Lui & Lei
Vita Piatta
07.10.2025 |
2.952 |
9
"Lui ansima sempre più forte, mi chiede di fermarmi, di andare piano, poi mi supplica di continuare ma non vuole venire e io inizio a leccargli dolcemente la punta guardandolo dritto negli occhi..."
Mi invita nel suo nuovo studio un sabato pomeriggio di Ottobre. Siamo amici da tanto tempo e con lui mi sento davvero a mio agio. A volte finiamo a parlare per ore senza nemmeno renderci conto del tempo che passa. Arrivo in questo loft in pieno centro, quarto piano, salgo a piedi. Mi piacciono i palazzi antichi, li trovo affascinanti. La bellezza della storia che resiste e vince contro il tempo mi fa sentire piccola, inutile, quasi inesistente. Ho la mente piena di pensieri che quasi vorrei esserlo, inesistente. Sono contenta di passare un po' di tempo con un amico. Ne ho davvero bisogno.Salgo le scale, arrivo alla porta, lui è li che mi aspetta con un bicchiere di rosso in mano che mi porge dandomi il benvenuto. Il vino è anche meglio di un abbraccio. Ci vediamo poco ma ogni volta sembra che il tempo non sia passato, come su quel tappeto vintage rosso in stile persiano che attira subito la mia attenzione. La stanza è luminosa e accogliente, grandi e alte finestre lasciano entrare un timido sole autunnale che si appresta a scomparire. Libri di codici e manuali di diritto impilati per terra ancora da sistemare formano piccole torri disordinate accanto alle pareti ancora spoglie, solo un paio di quadri di foto in bianco e nero e un mobile di legno antico che richiama il tavolo scrivania in contrasto con le sedie in plexiglass Kartell. C’è un vago disordine che si addice all’ambiente che definirei minimal. "Lavori in corso, non è ancora arrivato nemmeno il divano". Io mi tolgo il cappotto e lo poggio su un iconico appendiabiti le cui linee sottili e allungate ricordano le bacchette di shangai, riprendo il bicchiere poggiato sul tavolo di legno e attenta a non rovesciarlo sul tappeto mi ci siedo sopra. Lui mi segue, con in mano il suo di bicchiere questa volta.
Parliamo senza sosta, il mio nuovo lavoro, i suoi progetti, i clienti, i soldi che ci sono ma non sono mai abbastanza per vivere in questa città che diventa sempre più cara, sempre più turisti. E le parole scivolano veloci e spensierate così come la prima bottiglia di vino che finisce. "Apro un’altra, ti va?" Retorico. Non fa in tempo a finire la domanda che il tappo è già via. Gli racconto dei miei viaggi, lui mi parla delle ultime donne con le quali è uscito. Ridiamo, delle nostre sventure, dei mille impegni, dello stress senza fine, del vino che scende così bene e dallo stomaco risale nella testa e ce l’alleggerisce. Era questo di cui avevo bisogno. Leggerezza. E vino.
Siamo solo noi due, persi nelle nostre solite chiacchiere. Una tranquilla normalità. Forse più vicini del solito ma era un dettaglio al quale non facevamo caso. Ad un tratto il suo telefono squilla e inizia a controllare i messaggi, lo guardo assorto nelle sue cose, l’osservo. È buffo, lo conosco da tanto tempo, gli voglio davvero molto bene. Ha un profumo particolare questo pomeriggio, diverso, i miei sensi ne sono ipnotizzati, e assorta in quel pensiero, con la testa leggera faccio per avvicinarmi un po' di più e delicatamente metto la mano tra i suoi capelli. Lui si blocca e toglie lo sguardo dal telefono, mi guarda e passa un silenzioso secondo pieno di tutto. Butta il cellulare sul tappeto e si avvicina ancora di più. C’è un particolare sorriso sulle labbra, quando due persone stanno per baciarsi. C’è lussuria e malizia, lo trovo molto sexy, quel sorriso, fa silenzio ma è come se dicesse vieni da me, e io non riesco a resistergli. Al sorriso, e stranamente nemmeno a lui. Così le nostre labbra si avvicinano, si sfiorano, e si lasciano andare. Era tutto così naturale, ci conoscevamo come amici ma scopriamo che anche i nostri corpi si conoscono, inaspettatamente sincronizzati, sanno come cercarsi. La mia mano rimane tra i suoi capelli e applica una leggera pressione che lo porta ancora più verso di me. Le nostre lingue si accarezzano, così come la sua mano fa sulla mia spalla percorrendo tutto il braccio. Fa molto caldo in questa stanza, o forse siamo solo noi. Solo cinque minuti fa parlavamo del nulla ridendo e bevendo. Ha ragione, la vita è piatta a volte. E ora siamo qui, a baciarci, in questo suo nuovo studio dove sarei dovuta passare per un saluto e un bicchiere di vino. Siamo solo due persone che vogliono sottrarsi al piattume di questa vita per qualche attimo.
