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Lui & Lei

I mondiali dell' 82


di Membro VIP di Annunci69.it Arturo72
14.11.2025    |    619    |    2 9.4
"” dice sicurissima, come fosse una cronista di seria A, ma soprattutto convinta che io sappia chi siano i due tizi..."
Quella volta scelsi di leccarmi le ferite di una storia finita male con una settimana, da solo, a Sharm. Uno dei resort più belli che esistevano al tempo: spiaggia e reef a portata di mano, ambiente davvero molto bello. Voglia di staccare e farmi un po’ di cazzi miei.
Gli ospiti del villaggio erano perlopiù italiani (sigh!) ma, tutto sommato, riuscivo a starmene per i fatti miei.
Due immersioni al giorno, lettura, iPod (chi se lo ricorda ha la mia età…), mangiare più o meno sano a ogni ora e bere schifezze a base di frutta e qualche drink più sostanzioso in base al momento.
Si alternano con me due istruttori subacquei: un ragazzo locale e una ragazza francese. Lui al mattino, lei il pomeriggio.
Pace e relax. Non chiedevo di meglio.
Ma dopo 3-4 giorni, come forse avrei dovuto facilmente prevedere, quella pace comincia ad andarmi stretta. Poche ragazze a gruppetti, parecchie coppie di ogni età.
E poi c’era “la bionda”. Bella, bellissima, ovviamente inarrivabile e, senza dubbio, una stronza rompicoglioni da Oscar. Mai un sorrisino, un saluto di cortesia, niente. Gli orari erano quelli per entrambi, tutto sommato: colazione, pranzo, cena, spuntini. La incrocio anche qualche volta mentre parto o rientro dalle immersioni. Con lei sempre qualcuno che l’aiuta con l’attrezzatura, qualcuno che le sorride, qualcuno che vorrebbe flirtare, qualcuno che fa battute ammiccanti. Nulla. La Bionda è inamovibile. Qualche raro sorrisetto al tizio egiziano del diving e poco più.
“Le piace il tizio”, mi dico sconsolato. E non ha neppure torto, tutto sommato. Belloccio, fisicatissimo, sorridentissimo, attentissimo. "Issimo", insomma.
Una sera la incrocio per puro caso fuori dal resort, in attesa del taxi: nessuno dei due aveva evidentemente cenato dentro e forse, come me, aveva deciso di farsi un giro a Naama Bay.
La saluto. Mi ricambia.
“Incredibile”, penso.
Indossa un abito bianco, di cotone. O lino, forse. Abito leggerissimo. Uno scollo provenzale, di quelli ampi e squadrati. Capelli raccolti in una coda fintamente e impeccabilmente trascurata. Un paio di sandali e una micro borsa fatta all'uncinetto.
Approfitto del sorrisetto ricevuto per chiederle se sta andando a Naama, per evitare di fare il viaggio da soli e cogliere l'occasione del primo taxi che passa.
“Ma certo, perché no?” risponde con un accento a metà tra il lombardo e l’emiliano.
Sorrido trattenendo l’incredulità di quello che ho appena ascoltato.
Lei, la bellissima stronza, sempre seria, sempre sola, mai un cenno di saluto. Lei, che mi dice sorridendo “certo, perché no?”.
“Ti ho visto qualche volta”, mi dice “ma sei sempre serio e sempre solo, a parte le immersioni…”
Ma come?! Io serio? Io solo?
“Può essere, sai.. “, le rispondo mentendo come un pazzo, “probabilmente e incredibilmente nemmeno ti ho vista”, accennando un micro complimento. “E’ un periodo poco piacevole e mi sa che…”
“Non dirlo a me!”, mi interrompe mentre scorgo un taxi in arrivo. “Ho idea che siamo sulla solita barca…” mi dice concludendo il discorso sulle sfighe amorose.
Mi presento, lei si presenta. Il taxi si ferma, faccio il galante aprendo lo sportello, montiamo e indico al tassista la destinazione.
Per lui siamo coppia.
Una gnocca pazzesca e un tizio che potrebbe essere il padre. Io 35 portati male, in effetti, e lei non più di 24-25, portati alla grande.
Quei venti minuti di taxi ci danno modo di far qualche chiacchiera, due battute. Per me, soprattutto, capire che non c’è nessuno che l’aspetta a Naama Bay. Lei, inaspettatamente addirittura simpatica, mi chiede se conosco un posto carino dove poter cenare, dandomi da pensare che quel “poter cenare” significhi “insieme”.
Lei invita me. Non mi ha dato tempo di provarci, che mi propone di cenare insieme.
Faccio l’espertone e dico al tassista di lasciarci non troppo distanti dal Boharat, suggeritomi dall’istruttore del diving giorni prima, dove avevo già prenotato per me.
La luce delle strade illumina A. e mi rendo conto che quell’abito e quei sandali fanno di lei un’opera d’arte. Alta, slanciata, gambe perfette, abbronzatura dorata. Tette invidiabili ma non grosse. Culo ipotizzo al pari del resto, ma è celato dal taglio di quell'abito. Ma so immaginare un culo senza problemi. Labbra importanti e dentatura bellissima.
Camminiamo come due vecchi amici in mezzo alla gente, nessun contatto tra di noi se non quei sorrisoni e quelle occhiate che soltanto chi si piace – o ha deciso di piacersi – sa darsi.
Incredulità, sorpresa, punti interrogativi a nastro per me. “Devo giocarmela bene”, penso, mentre le racconto qualcosa. “Metti da parte la tua logorrea del cazzo, Arturo.” "Frena la mula che sei a mille!"
La serata trascorre alla grande, tra cena, dopo cena, qualche gin tonic.
L’aria frizzante dei locali climatizzati drizza i suoi capezzoli sotto il lino bianco. La ex-stronza lo sa bene. Ma io non cedo, non voglio darle il piacere di sorprendermi con gli occhi sui capezzoli.
E quel piacere di vittoria che non le dò la costringe, alla fine, a dire come se niente fosse, “però che freddo in questo posto..”, stringendosi in un auto abbraccio tremante.
Ci spostiamo in un locale dove si fuma il narghilè, scegliendo un tabacco orribile aromatizzato ad un non so quale pessimo aroma di frutta. Proseguiamo con i nostri gin tonic finché non azzardo e mi gioco la serata.
“Senti" le propongo "finiamoci la fumata e il gin tonic e..”, le dico indicando un posto in lontananza col dito, “..e poi passiamo in quel posto che mi pare sia un duty free, ci prendiamo una bottiglia di gin e quel che serve per proseguire la serata al resort”.
Mi guarda, cambia espressione. Si fa più seria.
Immediatamente realizzo di aver pisciato fuori dal vaso, ma lei risolve tutto con un “ma avranno anche la tonica?!”

