Lui & Lei
Puglia e Molise, dove il desiderio non dorme!
Lucifer93
10.03.2026 |
171 |
3
"Mi prese con una foga animalesca, le mani strette nei miei capelli mentre mi possedeva da dietro..."
In una notte d’estate torrida e umida, al confine tra due terre, una donna consapevole del proprio potere — la Leonessa — si spinge oltre ogni limite. Tra incontri fortuiti, sguardi magnetici e il brivido della trasgressione sotto gli occhi di spettatori muti, la protagonista vive un'escalation di piacere che culmina tra le rocce selvagge bagnate dall'Adriatico. Un racconto crudo, carnale e profondamente libero, dove il desiderio non conosce confini.
IL RACCONTO
Era una di quelle notti d’estate in cui l’aria è così densa e carica di umidità da incollarsi addosso come una seconda pelle. Al confine tra Puglia e Molise, dove la litoranea si perde nel buio, il respiro del mare portava con sé l’odore del sale e della terra bruciata dal sole.
Io ero lì, una leonessa in cerca di prede, avvolta nel mio abito in pelle nera lucida. Era corto, così corto che ogni mio passo faceva salire l’orlo, rivelando la pelle nuda e il pizzo nero trasparente del body che premeva contro i miei seni eccitati. I miei capelli erano una criniera selvaggia e le labbra un incendio di rosso fuoco che brillava sotto la luce fioca dei lampioni.
Il silenzio della notte fu spezzato dal rombo di un Vespino. Era Gigi. Lo guardai scendere: aveva l’aria sfacciata di chi non chiede permesso. Quando i suoi occhi scivolarono sulle mie curve, sentii la tensione elettrica.
— "Andiamo in spiaggia," — disse con voce ferma.
Senza rispondere, mi sfilai i tacchi alti e iniziai a camminare a piedi nudi sulla sabbia che conservava ancora il calore feroce del pomeriggio. Sentivo i granelli infilarsi tra le dita, un solletico che risaliva lungo le gambe mentre la sua mano stringeva la mia con una forza possessiva.
Sotto una luna d’argento, Gigi si mise a nudo. Era un Bronzo di Riace: muscoli guizzanti, la pelle ambrata che profumava di tabacco e mare. Mi sfilò l’abito di pelle con un fruscio eccitante, lasciandomi solo con quel body di pizzo. Ci gettammo sulla sabbia tiepida, rotolandoci mentre il sudore rendeva i nostri corpi scivolosi. Il bacio fu un assalto di lingue. Iniziai a esplorare il suo corpo con la bocca, scendendo con fame lungo il suo ventre scolpito.
Poi lui mi girò e mi prese di spalle. Sentii ogni centimetro di lui mentre mi penetrava con colpi secchi e potenti. In lontananza, il bagliore di un falò illuminava due ombre mute che ci guardavano, alimentando la mia voglia di essere posseduta senza freni.
Dopo quella tempesta, camminammo verso il falò, dove una coppia di camperisti ci attendeva con calici di vino bianco ghiacciato. Lui era un uomo maturo dagli occhi di ghiaccio; lei una bionda mozzafiato. Il vino scivolava in gola mentre l’atmosfera diventava torbida. Il marito voleva vedere la sua donna sottomessa dalla mia forza. Non me lo feci ripetere: mi avventai sulla bionda, le mani affondate nei suoi capelli, la sbattei con una foga animalesca sotto lo sguardo eccitato del marito, finché non esplodemmo tutti in un unico grido.
Tornai in auto, ma la leonessa non era ancora sazia. Apparve Mirko: biondo, lineamenti affilati e un fisico scattante. Lo feci stendere sul cofano della macchina, ancora caldo. Gli sbottonai i pantaloni e liberai il suo membro, grosso e impaziente. Lo divorai con la bocca finché non mi prese e iniziò a spaccarmi con colpi violentissimi contro il metallo. Intorno a noi una cerchia di guardoni cercava di allungare le mani, ma io ero la loro regina proibita: potevano solo guardare.
Proprio allora, i miei occhi incontrarono un nuovo sguardo. Era un ragazzo bellissimo, con capelli ricci e occhi verdi magnetici. Si avvicinò con la lentezza di un predatore.
-"Vedo che la Leonessa ha ancora fame,"- sussurrò.
Mi sollevò di peso contro la fiancata dell'auto e, davanti a tutti, mi scostò il pizzo del body, lasciando che la mia intimità fosse esposta ai loro sguardi. Iniziò a possedermi lì, con colpi profondi e spietati, mentre i nostri sguardi rimanevano incatenati. Ma la sua perversione andava oltre. Mi trascinò verso la scogliera, in un incavo bagnato dagli schizzi delle onde.
Lì, nel buio totale, mi mise a carponi contro la pietra ruvida. Mi prese con una foga animalesca, le mani strette nei miei capelli mentre mi possedeva da dietro. Era un atto di dominio reciproco; esplodemmo in un orgasmo violento, mentre l'alba tingeva l'orizzonte di rosa.
Tornai a casa nel silenzio del mattino. Sotto il getto dell’acqua calda portai via la sabbia e il sale, ma non il ricordo di quei brividi. Mi infilai tra le lenzuola fresche con un sorriso: quella notte sarebbe rimasta scolpita dentro di me come un’esperienza di libertà assoluta. La Leonessa non smetterà mai di cercare il suo ruggito. E sicuramente, là fuori, ce ne saranno molte altre.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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