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Lui & Lei

Una cliente speciale.


di BaroneVonT
20.06.2023    |    281    |    0 8.0
"I suoi umori caldi e odorosi colavano sul mio pube, sul mio bacino e sulle mie palle, si muoveva con fare esperto, sentivo la sua fica aprirsi ad ogni colpo ed ogni colpo era sempre più forte, ..."
La mia esperienza veneta è stata breve ma piena di ricordi stupendi, giornate impegnative e momenti indimenticabili passati a lavorare in uno squisito agriturismo immerso nella campagna padovana, lontano da occhi indiscreti, meta di lavoratori in trasferta, coppie a caccia di un week-end di relax e amanti clandestini che si concedevano un paio d'ore di sesso o una notte di scelleratezze.

Era un pomeriggio di metà ottobre quando l'app di booking, con un suono acuto e improvviso, mi ricordava che l'indomani sarebbero arrivati 9 ospiti suddivisi in 2 camere da 4 e una camera singola lontana dalle altre. La prenotazione batteva bandiera Ungherese e occupava due settimane di alloggio, prima colazione inclusa e, come segnalato dall'utente, prevedeva l'arrivo del gruppo alle 20.

La giornata successiva passò tranquilla e veloce tra andirivieni di clienti e le scorribande di un dolcissimo e irrequieto cocker color miele, lo stesso cocker che, abbaiando, mi avvisó dell'arrivo dei 9.
Erano le 20 circa quando da un van grigio scuro, seguito da un furgone che sembrava appartenere ad un'azienda edile, scese una squadra di operai in tuta, composta da 8 uomini e una donna.

La donna si avvicinó con passo deciso e pesante ( colpa delle scarpe antinfortunistiche) mi tese la mano, si presentó e mi chiese se parlassi inglese, le tesi la mano a mia volta e risposi affermativamente,sorridendo e indicando con un ampio gesto del braccio la direzione per la reception e le inevitabili scartoffie.
La donna mise in riga la squadra, si fece consegnare i documenti e entrò dopo di me *deve essere il capo, o una cosa del genere * pensai e così presi a compilare i moduli.

Gabriela L. nata a Budapest nel 1988, una donna alta, con dei capelli corti biondi nascosti sotto un cappellino da baseball, con quegli abiti da lavoro dava l'impressione di una che aveva i miei stessi gusti in materia di donne, parlava pochissimo italiano ma padroneggiava un ottimo inglese con un marcatisismo accento est europeo.

Nessuna chiacchiera inutile, documenti compilati, comunicazione di routine alla questura, chiavi della stanza e buonanotte.

Le 6.30 del mattino del giorno seguente, ero intento a preparare le colazioni nell'area comune della struttura e all'improvviso la mia attenzione venne catturata dal continuo abbaiare del cocker!
*cazzo, così mi svegli tutti però * pensai mentre mi precipitavo veloce per zittire quel pazzo che era intento a rimproverare una coppia di runner che aveva avuto l'ardire di venire a correre troppo vicino alla struttura e, credendo che volessi giocare, inizió la solita giostra del farsi rincorrere.

Acciuffo il maledetto.
Alzo lo sguardo.
Gabriela è alla finestra della sua stanza, avvolta in un accappatoio che lascia poco all'immaginazione e valorizza le forme prorompenti di un corpo che ricorda la più bella delle valchirie raccontate nell'Edda in prosa.
È divertita e ride, improvvisamente tutto si illumina, il fresco della mattina scompare, è mezzogiorno del 15 agosto dell'anno più caldo del millennio e io mi sto letteralmente sciogliendo al cospetto di una donna che non sembra la stessa della sera precedente.
Alzo una mano, la saluto, accenno un sorriso e scappo.

Già sapevo che avrebbe occupato i miei pensieri per tutto il giorno.

I primi operai iniziarono a uscire dalla sala comune e io ne approfittai per entrare e iniziare a sistemare le stoviglie usate, Gabi, che era ancora seduta al suo posto mi guardò fisso negli occhi per pochi secondi, poi riprese a parlare con un suo collega, un discorso incomprensibile alle mie orecchie, dopo poco si alzarono e lei, sgraziata e goffa si congedó con un terribile "BUONO GIORNI".

