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Lui & Lei

Finalmente con Margot


di Spericolato03
16.02.2026    |    874    |    0 9.0
"Margot contrasse il culo intorno a lui, mungere ogni goccia, un gemito soffocato nella bocca di Lupin..."
Si erano conosciuti a vent’anni, durante un’estate folle in una casa al mare strapiena di amici in comune. Lui, Lupin, con quell’aria da lupo solitario ma occhi che non mollavano mai la preda. Lei, Margot, capelli castani che le cadevano a onde fino a metà schiena, un sorriso che prometteva guai senza mai dirlo apertamente.
Dopo quell’estate i contatti diretti si persero, ma non del tutto. Ogni tanto sul telefono di Lupin arrivava un messaggio da Margot, a volte una foto. Mai un nudo integrale, mai capezzoli o sesso in vista. Solo curve, ombre, suggerimenti maliziosi: mutandine abbassate di qualche centimetro, il tessuto teso che gridava “potrei farle scivolare giù… ma non lo faccio ora”; di spalle, in piedi sul letto, mutande calate a metà coscia, telefono angolato per inquadrare solo la rotondità soda delle natiche e l’ombra profonda tra di esse; mano infilata nei leggings stretti, polso che spariva e pancia piatta che si contraeva.
Ogni foto accompagnata da poche parole:
«Ti penso ancora»
«Ti ricordi come sono?»
O solo un emoticon di un diavoletto.
Lupin rispondeva sempre allo stesso modo: frasi brevi, dirette, sporche quanto bastava senza andare mai oltre certi limiti.
Passarono anni. Ognuno faceva le proprie esperienze e le proprie storielle più o meno serie.
Poi arrivò quella cena di gruppo in un piccolo appartamento che Lupin aveva preso in affitto in un’altra città, a due ore da Roma. Margot si presentò con Lucia, l’amica fidata, perfetta copertura per non insospettire il fidanzato.
«Dobbiamo festeggiare il compleanno di un’amica comune che non vedo da un po’» aveva detto Margot al fidanzato.
A Lupin invece aveva mandato per l’occasione una foto con gonna plissé corta, calze nere con giarrettiera visibile appena sotto l’orlo, mano che solleva la stoffa per far vedere il pizzo e un lembo di pelle nuda: «Porto Lucia per non dare nell’occhio.»
La cena fu vino, risate, tensione elettrica. Sotto il tavolo la mano di Margot accarezzava la coscia di Lupin e ogni tanto andava oltre per cercare e sfiorare il suo sesso. Sentito il rigonfiamento aveva afferrato con gusto e lo guardava negli occhi facendo finta di nulla mentre parlavano in gruppo. Poi Margot si alzò per andare in bagno, tornò e infilò in mano a Lupin il suo perizoma nero ancora caldo e umido.
«Ho perso un po’ di peso, gli slip mi stanno larghi» disse ad alta voce con innocenza studiata, tutti l’ascoltarono ridendo ma solo Lupin sapeva la verità, lei gli aveva tolti davvero e regalati a lui. La cena andò avanti e alla fine le persone iniziarono ad andare via, restarono solo Lupin, Margot e Lucia. C’erano due camere e per evitare di viaggiare di notte po’ alticci sarebbero rimasti lì a dormire, Lupin da solo e le due ragazze avrebbero diviso l’altra camera.

Lucia uscì sul balcone a fumare, Margot ne approfittò, «Finalmente siamo soli e sono super eccitata da quando ho tolto il perizoma per dartelo» e si mise a cavalcioni su Lupin, mentre diceva ciò. Lo baciò con violenza, gli slacciò i jeans e gli tirò fuori il cazzo. Si sollevò la gonna: non aveva ovviamente il perizoma, solo fica gonfia e umida che cominciò a sfregare contro l’asta nuda che era subito diventata dura. Non lo fece entrare subito. Solo sfregamenti lenti, clitoride che premeva sulla cappella.
Poi decise che era ora di cambiare e si lasciò scendere piano. Solo la cappella entrò e si fermò mentre si guardavano negli occhi, Lupin gemette e lei mugulò. Lei contrasse i muscoli interni, risalì, ridiscese un po’ più in fondo.
Una volta. Due volte. Alla terza discesa, quando ormai metà dell’asta era scomparsa dentro di lei e Margot aveva iniziato a ruotare i fianchi in cerchi lenti… si bloccò.
