"Kiry mi stringe i testicoli e continua a muoverlo per non perdere nulla, poi mi guarda e sorride..."
Il sole di Atene non scherza, ma i trentotto gradi di luglio sbiadiscono non appena Kiry inizia a parlare. Per me, quel pomeriggio era iniziato nel peggiore dei modi: mi ero ritrovato a fare da accompagnatore a mia zia e al suo vulcanico gruppo di amiche della terza età. La mia voglia di passare le vacanze a fare da badante, a ricordare di bere acqua e a raccogliere cappellini di paglia volati via era esattamente pari a zero. Poi, è comparsa lei. Kiry ha grandi occhi scuri e profondi, una cascata di ricci castani e indossa un abito di lino leggero che fatica a contenere le sue forme esplosive, a partire da una quinta abbondante che cattura inevitabilmente lo sguardo a ogni suo respiro. È la nostra guida turistica per la visita all'Acropoli, ma è evidente fin dal primo istante che ha tutta l'intenzione di guidare me da un'altra parte.Mentre il resto del gruppo arranca, e mia zia si ferma ogni due passi per commentare la pendenza della salita, Kiry si muove tra i marmi del Partenone con una grazia assoluta. Spiega la storia, certo, ma ogni volta che cita un mito finisce per incrociare il mio sguardo. «Gli antichi dei erano passionali,» dice ad alta voce, sistemandosi un riccio dietro l'orecchio e fissandomi dritto negli occhi mentre l'abito si tende sulle sue curve. «Prendevano sempre ciò che volevano. Soprattutto quando incontravano uno straniero che valeva la pena trattenere».Il primo vero approccio ravvicinato avviene davanti all'Eretteo. Il gruppo di anziane si è leggermente disperso per scattare foto alle Cariatidi, e mia zia sta controllando se nella borsa ha ancora le caramelle all'orzo. Io sono un passo indietro, finalmente solo, a respirare l'aria della cima. Kiry si posiziona esattamente accanto a me, indicando un punto tra le rovine. Il suo braccio sfiora il mio, e la sua vicinanza ravvicinata mi mozza il fiato.«Quella parola incisa significa Xenia, l'ospitalità sacra,» sussurra, con una voce calda e un accento greco terribilmente sensuale. «Significa che noi greci abbiamo il dovere di far sentire gli ospiti amati. E io prendo i miei doveri molto sul serio.»Mi volto, e siamo così vicini che riesco a sentire il profumo di gelsomino e sole sulla sua pelle. Le sorrido, grato che abbia spezzato la noia di quel pomeriggio. «È una legge antica, allora non posso certo rifiutare,» rispondo, stando al gioco. Kiry mi regala un sorriso furbo e magnetico. «Esatto. Sarebbe un'offesa a Zeus,» ribatte, facendomi un occhiolino d'intesa prima di tornare a soccorrere mia zia, che la adora già e continua a ripetermi quanto sia deliziosa "quella bella signorina".Al momento dei saluti, mentre le signore cercano i biglietti del bus e si sistemano i ventagli, Kiry mi si avvicina un'ultima volta con la scusa di lasciarmi un dépliant. Tra le pagine, c'è un bigliettino scritto a mano.«Il tour ufficiale con le tue adorabili signore è finito,» mi dice a bassa voce, con uno sguardo che lascia poco spazio ai dubbi. «Ma stasera ho le chiavi per un'area archeologica chiusa al pubblico. Niente turisti, solo la luce della luna sulle colonne. Ci vediamo all'ingresso secondario alle dieci. Non far arrabbiare gli dei.»Le dieci di sera scattano precise mentre l'aria di Atene si rinfresca appena, portando con sé il profumo di carne alla brace e gelsomino dai vicoli della Plaka. Sgattaiolare fuori dall'hotel è stato un gioco da ragazzi: mia zia e le sue amiche erano così sfinite dal tour pomeridiano che stavano già dormendo, cullate dal condizionatore al massimo. Arrivo all'ingresso secondario dell'area archeologica con i minuti contati. C'è solo un lampione a illuminare il cancello di ferro battuto, circondato da ombre scure. Poi, un leggero rumore di chiavi interrompe il silenzio. Il cancello si socchiude e Kiry fa capolino dall'oscurità. Ha sostituito l'abito da giorno con una canotta nera decisamente scollata, che mette in risalto in modo spettacolare il suo seno generoso, incorniciato da una silhouette che toglie il fiato sotto la luce della luna. I ricci castani sono legati alti in una coda scompigliata, lasciando scoperto il collo.