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Una storia come tante (parte II)
maturopercoppia
18.11.2025 |
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"Lei capi che era la preda e la regina, il luogo del piacere non solo di lui ma di tutti i presenti… e questa cosa la faceva impazzire di piacere..."
Si fermarono davanti al club, un edificio scuro con luci rosse che pulsavano come un cuore. Lei si ricompose in fretta, indossando di nuovo solo la camicia e la gonna, anche se sotto i vestiti la sua pelle era ancora bagnata e appiccicosa. Quando scesero dall’auto, l’aria era silenziosa, dall’edificio proveniva una musica soffusa. Citofonarono. Si aprì una porta automatica. Varcarono l’ingresso senza esitare. Li accolse il sorriso luminoso di una meravigliosa receptionist. Sapeva come mettere a suo agio le coppie con il suo sguardo ammiccante, il suo seno prosperoso coperto da un top attillato che lasciava poco spazio all'immaginazione. Pagarono l’ingresso, ricevettero il braccialetto per le consumazioni e un piccolo astuccio con i preservativi. La ragazza chiese “Prendete un drink?” Lui subito annuì. La giovane si rivolse a lei e disse sorridente “ti consiglio qualcosa di forte, ne avrai bisogno”. Lei non parlava, si faceva trasportare da quel sorriso e dagli odori di sandalo e vaniglia che permeavano l'ambiente.
Lui era attratto da quella giovane: lei lo percepì e si sforzò di fare finta di niente. Il drink le offuscò leggermente i sensi e le permise di reggere la gelosia guardando il seno di quella donna con occhi diversi.
Decisero che era il momento di entrare. Percorsero un corridoio stretto e aprirono la porta, solo in quel momento lei si percepì eccitata, con un leggero formicolio sul clitoride e le gambe che tremavano.
Erano dentro.
La musica continuava ad essere gradevole, l'odore di sandalo e vaniglia continuava a coccolarli ma i loro sensi erano attratti dallo scroscio di una fontana e da inconfondibili gemiti di piacere. Si guardarono attorno, abbracciandosi, il seno di lei attaccato alla schiena di lui, si sostenevano a vicenda, guardandosi attorno con l’eccitazione che montava. L’ambiente era molto ampio, con diverse porte lungo tutti i lati della sala, al centro la fontana di acqua scrosciante. Sui lati vi era l’accesso a diverse stanze a tema, “solo coppie”, “Perdizione”, “Cuckold”, “Spa” e “Cinema”.
Dalla spa provenivano i gemiti più forti.
Nella sala centrale coppie seminude scopavano su divani di pelle, circondate da qualche singolo che si masturbava guardandoli; altre coppie guardavano come loro incuriosite o visibilmente eccitate, qualche donna si masturbava, una signora bionda, giunonica, con un seno nudo e prosperoso guardava ipnotizzata le altre coppie scopare mentre menava il cazzo del suo uomo completamente nudo, altre guardavano lascive una donna legata ad una croce di San Andrea, frustata da quello che sembrava essere il suo compagno ed evidentemente in preda ad un orgasmo ininterrotto.
Lui la guidò verso un angolo più appartato, dove un divano basso era occupato da un uomo solo, il cazzo già in mano, che li guardò con interesse.
Non perse tempo. Spinse lei in ginocchio, e lei obbedì immediatamente, le mani che tremavano mentre slacciava la cintura di lui, tirando giù i pantaloni. Il cazzo di lui le saltò in faccia, la punta già bagnata di pre-sperma. Lei lo afferrò alla base, la lingua che uscì a leccare la punta, assaporando il sapore salato poi lo ingoiò tutto in un solo movimento, la gola che si apriva per accoglierlo.