Lucia era rientrata e non si erano accorti da quanto. Ferma a due metri da loro, mano infilata dentro i jeans slacciati, dita che si muovevano lente ma decise. Non sembrava voler scappare. Aveva gli occhi lucidi di desiderio puro e si mordicchiava il labbro.
Margot non si mosse. Rimase lì, con Lupin mezzo dentro, il vestito alzato sui fianchi, il reggiseno abbassato da un lato, il capezzolo umido e rosso.
Guardò Lucia dritto negli occhi, poi contrasse di nuovo i muscoli e scese fino in fondo, lentamente, fino a sedersi completamente su di lui.
Lupin soffocò un gemito contro il collo di Margot.
«Cazzo… Margot…»
Margot iniziò a cavalcarlo con movimenti lenti, teatrali: su e giù, rotazioni di bacino, ogni discesa profonda e controllata. Il suono bagnato era appena percettibile.
Lucia fece un passo avanti. La mano dentro i jeans accelerò.
«Continuate» disse piano, voce roca. «Non fermatevi per me.»
Margot sorrise, maliziosa.
Allungò una mano verso Lucia:
«Vieni qui.»
Lucia si avvicinò. Margot le prese la mano libera e la guidò sul proprio seno scoperto. Lucia chiuse le dita intorno al capezzolo ancora umido, pizzicandolo piano.
Lupin sentiva tutto: il calore di Margot, i movimenti fluidi, il respiro vicino di Lucia che si masturbava.
Lucia si tolse i jeans e il perizoma, li lasciò cadere. Era nuda dalla vita in giù, fica rasata e lucida, grandi labbra gonfie. La sua quarta abbondante coperta dalla sola maglietta, che tutti avevano guardato per tutta la sera e che diceva solo di essere liberata, Margot aveva una seconda abbondante, un seno bello sodo e soprattutto un culetto da sballo, piccolo e duro. Entrambe bisex, entrambe consapevoli di quanto l’altra le facesse effetto.
Margot allungò la mano, prese le dita di Lucia – lucide e filanti di umori – e le portò verso la bocca di Lupin.
«Assaggia quanto è bagnata per noi.»
Lupin aprì la bocca, succhiò le dita di Lucia: sapore salato, dolce, intenso. Leccò tra le dita, succhiò la polpa tutto piano in modo che anche lei ne godesse.
Margot rise piano.
Lasciò le dita nella bocca di Lupin ancora qualche secondo, poi le ritrasse, tirando un filo di saliva e le guidò sul clitoride di Margot mentre continuava a cavalcarlo.
Lucia iniziò a strofinare cerchi lenti sul clitoride gonfio di Margot, con l’altra mano si pizzicava un capezzolo dei sui seni da sopra la maglietta.
Margot si chinò, prese tra le labbra il capezzolo di Lucia e lo, mordicchiò. Lucia inarcò la schiena, gemette.
Lupin allungò una mano verso Lucia, sfiorò l’interno coscia, poi toccò con il palmo la fica bagnata di lei. Due dita entrarono piano nel calore umido, pollice sul clitoride in cerchi decisi. Con l’altra mano strinse uno dei seni grandi di Lucia, poi si chinò e prese in bocca il capezzolo, mordicchiandolo con forza.
Margot baciò Lupin profondamente, spingendo dentro il sapore residuo di Lucia che le era rimasto sulle labbra dopo aver succhiato le sue dita. Lupin succhiò la lingua di Margot per assaporare di più.
Lucia si abbassò, inginocchiandosi tra le gambe di entrambi. La sua lingua sfiorò appena il clitoride di Margot, che continuava a cavalcare il cazzo sempre lentamente, e leccò la cappella di Lupin ogni volta che usciva lucida, poi tornò su Margot, succhiando piano mentre le dita di Lupin continuavano a scoparla.
Margot accelerò il ritmo su Lupin, stavolta senza trattenersi del tutto.
«Sto per venire…» ansimò contro le loro bocche.
Tirò a sé entrambi per un bacio a tre: tre lingue che si intrecciavano, si leccavano a vicenda, sapori misti, gemiti soffocati. Lucia succhiò la lingua di Margot, Lupin leccò quella di Lucia, Margot mordicchiò il labbro di Lupin.