Il primo bacio lo facciamo capitare entrando nel taxi. Ci ritroviamo a 3 centimetri, lei mezza dentro e io mezzo fuori.
Il primo bacio ti dice tutto. Se non proprio tutto, ti dice tantissimo su come si svilupperà il tuo futuro più immediato.
La cerco di nuovo, e la trovo.
Lei cerca me, in quel taxi, e mi trova. Ma si ritrae d’improvviso.
“Ci arrestano, cazzo. Questi sono musulmani e chissà che…” ma la interrompo mettendole una mano sulla coscia. La stringo quanto basta perché lei divarichi le ginocchia dentro a quella Citroen profumata malamente di Arbre Magique.
“Non facciamoci arrestare” suggerisco, mentre faccio salire la mano. “Non dentro un taxi”. E proseguo a dire cazzate facendo salire la mano.
Mi mette quegli occhioni celeste verde nei miei. Dritti. Dentro. Mi afferra la mano con la sua e mi fa capire che sa esattamente dove vuol sentire le mie dita.
Il Mohamed di turno ci sbircia e pure lui, abbassando lo specchietto, sa esattamente dove guardare.
Pago, scendiamo. I duecento metri più lunghi della vita, quelli dal cancellone d’ingresso al resort. La invito da me, ma lei preferisce dirottarci in camera sua con la scusa del “cashmerino”. Un’altra ala della struttura, non molto distante.
Decisamente l’ala delle suite più belle: giardino privato con mini piscina e jacuzzi.
Siamo due animali, una volta dentro.
Gli abiti volano, le lingue si intrecciano e gli occhi lucidi di voglia non mentono. Le mie mani e le dita sanno cosa fare. Le sue altrettanto. Io e la mia panza contro quel corpo di dea. Io dentro quel corpo di dea. Siamo due indemoniati. Dopo quel leccare, assaggiare, dopo quel sentirla fradicia di voglia la faccio inginocchiare con forza e le entro dentro a pecora, senza troppo rispetto. La cappella gonfia scivola dentro e si porta dietro tutto il cazzo. Entro fino in fondo e ritraggo. Me lo prendo in mano e lo muovo. Poi solo la cappella, e ritraggo all'infinito. Lei geme, sussurra, e poi mi chiede di esser scopata! La prima dura all’infinito, o così mi sembra. Una bolla di piacere infinito, farcito dei suoi gemiti goduriosi e dei miei muggiti da bisonte. Quei capezzoli duri da mordere e succhiare, dolore e cura, quelle tette da 25enne, perfette. Un corpo da memorizzare per segarmici anche dopo anni (e si, confermo. Anche dopo anni). Mi monta sopra, sa come gestire un cazzo la ragazza. Sa dove e come lo vuol sentire. Le unghie bellissime e senza colore. Vedo quelle dita prendermi il cazzo e infilarlo dove lo sente meglio. E cavalcarmi in maniera pazzesca. La rimetto sotto, ho voglia di schizzare. Le prendo le guance con la mano e premo perché voglio che apra la bocca. E sputo. E pompo. La prima scopata si conclude con una tra le sborrate più epiche che ricordi. Ci stacchiamo sfiniti, con ancora una tensione pazzesca che ci divora.
Cinque minuti di assenza, salvo ritrovarsi con le dita delle mani intrecciate e i suoi piedi che giocano coi miei. Si avvicina, girata sul fianco, mi accarezza le cosce, mi guarda forse per avere una mia reazione, sale verso il cazzo ammosciato, ci gioca un po’. La sua mano che prende le palle e le stringe delicatamente. Sento le mani calde sulle palle. Poi prosegue con l'indice che si infila sotto, accarezza il buco del culo, ci gira intorno. Vuol capire, la ragazza. "Trovi porta aperta qui", penso. Procede e si sofferma sulla pancia, la percorre tutta. Arriva ai capezzoli, si solleva, ne lecca uno, a lungo, lo mordicchia, lo succhia, e poi mi dà un bacio.

