Buio, velluto e pioggia calda
La sala era quasi deserta, un mercoledì pomeriggio di pioggia dove il cinema diventa il rifugio perfetto per chi ha fame di altro. Lei è una donna sui quarant'anni, di quelle che trasudano una sensualità silenziosa e pericolosa. Portava un cappotto nero che, una volta aperto, rivelava un abito sottoveste che lasciava ben poco all'immaginazione. Non abbiamo scambiato una parola; nel buio complice, ho semplicemente preso la sua mano e l'ho guidata verso la mia cerniera già tesa. Il suo respiro si è spezzato quando ha sentito la consistenza del mio cazzo, già gonfio e pronto a scattare.
Senza smettere di fissare lo schermo, dove le immagini colorate danzavano sui nostri volti, l'ho fatta scivolare sul bordo della poltrona. Le ho sollevato il vestito fin sopra la vita; non portava nulla sotto, solo la sua pelle diafana e un calore che emanava vapore. L'ho penetrata con due dita, sentendo che era già inzuppata, una morsa di velluto liquido che implorava di più.
Mi sono sbottonato e, con un movimento deciso, l'ho fatta sedere sopra di me, con le gambe divaricate sulle braccia della poltrona. L'ingresso è stato un trionfo di attrito umido: il mio cazzo è scivolato dentro di lei fino in fondo, un affondo che l'ha fatta inarcare violentemente. Il rumore della carne che batteva contro la plastica e il velluto era coperto solo dalla colonna sonora del film, creando una bolla di depravazione privata in un luogo pubblico.
Ho iniziato a pomparla dal basso, con colpi brevi e ritmici, mentre le mie mani le stringevano il seno, tormentando i capezzoli turgidi attraverso la seta. Lei ha affondato le unghie nelle mie spalle, soffocando i gemiti nel mio collo. Sentivo il suo interno contrarsi freneticamente, una danza di muscoli che mi portava al limite.
Il momento è arrivato quando ho iniziato a stimolare il suo clitoride con il pollice, in sincrono con i miei affondi. Il corpo di lei si è teso come una corda di violino; ha sgranato gli occhi e, con un grido strozzato, è esplosa in uno squirt caldissimo e violento che ha inondato i miei pantaloni e il pavimento della sala, un getto liberatorio che l'ha lasciata senza forze, tremante tra le mie braccia.
Non le ho dato tregua. L'ho ribaltata sulla poltrona davanti, mettendola a pecora mentre il film arrivava al suo climax. Sono entrato in lei da dietro con una ferocia metodica, godendomi la vista del suo sedere che sussultava a ogni mio colpo. Quando ho sentito che non potevo più trattenermi, sono uscito e le sono venuto su tutto il fondoschiena e tra le scapole, una scarica densa e bollente che brillava sotto i riflessi della proiezione.
Ci siamo ricomposti mentre scorrevano i titoli di coda, due estranei che avevano appena condiviso l'inferno in una sala cinematografica. Se n'è andata senza voltarsi, lasciando solo l'odore del suo sesso e del mio seme sul velluto rosso.
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