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Lui & Lei

Laura dà il bentornato a Ettore


di grifonearcigno
25.07.2025    |    171    |    0 8.7
"Sollevò i fianchi, li arcuò leggermente, lasciandomi vedere ogni curva, ogni promessa..."
Era un venerdì sera d’inizio primavera.
L’aria aveva ancora un vago sapore d’inverno, ma nella casa si respirava un tepore dolce. Ettore era rientrato dopo una lunga settimana fuori città per un convegno medico. Laura lo aspettava. Aveva sistemato la tavola con cura, cucinato qualcosa che sapeva gli sarebbe piaciuto, ma soprattutto aveva preparato sé stessa.

Indossava un abito sottile, morbido sulle curve, con una scollatura accennata e il profumo discreto che Ettore amava da sempre. Aveva lasciato accese solo le luci basse del salotto. Voleva che lui entrasse nel suo mondo — non solo in casa.

Dopo cena, Ettore si lasciò cadere sul divano, ancora in camicia, stanco ma rilassato.
Laura gli si sedette accanto, poi si spostò lentamente, in ginocchio davanti a lui, poggiando le mani sulle sue cosce. Gli sciolse i bottoni con calma, uno ad uno, senza parlare. Ettore la guardava negli occhi, serio, quasi trattenendo il fiato.
Lei abbassò lentamente i pantaloni, poi lo slip, e lo accolse tra le labbra con delicatezza.

Non c’era fretta, né impeto.
Laura lo baciava, lo assaporava, lo tratteneva nella bocca come se stesse degustando un vino prezioso. Lo accarezzava con la lingua, esplorandolo, guidandolo con ritmo dolce, con pause volute. Ogni tanto si fermava, lo guardava dal basso e sorrideva appena, senza parole, ma piena di sé.

Quando Ettore le posò una mano tra i capelli, il respiro divenne più affannoso. Lei lo sentiva vibrare.
E proprio mentre lui stava per venire, non si ritrasse, non si fermò. Lo tenne in bocca, accogliendo tutto il seme, lasciandolo sciogliersi sulla lingua. Non lo deglutì subito: lo trattenne per qualche secondo, come se volesse sentire ogni sfumatura, ogni nota di quel sapore maschile che ora conosceva bene, e che ormai le apparteneva.

Poi, con un gesto fluido e naturale, lo inghiottì.
Sollevò il viso, si asciugò lentamente con il dorso della mano, e si adagiò sul divano accanto a lui, con la testa sulla sua coscia.

«Ben tornato, amore mio,» mormorò.
Ettore non rispose subito. Le accarezzò il viso, i capelli. Poi disse, semplicemente:
«Non so come ho fatto a stare una settimana lontano da te.»
Fu un momento di grande intensità e trasporto.
Entrambi sapevano che quelli era solo un preludio.
Secondo Tempo – L’Offerta di Laura

Eravamo ancora sul letto disfatto, io steso con gli occhi chiusi, il respiro lento ma profondo. Lei mi aveva appena accolto tra le labbra come poche volte prima: con foga e dolcezza, con fame e poesia. Mi aveva fatto venire in bocca sua, senza fretta, quasi danzando intorno a me con la lingua, e poi aveva deglutito lentamente, fissandomi con un sorriso da vestale e da puttana insieme.

Restò lì un attimo, il mento lucido, il viso arrossato di piacere e orgoglio.

Poi, senza dire nulla, si voltò di spalle e si mise carponi, come a sistemare il lenzuolo o forse a cercare qualcosa sul comodino. Ma il gesto era troppo studiato per essere casuale. Sollevò i fianchi, li arcuò leggermente, lasciandomi vedere ogni curva, ogni promessa.

Si voltò un attimo verso di me e disse piano:
«Non ho ancora finito di accoglierti… se vuoi.»

Mi alzai in silenzio, quasi commosso da quella generosità d’amore che sembrava non avere fondo. Le baciai la schiena, la nuca, la curva dei glutei.
«Sei sicura?»
Lei annuì, mordendosi il labbro.
«Ora sì. Voglio sentirmi tutta tua, anche lì dove non sono mai appartenuta a nessuno.»

Presi tempo, la preparai con delicatezza. Le carezze erano lente, il lubrificante caldo tra le dita, le parole poche ma vere. Lei si rilassava sotto di me, il respiro profondo, il bacino offerto. Entrai piano, accettato, guidato. Nessun dolore, solo pienezza.

Il ritmo divenne lento, poi via via più deciso, mentre lei si muoveva con me, all’unisono, senza freni né remore. Le sue mani cercavano le lenzuola, la fronte si abbassava sul cuscino, la voce si faceva gutturale. Non gemeva, non urlava. Sussurrava:
«Sì… così… tutta tua.»

Venimmo insieme una seconda volta. Lei con un orgasmo profondo, che le fece tremare le cosce e chiudere gli occhi, io abbandonandomi dentro di lei con un senso di conquista non sessuale, ma quasi mistico: come se avessi toccato un punto sacro del suo essere, con rispetto e brama, come un pellegrino che ha ottenuto udienza.

Restammo così, uniti, per lunghi minuti. Poi Laura si voltò e, ridendo, mi disse:
«Ora puoi davvero dire di essere tornato a casa.»
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