Lui & Lei
Incontro in valle d’itria.
25.03.2026 |
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"Il sudore di Elena gocciolava sulla mia schiena mentre lavorava furiosamente sopra di me..."
Finalmente, dopo mesi di attesa e infinite telefonate, ero riuscito a liberarmi per andare a trovarla. Mi chiamo Marco e la donna che stavo per riabbracciare è Elena. Avevamo scelto un trullo isolato, immerso nella campagna della Valle d’Itria, lontano da sguardi indiscreti.La stanza era avvolta in una penombra densa, tagliata solo da un raggio di luce arancione che filtrava tra le persiane chiuse. L'aria era pesante, carica di quell'elettricità statica che precede la tempesta o, in questo caso, l’uragano di lussuria che stava per scatenarsi. Restai in piedi al centro della camera, nudo, con le mani giunte dietro la schiena. La mia postura era rigida, ma non per paura: era la tensione di un corpo che si preparava a essere posseduto da una forza superiore.
Elena entrò senza fare rumore. Indossava un completo rosso fuoco che fasciava a fatica le sue forme, mettendo in risalto la curva dei fianchi e la pienezza delle cosce. I suoi occhi azzurri mi fissarono, valutandomi come un predatore fa con la preda; c'era una fame bruciante in quel guardo, un bisogno disperato di sfogo. Si avvicinò lentamente, lasciando che il suo profumo muschiato, un misto intossicante di gelsomino e desiderio, mi invadesse le narici.
Senza dire una parola, allungò la mano e mi afferrò con decisione, tirandomi a sé con un movimento brusco. Le nostre labbra si scontrarono in un bacio che era più un morso che una carezza: i denti graffiavano, le lingue lottavano per il dominio in una danza umida e violenta. Gemetti contro la sua bocca, alzando d’istinto le mani per afferrarle i fianchi, ma lei mi bloccò subito.
"Niente mani," sibilò contro le mie labbra gonfie. "Oggi fai quello che dico io."
Mi spinse all'indietro finché le mie gambe non urtarono il bordo del letto. Caddi tra i cuscini con un tonfo sordo ed Elena mi seguì immediatamente, arrampicandosi su di me con l'agilità di una pantera. Posizionò le ginocchia ai lati della mia testa, intrappolandomi tra la sua carne calda e profumata. Abbassò il bacino, portando la sua intimità già bagnata a pochi centimetri dal mio viso.
"Leccami," ordinò, con voce rauca e imperiosa. "E non fermarti finché non sarò soddisfatta."
Non esitai. Affondai il viso tra le sue cosce, investito dal calore e da un’umidità torrenziale. Passai la lingua lungo le sue labbra, assaporando il gusto dolce e salino della sua eccitazione. Elena ebbe un sussulto, intrecciò le dita nei miei capelli e mi spinse con forza ancora più a fondo contro di lei.
Lavorai con esperienza, tracciando cerchi precisi intorno al clitoride turgido prima di succhiarlo con vigore. Lei gridò, inarcando la schiena in una curva impossibile. Era insaziabile: ogni volta che trovavo un ritmo, ne pretendeva uno più serrato, più duro.
"Sì, così..." gemeva tra respiri affannosi. "Spingi la lingua dentro. Voglio sentirti tutta."
Obbedii, esplorando le pareti calde e contratte del suo piacere. Elena iniziò a muovere i fianchi con frenesia, usandomi come un oggetto per il suo godimento. Il suono bagnato delle mie leccate riempiva la stanza, accompagnando i suoi gemiti crescenti.
L'orgasmo la travolse come un treno in corsa. Il suo corpo si irrigidì e le sue cosce serrarono la mia testa in una morsa quasi soffocante. Un urlo liberatorio le scoppiò in gola mentre sentivo il suo piacere pulsare contro la mia bocca. Ma non era finita. Mentre continuavo a bere la sua essenza, un secondo orgasmo, ancora più violento, la scosse interamente. Il suo corpo esplose: un getto caldo mi colpì il viso, bagnandomi dalla fronte al mento. Mi marcò completamente, coprendomi del suo umore più intimo.
Elena tremava, preda delle ultime convulsioni, finché il flusso non si attenuò in un gocciolio irregolare. Si lasciò cadere al mio fianco, il petto che sussultava furiosamente. Mi guardò con un sorriso predatorio, mentre una macchia scarlatta di piacere le accendeva il decolleté.
"Bravo... non sapevo cosa mi fossi persa finora," sussurrò, raccogliendo con un dito una goccia sulla mia guancia per assaggiarla. "Ma non abbiamo finito. Ora tocca a me divertirmi con te."
Si alzò con una fluidità sorprendente. Dal comodino estrasse un involucro di silicone viola: un dildo dalle dimensioni generose, ricurvo e venato. Il mio cuore iniziò a martellare contro le costole; il mio sesso, già turgido, pulsò per l'anticipazione.
"Girati," comandò.
Mi misi carponi, con le mani affondate nei cuscini e il corpo vulnerabile. Elena mi accarezzò i glutei, poi le sue dita scivolarono nella fessura, massaggiando con cura per prepararmi. All'improvviso, sentii il freddo del lubrificante versato direttamente su di me. Lo stese con la punta del dildo, premendo contro l'entrata.
"Rilassati," disse, dandomi un leggero schiaffo sulla natica. "Prendilo tutto."
Iniziò a spingere. La testa del dildo superò la resistenza iniziale ed entrò con un suono umido. Gemetti per la sensazione di pienezza assoluta che mi invadeva. Elena non ebbe pietà: spinse centimetro dopo centimetro, affondando il colpo con un ritmo brutale e cadenzato. Ogni spinta mi strappava un grido, mentre venivo proiettato in avanti contro lo schienale del letto.
"Ti piace?" chiese lei, tesa per lo sforzo fisico. "Ti piace quando ti possiedo così?"
"Sì... sì! Più duro!" gridai con la faccia affondata nel cuscino.
Elena aumentò l'intensità, afferrando il dildo con entrambe le mani per avere più leva. Lo ruotò leggermente e la parte ricurva colpi la prostata con precisione chirurgica, inviando scosse elettriche in tutto il mio sistema nervoso. Era un'estasi totale, un misto di dolore e piacere estremo. Mi sentivo svuotato di ogni volontà, aperto e usato dal suo desiderio.
Il sudore di Elena gocciolava sulla mia schiena mentre lavorava furiosamente sopra di me.
"Voglio sentirti venire," sibilò, mordendomi la spalla. "Fallo per me."
Fu la fine. Sentii l'orgasmo montare dalla base della colonna vertebrale come una marea inarrestabile. Il mio sesso pulsò, liberando getti caldi contro le lenzuola senza che nessuno lo toccasse. Gridai, un suono animale di pura liberazione, mentre il mio corpo si contorceva sotto il suo peso.
Lei continuò a spingere con vigore anche durante il mio orgasmo, prolungando il piacere fino al limite dell'insostenibile. Solo quando smisi di tremare, crollando esausto, Elena si fermò, sfilando il silicone con un suono bagnato. Si sedette accanto a me, ansante e imperlata di sudore. Mi voltai a guardarla con occhi velati di gratitudine e sottomissione. Mi passò una mano tra i capelli, un gesto quasi tenero dopo tanta violenza.
"Sei stato bravo," disse sorridendo. "Ma la prossima volta... non sarò così gentile."
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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