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Lui & Lei

Il Segreto del Mattino


di Membro VIP di Annunci69.it Capitone75_
19.03.2026    |    1.003    |    2 8.0
"Mi sedetti accanto a lei, e lo spazio si fece improvvisamente troppo piccolo per contenere tutto quello che stava accadendo..."
C’erano mattine che iniziavano prima ancora che il mondo si svegliasse davvero. Quelle in cui l’aria aveva ancora il sapore della notte e ogni cosa sembrava sospesa, come se il tempo stesso esitasse a ripartire.

Lei si chiamava Valeria. Nome inventato, ma le stava addosso come una seconda pelle: morbido, deciso, impossibile da dimenticare.

Ci eravamo conosciuti per caso, grazie a un gruppo sui social. Poi, quasi per gioco, avevamo scoperto amici in comune, fino a ritrovarci in una di quelle serate in cui nessuno si aspetta niente. Io ero un forestiero, anche se vivevo lì ormai da tempo. Lei, invece, era parte di quel posto, lo incarnava.

Un brindisi, una battuta condivisa, poi quello scambio di sguardi che dura un secondo di troppo. E da lì, qualcosa era cambiato… o forse semplicemente si era acceso.

Entrambi sposati. Entrambi perfettamente lucidi su ciò che stavamo facendo. Ed era proprio questa consapevolezza a rendere tutto più intenso. Nessuna ingenuità, nessun alibi. Solo scelta.

All’inizio erano messaggi ironici. Poi brevi, ma carichi. Poi vocali ascoltati a volume bassissimo, quasi trattenendo il respiro.
Chiamate veloci, rubate tra un impegno e l’altro. E infine incontri: rapidi, fugaci, fatti soprattutto di baci. Baci lunghi, pieni, che dicevano già tutto, senza bisogno di andare oltre.

Ma la linea, quella vera, l’avremmo superata molto prima di rendercene conto.

E successe una mattina.

Mi scrisse solo:
“Sono sotto casa tua.”

Nessun saluto. Nessuna spiegazione. Nessuna richiesta. Solo un fatto.

Scesi quasi senza pensarci. Il cuore accelerava, in un miscuglio di agitazione e curiosità. Perché era lì?

La vidi poco distante. I vetri leggermente appannati, come se già custodissero qualcosa di nostro.

Aprii la portiera.

E il tempo si fermò.

Indossava un cappottino leggero, appena chiuso, che le accarezzava le gambe fino al ginocchio. Sotto, nulla di esplicito… ma tutto si intuiva. Nei movimenti, nel modo in cui respirava, nel modo in cui mi guardava. Solo dopo compresi davvero: sotto c’era soltanto lingerie.

Il suo sguardo non chiedeva. Decideva.

“Volevo vederti così, appena sveglio…” disse piano, con un sorriso che mescolava sicurezza e un velo di timidezza.

Mi sedetti accanto a lei, e lo spazio si fece improvvisamente troppo piccolo per contenere tutto quello che stava accadendo. Il freddo del mattino svanì in un attimo.

Ci spostammo nel garage, al riparo da occhi indiscreti. L’auto divenne il nostro rifugio. Discreto, improvvisato… ma perfetto.

Ogni gesto aveva un’urgenza trattenuta, come se il tempo potesse sfuggirci da un momento all’altro. E allo stesso tempo, tutto sembrava rallentare.

Le sue mani non esitavano. Le mie nemmeno.

Non era solo desiderio. Era riconoscersi in qualcosa di proibito ma autentico. Era il bisogno di sentirsi vivi, senza filtri, senza ruoli. Solo io e lei.

Il mondo fuori continuava a esistere, ma non per noi.

A un certo punto si avvicinò ancora di più, sfiorandomi appena, e sussurrò:

“Così ci portiamo addosso tutto il giorno… senza che nessuno lo sappia. Il nostro odore… il nostro profumo.”

Poi lasciò scivolare appena il cappotto, quel tanto che bastava per trasformare l’immaginazione in certezza. Era bellissima. Per me, in quel momento, più di quanto qualsiasi parola potesse raccontare.

Non era solo ciò che stava accadendo. Era quello che avrebbe lasciato dopo.

Un ricordo sulla pelle. Nei pensieri. Nei gesti.

Qualcosa che non sarebbe finito lì.

Quando ci allontanammo, lo facemmo senza fretta ma senza parole inutili. Non servivano promesse, né spiegazioni. Ognuno tornò alla propria vita, ai propri impegni, ai propri ruoli.

Ma qualcosa era cambiato.

Durante la giornata, tra conversazioni distratte e sorrisi di circostanza, quel momento riaffiorava. In un profumo, in una sensazione, in un pensiero improvviso.

Non era solo ciò che avevamo fatto.

Era sapere che esisteva. Che era successo davvero.
E che, forse, poteva succedere ancora.

Quella mattina non era stata solo un incontro.

Era diventata una linea invisibile che ci univa. Silenziosa, pericolosa… ma incredibilmente viva.
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