Lui & Lei
#S. - M.
10.03.2026 |
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"Lei rise piano — una risata bassa, soddisfatta — e disse: "Non lo facevo da tanto"
Non specificò cosa..."
# S. — M.La prima volta che vidi il suo profilo, mi fermai.
Non è una cosa che faccio spesso. Scorro, come tutti, con quella distrazione abitudinaria di chi cerca qualcosa senza sapere bene cosa. Ma il suo profilo mi bloccò. Una donna di cinquant'anni, bionda, con quelle curve che non chiedono scusa a nessuno. In una foto indossava un completino di pizzo rosso — reggiseno e slip, niente di più — e guardava l'obiettivo con un'espressione che non era provocazione, era qualcosa di più sottile. Consapevolezza, forse. Il sapere esattamente quanto vale quello che hai. Nell'altra foto era nella vasca da bagno, immersa nelle bolle, i capelli raccolti, un sorriso che sembrava rubato a un pomeriggio senza pensieri.
Le foto non mostravano il viso. Solo il corpo — e in quella scelta c'era già una forma di pudore che mi aveva colpito. Un confine tenuto, una parte di sé ancora trattenuta.
Mi disse poi che quelle foto le aveva scattate di nascosto, chiusa in bagno mentre il marito guardava la televisione.
Il primo messaggio che le inviai non lo lesse nemmeno. Sparì nel vuoto come tanti altri, immagino. Ma io ci ripresi. Scrissi qualcosa di più lungo, più vero — non il solito approccio da sito di annunci, ma qualcosa che parlasse di lei, di quello che avevo visto in quelle foto, di quanto mi sembrasse una donna che portava dentro molto più di quello che mostrava al mondo. Un messaggio romantico, forse insolito per quel contesto.
Lo lesse. E mi rispose.
Si chiamava M., aveva cinquant'anni, tre figli grandi e un marito con cui condivideva la casa ma da anni poco altro. Non era infelice, mi disse — o almeno non nel senso drammatico della parola. Era semplicemente stanca di essere invisibile. Si era iscritta al sito quasi per gioco, per sentirsi ancora desiderata, per ricordarsi che esisteva anche al di fuori dei ruoli che la vita le aveva cucito addosso.
Viveva a Rimini. Io a Parma. Duecento chilometri che nella pratica significavano: nessun incontro facile.
Ce ne facemmo una ragione abbastanza in fretta, perché quello che stava nascendo tra noi non sembrava aver bisogno di un luogo fisico per esistere. La convinsi a passare su Telegram. Prima i messaggi, poi le telefonate — la sua voce era calda, un po' roca, il tipo di voce che sembra fatta apposta per le conversazioni notturne.
Poi un giorno arrivò una foto diversa dalle altre. M., in piena luce, che mi guardava nell'obiettivo con un sorriso appena accennato. Il viso. Capii che qualcosa era cambiato, che mi stava dando qualcosa di più prezioso delle foto in lingerie. Mi stava dando fiducia. Fu quasi un rito di passaggio, anche se nessuno dei due lo nominò come tale.
Poi arrivarono le altre foto — ce le scambiavamo con una naturalezza che mi sorprendeva ogni volta, come se ci conoscessimo da anni.
La prima videochiamata erotica arrivò quasi per caso, una sera che il marito era fuori e i figli dormivano. M. era in camera da letto, la luce della lampada sul comodino, i capelli sciolti. Indossava una canottiera color carne che le lasciava intravedere le curve del seno di lato, e un perizoma nero — un contrasto che aveva qualcosa di deliberato, come se avesse scelto con cura cosa mostrarmi senza sembrare di averci pensato troppo.
Parlammo per un po', come sempre. Poi qualcosa cambiò, gradualmente, come cambia la luce quando il sole scende sull'orizzonte senza che tu te ne accorga esattamente. Le parole si fecero più lente, più cariche. Lei si morse il labbro in un momento in cui stavo descrivendo quello che avrei voluto farle, e capii che eravamo già altrove.
