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Usami come sborratoio


di Membro VIP di Annunci69.it G_casanova
25.09.2026    |    110    |    0 6.0
"Prendi il mio giacchetto e partiamo», le ho risposto, senza lasciarle il tempo di replicare..."
Tutto è iniziato nel pomeriggio, quando il mio amico mi ha chiamato nel panico: «Mi dai una mano stasera? Al barista della festa si è bloccata la schiena, ti prego vieni con me a gestire l'angolo bar o sono rovinato». Non ho saputo dirgli di no. Ed è così che mi sono ritrovato dietro a un bancone improvvisato al compleanno dell'amica del mio amico. Non conoscevo nessuno, ma la posizione era perfetta per osservare la serata. Tra i tanti volti, uno ha catturato subito la mia attenzione: una ragazza bellissima, seduta su un divanetto con il fidanzato che le teneva un braccio intorno alle spalle.Eppure, nonostante lui le parlasse all'orecchio, i suoi occhi erano piantati su di me. Sosteneva il mio sguardo per diversi secondi, con un'intensità che toglieva il fiato. C'era un'elettricità immediata, quell'eccitazione pura che nasce dal proibito.Il gioco di sguardi è andato avanti per un’altra mezz’ora, finché lei si è alzata ed è venuta al bancone insieme al fidanzato. Lui sembrava distratto, mentre lei ha puntato i suoi occhi nei miei. «Ciao, ci fai due Gin Tonic?», ha chiesto lui. Mentre preparavo i drink, lei si è sporta verso di me con il respiro accelerato, eccitata dal rischio di farsi scoprire. Quando le ho porto il bicchiere, ha afferrato anche le mie dita, stringendo e prolungando il contatto proprio sotto gli occhi del fidanzato distratto, prima di tornare in sala.Il colpo di scena è arrivato poco dopo. Approfittando del fidanzato che si era allontanato, lei è tornata al bar da sola. Ha fatto il giro ed è entrata nella mia zona con una scusa. Mi si è avvicinata così tanto che sentivo il suo profumo, ha infilato due dita nel taschino della mia camicia e ci ha scivolato dentro un bigliettino piegato. «Chiamami domani. Ma non dirlo a nessuno», ha sussurrato, per poi rimettersi subito accanto al suo ragazzo.Il mio amico, che aveva visto tutto, mi ha tirato una gomitata: «Ma allora l'ho capito perché hai accettato di aiutarmi stasera... Il ghiaccio nei drink serve a te per darti una calmata?». In quel momento lei si è voltata verso il bar per guardare la mia reazione, con un sorriso sicuro di chi pensa di avermi in pugno. Sotto i suoi occhi, ho infilato le dita nel taschino, ho tirato fuori il biglietto e, accennando un sorriso di sfida, l'ho fatto scivolare nel cestino della spazzatura sotto il bancone. Senza nemmeno aprirlo. Il suo sorriso si è spento all'istante, stampato in un misto di shock e orgoglio ferito.Pochi minuti dopo, non resistendo alla provocazione, è tornata al bancone con la scusa di chiedere una bottiglietta d’acqua al mio amico. L'ho anticipato, ho afferrato l'acqua e gliel'ho porta. Nel momento in cui l'ha presa, le ho stretto la mano incrociando le sue dita. Mi sono sporto verso di lei e le ho sussurrato: «Io ti avrei portato via da qui… non so dove, ma non sarebbe stato importante se sto con te, senza aspettare il domani». Le mie parole l'hanno colpita in pieno. È rimasta immobile, poi ha sfilato la mano ed è tornata in pista visibilmente scossa. Più tardi, l'ho vista andare via dalla festa con il fidanzato, ma si è voltata sulla porta un'ultima volta, con un'intensità malinconica.A festa finita, dopo aver pulito il locale, sono uscito in strada. Ho fatto pochi passi sul marciapiede, colpito dall'aria fredda della notte, e mi sono fermato di colpo: l'ho trovata fuori dal locale, appoggiata a un muretto, da sola. Appena ha sentito i miei passi ha alzato la testa. Ho fatto cenno al mio amico di precedermi e mi sono avvicinato a lei.«Pensavo fossi andata via con lui», le ho detto.Lei ha accennato un sorriso leggero, mi ha fissato dritto negli occhi e mi ha confessato: «In realtà ero tornata a casa... ma avevo la curiosità di sapere dove mi avresti portato. E sono tornata qui».«Ho due caschi. Prendi il mio giacchetto e partiamo», le ho risposto, senza lasciarle il tempo di replicare. Sfilo la giacca di pelle e gliela appoggio sulle spalle per ripararla dal freddo. Vado verso la moto, tiro fuori il secondo casco e glielo allaccio sotto il mento, sfiorandole il viso. Saliamo in sella; lei mi stringe forte i fianchi, incollandosi alla mia schiena, e partiamo nel buio della notte.Saliamo i gradini di casa mia in silenzio. Appena apro la porta, lei entra, si guarda intorno e si siede sul divano. Muovendosi con lentezza, inizia a sfilarsi i vestiti come se le dessero improvvisamente fastidio, finché non resta completamente nuda davanti a me. Avvicina le labbra al mio orecchio e mi sussurra: «Voglio essere il tuo sborratoio, voglio che mi riempi tutta».Mi spoglio velocemente e lei comincia a farmelo venire duro. Lo prende in bocca fino in gola; sento i suoi conati di vomito a ogni stantuffo. La tiro su, la prendo in braccio e cominciamo a farlo in piedi, poggiandola con le spalle al muro. Le piace essere presa forte, con decisione. Continuo a spingere, la sento che viene e si contorce, poi mi dice che sono un gran porco. Io le rispondo che non credevo fosse così troia; sentendolo si eccita ancora di più e mi dice: «Sapevo che mi avresti scopato bene e non come quel coglione del mio ragazzo».La prendo, la giro e la metto a pecora. Guardo il suo culetto a mandolino e inizio a prenderla da dietro tirandole i capelli. Le chiedo: «Ti piace così, troia?», e lei mi dice di sì mentre la vedo contorcersi e godere. Mi urla: «Porco, vieni e riempimi!». Mi lascio andare e la riempio tutta. La sento venire di nuovo, trema ed esclama: «Cazzo... che fiume di sborra...». Si sposta, si siede sul divano, me lo prende di nuovo in bocca e mi dice: «Vediamo se ce n’è un altro po’ per dissetarmi, barista…».
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