Sosta non prevista: il mio seme sul sedile po
Si chiamava Chiara, o almeno così si era presentata in chat. Trentacinque anni, un lavoro d'ufficio e una noia mortale repressa che aveva bisogno di essere bruciata in fretta. Quando avevo accostato la mia auto accanto alla sua utilitaria grigia, si era sporta quasi subito per aprirmi la portiera dall'interno, senza dire una parola. Aveva gli occhi di chi ha paura ma vuole farsi del male apposta: mi era bastato un cenno della mano per farle capire che non c'era tempo per le presentazioni.
Le mie mani le avevano strappato i collant di nylon con un rumore secco, strappandole un gemito sorpreso mentre le divaricavo le cosce sul sedile stretto dell'auto. Non c'era spazio, le ginocchia le urtavano contro il cruscotto e la leva del cambio mi premeva contro il fianco, ma quella scomodità rendeva tutto dannatamente più reale, più sporco.
Senza perdere un secondo, mi ero calato i pantaloni e l'avevo presa senza preamboli. Era caldissima, una morsa stretta che aveva inghiottito il mio cazzo con una voracità inaspettata.
"Cazzo... così?" era riuscita a sussurrare lei, afferrandomi i capelli con forza per attirarmi alla sua bocca, mentre il rumore dei finestrini leggermente appannati veniva coperto dal rombo sordo dei tir che sfrecciavano in autostrada a pochi metri da noi.
Ho iniziato a pomparla con colpi secchi e irregolari, costretto a fare i conti con lo spazio angusto dell'abitacolo. Ogni mia spinta la faceva sbattere contro il finestrino laterale, producendo un rintocco sordo che aumentava l'adrenalina. La guardavo negli occhi: aveva il mascara colato sulle guance e un'espressione di totale abbandono. Non era una moglie in cerca di un cuckold o una fantasia di dominio elaborata; era solo una donna sola che aveva cercato un estraneo su internet per farsi sbranare in un parcheggio di provincia tra un viaggio e l'altro.
La tensione è salita rapida, alimentata dal rischio folle di quel cubicolo di vetro esposto al buio. Ho accelerato il ritmo, sentendo le sue pareti stringersi attorno a me con spasmi sempre più frequenti, finché Chiara non ha emesso un urlo soffocato, affondando i denti sulla mia spalla per non farsi sentire all'esterno, mentre un orgasmo violento la faceva tremare da capo a piedi.
Non ho aspettato che si riprendesse. L'ho tirata per i fianchi, l'ho fatta girare sul sedile posteriore — un groviglio di braccia, gambe e vestiti stropicciati — e mi sono svuotato su di lei con una scarica densa che le ha imbrattato il basso ventre e le cosce, mentre lei mi guardava con gli occhi sbarrati, il respiro corto e un sorriso storto stampato in faccia.
Cinque minuti dopo, eravamo di nuovo seduti nei rispettivi abitacoli, con i finestrini abbassati per far entrare l'aria fredda della notte. Mi ha salutato con un cenno distratto dallo specchietto retrovisore, ha ingranato la prima ed è uscita dalla piazzola, scomparendo nel flusso dei fari sulla corsia di sorpasso, come se non fosse mai successo nulla.
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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