Lui & Lei
Il primo giorno
Tom_FI
05.06.2013 |
5.197 |
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"Poi fece per sfilarsi i pantaloni e mi disse che voleva sentirlo dentro, io le dissi che non volevo farlo per strada, sentivamo dei passi, non avevamo l'auto, ambedue condividevamo la stanza..."
Storia vera.Giugno di qualche anno fa, quattro giorni a Fermo con un gruppo di Colleghi per un convegno, durante il giorno conosciamo altri Colleghi.
La prima sera andiamo a cena, nel ristorante c'erano altre persone conosciute al convegno, facciamo tavolo insieme.
Dopo cena io lancio a tutti la proposta di fare una passeggiata nel centro storico della bellissima cittadina di Fermo, la risposta è quasi unanime: "sono stanco e preferisco andare a dormire"
Solo una ragazza, Claudia di Venezia, che era seduta quasi di fronte a me accoglie la proposta: "sono stanca anche io ma faccio volentieri una passeggiata".
L'avevo conosciuta nel pomeriggio al convegno, avevamo scambiato due parole, argomenti di lavoro, ragazza un po' timida, elegante, professionalmente preparata.
Nel giro di pochi minuti tutti salutano per andare a dormire.
"Dove andiamo? io non conosco questo posto"
"Neanche io, cerchiamo il centro sotrico".
Passeggiamo senza meta per un'oretta, chiacchieriamo, ci raccontiamo qualcosa di noi.
A volte si parla, ci si fida e confida con perfetti sconosciuti, persone con le quali si condivide qualche ora o qualche giorno, liberamente senza temere il giudizio di mostrarsi se stessi.
Mi racconta con entusiasmo del suo compagno, del suo lavoro, dei Colleghi con i quali è in trasferta.
Io le racconto qualcosa della mia vita e del mio lavoro, un po' in ansia per la relazione che avrei dovuto tenere il giorno dopo al convegno.
Entriamo in una piazzetta piccola ma accogliente, c'è una birreria "prendiamo una birra?" Lei mi risponde "si, andiamo" e mi porge la mano.
Ci prendiamo per mano e dopo un solo passo mi tira verso di lei e in un attimo eravamo con le lingue intrecciate, un bacio passionale di alcuni minuti, desiderio sessuale alle stelle, i nostri corpi si stringono e si strisciano incuranti della gente che ci passeggiava affianco.
Non resistevo dallo stringere il suo bacino sul mio pube, lei apprezzava e gemeva ogni volta che sentiva il mio cazzo eccitato contro di lei.
Magnifici i suoi capezzoli grossi e duri contro il mio torace.
Presi dall'euforia lei mi infila una mano sotto la maglietta e mi carezza il torace, ma dopo pochi istanti la mano scendeva nei miei pantaoloni toccando con mano tutta la mia eccitazione.
A quel punto ebbi un momento di lucidità e le dissi "fermiamoci, rilassiamoci andiamo a bere una birra", lei convenne con me.
Ci sedemmo ad un tavolino un po' appartato e tranquillo all'interno del locale, ricominciammo a chiacchierare come se non fosse accaduto nulla, tutti e due visibilmente imbarazzati.
Solo allora, seduti uno di fronte all'altra, senza il frastuono del convegno, del ristorante, della gente, la guardai con attrenzione e potetti apprezzare tutta la sua semplice bellezza, una donna come tante altre, bella e attraente perchè semplice e spontanea.
Era ormai passata da parecchio la mezzanotte, forse l'una, ci incamminammo verso l'albergo, tutti e due alloggiavamo nello stesso albergo.
Ci tenevamo per mano e ogni tanto ci scambiavamo qualche bacino, ambedue cercando di mascherare l'imbarazzo per quello che era successo prima di entrare in birreria.
A un certo punto, passando in una stradina un po' buia e deserta, riprendemmo a pomiciare, complice l'ora tarda e il silenzio le nostre mani si lasciano andare, due capezzoli grossi come un dito induriti dalla fresca serata, li ho dapprima sentiti con le mani e poi succhiati, le slacciai i pantaloni per infilare meglio la mano nelle sue mutandine e sollecitarle il clitoride, lei piegò leggermente le gambe per farsi penetrare meglio dal mio dito, bagnata al punto tale che credevo fosse pipì ma era solo la sua eccitazione, annusai la mano e sentii il profumo di donna.
Lei smise di carezzarmi il cazzo da sopra i pantaloni e mi slacciò la cinta, la cerniera, me lo tirò fuori e lo afferrò con due mani come si tiene un trofeo appena conquistato. Mi masturbava, mi portava la pelle a coprire completamente la cappella e poi dolcemente giù fino a scoprirla completamente, muoveva le mani come se il mio cazzo lo conoscesse da sempre.
Poi fece per sfilarsi i pantaloni e mi disse che voleva sentirlo dentro, io le dissi che non volevo farlo per strada, sentivamo dei passi, non avevamo l'auto, ambedue condividevamo la stanza d'albergo con altri colleghi, non c'era altra possibilità che continuare a giocare senza penetrarci.
Apprezzò daccapo la mia mano, era talmente eccitata che le mie carezze intime le porvocarono un orgasmo lungo e intenso, cercavo di attutire i suoi gemiti incontenibili baciandola in bocca, per fortuna non ci vide nessuno ... forse.
Ero soddisfatto del piacere che le avevo provocato, non volevo andare oltre, decidemmo di rientrare in albergo.
La mia camera era al primo piano, la sua al terzo ed ultimo, appena entrati in ascensore lei si girò di spalle a me, io non resistetti dall'abbracciarla da dietro e stringere il suo sedere contro il mio membro mai sgonfiato, lei si inchinò per sentirlo meglio fra le natiche in una penetrazione anale immaginaria impedita dai nostri vestiti.
L'ascensore era ormai fermo al tezo piano da qualche minuto, noi in assoluto silenzio continuavamo il nostro gioco erotico, lei si girò verso di me, ci guardammo negli occhi per qualche istante, poi lei si allontanò di un palmo e abbassò lo sguardo sul mio cazzo duro, io le misi le mani sulle spalle e senza alcuna forzatura si inginocchiò davanti a me e lo prese in bocca.
Ormai erano passate quattro o cinque ore dal primo bacio, ero esageratamente eccitato, dopo poco sentivo di non resistere più e per cortesia le allontanai la testa sussurrandole che stavo per venire, lei alzò lo sguardo e mi guardò negli occhi, lo riprese fra le labbra e, sempre guardandomi negli occhi, continuò ...
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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