Lucia s’infilò dentro due dita di Margot, curvandole sul punto sensibile, pollice sul clitoride in cerchi rapidi. Margot accelero il ritmo su Lupin e tremó tutta. Gettò la testa all’indietro, ma le loro lingue la seguirono.
Esplose: contrazioni violente intorno al cazzo di Lupin, gemito forte, corpo inarcato, umori caldi che colarono lungo l’asta.
Quando le contrazioni si calmarono, Margot si lasciò cadere in avanti, viso contro il collo di Lupin.
Ma non si fermò.
Si rialzò, guardò Lupin e Lucia.
«Ora tocca a lui. Facciamolo venire.»
Lucia sorrise. Si inginocchiò di nuovo. Margot si sollevò quel tanto da far uscire il sesso di Lupin, lucido e pulsante.
Lucia lo prese in bocca: lingua intorno alla cappella, succhiando forte, scendendo fino in fondo, gola che si contraeva.
Margot si chinò accanto, leccando l’asta dal lato opposto, lingua che incontrava quella di Lucia.
Lupin gemette forte, mani nei capelli di entrambe.
«Cazzo… non ce la faccio più…»
Margot rise.
«Vieni, Lupin. Vienici in bocca….»
Lucia accelerò: succhiava più forte, mano sulle palle, dita che premevano sul perineo.
Margot leccava la base, saliva fino alle labbra di Lucia, sfiorandole ogni volta.
Lupin si irrigidì, ringhiò basso.
Venne con violenza, ondata dopo ondata, schizzando nella bocca e sul viso di entrambe.
Lucia ingoiò tutto, gemendo piano, Margot continuò a leccare, raccogliendo quello che gli arrivava, poi la baciò profondamente, assaporando il gusto di Lupin sulla lingua dell’amica.
Rimasero lì, respiri pesanti, corpi sudati, bocche ancora vicine.
Margot si pulì le labbra, guardò Lupin con un sorriso soddisfatto.
«Bravissimo. Ma stanotte non è finita. Abbiamo tutta la camera da letto… e domani.»
Lucia rise, rialzandosi
«Prossimo round: io sopra, tu sotto, Margot….»
Lupin, ansimante, sorrise debolmente.

——
La notte era ancora giovane, l’aria dell’appartamento densa di sudore, profumo di sesso e vino versato. Lupin era ancora seduto sulla sedia, jeans aperti, il cazzo semi-morbido che pulsava piano dopo l’orgasmo, il petto che si alzava e abbassava. Margot e Lucia si guardarono per un lungo secondo, un sorriso complice che non aveva bisogno di parole.
Margot si alzò per prima, le cosce lucide dei loro umori misti. Prese la mano di Lucia e la tirò verso il corridoio.
«Andiamo in camera» disse semplicemente, voce bassa e decisa. «Lì possiamo stare comodi… e continuare senza fretta.»
Lucia annuì e la seguì semi nuda, i tacchi che ticchettavano sul parquet. Lupin le guardò allontanarsi: due schiene perfette, il culo sodo e rotondo di Margot, quello più pieno e invitante di Lucia, entrambi segnati da leggere impronte rosse delle mani di prima.
Entrarono nella camera da letto di Lupin: letto king size, lenzuola di raso nere . La luce era bassa, solo la lampada sul comodino e la luna che filtrava dalle tende semiaperte.
Margot si voltò verso Lucia e la spinse delicatamente sul letto, facendola sdraiare sulla schiena.
«Prima tu» sussurrò Margot. «Voglio vederti cavalcarlo… voglio guardarti mentre lo prendi tutto.»
Lucia rise piano, un suono roco e eccitato. Si mise a quattro zampe sul letto, il culo in alto, la fica spalancata e ancora bagnata che sfiorava la cappella quando Lupin si sdraiò sotto di lei. Guardò Lupin da sopra la spalla.
«Vieni qui. Sdraiati. Lascia fare a me.»
Lupin si tolse i jeans e la camicia in fretta, si sdraiò supino al centro del letto. Il cazzo, già quasi duro di nuovo solo a guardarle, si drizzò contro il ventre.
