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Lui & Lei

Un Lago di Piacere: L'Ascesa al Limite


di Paradiseway
30.09.2025    |    389    |    0 6.0
"Il tuo corpo sussultò violentemente, e la terza ondata di eiaculazione femminile fu l'apice, il rilascio più potente e assoluto che avessi mai visto..."
Ci alzammo appena svegli, l'aria del mattino ancora fresca. L'eccitazione per le terme era un fuoco che non aspettava altro che ardere. Il viaggio in auto di due ore non era un tragitto, ma il nostro primo lungo e lento preliminare.
Ero io alla guida. Ti sedesti accanto a me, indossando solo un vestito leggero. Appena lasciammo la città, la seduzione fu reciproca.
Il mio tocco fu il primo ad agire. La mia mano scivolò sotto il tuo vestito, risalendo veloce. Non potevo aspettare. Afferrai il tuo seno, massaggiando il capezzolo con il pollice e godendomi il tuo sospiro inespresso. Poi la mia mano scese, raggiungendo la tua intimità. Le tue mutandine erano già bagnate dal desiderio; le scostai con un dito. Ti penetrai con due dita, lentamente, sentendo la tua stretta interna, mentre guidavo. Ti chinasti e baciasti la mia spalla, spingendoti contro la mia mano.
Poi fu il tuo turno. La tua mano afferrò la mia essenza con una morbidezza incredibile. Ti chinasti, e la tua bocca si unì al gioco. Ci alternavamo in questa tortura, per tutta la durata del viaggio. A volte toccavi tu, le mie dita dentro di te mentre la tua bocca era sulla mia pelle, creando una sinfonia di sensazioni che mi rendeva quasi impossibile guidare. Mi portavi ripetutamente al limite, ma mai all'esplosione. La tua bocca era un'arma di seduzione raffinata: ti ritiravi sempre un istante prima del culmine, lasciandomi in uno stato di pura tortura di godimento.
L'intera seconda ora fu una costante, inebriante negazione. I nostri corpi erano bollenti, i vestiti umidi. Ti ritirasti solo quando la nostra destinazione fu in vista, lasciandomi in una tensione quasi dolorosa. I miei pantaloni erano bagnati e caldi, testimoni della nostra attesa insopportabile.
I. L'Ingresso e la Tensione tra i Braccialetti
Quando arrivammo alla reception, la tua calma era ammirevole. Presentammo i biglietti digitali al bancone. Il vero gioco si accese quando l'addetta ci consegnò i braccialetti termali.
Mentre l'addetta ci allacciava i braccialetti al polso, i nostri corpi si sfioravano in un modo che solo noi percepivamo. La tua mano si posò sulla mia schiena in un punto preciso, una pressione che mi fece sussultare internamente, ricordandomi il calore che avevamo appena represso. I nostri sguardi si incrociarono per un istante, e capii: il braccialetto non era un semplice accesso; era il sigillo del nostro patto proibito.
L'aria nelle terme era satura di vapore e cloro. Non perdevamo mai il contatto visivo, ogni sguardo era un piano d'attacco.
Ci spostavamo tra le vasche. Nella vasca principale, ci stringemmo, e sotto la superficie, la mia mano si mosse subito. La tua intimità era già pronta. Mentre ti stuzzicavo, tu ricambiasti. Sott'acqua, la tua mano afferrò il mio pene con una potenza inebriante. Mi stringevi forte e facevi su e giù, accelerando quando vedevi il piacere illuminarmi gli occhi, ma senza rilasciarmi.
Poi, nella vasca più appartata, ti chinasti ancora. L'acqua, incredibilmente calda, rendeva ogni sensazione amplificata. Mi facesti un pompino sott'acqua, la tua bocca e la tua lingua erano un piacere proibito e sensuale, mantenendo ancora una volta la promessa del culmine, ma negandone la soddisfazione.
II. Il Bagno Turco: Il Rito del Silenzio
Esausti ma carichi di desiderio, ci allontanammo per l'ultima fase della tortura. Entrammo nel bagno turco.
