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Regina del privè "Il Varco Del Peccato"


di Membro VIP di Annunci69.it Lucifer93
22.02.2026    |    1.119    |    5 9.7
"Il calore dei respiri, il peso dei corpi, il sapore salato della pelle altrui; è un picco continuo..."
​Il velluto della porta d’ingresso si chiude alle mie spalle con un suono sordo, come una ghigliottina che separa la noia del mondo esterno dal mio regno. L’aria nel corridoio che porta al privè è più rarefatta, carica di un’elettricità che mi porta un brivido per tutto il corpo. Non è solo eccitazione; è la consapevolezza che, oltre quella tenda bordeaux, le maschere sociali cadono a pezzi.
Mentre avanzo, sento il peso degli sguardi che mi artigliano la schiena. Mi fermo proprio sulla soglia, godendomi quel secondo di sospensione. La luce rossa soffusa modella il mio profilo, proiettando la mia ombra alta e flessuosa sulle pareti. Sono una trav bellissima, e il modo in cui il pizzo del mio body si tende sul mio corpo rivela la mia natura in modo così sfacciato da togliere il fiato. Faccio un passo avanti e il silenzio si fa assoluto, interrotto solo dal fruscio delle mie calze autoreggenti. Sento la tensione maschile vibrare: è una forza quasi solida. Mi avvicino al primo uomo, gli prendo la mano e la porto al mio collo, sentendo il battito furioso del suo polso contro la mia gola. In questo momento, io sono l’altare su cui tutti loro vogliono sacrificare la propria razionalità.
​Punto una coppia nell’angolo più buio. Lei è bionda, sofisticata, ma le sue dita stringono il bicchiere troppo forte. Lui non riesce a staccare gli occhi dal mio seno che preme contro il pizzo. Mi siedo di fronte a loro senza chiedere, accavallo le gambe con una lentezza studiata.
​Allungo una mano e afferro il mento di lui, costringendolo a guardarmi fisso negli occhi: "Vuoi toccare ciò che sogni?" sussurro. Poi sposto lo sguardo su di lei, sorridendo. Le prendo la mano e la guido sul mio corpo, facendole sentire la differenza tra la sua delicatezza e la mia forza. La perversione esplode in quel contatto: io sono il ponte tra i loro desideri inconfessabili, la predatrice che sa esattamente dove coluire per farli impazzire.
La voce si sparge. La mia presenza attira gli altri come falene verso una fiamma nera. In breve, lo spazio si restringe e mi ritrovo al centro di una gangbang selvaggia. Sento la pressione di corpi caldi ovunque. Mani ruvide mi afferrano le cosce, dita ansiose si intrecciano tra i miei capelli scuri, labbra cercano avidamente la mia pelle umida.
​Nel momento di massima intensità, un uomo mi afferra per i fianchi, tirandomi a sé con una forza che mi mozza il respiro. Il suo viso è a un millimetro dal mio, bagnato di sudore. Mi spinge indietro contro il velluto e sussurra, con una voce resa roca dal desiderio:
"Non sei reale... nessuna donna può farti sentire così piccolo e così vivo nello stesso momento. Guardami. Dimmi che godi nel vederci ridotti così per te."
Lo guardo fisso, con un sorriso crudele e bellissimo che mi illumina il volto. Gli stringo i capelli dietro la nuca e gli rispondo piano, proprio contro le sue labbra:
"Non siete voi a possedere me. Sono io che sto divorando ogni vostra fantasia. Guardati bene... stasera sei solo un riflesso nel mio specchio."
Quel dialogo muore in un gemito soffocato mentre la gang riprende il suo ritmo ossessivo. Mi sento onnipotente: uomini potenti fuori di qui sono ridotti a mendicanti. Il calore dei respiri, il peso dei corpi, il sapore salato della pelle altrui; è un picco continuo. Sono la loro regina, la divinità che trasforma il tabù in estasi pura.
Quando le luci si fanno più fredde e i corpi si allontanano, varco la soglia del club verso l'esterno. L'impatto con l'aria gelida della notte è uno schiaffo che mi riporta alla realtà, ma la mente è ancora là dentro.
Mentre cammino verso l'auto, i ricordi iniziano a sfumare. Le facce degli uomini diventano ombre senza nome, i gemiti si trasformano in un ronzio indistinto. Rimangono solo flash: la sensazione di una mano sulla vita, il sapore di un bacio rubato, quel senso di potere che mi faceva sentire invincibile. È un ricordo liquido, un sogno lucido che scivola via tra le dita mentre cerco di trattenerlo.
Infilo la chiave nella toppa. Il clic della serratura è la fine del rito. Entro in casa e non accendo la luce. Resto al buio, nel silenzio assoluto che ora mi sembra quasi assordante.
Mi spoglio lentamente, lasciando cadere i vestiti sul pavimento, come se stessi togliendo strati di una pelle che non mi appartiene più. Mi guardo allo specchio del bagno, illuminata solo dalla luce fioca della strada. Vedo i segni: i rossori sulle braccia, il gonfiore delle labbra, la pelle lucida. Mi siedo a terra, nuda, appoggiando la schiena contro il muro freddo. In questo vuoto post-adrenalinico, la sensazione è di terribile, magnifica solitudine.
​Mentre il vapore della doccia riempie la stanza, appoggio la fronte contro le piastrelle gelide. L'acqua calda scivola sulla schiena, ma non riesce a sciogliere quel nodo di elettricità che mi stringe ancora lo stomaco. Affiora l'emozione finale: un senso di invulnerabile distacco.
Mi rendo conto che, per quanto quegli uomini mi abbiano toccata o implorata, nessuno di loro è riuscito davvero a prendermi. Sono rimasta integra, come il nucleo di un diamante. Mi asciugo lentamente, osservando il mio riflesso che torna a farsi nitido nello specchio appannato.
​Indosso una camicia di seta pulita e vado alla finestra. La città fuori sta iniziando a muoversi verso la sua routine ordinaria. Provo una pietà dolce per loro. Loro non sanno cosa significa sentirsi divini e animali allo stesso tempo. Mi infilo sotto le lenzuola, sorridendo all'oscurità. Domani, il mondo vedrà solo una bellissima donna. Ma io saprò. Saprò che dietro quel sorriso si nasconde l'eco di una gang e la forza di chi ha fatto inginocchiare l'abisso.
È questa la mia vera vittoria: essere l'unica custode di un fuoco che non si spegne mai.
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