Lucia si posizionò sopra di lui a cavalcioni inversa: culo verso il viso di Lupin, fica che sfiorava la cappella. Margot si inginocchiò di fianco, prese l’asta di Lupin con una mano, dette una succhiata per insalivarla e la guidò verso l’ingresso di Lucia.
«Piano…» mormorò Margot, leccandosi le labbra.
Lucia scese lentamente. La cappella entrò, poi metà asta, poi tutta quanta. Gemette forte quando si sedette completamente, le natiche premute contro il basso ventre di Lupin. Iniziò a muoversi: su e giù, rotazioni lente di bacino, ogni discesa che produceva un suono bagnato e profondo.
Margot non rimase ferma. Prese in bocca uno dei capezzoli di Lucia, succhiandolo forte mentre con una mano le accarezzava l’altro seno, strizzandolo, tirando il capezzolo tra pollice e indice. Con l’altra mano scese tra le cosce di Lucia e iniziò a strofinare il clitoride in cerchi rapidi, sincronizzandosi con i movimenti di lei su Lupin.
Lupin, sotto, aveva una vista perfetta: il culo di Lucia che saliva e scendeva, la fica che lo avvolgeva completamente, gli umori che colavano lungo l’asta e bagnavano le sue palle. Allungò le mani, afferrò le natiche di Lucia, le aprì un po’ di più per vedere meglio il punto di unione, poi infilò un dito umido nel buchino stretto del suo culo, solo la prima falange, facendola sobbalzare.
«Cazzo… sì… lì…» ansimò Lucia.
Margot rise piano contro il seno di Lucia.
«Ti piace, eh? Vuoi di più?»
Senza aspettare risposta, Margot si chinò e leccò il punto dove il cazzo di Lupin entrava e usciva dalla fica di Lucia. La lingua sfiorava la cappella ogni volta che usciva, lambiva le grandi labbra gonfie, poi saliva fino al clitoride. Contemporaneamente infilò due dita nella fica di Lucia accanto al cazzo di Lupin, allargandola un po’, facendola gemere più forte.
Lucia accelerò il ritmo, cavalcando con più forza, il letto che scricchiolava. Lupin le prese i seni nelle mani, li strizzò, pizzicò i capezzoli duri.
Margot si staccò un attimo, si mise a cavalcioni sul viso di Lupin, girata verso Lucia, che nel frattempo si era alzata e si era girata di centottanta gradi sul cazzo di Lupin.
«Lecca, Lupin. Lecca mentre lei ti scopa.»
Lupin obbedì: lingua piatta sul clitoride di Margot, poi dentro, succhiando gli umori che ancora colavano da lei. Margot gemette, si chinò in avanti e baciò Lucia profondamente, lingue che si intrecciavano di nuovo, mentre i loro corpi si sfregavano uno contro l’altro.
Il ritmo divenne frenetico.
Lucia cavalcava Lupin con colpi profondi, Margot si strofinava sulla faccia di lui, Lucia infilò una mano tra le gambe di Margot e la masturbò forte sul clitoride.
Margot venne per la seconda volta tremando sulla bocca di Lupin, un orgasmo rapido e violento, gemendo nella bocca di Lucia che le infilava un po’ la lingua in bocca.
Lucia seguì subito dopo: si irrigidì, contrasse forte intorno al cazzo di Lupin, urlò un gemito strozzato contro le labbra di Margot, il corpo che sobbalzava mentre veniva, umori che schizzarono sul ventre di Lupin.
Lupin era al limite, Lucia si era alzata e anche Margot e quest’ultima aveva iniziato a succhiargli forte le palle da sotto, mentre Lucia aveva preso a succhiargli il cazzo stringendolo forte.
Questo connubio fece esplodere Lupi: «Sto per esplodere, non vi fermate.»
Margot voleva la sua parte e prese il posto di Lucia, che lasciò all’amica il godimento di farsi schizzare in bocca.
La schizzata era copiosa e Margot mugugnava per apprezzamento. Dopo che l’uomo si fermò, Margot si alzò e fece vedere ai due che aveva la bocca piena, deglutì e mostrò la bocca vuota e poi iniziò a baciarsi con Lucia.
Alla fine si sdraiarono tutti e tre sul letto, corpi intrecciati, respiri che si calmavano piano.
Lucia, con un sorriso stanco ma soddisfatto, mormorò:
«Domani mattina… colazione a letto. E poi vediamo chi ha ancora energie.»