I baci continuano e le sue mani esplorano il mio corpo, ad un certo punto le sue labbra sfiorano il mio orecchio per poi far scivolare la sua lingua lungo tutto il mio collo. Ed è qui che penso che vorrei di più. Quel momento nel quale scompare tutto, blackout totale. Siamo io e lui, due pezzi di carne. Non esiste presente né futuro. E si, ci vogliamo. Mi sollevo sulle ginocchia, mi sporgo in avanti e con un movimento controllato mi posiziono sopra di lui. Sento la sua erezione dai pantaloni, la sfioro con la mia fica, ho un brivido e niente più freni inibitori. Sono molto eccitata e ho voglia di giocare. Mi sbottona la camicia quanto basta per scoprirmi il seno, anche i miei capezzoli durissimi lo vogliono. Inizia a leccarli mentre con le mani mi stringe il culo e io continuo a muovermi lentamente su di lui. Siamo ancora vestiti, ma non credo durerà molto. Sono bagnata e questo gioco mi sta piacendo. Ho voglia di vederlo impazzire. Mi fermo. Lo guardo, i suoi occhi sono diversi dal solito. Noi siamo diversi dal solito. Non c’è più quell’espressione buffa sul suo volto. Mi guarda perverso, sappiamo bene entrambi che non ci fermerà niente e nessuno. Con il seno scoperto mi allontano da lui, continuo a fissarlo dritto in quegli occhi che mi bramano. Gli poggio le dita sulle labbra che si schiudono, entrano nella sua bocca e sento la lingua che poco prima era sui miei capezzoli bagnarle. Me le morde un po', e quella leggera pressione sulla mia carne mi invade di piacere. "Stai fermo e guardami", gli dico assertiva. Mi siedo di fronte a lui, con le gambe aperte, soddisfatta della scelta casuale di indossare una gonna e un paio di autoreggenti nere. Mi sfilo le mutandine e con le dita bagnate dalla sua bocca inizio a toccarmi. Lo fisso, mentre i suoi occhi non sanno cosa guardare di me, si porta una mano dentro i pantaloni e inizia a toccarsi. Non riesce più a contenere l’erezione e si sbottona i jeans. Niente male, penso guardando il suo uccello. Il suo sguardo segue ogni mio movimento, non va mai altrove. Mi piace farmi guardare, avrei voglia di venire, ma è troppo presto. I suoi occhi perversi e quel cazzo che sembra scoppiare mi fanno bagnare ancora di più. Fammi vedere quante dita riesci a metterti dentro, mi dice con un tono serio e cattivo. Uno, due, tre, e al quarto dito mentre mi masturbo senza alcuna remora il suo sguardo si fa torbido, carico di una depravazione sempre più evidente. Quanto mi piace scoparmi con le dita con questo inaspettato pubblico davanti, ma credo non mi basti più. Ho voglia di prenderlo, così mi avvicino di nuovo, in ginocchia, verso di lui che avido e impaziente mi prende la mano e me la lecca tutta, assetato del mio liquido lascivo. "Non ho mai assaggiato niente di più buono", fa lui, e iniziamo a baciarci mischiando la saliva con il mio sapore. Salgo su di lui un’altra volta e gli sfioro il cazzo con la mia fica bagnata. Lui ha un sussulto, sento il suo cuore battere a mille. Siamo sempre noi, amici da anni, ma allo stesso tempo siamo anche due estranei che si vogliono. Eh si, mi piace davvero questo gioco. Così gli sbottono la camicia e inizio a baciargli molto lentamente il petto, scendendo sempre più giù, gioco con la lingua, lo lecco e lo bacio, il suo respiro è affannato, lo sento naufragare nel godimento mentre tenta invano di mantenere il controllo. Che bravo. Gli chiedo un banale "come stai?" E biascica una risposta vaga, con un ghigno sul