Mi misi subito all'opera e, mentre impilavo le stoviglie, notai che nel piatto di Gabi c'era l'involucro della monoporzioncina di burro piegato a mó di cuore, mi fermai a guardarlo per dieci minuti, la cosa mi fece vibrare, mi rese nervoso, curioso, smanioso.
Da una parte non vedevo l'ora di iniziare una splendida danza di corteggiamento che sarebbe sfociata inevitabilmente in un fiume di sesso di qualità, dall'altra avevo paura di un abbaglio e di perdere credibilità agli occhi del cliente.
Che fare?
Erano quasi le 23 quando sentii il camion degli operai che parcheggiava nell'aia della struttura, i passi pesanti sul ghiaino e il vocio in lingua sconsociuta durò pochi minuti, il tempo di qualche sigaretta, dopo di ché nulla, zero, tutti nelle rispettive camere.
Calò il silenzio in struttura, solo la fontanella perpetua e lo scroscio del ruscello adiacente, spezzavano il silenzio di una più che fresca serata ottobrina in campagna.

*vrrrrr*
Mezzanotte, Il telefono della struttura vibra, WhatsApp mi avverte di una notifica, il numero è registrato come Clienti Ottobre con una piccola bandiera Ungherese, apro la chat e leggo un messaggio in inglese, accetto la chat e appare improvvisamente la foto di Gabi nel Pallino in alto a sinistra.

- Sei ancora sveglio?
- Buonasera, certo, ci sono problemi? Ha bisogno di qualcosa?
- Ti è piaciuto il mio cuore?

Era effettivamente un cuore ed era effettivamente per me.

- Molto, l'ho conservato.
Inviai una foto del cuore in una bustina trasparente appoggiata su uno dei comodini che si trovano ai lati del mio letto.
Passó qualche minuto e lei mi rispose con una sua foto in un pigiama che sembrava più una tuta e i capelli umidi, sorrideva.

- Ho fame, c'è un locale da cui posso ordinare?
*A mezzanotte? Nelle campagne padovane? Ma è scema?* pensai
- L'unico ristorante aperto è il mio, ho fatto un buon risotto alla zucca, un po' salato ma se vuoi te ne porto un piatto.
- No, vengo io a casa tua.

Abitavo in un fabbricato difronte all'impianto dove alloggiavano gli ospiti, un appartamento squisito su due livelli, lo adoravo.
Mi affacciai alla finestra e vedi Gabi guardare e cercarmi a vuoto, accesi la torcia del telefono per attirare la sua attenzione e non fare rumore, in due minuti mi ritrovai Gabi in piagiama alla mia tavola intenta a mangiare un risotto tiepido e io che la guardavo appoggiato alla finestra con una camomilla calda in mano.

Parlammo e ridemmo tantissimo, nessuno dei due però chiese se l'altro fosse sentimentalmente occupato, non ce ne fregava un cazzo, ma entrambi lo eravamo.

Mi sedetti sul davanzale della finestra aperta che dava su una lunghissima tettoia, lei si avvicinó piano, sinuosamente sepreggiava verso di me come il più letale e venefico dei serpenti, mi appoggió le mani sulle ginocchia, schiuse le labbra e mi baciò.

Accettai il verdetto e la sentenza fu spietata, quello che era iniziato come un semplice schiocco di labbra esplose di intensità e passione, le nostre lingue si intrecciarono in un orgia di saliva, le sue mani si adagiarono stabili sui miei fianchi, io le cinsi la schiena.
Ci staccammo dopo un eternità, scesi dal davanzale e invertii le posizioni, in modo da schiacciarla al muro, riprendemmo a baciarci, questa volta come due animali che cercano di divorarsi l'un l'altra, le artigliai il culo allargando velocemente l'elastico del pigiama e affondando le mie mani nelle sue carni sode, un culo immenso, rotondo, duro, caldo e accogliente, lei gemette come una bestia ferita.
Le mie mutande contenevano a stento un cazzo turgido, venoso e pronto a spaccare in due la figa del mio nuovo giocattolino ungherese, alzai la sua gamba destra e schiacciai forte tra le sue cosce il mio sesso, lei gemette ancora, si staccò da me, mi guardò con gli occhi lucidi dal desiderio e mi disse sorridendo "non stasera".