Margot rise piano, accarezzando il petto di Lupin.
«O magari ripartiamo subito. Abbiamo ancora mezza notte.»
Lupin chiuse gli occhi, esausto e appagato, sapendo che qualsiasi cosa avessero deciso, lui non avrebbe detto di no.

———
Il mattino arrivò con una luce morbida e pallida che filtrava dalle tende socchiuse, tingendo la stanza di un grigio-azzurro freddo. Lupin si svegliò per primo, il corpo pesante e appagato, ma già eccitato solo dal calore dei due corpi nudi premuti contro il suo.
Girò la testa a destra: lì c’era Lucia, sdraiata di lato, il lenzuolo scivolato via quel tanto da scoprire la sua quarta abbondante. I seni grandi e pesanti poggiavano uno sull’altro, il capezzolo scuro ancora un po’ gonfio dalla notte, la pelle chiara segnata da leggere impronte rosse delle dita di Margot. Respirava piano, profonda, il petto che si alzava e abbassava in un ritmo lento e ipnotico.
Poi girò la testa a sinistra: Margot era girata di spalle, rannicchiata in posizione fetale ma con il bacino leggermente sollevato, il culo tondo e sodo in bella evidenza, le natiche leggermente aperte per via della gamba piegata. La curva perfetta della schiena terminava in quella rotondità invitante, la pelle liscia e calda, ancora segnata da qualche segno leggero della sera prima. Tra le cosce si intravedeva la fica gonfia e arrossata.
Lupin rimase a guardarle per un lungo minuto, il cazzo che si induriva piano contro il lenzuolo, il respiro che accelerava. Allungò una mano e accarezzò prima il culo di Margot, sfiorando la curva con il palmo aperto, poi scese tra le natiche, sfiorando l’ingresso stretto e caldo. Margot mugolò nel sonno, si mosse appena, spingendosi indietro contro la sua mano.
Lucia aprì gli occhi in quel momento, lo vide e sorrise pigra.
«Già sveglio e affamato?» sussurrò, la voce roca ma la mano già sul cazzo barzotto.
Margot si stiracchiò, si girò verso di lui e gli diede un bacio lento sulle labbra, lingua che sfiorava la sua.
«Buongiorno, Lupin …»
I preliminari furono lenti, pigri, quasi dolci. Mani che accarezzavano, baci profondi, lingue che si intrecciavano a tre. Poi Lupin prese l’iniziativa: fece sdraiare entrambe sulle spalle, le ginocchia piegate verso il petto, le natiche sollevate e aperte.
Si chinò prima su Margot: lingua calda e insistente intorno all’anello stretto, cerchi lenti, poi la punta che premeva, entrava piano, usciva, tornava a fondo. Leccò a lungo, profondo, assaporando ogni reazione, ogni piccolo gemito soffocato di Margot. Poi passò a Lucia: stessa cura, stessa lingua che esplorava a fondo il suo culo, entrando e uscendo, lubrificando con la saliva mentre le dita sfioravano la fica bagnata per farla tremare di più.
Quando le sentì pronte, entrambe ansimanti e con gli ingressi umidi e rilassati, Lupin si posizionò dietro Margot.
«Voglio il tuo culo, se non lo avessi ancora capito» disse piano, la voce bassa e carica.
Margot sorrise, si mise a quattro zampe, il culo offerto. Lupin entrò piano: prima la cappella, aspettando che lei si abituasse, poi centimetro dopo centimetro fino a sparire completamente nel calore stretto. Iniziò a muoversi lento, profondo, colpi controllati. Margot gemette forte, spingendosi indietro per prenderlo tutto.
Mentre lui la inculava con ritmo costante, Margot si chinò in avanti e affondò la lingua nella fica di Lucia, che era sdraiata davanti a lei con le gambe spalancate. Leccava forte, succhiava il clitoride, infilava due dita dentro mentre la lingua tormentava le grandi labbra gonfie. Lucia gemeva, le mani nei capelli di Margot.
Margot venne prima, tremando, il culo che si contraeva forte intorno al cazzo di Lupin mentre la sua lingua continuava a lavorare su Lucia. Il gemito fu soffocato contro la fica dell’amica.
Lucia, ansimante, guardò Lupin con occhi lucidi.
«Anche a me… voglio sentirti nel culo.»
