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SONO MAGGIORENNE ESCI
Lui & Lei

Il prete


di lemaniesperte
04.04.2026    |    34    |    0 8.7
"Successe una cosa che mi lasciò basito, un flusso di liquido caldissimo mi inondò il viso, con lei che si contrasse, continuando a gemere di piacere..."
Ebbene sì, molti (ma davvero tanti) anni fa entrai in seminario, per studiare teologia nell’esercizio della ragione sul messaggio della rivelazione.
Nove mesi in totale, non così lunghi in realtà, perché a trent’anni quasi di distanza ne conservo vivido il ricordo rivivendo un interessante percorso di studio e di racconto.
Poi le cose cambiarono radicalmente, quidni appesi l’abito talare al chiodo e mi dedicai ad altro. Ancor oggi però, quei pochi oggetti posti in quella cassa di legno in soffitta, rimangono a testimonianza di quell’incredibile esperienza e portano alla memoria importanti ricordi, alcuni effettivamente distanti dal credo religioso.
Era una fresca mattina di maggio quando raggiunsi la scuola per una supplenza dell’ora di religione, allora considerata certamente più importante di adesso, per questo motivo ai tempi era impossibile esimersi dal frequentarla.
Impossibile era anche insegnare, in quella 3° media maleodorante e chiassosa. Un giorno di settembre, a metà della lezione, la situazione mi sfuggì di mano totalmente, sconsolato decisi di far fare loro tutto quello che volevano, del resto c’erano ragazzi, quasi coetanei, alcuni avevano più barba di me e a poco servivano le minacce di note sul registro. Gli schiamazzi raggiunsero livelli inverosimili, e dall’aula vicina irruppe la professoressa d’inglese, una bella donna sulla quarantina, quasi il doppio dei miei anni. In pochi minuti ristabilì la situazione, cacciando dal Preside due mocciosi. Alla fine dell’ora ci trovammo in sala professori, dove colsi l’occasione per salutare Maria, così si chiamava la professoressa d’inglese che mi era venuta in soccorso. Notai la sua effettiva bellezza, grandi occhi blu ed un seno prosperoso, che faticava a stare nella stretta camicetta che provava a contenerlo. I fianchi, giunonici, erano avvolti da una gonna anch’essa aderente. Lasciò la compagnia del professore con cui stava dialogano e si diresse verso di me prendendomi una mano.
“Non te la cavi con un grazie!” mi rispose sorridente.
“ehm… scusi non capisco” ribattei arrossendo.
“Ma che ‘scusi’, siamo colleghi dammi del tu! Bhe ecco, hai belle spalle e sei abbastanza alto, ed io a casa ho una tapparella che non vuole più saperne di aprirsi… sai vivo sola e i fabbri ormai sono merce rara. Vieni alle 4 questo pomeriggio”
“ma… io ho il seminario…” provai a rispondere.
“Ma che seminario! Inventati qualcosa, tanto in chiesa non licenziano!” mi mise in mano un foglio a quadretti con l’indirizzo e se ne andò.
In seminario spiegai al mio tutor che sarei dovuto tornare quel pomeriggio, lui mi ordinò di passare a fare una commissione, dovevo acquistare delle spugne per il lavaggio piatti, rassicurai il prete e presi le chiavi dell’auto, una FIAT Regata 70 grigia.
Ero totalmente ingenuo, e la mia unica preoccupazione fu quella di recuperare una serie di attrezzi dal locale del minuto mantenimento del seminario, anche se onestamente non sapevo proprio come poi avrei utilizzato le cose che misi in una sacca di juta.
Mi presentai all’appuntamento con un certo anticipo, e trovai Maria avvolta da un vestitino corto, giallo chiaro, stretto in vita da una cintura dello stesso colore anche se di tonalità differente. Calzava delle scarpe bianche con un tacco decisamente alto. Era profumatissima, di uno di quei profumi freschi che sanno di estate, e perfetti per il suo stile, ma a questo ci arrivai molti anni dopo.
“Deve uscire? – esordii - mi spiace se vuole rimandiamo”
“Ancora con il lei?! Sono Maria! La tua collega, e non devo uscire. Entra piuttosto!” mi disse strattonandomi.
“La stanza è laggiù in camera da letto, ora la tapparella si è alzata ma vorrei la guardassi comunque, per evitare si blocchi di nuovo”.
“V-va bene Maria” balbettai confuso.
La stanza era molto grande, un letto bianco con lenzuola nere dominavano il centro della stanza, comodini anch’essi bianchi ed un armadio moderno del medesimo colore completavano l’arredamento.
