Quel maledetto uomo sposato 1
SecretPerv
Aveva detto di no almeno tre volte.
Non voleva incontrarmi, non voleva complicazioni e, soprattutto, non voleva avere a che fare con un uomo sposato .
Eppure continuava a rispondermi.
Ogni messaggio era una sfida, ogni provocazione un modo per nascondere una curiosità che non voleva ammettere.
«Non pensare che bastino due parole per convincermi», mi scrisse ad uno dei numerosi messaggi.
Sorrisi davanti allo schermo, sapevo che la mia preda era in balia della tentazione.
«Non ho intenzione di convincerti. Se non vuoi incontrarmi, va bene così.»
Passarono alcuni minuti.
Poi arrivò la sua risposta.
«Tutto qui?»
«Che cosa ti aspettavi?»
Non rispose subito.
Per la prima volta, sembrava essere lei quella senza una frase pronta.
Nei giorni successivi cominciò a cercarmi più spesso. Prima con una domanda banale, poi con una battuta, infine con messaggi che arrivavano sempre più tardi, quando il silenzio della sera rendeva difficile ignorare i pensieri.
La sua sicurezza sembrava vacillare ogni volta che non cercavo di rincorrerla.
Una sera fu lei a proporre un incontro.
«Un caffè. Niente promesse e niente aspettative.»
Non le risposi ovviamente.
Passarono pochi giorni e sentivo di dover portare al termine quello che avevo cominciato!
Allora le scrissi:
“Ci vediamo al M****s Milla stasera”.
Non mi rispose , ma io mi presentai lo stesso.
Quando entrò, la riconobbi immediatamente.
Aveva un'espressione decisa, ma le sue dita tradivano una certa agitazione mentre si sistemava i capelli.
«Pensavo fossi diverso», disse sedendosi.
«Mi conosci appena.»
«Appunto.»
Parlammo a lungo. Di cose semplici, di desideri mai confessati, di quella strana attrazione che nasce proprio quando qualcuno sembra non volerci concedere alcuna certezza.
Non provai a forzare la situazione.
Quando arrivò il momento di salutarci, le augurai una buona serata.
Fu lei a fermarmi.
«Non vuoi chiedermi di rivederci?»
La guardai negli occhi.
«Lo vorresti?»
Abbassò lo sguardo per un istante.
«Forse.»
«Quando lo saprai, dimmelo.»
Me ne andai senza aggiungere altro.
Quella notte ricevetti un messaggio.
«Sei irritante, lo sai?»
«Me l'hanno detto.»
«E anche troppo sicuro di te.»
«Non sempre.»
Comparvero i tre puntini. Scomparvero. Poi tornarono.
«Vorrei rivederti.»
Questa volta non c'erano scuse né provocazioni.
Ci incontrammo qualche giorno dopo, lontano dal rumore della città.
L'atmosfera era diversa. Lei non cercava più di dimostrare di avere tutto sotto controllo. Mi osservava con una curiosità aperta, quasi volesse capire che cosa sarebbe successo se avesse smesso di combattere quella tensione.
«C'è una cosa che devo dirti», sussurrò.
Aspettai.
«Mi piace quando prendi l'iniziativa. Quando sei sicuro di quello che vuoi.»
Mi avvicinai lentamente, lasciandole tutto il tempo per decidere se accorciare la distanza.
Fu lei a farlo.
Il nostro bacio cancellò le ultime battute ironiche, lasciando spazio a un silenzio carico di emozione.
Quando mi allontanai appena, mi guardò come se volesse protestare.
«Perché ti fermi?»
«Perché voglio sapere che lo desideri anche tu.»
Mi prese la mano.
«Lo desidero.»
La sua voce era più ferma di quanto avessi immaginato.
Le chiesi che cosa volesse davvero da quella serata. Mi rispose senza più nascondersi dietro le sue difese.
Voleva lasciarsi andare, voleva sentirsi desiderata, voleva che fossi io a guidare quel gioco di seduzione, purché potesse sempre scegliere e fidarsi.
Le sorrisi.
«Allora dimmelo tu.»
Mi fissò, arrossendo appena.
Poi si avvicinò al mio orecchio e confessò, con un filo di voce, ciò che fino a pochi giorni prima non avrebbe mai avuto il coraggio di ammettere.
«Ti prego, non farmi più aspettare così. Voglio stare con te.»
La baciai di nuovo, senza fretta.
Quella sera capii che la sua resa non consisteva nell'essere stata convinta contro la propria volontà.
Era qualcosa di molto più intenso: aveva smesso di fingere indifferenza e aveva scelto, finalmente, di mostrarmi il suo desiderio.
E quando mi prese per mano per andare via insieme, fu lei a sussurrarmi:
«La prossima volta, però, non lasciarmi essere sempre io a chiedertelo.»
Sorrisi.
«La prossima volta, vedremo quanto sarai brava a mantenere quella promessa.»
Lei rise, stringendomi la mano.
La sfida, ormai, era diventata reciproca.
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