Lui & Lei
L'architetto
21.02.2026 |
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"Ogni pausa è solo un modo per cambiare angolazione, per trovare un nuovo modo di sentirci..."
Fondamentalmente è iniziato tutto come iniziano le cose pericolose: con una battuta.Lei era lì, in mezzo a centinaia di messaggi, desiderata come un premio raro. Sul sito erano tutti pronti a contendersi la sua attenzione. Ricevere una sua risposta era come vincere un terno al lotto, qualcosa che accade ma che non ti aspetti davvero.
Architetto. Sguardo tagliente. Intelligenza che si percepiva già dalle poche parole scritte nel profilo. Una donna abituata a misurare, valutare, criticare. Una che non si concede facilmente.
Le scrivo con leggerezza, quasi per gioco. Una battuta secca, ironica.
Risponde. Fredda, misurata. Diffidente.
E lì comincia il gioco.
Il ghiaccio non si rompe: si scioglie piano. Come qualcosa che sa di dover cedere ma non vuole farlo troppo in fretta. Le parole diventano meno rigide. I messaggi più lunghi. Le pause più cariche. Poi le prime foto osé, inviate come una sfida silenziosa. Non pornografia. Promessa. Anticipo. Suggestione.
Iniziamo a dire cosa faremmo se fossimo uno davanti all’altra. Non è ancora realtà, ma è già desiderio concreto. E quando il desiderio diventa troppo grande per stare dentro uno schermo, lei prende l’iniziativa: “Vediamoci. Oggi.”
Io seguo.
C’è una parte di me fragile, vulnerabile, che si lascia trascinare dall’intensità del desiderio altrui. Sono succube di quella forza. Mi sento come una preda che, invece di fuggire, gode all’idea di essere raggiunta. Il mio spirito da gran troia non riesce a dire di no.
Non voglio dire di no.
Ci vediamo in Vittorio Emanuele. Un posto modesto, affollato, pieno di vite che si incrociano senza sapere cosa sta per accadere a pochi metri da loro. Ci sediamo. Un gin tonic a testa. Il ghiaccio che tintinna nel bicchiere sembra scandire il tempo tra uno sguardo e l’altro.
All’inizio siamo composti. Educati. Quasi professionali.
Parliamo di lavoro, di città, di ambizioni.
Poi qualcosa cambia.
Le difese iniziano a cadere. L’alcol fa il suo lavoro serpentino. Non ci spoglia ancora i vestiti, ma toglie l’armatura. Gli sguardi si fanno più lunghi. Le pause più pesanti. Le parole meno necessarie.
Mi dice che casa di un suo amico è poco distante.
Ci alziamo senza dirlo davvero.
Il portone si chiude alle nostre spalle. L’androne amplifica il suono dei passi. L’ascensore è uno spazio stretto, carico. Le distanze si accorciano quasi per necessità. Sento il suo profumo, il calore del suo corpo.
La fame ruggisce.
La bacio. Un bacio pieno, affamato, urgente. Le mani cercano, esplorano. Non c’è più attesa, solo impulso. Lei risponde, mi spinge contro la parete dell’ascensore, il respiro già irregolare.
Il quarto piano arriva troppo in fretta.
Entriamo.
L’appartamento è piccolo ma accogliente. Un ambiente raccolto, quasi intimo già di suo. Sul tavolo del salone noto un barattolo con una cima d’erba enorme. Sorrido. Ne stacco un pezzo, la sminuzzo tra le dita con calma studiata.
Mi siedo sul divano. Lei si sistema dall’altro lato, poi lentamente allunga le gambe sulle mie. I suoi piedini si muovono con innocenza apparente, ma il gioco è chiaro. Mentre preparo la cartina, sento la pressione, il ritmo, il suo divertimento nel vedere quanto effetto ha su di me.
Accendiamo. Fumiamo. Il tempo si dilata.
Le massaggio i piedi, lentamente, con una cura quasi religiosa. Le dita scorrono sulle calze nere finché il tessuto cede. Si rompe. Un dettaglio piccolo, ma irreversibile. Come noi in quel momento.
Il divano non basta più.
I baci diventano più profondi, più sporchi, più carichi di saliva e urgenza. Non c’è più conversazione. Solo suoni. Respiri. Le sue mani stringono il divano mentre i suoi piedini cercano la mia pelle dura, quella al centro dell'inguine. Il mio cazzo era pronto, nell'attesa si mostrava sulla superficie del pacco del pantalone.
Ci spostiamo in camera.
La luce è soffusa. I vestiti cadono a terra uno alla volta, senza fretta ma senza esitazione. Il desiderio è ormai totale, ci spogliamo e siamo completamente nudi. Metto il preservativo con un gesto rapido. Non c’è romanticismo. C’è fame, c'è il desiderio animale intrinseco in noi.
Il ritmo parte lento. Poi cresce. Diventa più deciso, più intenso. Il letto scricchiola, i respiri si spezzano. Ci fermiamo a tratti, l’effetto dell’erba che rallenta i riflessi, amplifica le sensazioni. Ogni pausa è solo un modo per cambiare angolazione, per trovare un nuovo modo di sentirci.
Lei sopra di me si muove con sicurezza, con controllo. Non è più diffidente. È padrona del momento, è la mia padrona, più grande di me... quindi mi dice che sono un ragazzino, mentre affonda nel mio cazzo duro, sono un ragazzino: mi apre la bocca, ci sputa dentro, mi tira il viso, mi prende col collo, e nel mentre qualcosa di liquido scorre sul mio cazzo diro. È all'apice. Io mi lascio guidare e allo stesso tempo la stringo, la mordo, ciuccio i suoi capezzoli mentre ho la bocca piena della sua bava e della mia, la assaporo come se volessi sottomettermi a un potere più grande di me.
Il piacere cresce come un’onda che non vuole rompersi troppo presto.
Quando viene, lo sento nel modo in cui il suo corpo perde tensione per un istante e poi si contrae tutto insieme. È un momento potente, quasi violento nella sua intensità. Concludo con una leccata lunga, baciando il suo corpo, ma assaporando tutto ciò che ha da offrire, mentre il suo corpo si contorce un'ultima volta. Apice del nostro folle gioco di ruolo.
Sul più bello lei si accoccola, improvvisamente stanca. Si mette a dormire come se tutto fosse stato naturale, semplice.
Io resto sveglio un attimo, con il cuore ancora accelerato.
Avrei voluto venire anche io. E farle vedere di più della mia sfaccettatura dominante, quella che ti prende la boccuccia e versa al suo interno i migliori succhi del proprio corpo.
Ma a volte non è affatto così importante.
A volte quello che conta è aver vissuto un momento di pura, spudorata, totale complicità. Un’esplosione condivisa. Un frammento di tempo in cui due sconosciuti hanno deciso di smettere di fingere e di consumarsi fino in fondo.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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