L'animale si dimostrò per quello che era, implacabile e letale, una femmina dominante, abituata a decidere con freddezza.

Mi diede un bacio, uscì fuori e io chiusi la porta.

I giorni successivi io e Gabi non ci scrivemmo e la sera a malapena ci salutavamo, probabilmente credeva di aver sbagliato o probabilmente lo credevo io e volevo convincermi che era meglio così.

Sabato sera inoltrato, il telefono della struttura vibra un paio di volte, è Gabi che mi scrive, con il solito inglese perfetto.
"Ho fame"
"Anch'io." risposi repentino.
"Arrivo" ribatté lei.

Pochi minuti dopo sentii bussare alla porta, la selvaggia e affamata fiera ungherese era tornata per riscuotere il suo tributo, la sua decima fatta di sudore, gemiti e umori esigeva un pagamento, ma questa volta avrebbe trovato un uomo con una consapevolezza radicata, con una più ampia percezione delle cose e con la voglia di non essere più inconsapevole preda ma bestia affamata e alla pari.

Aprii la porta, la feci entrare, e con la stessa velocità la chiusi alle sue spalle, le presi i capelli tra le mani e, tirandoli all'indietro, la costrinsi a gemere dal dolore, la bocca aperta dal suo lamento mi diede la preziosa possibilità di spingergli la mia lingua in gola.
Lei mi strinse forte per tutta la durata del bacio, sentivo il suo corpo meno teso rispetto all'ultima volta, rilassato, quasi in balia di me.
Pensai che non fosse abbastanza, mi staccati da lei, afferrai saldamente l'elastico dei pantaloni elasticizzati assicurandomi di prendere anche le sue mutande e con forza le tirai giù, mi inginocchiai per sfilargli una sola gamba del fouson e un solo lato dello slip, lei appoggió la gamba nuda sulla mia spalla e, benedetto, mi ritrovai ad essere incoronato da sua maestà la fica.
Divoravo voracemente il suo fiore bagnato, la lingua guizzava prima sul clitoride duro e poi cercava di andare in profondità, come a volerla scopare, tornavo sulle piccole labbra, ritornavo a succhiare il bottone del suo desiderio per poi passare a mordere, anche con forza, le grandi labbra.
Gabi era estasiata, non gemeva ancora ma produceva un suono basso e costante, il suo ventre vibrava e mi spingeva con entrambe le mani forte tra le sue cosce fino a farmi soffocare.
Presi respiro, leccai bene il dito medio e l'indice ingoiandoli come solo le troie sanno fare, cominciai a masturbarla forte, in profondità, deciso, mentre ripresi a mangiare il suo clitoride con perizia e ritmo.
I suoi respiri si facevano sempre più corti, i suoi gemiti sempre più forti, il suo bacino cominció a muoversi sempre più veloce costringendomi ad accompagnarlo e assecondarlo, Gabi mi stava scopando la faccia, si muoveva sulla mia bocca aperta e sulle mie dita fradice, ora velocissimo e con violenza, sembrava quasi che potesse ingoiarmi, il suo piacere esplose improvvisamente inondandomi la faccia e la gola del suo nettare.

Il primo ululato della bestia.

Mi alzai con la bocca ancora piena di lei, la baciai, lei si rivestì e si sedette sulla comoda poltrona di pelle nera, cominciammo a parlare delle rispettive giornate, mi chiese un caffè lungo che le negai,
"A casa mia solo moka" le dissi, lei alzó gli occhi al cielo con fare comico e rispose "Italiano".

Dopo una ventina di minuti Gabi si alzó e si diresse verso la camera da letto, cominció a spogliarsi al buio, senza dire una parola, del suo corpo si intravedeva una flebile silhouette grazie alla luce che arrivava di riflesso dalla sala/cucina, sentii le lenzuola e le coperte spostarsi seguiti da una languidola voce, la sirena chiamava il mio nome ed era nella sua confortevole tana.