L'ambiente era quasi buio. La musica ritmica, bassa e orientale, e i profumi di eucalipto e pino erano inebrianti mentre il ghiaccio si scioglieva davanti a noi . Non si poteva fare rumore. Ci sedemmo su una panca di legno caldo, uno di lato all'altro.
Ci immergemmo in un silenzio assoluto e attento. Per quindici lunghissimi minuti, non pensai ad altro . Non ci muovevamo, non potevamo parlare, ma i nostri occhi urlavano. Guardavi i ballerini seminudi che danzavano, sentivi i profumi che ti entravano nella pelle, ma non potevi toccarmi. L'immobilità amplificava la tua eccitazione: vedevo i tuoi capezzoli indurirsi, il tuo respiro farsi corto, le tue mani stringersi a pugno. Il divieto era la tua perdizione. I profumi, la vista, il tuo corpo frustrato: mi facevano venire un desiderio insopportabile. Quando il tempo fu scaduto, fu il tuo sospiro profondo a rompere il silenzio. "Adesso," sussurrassi. "Devo averti."
III. Il Box Doccia: Estasi Totale e Condivisione
Corremmo fuori verso le scale , il freddo improvviso ci fece rabbrividire. Entrammo nel box doccia singolo al piano superiore. Eravamo solo noi . La doccia era spenta. L'interno aveva un divanetto rosso in ecopelle, appartato per un riposo proibito. L'aria era carica della nostra foga.
Ti spinsi su quel divanetto morbido. Senza esitazione, la mia bocca raggiunse le tue cosce . Lavorai la tua vulva con fame e precisione. Ti spinsi al limite. Ti sentii gemere e la prima abbondante scarica fu calda e prorompente contro la mia lingua.
Non mi fermai. Ti sollevai leggermente e con la mano spinsi la tua vita contro lo schienale del divano. Mentre ti tenevo ferma con una mano sul tuo ventre , le mie dita si concentrarono dentro di te. Ti sentii sussultare violentemente e ti spinsi a un secondo culmine. La tua schiena si inarcò, un grido strozzato ti sfuggì. Il liquido caldo si rovesciò abbondantemente sul divanetto.
Poi, l'atto finale. Mi inginocchiai tra le tue gambe. Ti afferrai i fianchi, guidandoti verso l'alto. Ti penetrai con forza, spingendoti contro il morbido supporto. Eravamo solo noi, uniti in un frenetico, selvaggio ritmo di necessità.
Ti sentii irrigidire per l'ultima volta. Il tuo corpo sussultò violentemente, e la terza ondata di eiaculazione femminile fu l'apice, il rilascio più potente e assoluto che avessi mai visto. Il tuo gemito era un suono di pura estasi, l'orgasmo più bello della tua vita, una liberazione totale.
Crollasti su di me, e ti preparai al mio rilascio.
Ti sollevai il mento, costringendoti a guardarmi. Il mio corpo era scosso, non potevo più resistere. Mi sporsi in avanti, le mie mani sul tuo viso, per tenerti ferma.
Il mio orgasmo fu un atto violento e liberatorio. Il mio seme si riversò sul tuo viso, coprendoti la fronte e inondando le tue labbra. Era denso, caldo, un'esplosione accecante di piacere represso che macchiò ogni tuo tratto del corpo.
Non ti pulisti. I tuoi occhi rimasero aperti, fissi nei miei. Con un gesto di totale possessione e adorazione, ti prendesti il tempo di raccogliere con le dita il mio seme dal tuo viso. Te lo spalmasti lentamente sul tuo seno, disegnando un percorso umido sulla tua pelle ansimante. Poi, con calma sensuale, portasti il resto alle tue labbra per berlo , inghiottendo il mio piacere con un sospiro di soddisfazione.
Crollai su di me, esausto, i nostri corpi che scivolavano lentamente. Rimanemmo lì, in estasi di piacere, la nostra passione condivisa in ogni modo. Avevamo raggiunto il nostro lago di piacere personale, e l'avevamo inondato completamente.
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