle scoperte e sulla scollatura abbozzata ma che lasciava intravedere due seni ancora su nonostante gli anni. "Sei una calamita per gli occhi" le dissi. Lei arrossì! Arrivammo nella vicina località turistica dove ci mischiammo alla folla, andammo in un locale a bere qualcosa, raccontandoci le nostre vite, ma il mio pensiero era solo quello di vedere quanto porca fosse e quanto fosse esperta e vogliosa di cazzo. Dopo un'altra passeggiata facemmo ritorno nel "nostro" paese; presi strade isolate e mi feci avanti: accostai e spensi il motore avvicinandomi a lei. L'avevo a pochi centimetri da me, gli sguardi si incrociarono e vidi la voglia nei suoi occhi: un'occasione che aspettavo da diversi giorni. Mi feci avanti e appoggiai la mia mano sulla sua gamba, facendola scivolare sotto il vestito e avvicinandomi sempre di più al mio obiettivo. Lei non oppose resistenza e accennò un sorriso malizioso: era il segno che potevo continuare. Avvicinai il mio viso al suo, ero a pochi centimetri su di lei e con un gesto deciso affondai il colpo: le nostre lingue si incotrarono in un bacio passionale. La sentivo ansimare e il mio cazzo premeva sui jeans che erano diventati una vera e propria prigione. Le mie mani intanto cominciavano a scrutare quel suo corpo sodo: le gambe lisce si aprirono e mi fecero spazio verso la figa coperta da un piccolo triangolino di stoffa. Percepii i suoi umori che non fecero altro che aumentare la mia eccitazione. Anche lei allungò la mano e tastò il mio desiderio dai jeans. Si trovò in mano il mio cazzo diventato duro come il marmo senza mai staccare la sua bocca dalla mia. Si fermò: "Ma tu da me che cosa vuoi?", mi disse. "Voglio esattamente quello che vuoi tu", risposi. "E allora spostiamoci da qui, c'è troppo casino" disse lei.
Misi in moto. Lei non toglieva la mano dalla mia patta, palpando il cazzo seguendo la piega dei pantaloni. Già avevo deciso dove andare: un parcheggio isolato sulla spiaggia, poca luce e lontano dalla strada principale. Un posto che avevo utilizzato spesso per concretizzare le mie storie estive.
Arrivammo dopo poco lì. Non c'era nessuno e l'atmosfera era quella ideale.
Parcheggiai dietro un cespuglio che nasce spontaneamente sulla sabbia, nascosto da eventuali "ospiti" indesiderati e - ormai quasi sfinito dall'eccitazione - iniziai a spogliare quella dea che mi si offriva sul sedile passeggeri della mia auto. Alzai il suo vestito bianco e tolsi le mutandine che mi separavano dalla sua figa bagnata. Depilata e vogliosa, fece crescere ancora di più il desiderio. Anche lei iniziò a spogliarmi: prima la maglietta, poi la cintura, poi i jeans, mi lasciò solo i boxer tra il mio cazzo che pulsava voglioso e le sue mani esperte. "Scendiamo", mi disse. Accettai. Era una calda notte di mezza estate. Lei scese, la raggiunsi. Mi precipitai su quella pelle liscia e abbronzata. La strinsi per farle sentire il cazzo duro a contatto con il suo basso ventre. Apprezzava e ansimava. Si abbassò, in ginocchio, mi guardò negli occhi e tolse l'ultimo ostacolo tra la sua bocca e me: un colpo deciso e lo risucchiò tutto in bocca. Una sensazione di calore si impossessò di me. Era esperta Teresa e si muoveva con una certa disinvoltura. Con movimenti cadenzati avvolgeva la sua bocca intorno al mio cazzo come farebbe una fighetta tutta bagnata. Ogni suo risucchio era accompagnato dalle mie spinte. Mi piaceva fotterle la bocca e a lei non dispiaceva. Si fermò un attimo, tolse completamente il suo vestitino e mi mostrò finalmente il suo seno: sodo e perfetto mi meravigliò per la sua splendida forma. Intanto lei continuava a succhiarmelo, alternando il movimento della sua calda bocca con lunghe pennellate lungo tutto il cazzo. Scendeva e succhiava le palle. Sapeva bene cosa fare e io lasciavo a lei il comando e non avrei potuto fare cosa migliore: dopo un po', non so quanto visto che ero in completa estasi, tolse il cazzo dalla bocca e cominciò una lenta spagnola tra quelle splendide tette che svettavano da quel corpo ben tenuto. Giusto il tempo di placare la mia verga che era pronta ad esplodere da un momento all'altro. Dopo un po' si alzò e cercò la mia bocca quasi come un premio per il lavoro ben svolto. Volevo contraccambiare e ora potevo farlo, la feci girare e da dietro cominciai a farle aprire le gambe per poter immergere le mie dita in quel lago di umori che si era spalancato al mio tatto. Intanto le baciavo il collo e le toccavo il seno. Ero completamente perso: coinvolto totalmente nell'unione con quella donna sconosciuta che mi sembrava di conoscere da sempre. Ansimava e mugolava e la cosa aumentava ancora di più la mia eccitazione. Sfinito e con la voglia di entrare finalmente in quella figa ben lubrificata, la feci appoggiare sul cofano, spalancai le sue gambe e mi feci spazio tra le sue grandi labbra. Il mio cazzo scivolava dentro senza troppe difficoltà, accolto completamente dalla sua figa vogliosa. La vedevo mordersi le labbra e guardarmi negli occhi, affannando sotto i colpi, a volte lenti, a volte veloci a cui sottoponevo il suo ventre. Godevamo entrambi sorridendo e guardandoci. Complici e appagati. Dopo breve ero sul punto di venire, glielo dissi e lei mi chiese "Non dentro per piacere". Si staccò, si mise in ginocchio e finì ciò che aveva cominciato con la bocca e con le mani. Il mio cazzo durissimo e pronto ad esplodere restava impassibile al ritmo velocissimo imposto dalle sue mani. Venni poco dopo sul suo seno, urlando di piacere e godendomi il suo sguardo da porca fisso nei miei occhi.
Sfiniti, ci riprendemmo lentamente. Ci pulimmo e restammo per qualche minuto, nudi, a goderci la flebile luce delle stelle sul mare. Ci rivestimmo con calma scambiandoci qualche effusione. Era strano vedere la donna che si era fatta scopare selvaggiamente sulla spiaggia e che mi aveva spompinato a lungo pochi minuti prima, cercare le carezze e i baci.
Rientrammo in macchina e ci dirigemmo verso casa. Ormai mancava poco alle prime luci dell'alba. La salutai qualche centinaio di metri dalla sua abitazione. Un bacio e un sorriso e ognuno a casa.
Mi spogliai, mi misi nel letto e a darmi la buonanotte ci pensò lei. Un suo messaggio recitava: "Buonanotte amante mio, grazie della bella serata. Quando facciamo di nuovo amore?"
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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