Spensi la luce nella stanza che occupavo ed entrai in camera da letto, puzzavo ancora di femmina e questo non faceva altro che aumentare il mio desiderio, il mio cazzo duro smaniava, voleva essere nutrito, voleva aprire, strappare e far male, mi spogliai a mia volta, accesi la piccola lampada di design che occupava uno dei comodini, Il viso di Gabi si illuminò all'improvviso, vidi l'incarnazione della lussuria, scivolai lentamente sotto le lenzuola fresche e iniziammo a baciarci, dinuovo.

Il corpo di Gabi era la cosa più bella che avessi mai visto, toccato, annusato, percepito.
Era alta, capelli biondi corti ed occhi verdi, due seni prorompenti e materici, una quarta abbondante e portata con maestosa sensualità, la vita stretta, i fianchi larghi e carnosi incorniciavano il più bel culo del mondo.
Mi salì addosso a cavalcioni continuando a baciarmi, afferrò il mio cazzo portandolo a baciare letteralmente le grandi labbra dure e depilate, di colpo calò come una scure, il mio uccello scomparve dentro di lei e la danza iniziò.
I suoi umori caldi e odorosi colavano sul mio pube, sul mio bacino e sulle mie palle, si muoveva con fare esperto, sentivo la sua fica aprirsi ad ogni colpo ed ogni colpo era sempre più forte, lei continuava a baciarmi e smetteva solo quando ero io a cercare avido i suoi seni, succhiavo violentemente i suoi capezzoli cercando di prendere in bocca quanta più carne possibile, fino alle areole, la mordevo forte e solo allora lei si scansava e riprendeva a baciarmi, un ciclo continuo di dolore e piacere ci aveva letteralmente ingoiato.

Mi resi conto, ancora una volta, che era lei che stava scopando me e con veemenza la scaraventai a pancia in giù sulla parte libera del mio letto matrimoniale, mi piazzai su di lei vittorioso e notai una schiena nerboruta e muscolosa coperta di coloratissimi tatuaggi a tema floreale.
Cominciai a leccare il suo collo, poi le sue spalle fino a seguire il centro esatto della sua schiena e scendere sul suo fondo schiena.
Gabi, da brava troia, si piazzó immediatamente a pecora, le sue natiche completamente divaricate mostravano il suo buco del culo pulsante e umido, presi subito a passare la mia lingua su tutta la carne che avevo a disposizione, l'odore della sua pelle risveglió in me desideri violenti e scellerati e così, come un boia inclemente, presi a scoparle il culo.
"Bastard.. AAAAAAH!" urlò di dolore, non le avevo riservato il trattamento amorevole che spettava alla mia fidanzata, Gabi era la mia lupa, il mio pezzo di carne da usare e abusare, non c'era spazio per i sentimenti e la dolcezza.
La schiena della mia amante formava una perfetta curva concava, la sua faccia affondava in uno dei miei cuscini, le cosce divaricate e le mani sulle natiche mantenevano ben aperto il culo in modo che potessi scoparlo a dovere, il suo ano cedeva lentamente e si allargava alla pressione della mia cappella gonfia, centimetro dopo centimetro fino ad accogliere l'interezza della mia verga, un rivolo di sangue prese a scendere sulle lenzuola e io persi il controllo.
Il mio desidero non era godere ma era quello di rompere, lacerare e punire fisicamente.
Colpo dopo colpo dopo colpo, Gabriela cominció a tremare dal dolore ogni volta che riaffondavo nelle sue carni, con una mano cercò di spingermi all'indietro facendo pressione sul mio fianco, prima di staccarmi definitivamente le diedi l'ultimo colpo deciso e cattivo, il suo guaito mi diede un piacere e una soddisfazione mai sentite prima, lei cadde sul fianco sudata e dolorante, io mi alzai e mi diressi verso la doccia.

