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Lui & Lei

Una storia come tante (Parte I)


di Membro VIP di Annunci69.it maturopercoppia
11.11.2025    |    1.299    |    1 8.3
"Un grido le esplose dalla gola mentre l’orgasmo la travolgeva, il corpo scosso da spasmi violenti, le dita che continuavano a muoversi dentro di sé, prolungando il piacere fino a farle vedere..."
La luce fioca di una lampadina appesa a un filo elettrico si rifletteva sulle pareti scrostate, dove l’intonaco si sbriciolava come pelle morta. Il pavimento di cemento era coperto da uno strato di polvere che si sollevava a ogni passo. L’aria era pesante, satura di un odore di umidità, ma sotto tutto ciò c’era qualcosa di più intenso—il profumo dolciastro del desiderio, quel misto di sudore ed eccitazione che si attaccava alla gola. Lei entrò per prima, i tacchi alti che scricchiolavano sulla polvere, la camicia di seta nera che aderiva alle curve generose del suo corpo, i fianchi che ondeggiavano con una lentezza calcolata. Lui la seguì, la porta che si chiuse alle loro spalle con un tonfo sordo, come un sigillo.
Non ci furono parole. Non ce n’era bisogno.
Lui la afferrò per i fianchi, le dita che si conficcavano nella carne morbida attraverso la stoffa, e la tirò a sé con un movimento brusco. Il loro respiro si mescolò in un ansito roco quando le loro bocche si scontrarono, le labbra che si aprivano subito, avide. La lingua di lui invase la sua bocca, esplorando, dominando, mentre le mani di lei si aggrappavano alle sue spalle, le unghie che affondavano nel tessuto della giacca. Un gemito le sfuggì dalla gola, soffocato dal bacio, e lui lo ingoiò, come se volesse divorare ogni suono che usciva da lei.

Non era un bacio. Era una dichiarazione.

Le mani di lui scivolarono sotto la camicia di seta, i polpastrelli che tracciavano un sentiero di fuoco sulla pelle vellutata della sua pancia, risalendo fino ai seni. Lei inarcò la schiena, offrendoglieli, e con un movimento lento si slacciò i bottoni della camicia guardandolo negli occhi, il tessuto che si apriva come una ferita, rivelando il reggiseno che a malapena conteneva le tette ampie e burrose. Il respiro di lei si fece più affannoso quando si scoprì entrambi i seni lasciandoli uscire liberi e meravigliosi, incredibilmente sensuali, pesanti e rotondi, i capezzoli già duri come sassolini, scuri e gonfi di desiderio.
Lui li afferrò con entrambe le mani, strizzando, torcendo, e lei gemette, il suono che si spezzava in un singhiozzo quando le sue dita si chiusero intorno ai capezzoli, pizzicandoli fino a farle male. «Di’ che ti piace», le ordinò, la voce un ringhio basso che le vibrò contro le labbra.

«Mi… mi piace», ansimò lei, le parole che le uscivano a fatica. «Più forte. Voglio che mi faccia male.»

Lui non si fece ripetere due volte. Le sue dita si strinsero ancora di più, torcendo i capezzoli fino a farle venire le lacrime agli occhi, e lei gemette, il corpo che si dimenava contro di lui, la fica che si inumidiva sempre di più.

«Voglio essere morsa», supplicò, la voce rotta. «Voglio che mi segni. Voglio che mi usi.»

Lui la spinse contro il muro, il cemento freddo che le graffiava la schiena nuda, e si abbassò, la bocca che si chiuse intorno a un capezzolo. I denti affondarono nella carne sensibile, e lei urlò, un suono animale, selvaggio, mentre una mano di lui scendeva lungo il suo ventre, le dita che si infilavano sotto la gonna. Le sue dita trovarono la sua fica già bagnata, le labbra gonfie e aperte, pronte per lui. Due dita affondarono dentro di lei senza preavviso, e lei si inarcò, le unghie che graffiavano il muro, la bocca aperta in un grido silenzioso.
«Sei già fradicia», le sibilò lui contro l’orecchio, le dita che si muovevano dentro di lei con colpi secchi, il pollice che premeva sul clitoride gonfio. «Dimmi cosa vuoi. Dimmi cosa ti fa impazzire.»
Lei ansimava, il corpo scosso da tremiti violenti, le parole che le uscivano a singhiozzi. «Voglio… voglio essere legata. Voglio che mi facciate male. Voglio che mi riempiate, che mi usiate come una troia.» Le sue parole si interruppero in un gemito quando lui aggiunse una terza dita, allargandola, preparandola. «Portami al club. Voglio che mi guardino mentre mi scoperai.»

La lasciò andare di colpo, e lei barcollò, le gambe che tremavano, i seni ancora esposti, la camicia aperta che le pendeva dalle spalle come un sudario. Lui si avvicinò di nuovo, ma solo per afferrarle il mento tra le dita, costringendola a guardarlo. «Ma prima, devi dimostrarmi quanto lo vuoi.»
Lei annuì, gli occhi lucidi di eccitazione, e lui la lasciò andare. Uscirono dal locale abbandonato, l’aria notturna che li colpì come una frustata, fresca dopo il calore soffocante di dentro. La macchina di lui era parcheggiata poco lontano, un’auto scura e lucida che sembrò ingoiare la luce dei lampioni. Lei si sedette sul sedile del passeggero, le cosce che si strofinavano l’una contro l’altra, il desiderio che le bruciava tra le gambe.

Aspettò che lui partisse.

Le mani le tremavano mentre si slacciava la gonna, lasciandola scivolare lungo le gambe, poi si tolse anche la camicia, rimanendo nuda tranne che per i collant e i tacchi. Il freddo del sedile in pelle le fece accapponare la pelle, ma non le importava. Le sue dita scesero lungo il ventre, tra le cosce, e quando toccò la sua fica, era già fradicia, le labbra gonfie e aperte, pronte.
Lui la guardò di sbieco mentre inseriva la chiave nel quadro, gli occhi che brillavano di lussuria. «Fatti vedere.»
Lei non aveva bisogno di altri incoraggiamenti. Si allargò le cosce, esponendosi completamente, e cominciò a massaggiarsi il clitoride con movimenti circolari, le dita che scivolavano nel suo stesso succo. Gemette, il corpo che si inarcava sul sedile, i seni che rimbalzavano a ogni movimento. Una mano risalì a strizzare un capezzolo, torcendolo fino a farle male, e lei ansimò, gli occhi chiusi, persa nel piacere. «Guardami», le ordinò lui, la voce un comando che non ammetteva repliche.

Lei obbedì, aprendo gli occhi e fissandolo mentre le sue dita affondavano dentro di sé, due dita che si muovevano dentro e fuori, veloci, brutali. «Sto per venire», ansimò, le parole che le uscivano a scatti. «Sto per venire, cazzo.» Lui non distolse lo sguardo dalla strada, ma la sua mano si mosse, slacciandosi la cintura, tirando fuori il cazzo già duro, grosso e pulsante. «Vieni per me. Voglio sentirti.»

Fu quello il suo limite. Un grido le esplose dalla gola mentre l’orgasmo la travolgeva, il corpo scosso da spasmi violenti, le dita che continuavano a muoversi dentro di sé, prolungando il piacere fino a farle vedere le stelle. Il suo succo schizzò sulle dita, sul sedile, e lei crollò contro lo schienale, ansimante, il corpo sudato e tremante.
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