Lui & Lei
Una cena prevista
klamass
15.05.2026 |
325 |
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"Non stavamo più prestando attenzione al cibo; ci stavamo divorando con gli occhi, sentendo il calore montare sotto la pelle, pregustando ciò che inevitabilmente sarebbe successo di lì a poco..."
L'aria nel locale era densa, satura di voci e musica di sottofondo, ma quando è entrata, tutto il resto è sembrato svanire. La sua eleganza naturale ha catturato subito la mia attenzione. Bruna, formosa, fasciata in un abito scuro che le accarezzava ogni singola curva e ne esaltava la figura slanciata. I suoi occhi neri, che immaginavo abituati a scrutare con freddezza clinica tra le corsie d'ospedale, ora bruciavano di una curiosità vorace mentre mi squadravano da lontano.Mi ha sorriso, avvicinandosi. C'era qualcosa di incredibilmente eccitante nel contrasto tra la sua aura professionale e lo sguardo sfacciato con cui apprezzava i miei lineamenti decisi, il cranio rasato e quell'aria un po' ruvida. Ci siamo seduti l'uno di fronte all'altra, fin troppo vicini. Le nostre voci erano basse, intime. Il suono del ghiaccio nei bicchieri copriva a malapena il ritmo dei nostri respiri che iniziavano a sintonizzarsi. Ogni volta che si inumidiva le labbra o si portava una ciocca di capelli scuri dietro l'orecchio, sapeva esattamente l'effetto che stava sortendo su di me.
Al ristorante, la distanza imposta dal tavolo era una tortura lenta e calcolata. La conversazione si è fatta via via più audace, carica di allusioni e di promesse silenziose. Le sue parole erano misurate, ma il suo corpo parlava una lingua primordiale.
Si è sporta in avanti per prendere il calice di vino, svelando appena l'ombra del décolleté, il respiro leggermente accelerato. Ho lasciato cadere ogni finzione. La mia mano è scivolata sotto il tavolo, trovando prima il suo ginocchio e poi accarezzando lentamente la linea del suo polpaccio. Ha sussultato impercettibilmente, chiudendo gli occhi per una frazione di secondo, per poi piantare il suo sguardo liquido e scuro nel mio. L'aria era elettrica. Non stavamo più prestando attenzione al cibo; ci stavamo divorando con gli occhi, sentendo il calore montare sotto la pelle, pregustando ciò che inevitabilmente sarebbe successo di lì a poco.
Non c'è stato tempo per offrire da bere, né per mettere un disco di sottofondo. Nel preciso istante in cui la porta di casa mia è scattata chiudendosi alle nostre spalle, l'attesa si è disintegrata.
La sua borsa è scivolata a terra con un tonfo sordo mentre la spingevo dolcemente, ma con decisione, contro la porta d'ingresso. Ho affondato le mani nei suoi capelli scuri, sollevandole il viso per prendere finalmente quelle labbra che avevo fissato per ore. Il bacio è stato un'esplosione: avido, disperato, profondo. Il sapore del vino si mescolava a quello della sua pelle.
Le sue mani, calde ed esperte, sono scivolate veloci sotto la mia camicia, le unghie che graffiavano leggermente la mia schiena in un gesto di puro possesso, accendendo un fuoco incontrollabile. Il mio respiro si perdeva nell'incavo del suo collo, mentre le lasciavo una scia di baci roventi giù fino alla clavicola, sentendo il suo battito impazzito contro di me.
Con un gemito roco e soffocato, lei ha inarcato la schiena, aggrappandosi alle mie spalle e premendo il suo bacino contro il mio in un contatto elettrico che ha spazzato via ogni residuo di lucidità. L'ho sollevata di peso, sentendo le sue gambe allacciarsi d'istinto ai miei fianchi con una stretta ferrea. I nostri respiri erano ormai un unico rantolo affannato mentre la portavo verso la camera da letto, persi in un vortice di desiderio puro, dove i vestiti stavano per diventare solo un intollerabile ostacolo tra i nostri corpi.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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