Il vapore dell'acqua bollente si diradó in fretta quando Gabi aprì lo sportello del vano doccia, entró allegra senza dire nulla, mi diede un bacio, prese il pezzo di sapone artigianale alle rose che stavo usando e iniziò ad insaponarmi con delicatezza prima il collo, poi le spalle e petto, in fine scese sul ventre e arrivò sul cazzo ancora in erezione massaggiandolo bene, prese il doccione e mi sciacquó con calma, la sua mano delicatamente si posó sulla mia spalla e mi chiese di girarmi, mi baciò il collo e riprese a insaponarmi prima le spalle, poi la schiena fino a scendere, la sua mano insaponata scivoló tra le mie natiche fino ad arrivare sotto, tra la zona perianale e le palle, sciacquó con cura, mi fece poggiare le mani al muro della doccia e con i suoi piedi colpì i miei, facendomi capire di divaricare le gambe, si inginocchió e sentii la sua lingua nel mio buco del culo e una mano stringere ritmicamente le mie palle, la mia geisha sapeva cosa fare e come, senza che io gli avessi mai detto nulla.
Preso dall'estasi della cosa iniziai a masturbarmi lentamente, quando se ne accorse Gabi si alzò di scatto e mi fermò ripetendo più volte "No" scuotendo la testa, rimasi perplesso, ci insaponammo dinuovo a vicenda, ci sciacquammo e uscimmo dalla doccia.

Asciugati, ritornammo a letto, mi sdraiai e, come se non ci fossimo mai alzati, lei scese piano e cominció a divorarmi il cazzo.
Non era una brava con la bocca, la tecnica era scialba e spesso sentivo i denti colpire la base della mia cappella, non serrava bene le labbra, non giocava con l'apertura esterna dell'uretra e tantomeno si dedicava con ardore al filetto, non la interuppi per non spezzare il mood e per mantenere alto il desiderio.

Dopo poco, le spostai la testa, la feci sdraiare di lato, le alzai una gamba e cominciai a scoparla in figa da dietro.
Gabi era entusiasta, riuscivo a mordere il suo collo, penetrarla e con una mano ingombrare la parte superiore della sua figa, giocando con le grandi labbra e il clitoride gonfio e scoperto.
Era persa, quasi in trance mistica, ricominciò con i respiri sempre più corti, il bacino vibrava, stava per avere un orgasmo, affondai forte dentro di lei e mi accertai di aumentare il ritmo di cazzo e dita, la bestia ululó per la seconda volta, si girò, mi baciò a lungo e io pieno di voglie e con le palle gonfie e pulsanti le salii addosso.
Gabriela mi accolse aprendo le gambe e incrociandole dietro la base della mia schiena, era terribilmente bagnata e affondai facilmente dentro di lei, ripresi a baciarla, lei mi guardò negli occhi e disse soltanto "SI".
Il mio bacino cominció a muoversi prima lentamente, poi con ritmo serrato e più veloce, sempre più veloce e deciso, appoggiai la mia fronte alla sua respirando profondamente, lei mi guardò ancora negli occhi e ancora mi disse "Si", cominciammo ad ansimare insieme, sempre di più e sempre più rumorosamente, il mio corpo si tese, sentii le palle gonfiarsi, la sborra salire lungo l'asta e sfociare copiosa dalla mia cappella, in profondità dentro Gabi, la morsi violentemente sulla spalla, lei urlò di dolore e il mio piacere trovò l'apice.
Rimasi dentro di lei finché il mio cazzo non ebbe più spasmi e le mie palle non furono completamente vuote.
Rotolai su un fianco, il cuore mi esplodeva in petto, lei sì giró dandomi le spalle e io l'abbracciai, addormentandomi con uno dei suoi seni tra le mani.

Nel restante tempo di permanenza io e Gabi passammo fantastici momenti insieme, fatti di risate, complicità e tanto sesso.
Dopo la sua partenza ci sentimmo per un breve periodo, ci rincorremmo anche, ma dopo poco ognuno tornò dal rispettivo partner e ora di rado ci scambiamo qualche like su Instagram.
Ha una splendida bambina che assomiglia tanto a mia figlia.
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