Lui gemette, le dita che si intrecciarono nei suoi capelli, tirandoli indietro mentre cominciava a muoversi dentro la sua bocca, affondando sempre di più, fino a sentirla soffocare. Lei non si tirò indietro. Anzi, le sue mani si mossero verso le sue palle, massaggiando mentre succhiava, le labbra strette intorno all’asta, la lingua che giocava con la punta ogni volta che lui si ritraeva per poi riaffondare, scopandola in bocca.
Poi sentì una presenza dietro di sé. L’altro uomo si era avvicinato, il cazzo duro che le sfiorava la guancia. Lei si voltò, senza smettere di succhiare lui; poi lo guardò negli occhi, chiese e ricevette uno sguardo carico di lussuria e aprì la bocca anche per l’altro, alternando tra i due, le mani che lavoravano su entrambi, i gemiti che le vibravano in gola.
"Che brava troia", le disse lui, la voce roca di desiderio, mentre le affondava le dita tra i capelli, spingendola giù, costringendola a prendere tutto. Lei ansimava, la bocca piena, il succo che le colava lungo il mento, ma non si fermò. Una mano scivolò tra le sue cosce, le dita che si infilarono sotto la gonna, trovando la sua fica già bagnata di nuovo. Si masturbò freneticamente, le dita che si muovevano dentro di sé mentre succhiava, il piacere che montava di nuovo, inarrestabile.
Lui la osservava succhiare il cazzo di quell’altro, gli occhi che brillavano di possesso. Aveva deciso che doveva farlo venire e glielo disse in un soffio: “fallo godere, guardalo sborrare”. Lei eseguì in un turbine di lascivia. Lo masturbò freneticamente fino a farlo sborrare mentre si pizzicava il capezzolo con forza, lo guardò ipnotizzata mentre quello ringhiava di piacere.
Due, tre fiotti la colpirono sul seno.
Si leccò la mano sporca mentre guardava il suo lui. Lo faceva solo per lui.
Poi, senza preavviso, la tirò su per i capelli, facendola ritornare in sé. «Basta così», le disse, la voce un ordine. «Adesso è il mio turno.»
La trascinò verso la porta laterale, quella della Perdizione, oltre la quale si apriva una stanza buia, illuminata solo da luci rosse fioche.
Al centro, una panca imbottita fatta per bloccare le braccia su dei braccioli, il corpo prono sulla panca in modo da lasciare esposto e leggermente sollevato il culo. Vi erano sul lato altri comodi braccioli, messi in modo da bloccare le cosce e permettere alle gambe di rimanere aperte.
Le cinghie di cuoio per gambe braccia e torace erano già pronte.
Lui la spinse contro la struttura, e lei si lasciò legare, le braccia aperte, i polsi strette nelle cinghie, le gambe divaricate e fissate. La gonna le venne tolta, lasciandola esposta, il culo nudo e vulnerabile.
Lui si avvicinò, la mano che le accarezzò una natica, poi l’altra, prima di chiuderle le dita intorno, strizzando forte. «Adesso vediamo quanto reggi.»
Lei gemette, il corpo teso in attesa, la pelle che formicolava per ciò che stava per arrivare. «Ti prego», sussurrò, la voce rotta. “Fammi male”.
Fu in quel momento che la vide. Era la receptionist, ormai nuda... entrata con una coppia probabilmente per godersi lo spettacolo: la guardò negli occhi non sorrideva più, lo sguardo lascivo, la ragazza si leccava le labbra pregustandosi lo spettacolo. Lei capi che era la preda e la regina, il luogo del piacere non solo di lui ma di tutti i presenti… e questa cosa la faceva impazzire di piacere.
Si chiese se lei avesse terminato il suo turno alla reception... un pensiero stupido che svanì all’improvviso sostituito dal dolore che le esplose sulla sua pelle come un lampo, un bruciore acuto che le attraversò il culo e le si irradiò tra le gambe.
Gridò, il suono strozzato in gola, le dita che si contorcevano nelle cinghie, cercando invano di aggrapparsi a qualcosa. Lui non le diede tregua. La frusta fendette di nuovo l’aria, colpendola con precisione sull’altra natica, lasciando una striscia di fuoco che si univa alla prima.