«Puntuale. Mi piace lo straniero che rispetta gli appuntamenti,» sussurra, afferrandomi per un polso e tirandomi dentro l'area transennata prima di richiudere il lucchetto alle nostre spalle con un brivido di complicità.Il contrasto tra il buio delle rovine e i marmi bianchi illuminati dalla luna piena è incredibile. Kiry cammina un passo avanti lungo il sentiero sterrato, muovendosi con la sicurezza di chi conosce ogni singola pietra. Si volta a guardarmi, notando dove cade il mio sguardo, e sul suo viso compare di nuovo quel sorriso furbo. Si ferma proprio davanti a ciò che resta di un antico tempio, appoggiandosi a una colonna di marmo. Incrocia le braccia sotto il seno, un movimento spontaneo che accentua ancora di più le sue forme e fa tendere la scollatura. «Di giorno spiego la storia ai turisti e alle zie. Di notte, preferisco viverla.»Siamo completamente soli, circondati da millenni di storia e immersi in un silenzio irreale. Kiry non aspetta che io risponda a parole. Fa quell'ultimo passo che annulla ogni distanza e mi afferra per i passanti dei jeans, tirandomi contro di lei. Il contatto è immediato, travolgente. Sento la morbidezza calda della sua quinta abbondante premere contro il mio petto e il profumo dolce del suo bagnoschiuma.«Silenzio,» sussurra sulle mie labbra, un attimo prima di baciarmi. È un bacio affamato, profondo, che cancella in un secondo tutta la noia del pomeriggio. Le mie mani trovano subito i suoi fianchi, accarezzando la pelle nuda sopra il bordo dei pantaloni, per poi risalire lungo la schiena. Kiry emette un gemito soffocato contro la mia bocca, incastrando le dita tra i miei capelli e spingendomi indietro, finché la mia schiena non incontra il marmo freddo e liscio della colonna millenaria.Il contrasto tra la pietra fredda dietro di me e il calore assoluto del suo corpo mi fa perdere la testa. Kiry si sfila la canotta nera con un unico movimento fluido, lasciando che i riccioli le ricadano liberi sulle spalle nude, splendida sotto i riflessi d'argento della luna piena. Le sue forme generose e perfette sembrano scolpite nel marmo, vive e vibranti in quel tempio deserto.Kiry si abbassa e lo prende tra i suoi seni; vedo sbucare la punta e lei mi dice che la mia colonna è degna del Partenone. Poi continua con la bocca, passando la lingua lenta dai testicoli fino alla punta, per poi ridiscendere con vortici che mi fanno impazzire. Esplodo dal piacere, sentendolo pulsante e durissimo.La tiro su e le metto una mano tra le gambe, dove sento colare il suo nettare: è bagnatissima. Lo spingo subito dentro e parte un forte orgasmo che risuona nel silenzio. L'appoggio alla colonna e, sollevandole una gamba, la prendo con veemenza. La afferro per i capelli, le bacio la bocca e con una mano le stringo il seno. Gode a ogni colpo deciso e secco, mentre sento i suoi umori colare sulle mie gambe.La giro per godere a pieno; lei stringe le gambe e trema, dicendo qualcosa in greco per me incomprensibile. Credo che stia per venire di nuovo, ed è proprio così: viene e squirta, tremando. Sento le sue gambe cedere, quasi non si reggesse più in piedi. Mi dice: «Riempimi la bocca». La giro e le schizzo tutto il mio nettare; per quanto vengo, vedo qualche goccia cadere tra i suoi seni. Kiry mi stringe i testicoli e continua a muoverlo per non perdere nulla, poi mi guarda e sorride.I nostri sguardi si sciolgono in una risata complice e silenziosa, mentre Kiry si rimette la canotta e si ricompone. Raccogliamo i vestiti, ci infiliamo le scarpe e sgusciamo via oltre il cancello secondario, richiudendo il lucchetto alle nostre spalle. L'adrenalina della notte cede il passo a una dolce e stanca complicità, mentre camminiamo mano nella mano tra i vicoli ancora deserti della città che comincia ad albeggiare.La mattina dopo, la sveglia suona presto nella stanza d'hotel. A colazione, mia zia mi scruta da sopra la tazzina del caffè con un'espressione sospettosa. «Hai una faccia strana stamattina, nipote mio,» sentenzia, sistemandosi gli occhiali da vista. «E da dove viene questo forte profumo di gelsomino? Non mi dire che sei uscito a fare tardi».Abbozzo una scusa credibile sulla stanchezza del viaggio, ma il vero colpo di scena ci aspetta un'ora dopo sul tour bus. Saliamo insieme al gruppo di anziane e, non appena mi siedo nelle file centrali, la nuova guida turistica prende il microfono per dare il benvenuto a bordo. È Kiry. Indossa di nuovo una divisa ufficiale impeccabile, i ricci perfettamente in ordine e un'aria del tutto professionale che non lascia trapelare nulla.«Buongiorno a tutti e benvenuti al nostro secondo giorno di viaggio,» dice con voce chiara e squillante. Poi, mentre il bus si mette in moto, i suoi occhi scuri incrociano i miei attraverso lo specchietto retrovisore del conducente. Mi lancia uno sguardo complice, unito a un impercettibile sorriso d'intesa che capiamo soltanto noi due. Gli dei, dopotutto, continuano a proteggerci.
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