“Scusami” dice alzandosi “arrivo subito”.
Io le farfalle non le sento solo nello stomaco. Le vedo pure in giro per la camera.
Sono incredulo. “Ho appena scopato la bionda stronza”, mi dico. "La stragnocca bionda stronza".
Sento l’acqua della doccia chiudersi, la sento uscire. Sento i passi dei suoi piedi nudi su quel parquet di un colore stranissimo. Indossa una maglia del Milan, grande per lei.
“Sei Milanista ?” chiedo senza troppa curiosità.
“Ma sei pazzo!?”, mi risponde quasi indignata. “Io sono tifosa della C.”, dicendomi il nome della squadra della sua città. “E tu” mi dice sicura “.. tu tifi Viola, eh?”
Io scuoto la testa un po’ dispiaciuto avendo capito che lei è appassionatissima di calcio.
“Io direi Livorno, in qualunque serie sia arrivato, prima di tutto, ma anche Viola, si”
Sorride, come se avesse vinto una scommessa.
“Vedrai Toni e Montolivo che stagione bomba faranno..” dice sicurissima, come fosse una cronista di seria A, ma soprattutto convinta che io sappia chi siano i due tizi.
“Io A., purtroppo di calcio, non so davvero niente” dico un po’ rammaricato. “Sono rimasto fermo ai Mondiali dell’ottantadue”. E mentre snocciolo sicuro la formazione della finale, imitando il mitico Nando Martellini “Zoff, Gentile, Scirea, Collovati, Cabrini, Conti…” lei si mette a ridere, si volta uscendo verso il giardino e si toglie la maglia di colpo, con un gesto quasi stizzito.
“Lo conosci?!” mi chiede seria, aprendo la maglia e indicando col mento il nome scritto li dietro?
Guardo, leggo un nome.
“Non ho idea, A., zero proprio, te l'ho detto che....” dico scuotendo la testa deluso. “Chi è?” chiedo però incuriosito.
“E’ il motivo per cui sono a Sharm e qui con te adesso” mi dice con una luce stranissima negli occhi e un sorrisetto maligno sulle labbra.
“Ah, ok”, le dico più rilassato. “Il mio motivo si chiama Giovanna”

Dalla piscinetta jacuzzi la sento dire “Secondo tempo”, “Sei Pronto?!”



Ps.
Cara A., questa storia, negli anni, l’ho raccontata davvero a poche e selezionatissime persone.
A loro però, oltre a non omettere il tuo nome e quello del tuo - credo - fidanzato del tempo ma sicuramente attuale marito, che qui ho evitato di scrivere per ovvii motivi, oltre a dire la vera località in cui il tutto si è svolto, ho anche raccontato che, incredibilmente, il giorno successivo tornasti ad essere la gnocca stronza e irraggiungibile che eri stata nei giorni precedenti.
Rimane che ho certezza che per tutti e due quella nostra serata, 2 tempi e supplementari inclusi, nata dal puro caso, sia stata migliore anche della finale dell’ottantadue.

A.
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