Lei si dimenò, il corpo scosso da spasmi incontrollabili, ma le cinghie la tenevano ferma, immobilizzata, costretta a subire ogni colpo. Dalla bocca le usciva un rantolo di sofferenza e di piacere, si sentiva oscena e bellissima.
Lui rise, un suono oscuro e soddisfatto. la frusta scese di nuovo, questa volta più decisa. Il suono del cuoio che si abbatteva sulla carne echeggiò nella stanza, mescolandosi ai suoi gemiti sempre più alti, sempre più disperati. La pelle le bruciava, arrossata, segnata, ma tra le gambe era bagnata fradicia, il clitoride pulsante, quasi dolorante per l’eccitazione, mentre lei con un riflesso condizionato lo strofinava sull’imbottitura della panca.
Ogni colpo la spingeva più vicina all’orlo, il suo corpo che oscillava tra il bisogno di sfuggire al dolore e il desiderio disperato di venire. «Sei così bella quando soffri», le disse lui, passandole una mano tra le cosce, le dita che sfioravano il suo sesso gonfio, raccogliendo l’umidità che colava abbondante. "Guarda come sei bagnata. Sei una troia che ama essere picchiata."
Lei non poté rispondere. Un altro colpo la prese, questa volta più in basso, vicino alla coscia, e il dolore si fuse con il piacere in un’onda travolgente. Sentì le lacrime agli occhi, ma non erano di dolore. Era l’estasi, pura e brutale, che la stava sommergendo. Il suo corpo cominciò a tremare, i muscoli che si contraevano, il respiro che si faceva sempre più affannoso.
«Sto per…», riuscì a dire, ma lui la interruppe con un altro colpo, questa volta diretto sul centro del culo, proprio dove la pelle era più sensibile. Il dolore la trapassò, e poi, senza preavviso, l’orgasmo la colpì come un macigno.
Urlò, il suono selvaggio e liberatorio, il corpo scosso da spasmi violenti mentre il piacere la travolgeva, le pareti della sua figa che si contraevano sul nulla, il clitoride che pulsava come se stesse per esplodere.
Cominciò a squirtare senza ritegno.
Lui non smise. La frusta continuò a cadere con minore forza, ogni colpo che prolungava l’orgasmo, che la teneva sull’orlo dell’insostenibile, fino a quando lei non fu più in grado di distinguere il dolore dal piacere, fino a quando tutto diventò una sola, immensa sensazione che la consumava.
Quando finalmente lui si fermò, lei era un tremito continuo, il corpo madido di sudore, le natiche segnate da strisce rosse, il sesso che gocciolava sulla panca.
Nella stanza sin dalla prima frustata l’atmosfera era diventata pura magia, un brivido unico aveva attraversato tutti, le inibizioni rimanenti si erano sciolte con naturalezza, il gioco di sguardi e complicità aveva preso il sopravvento; nessuno tratteneva l’eccitazione. La receptionist era completamente nuda, i seni pieni che oscillavano leggermente per il leggero movimento con cui si sfregava il clitoride, il pube rasato che luccicava per l’umidità.
Dietro la receptionist, la coppia che lei non aveva mai visto prima; li mise a fuoco fra le lacrime, lui alto, con un fisico asciutto e gli occhi scuri carichi di curiosità; lei più bassa, formosa, con i capelli rossi raccolti in una crocchia disordinata e le labbra già gonfie per i baci, forse per i pompini che aveva fatto fino a quel momento. Tutti e tre avevano gli sguardi fissi su di lei, legata, il culo arrossato e lucido di sudore, le cosce che tremavano per gli ultimi spasmi dell’orgasmo.
"Guardala", mormorò la rossa passandosi la lingua sulle labbra. "È bellissima!"
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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