Lupin si staccò da Margot, il cazzo lucido e duro. Lucia si mise subito a pecorina, le ginocchia larghe, il culo in alto e aperto. Lupin si posizionò dietro di lei, leggermente sollevato sulle ginocchia per avere più leva, entrò piano nel suo culo, centimetro dopo centimetro, lasciando che si abituasse. Poi iniziò a scoparla lentamente, colpi profondi e misurati, restando sempre dentro, senza mai uscire completamente. Il suo bacino premeva contro le natiche di Lucia a ogni spinta, il cazzo che scivolava dentro e fuori nel calore stretto e pulsante.
Margot si mise in ginocchio a fianco di Lupin, uno accanto all’altra, entrambi rivolti verso Lucia.
Prima baciò Lucia: un bacio profondo, lingue che si intrecciavano, gemiti che si mescolavano mentre Lupin continuava a muoversi piano dentro il culo di Lucia. Poi Margot si voltò verso Lupin e lo baciò a sua volta, lingua lenta e possessiva, passandogli il sapore di Lucia.
Mentre si baciavano, la mano di Margot scese lungo la schiena di Lupin, accarezzò il culo sodo, sfiorò la curva delle natiche. Continuò a scendere, sempre più giù, fino a sfiorare il buchino con la punta delle dita.
Prima un tocco leggero, cerchi delicati intorno all’anello. Poi più insistente: premeva appena, girava, tornava a premere.
Margot interruppe il bacio, gli sussurrò all’orecchio, la voce bassa e calda:
«Vuoi provare una cosa… ti fidi di me?»
Lupin capì subito. Aveva già provato quelle sensazioni in passato, quel misto di vulnerabilità e piacere intenso, ma non disse nulla. Fece solo un piccolo cenno con il capo, gli occhi fissi nei suoi, e mormorò:
«Tanto dopo rivoglio il tuo culo.»
Margot sorrise, maliziosa.
«Aspetta…»
Gli fece cenno di spostarsi leggermente. Lupin si sollevò un po’ di più sulle ginocchia, senza uscire dal culo di Lucia, assumendo una posizione più esposta: il culo leggermente in evidenza, le natiche aperte per via della postura. Margot si piegò dietro di lui, le mani che gli accarezzavano le cosce, poi salirono a stringere le palle, massaggiandole piano mentre la lingua calda e umida iniziava a leccargli il culo: cerchi lenti intorno all’anello, poi la punta che premeva, entrava appena, usciva, tornava a fondo. Leccò a lungo, profondo, mentre la mano continuava ad accarezzare e strizzare le palle.
Lupin gemette forte, il corpo che tremava, ma non smise mai di spingere piano dentro Lucia.
Poi, quando sentì che era abbastanza lubrificato e rilassato, Margot lo fece tornare con le ginocchia più basse sul materasso, in posizione più comoda.
Sputò sulla mano, lubrificò il dito e infilò lentamente un dito nel culo di Lupin, curvandolo per premere sul punto giusto.
Lupin sorrise, si voltò appena e la baciò profondamente, lingua contro lingua, mentre continuava a inculare Lucia con lo stesso ritmo lento di prima, restando sempre dentro di lei.
Lucia, che aveva sentito tutto, girò la testa e rise ansimante.
«Hey porci, che fate?»
Margot rispose con un sorriso cattivo, il dito che continuava a muoversi piano dentro Lupin.
«Gli ho leccato il culo… e adesso il porco ha un dito dietro mentre incula te.»
Lucia si eccitò all’istante: gli occhi le si accesero, il respiro accelerò.
Iniziò a spingere lei all’indietro con più forza, incontrando ogni spinta di Lupin, il culo che si contraeva intorno al suo cazzo. Con una mano scese tra le sue cosce e si masturbò forte, dita che sfregavano il clitoride gonfio e bagnato, gemendo sempre più alto.
Lucia venne così: il corpo che si irrigidiva, il culo che si contraeva violentemente intorno al cazzo di Lupin, un gemito lungo e spezzato, umori che colarono dalla fica mentre tremava tutta. Lupin però era ancora lontano dall’orgasmo, il respiro controllato, il piacere che saliva piano.
Quando le contrazioni di Lucia si calmarono, Lupin uscì lentamente dal suo culo, il cazzo lucido e duro che pulsava nell’aria.