volto dice che ha il cervello fuso e mentre cerca di riordinare le parole la mia lingua scende sul suo fallo. Le parole mai trovate lasciano spazio a un gemito di piacere talmente forte che non resisto e me lo metto in bocca. Ho voglia di divorarlo. Lo prendo fino in gola mentre con la mano gli stringo le palle, sono gonfie, vorrebbero esplodere e io vorrei tutto il suo sperma su di me. Mi sto godendo tutto, lui, il suo cazzo, questo momento nel quale siamo davvero inesistenti. Non pesiamo più. Ci lasciamo andare a noi stessi liberandoci del peso del nostro essere. Lui ansima sempre più forte, mi chiede di fermarmi, di andare piano, poi mi supplica di continuare ma non vuole venire e io inizio a leccargli dolcemente la punta guardandolo dritto negli occhi. "Si vede dal tuo viso che hai proprio voglia di cazzo", ha finalmente trovato delle parole, mentre mi accarezza la testa come se fossi la più brava delle cagne. Mi sento una puttana ed è proprio così che mi chiama lui. "Che brava puttana", dice, soddisfatto di vedermi a quattro zampe con la bocca piena del suo cazzo, e io credo di gocciolare dall’eccitazione in questo momento. Ho voglia di sentirlo dentro di me. Così mi alzo, mi tolgo la camicia, e sfilo la gonna, lasciandomi solo le autoreggenti. Gli ordino di avvicinarsi e di leccarmi prima. Le mie mani tra i suoi capelli, pensare che poco fa glieli stavo accarezzando ignara di ciò che sarebbe successo. Stavolta però non sono delicata, non voglio più esserlo. Lo faccio entrare con la lingua dentro di me, è assetato e impaziente. Poi sfiora il mio clitoride facendomi quasi perdere la forza nelle gambe. Adesso sono io a gemere, si non fermarti, lo prego come quella cagna in calore che sono. Una troia che ha voglia di cazzo, del suo cazzo. Mi sento le labbra gonfie di piacere, la sua lingua tra le gambe mi manda in estasi. E proprio sul punto che precede l’orgasmo mi stacco da lui. Ha il volto bagnato di me. Mi abbasso e a gambe aperte mi posiziono di nuovo su di lui. E mentre bacio quella bocca che sa della mia fica prendo il suo cazzo in mano e me lo metto dentro. Le sue mani stringono il mio culo mentre lo cavalco e inizio ad urlare di piacere, non riesco a fermarmi e di certo non voglio. Più le mie urla si fanno forti più lui perde il controllo. Il mio clitoride è pronto ad esplodere e mentre mi muovo su di lui mi prende il seno e inizia a leccarlo. La sua saliva sulla mia pelle rende i miei capezzoli ancora più turgidi, il godimento ci invade i corpi. Io elimino l’ultimo filtro della ragione e mi lascio andare ad un orgasmo liberatorio che mi offusca la mente. Subito dopo lui mi spinge via e prendendomi violentemente la testa me la spinge sul cazzo e ordina: "ora ingoia tutto, troia". Il suo sperma era così tanto che quasi non riuscivo a tenerlo in bocca. Mi alzo, e fissandolo dritto negli occhi con uno sguardo di sfida ingoio tutto il suo liquido. Subito dopo entrambi affannati ci baciamo. Che maiale, mi divora la bocca che sa della sua sborra, gli piace il suo gusto su di me.
Riesco a sentire il rimbombo del suo cuore, io ho le guance rosse, bollenti. Gradualmente ritorniamo in noi. Ci
guardiamo e scoppiamo in una grassa risata. Riprendo i due bicchieri di vino mezzi pieni, gliene passo uno, brindando all’amicizia e ad una delle scopate migliori che abbiamo mai fatto.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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