Iniziammo a guidarci a vicenda. Le sue istruzioni erano precise, dirette, dette con una voce che non lasciava spazio all'esitazione: "Spogliati, toccati, lo voglio duro per me...tutto per me!" — sapeva esattamente cosa voleva e non aveva paura di chiederlo. Le mie cercavano di seguire il ritmo del suo respiro, di capire dove stava andando per accompagnarla. Mi fece impazzire quando aprì le gambe e mi mostrò la sua figa completamente bagnata e aperta! C'era qualcosa di profondamente intimo in quel gioco di voci — più intimo, forse, di quanto sarebbe stato un incontro fisico. Eravamo completamente presenti l'uno per l'altra, senza distrazioni, senza il mondo intorno.
M. era una donna che sapeva stare dentro il piacere senza fretta. Non si agitava, non recitava. Respirava. Chiudeva gli occhi al momento giusto e li riapriva al momento giusto, e quando li riapriva mi cercava, come a volersi assicurare che fossi ancora lì. Lo ero. Completamente.
Arrivammo all'orgasmo insieme, a duecento chilometri di distanza, ciascuno nella propria stanza, ciascuno nella propria vita. Ricordo benissimo le sue dita come si muovevano velocemente nel finale è le sue parole: " Oh si Sossio, se qui con me, guardo come vengo, tutto questo è per te!" Anche lei resto piacevolmente sorpresa della mia erezione e della mia eiaculazione! Non ne vedeva una da un pò, e aveva quasi perso la speranza di essere e sentirsi bella per un uomo. Poi rimanemmo in silenzio per qualche minuto, lo schermo ancora acceso, il respiro che tornava normale. Lei rise piano — una risata bassa, soddisfatta — e disse: "Non lo facevo da tanto"
Non specificò cosa. Non ce n'era bisogno.
La seconda videochiamata fu ancora più bella, perché non aveva più la tensione della prima volta. M. si era concessa del tempo, aveva scelto cosa indossare, aveva preparato la stanza — ogni dettaglio parlava di una donna che stava riprendendosi qualcosa che le apparteneva. Era ancora lei — con quelle curve, quella biondezza, quella consapevolezza nei gesti — ma più libera, più sua.
Prima di lasciarsi andare mi raccontò una fantasia che teneva chiusa dentro da anni, con una precisione nei dettagli che mi lasciò senza parole. Ascoltai. Fu forse la cosa più erotica di tutta la serata. Poi ricominciammo a guidarci — le sue parole più audaci della volta precedente, le mie più sicure, entrambi consapevoli di dove stavamo andando e vogliosi di arrivarci insieme. Quella sera M. si abbandonò al piacere con una libertà che non dimenticherò. Non recitava per me — lo faceva per sé stessa, e io avevo il privilegio di esserci.
La sua fantasia fu quella di fare sesso in spiaggia, nuda, su una delle spiagge del litorale romagnolo. Pensarla li nuda, esibizionista e sicura di se mi fece impazzire! Il mio pene si drizzò di colpo e vederla li, bella, nel suo letto, mentre pensava di essere in spiaggia era incredibile. Iniziò a toccarsi le tette, era completamente nuda, il suo corpo potevo sentirlo tra le mie mani, quella pelle liscia e morbida...in un attimo arrivò al suo clitoride, io guardavo avidamente e, quasi sussurrando, le chiesi di toccarsi come piaceva a lei, volevo vederla esplodere di piacere! Le sue dita iniziarono a viaggiare sempre più velocemente così come i suoi gemiti... Il suo piacere iniziava ad uscire fuori così come i suoi umori...Arrivò come un lampo il suo orgasmo, lì vidi il suo viso rilassarsi, un dolce sorriso terminò il suo orgasmo, il suo piacere era visibile. Bellissima come non mai.
Pensavo che fu l'inizio di un rapporto idilliaco, non solo fatto di sesso telefonico, ma di un qualcosa di più e invece il marito trovò Telegram sul suo telefono.
Non so esattamente cosa successe. So solo che un giorno M. smise di rispondere. I messaggi rimanevano con una spunta sola, poi nemmeno quella. Il profilo sul sito sparì. Telegram sparì. Sparì lei, all'improvviso, come si spegne una luce.
Ogni tanto la cerco ancora. Non so bene perché — non ho niente da dirle che non le abbia già detto. Forse cerco solo di sapere che sta bene. Che ogni tanto, da qualche parte, si ricorda di quelle serate e ride piano, come faceva lei.
*M. — dovunque tu sia.*
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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