Si chinò sulle due ragazze, prima baciò Margot profondamente, poi Lucia, lingue che si intrecciavano a tre in un bacio bagnato e lento, sapori misti che passavano da una bocca all’altra.
Poi guardò Margot negli occhi e disse piano, con la voce bassa e carica:
«Rivoglio il tuo culo. Subito.»
Margot sorrise, maliziosa e felice.
«Sì… è tuo. Prendilo di nuovo.»
Si rimise subito a quattro zampe, il culo offerto di nuovo, le natiche aperte con le mani.
Lupin entrò pian piano nel suo culo e stavolta la strada era già aperta, la scopò per un po’ con ritmo sostenuto: colpi profondi, lenti all’inizio, poi sempre più veloci, ogni spinta che la faceva gemere e inarcare la schiena. Il culo di Margot lo stringeva forte, caldo e bagnato, ogni contrazione che lo avvolgeva di più.
Lucia si avvicinò da dietro, inginocchiata accanto a Lupin. La sua mano scese di nuovo lungo la schiena di lui, accarezzò il culo sodo, sfiorò l’anello con le dita leggere, cerchi insistenti che lo facevano contrarre e gemere. Lupin si voltò appena verso di lei, si chinò di lato e prese in bocca uno dei capezzoli gonfi di Lucia, succhiandolo forte, la lingua che girava intorno all’areola mentre continuava a spingere dentro Margot.
Lucia gemette, la mano libera che saliva a stringersi l’altro seno, pizzicando il capezzolo mentre guardava la scena.
Dopo qualche minuto, Lupin Disse:
«Girati sulla schiena» disse a Margot, la voce rauca.
Margot obbedì subito: si sdraiò supina, le gambe piegate e aperte, le mani che afferravano le ginocchia per tenere il bacino sollevato e il culo esposto. Lupin si posizionò tra le sue cosce, le sollevò leggermente le gambe sulle spalle e rientrò nel suo culo con una facilità estrema, ormai era bella aperta, gli aveva spaccato il cilo per bene fino in fondo. Da questa angolazione poteva guardarla negli occhi mentre la scopava: colpi potenti, profondi, ogni spinta che la faceva sobbalzare sul materasso.
Lucia si mise accanto a loro, sdraiata di fianco, una gamba piegata, la mano tra le cosce. Iniziò a masturbarsi piano, dita che sfregavano il clitoride gonfio mentre guardava la scena e una mano che ti strizzava una tetta: il cazzo di Lupin che entrava e usciva dal culo di Margot, i gemiti di entrambi, i corpi sudati che si muovevano insieme.
«Siete bellissimi…» mormorò, il respiro corto, gli occhi fissi.
Lupin accelerò il ritmo, le spinte diventarono più veloci, più profonde. Margot gemette forte, le mani che afferravano le spalle di lui, le unghie che affondavano appena nella pelle.
«Sto… sto venendo…» ringhiò Lupin.
Margot lo tirò a sé per i capelli, lo baciò con violenza: lingue che si intrecciavano, gemiti che si mescolavano mentre lui spingeva un’ultima volta fino in fondo. Venne così, dentro di lei: ondate calde e abbondanti che riempirono il culo di Margot, pulsando forte, schizzando profondo mentre il suo corpo tremava contro quello di lei. Margot contrasse il culo intorno a lui, mungere ogni goccia, un gemito soffocato nella bocca di Lupin.
Quando finì, rimase dentro di lei per un po’ , respirando pesante contro le sue labbra. Poi uscì lentamente: un rivolo spesso di sperma colò subito fuori dall’anello arrossato e aperto di Margot, scendendo lento lungo la curva delle natiche fino al lenzuolo.
Margot rimase sdraiata, le gambe ancora aperte, un sorriso soddisfatto sulle labbra, il respiro che si calmava piano. Lucia continuò a sfiorarsi piano tra le cosce, guardando il rivolo bianco che colava con occhi affamati e venne di nuovo.
L’aria era satura di sesso e nessuno fiatava, si stavano riprendendo.

«Colazione, adesso?» chiese Margot con un sorriso malizioso, la voce ancora spezzata dal piacere.
Lupin si lasciò cadere di fianco a loro, il corpo madido di sudore, un sorriso stanco.
«Prima una doccia….»
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