Vicino alla tapparella, sul lato dove è montata la corta piatta che la fa scendere e salire, c’era una scala sulla quale iniziò ad arrampicarsi.
“Tienimela per favore” mi disse soave.
Aprii leggermente le gambe, ed impugnai saldamente la scala, sulla quale salì. Non potei fare a meno di assorbire altro profumo, che mi inebriò, per poi passare alla visione delle gambe che ora potevo vedere nella loro stupenda interezza. Maria parlava e picchiettava il cassone della tenda, ma non ascoltavo. Scostandomi per far finta di scorgere eventuali pericoli. Quel tipo di calze le avevo viste solo nei giornaletti che da giovane trovavo nel cassone della carta vicino casa, dal barbiere no, non avevo il coraggio di guardarli. Ero effettivamente eccitato. Lei dall’alto mi guardò sorridendo, e discese le scale.
“Sembra sistemata… sarà stato il tuo intervento divino!”
“F-forse si” ribattei imbarazzato.
Si volto verso di me e con viso serioso mi disse: “Ti piace quello che hai visto?”
Deglutii vistosamente arrossendo. Non risposi e lei sorrise, prendendo la mia mano ancora salda sulla scala, per baciarla e mettersela tra le gambe.
Sentii una sensazione che non avevo mai provato, ma non mi bloccai, istintivamente la aprii e cominciai a carezzarla, aveva un pelo morbido e sentivo sulle mie dita i suoi caldi umori. Socchiuse gli occhi tenendo il mio polso in quella posizione, mentre con l’altra si abbassava il vestito liberando i due enormi seni.
“Lecca prete” mi ordinò, spostandomi la tesa li in mezzo.
Non capii molto ma ci provai, senza effettivamente riuscirci perché con le sua mano mi premeva contro.
Si fermò e mi spostò sul letto.
“Rimani così, rimani vestito” mi disse. Io spalle sul letto obbedii, lei intanto si era sfilato il vestito e mi montò sopra, aveva solo mutandine bianche di pizzo. Prese a sfregarmi con il suo sesso sul mio membro, carezzando il mio vestito e baciando il mio colletto bianco. Mentre spingeva con i fianchi verso di me, carezzava con i palmi della mano il mio vestito da prete, doveva essere quella la cosa che le aveva innescato la fantasia sessuale, quasi non mi guardava, sembrava ossessionata dal vestito.
Ad un certo punto si girò, mettendo il suo sesso all’altezza delle mie labbra, d’istinto presi a leccarla, era calda e incredibilmente bagnata.
Lei slacciò la cintura, abbassando i pantaloni per poi prendere in maniera decisa il mio pene tra le labbra, cominciò a succhiare e poi a leccare, scendendo con la lingua sino in fondo, per poi proseguire. Mi stava dando un piacere incredibile. Ad un certo punto, mentre la mia lingua era tra le sue gambe, a fondo, prese a gridare spingendo verso di me… “Cazzo vengo, leccaaaa”.
Successe una cosa che mi lasciò basito, un flusso di liquido caldissimo mi inondò il viso, con lei che si contrasse, continuando a gemere di piacere. Quasi soffocai.
“Sei bravo prete…” mi disse, girandomi per poi abbassarmi sino a sotto le natiche i pantaloni. Assunta quella posizione che mi recava imbarazzo, iniziò a leccarmi tra le natiche, facendomi provare un piacere mai neppure immaginato. Mi lasciai andare totalmente, ero vicino al godimento massimo. Lei se ne accorse e tornò a mettermi con la schiena verso il materasso. Il mio arnese era all’apice della sua erezione, lei ci salì sopra e lo infilò tra le sue gambe, iniziando a muoversi in maniera sussultoria. Avevo ancora il suo sapore sul viso, che prese a leccarmi. Sentivo i suoi grandi seni sul mio petto, avrei voluto sentirli sulla mia pelle ma continuava ad impormi il fatto che dovevo rimanere vestito. Continuò così per una decina di minuti, alternando diverse posizioni. Poi prese a toccarsi i seni, e leccarsi i capezzoli che erano turgidi, dopo averli cosparsi di saliva. Questa cosa mi eccitò in maniera incredibile, lei lo percepì e con un movimento deciso si spostò con la bocca verso il mio pene.
“Vieni, ti voglio bere” mi disse guardandomi. Pochi istanti dopo esplosi tra le sue labbra, lo sperma la raggiunse sul viso, tra le labbra e sulla fronte. Prese il mio arnese tra le labbra, per poi concludere leccandomi dolcemente.
Rimanemmo in quella posizione per qualche minuto, in completo silenzio.
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