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Agli ordini padrone


di Dafne3
19.05.2025    |    359    |    4 9.7
"Percepisco la sua ingordigia divorarmi la fica e io finalmente mi lascio andare scoppiando di godimento..."
L’ho incontrato su un volo diretto a Sidney. Lui era il comandante e io l’assistente di volo personale di uno sceicco saudita che portavamo in giro con il suo jet privato. La sera prima di tornare nel deserto medio orientale ci incontrammo con tutto l’equipaggio per un paio di drink. C’era anche lui, silenzioso ma attento ascoltatore di tutte le cazzate che svariati gin tonic ti fanno dire. Mi piaceva guardarlo, aveva qualcosa negli occhi. Qualcosa di cattivo ed eccitante. Con una scusa mi avvicino e iniziamo a parlare del più e del meno. Scopro che ha cinquant’anni, portati benissimo penso. Venti in più di me. Più parliamo più i nostri corpi si avvicinano cercandosi, curiosi e avidi di toccarsi e il gin mescolato al suo profumo mi inebria i sensi, sento un calore che mi invade da dentro e quei suoi occhi perversi dentro i miei mi eccitano tremendamente. Complice una leggera ebrezza, decidiamo di andar via, lasciare il resto dei colleghi a bere, poiché la mia sete non è certamente più quella di cocktails. Nel tragitto verso l’ascensore lui mi cammina dietro e sento il suo sguardo sul mio culo. È elettrizzante. Lui preme il tasto del suo piano, mi guarda e mi dice tu adesso vieni con me. Nessuna domanda, solo ordini. Tutto quello che desidera comandante, la mia risposta. I suoi occhi diventano sempre più cattivi. Mi vogliono.
Siamo in camera sua, chiude la porta e mi sbatte contro di essa, mi prende il volto tra le mani e inizia a baciarmi. Ma che dico... mi divora, sento la sua bramosia nei miei confronti. Dopo avermi assaggiato la bocca mi porta sul letto, io provo a dire qualcosa ma lui mi azzittisce immediatamente. Shh. Non devi parlare a meno che non sia io a darti il permesso. Le mie mutandine sono bagnatissime. Mi ordina di sbottonarmi la camicia bianca e lasciarla aperta, non porto alcun reggiseno e i miei capezzoli sono visibilmente turgidi anche attraverso la seta, non mi ha ancora toccata e non lo fa per una buona mezz’ora. Io mi dimeno come una cagna, non riesco a tenere le mie gambe ferme, la mia fica sempre più bagnata vorrebbe solo essere usata da lui. Eppure questa sofferente attesa mi piace. Si mette a lato del letto, in piedi, con una mano dietro la mia nuca raccoglie una manciata di capelli provocando un piacevole fastidio che istintivamente mi porta a tirare la testa nel senso opposto, mossa sbagliata, la presa si fa più forte e aggressiva.
Dove pensi di andare eh?
Chiedo perdono. Rispondo con un respiro spezzato.
Sono io il tuo padrone. Sono io che decido cosa farti e quando fartelo. Con la mano libera mi sbottona i pantaloni e senza sfilarmeli, tenendomi ancora per i capelli, mi ordina di toccarmi. Lentamente faccio scivolare la mia mano dall’ombelico oltre la zip, quel confine che separa il vedo con il non vedo. Respiri e gemiti si confondono. Il suo sesso è all’altezza dei miei occhi, è completamente gonfio, e guardo entrambi con la voglia di farmi possedere, continuando a non pronunciare parola, solo ansimi e sguardi di pietà. La pietà di una troia che ha solo voglia di farsi scopare. Mentre mi tocco il mio corpo si muove come un’onda, e in effetti sono un mare di godimento. Tra le mie gambe l’oceano. Il movimento ondulatorio che mi fa inarcare la schiena aprendo il mio petto verso il cielo e percorrendo verso il mio ventre morbido fa leggermente cadere la camicetta un po' più giù, oltre il seno, lasciandolo scoperto. Quella carezza di seta sul mio piccolo e duro capezzolo stimola ancora di più la mia lussuria e la sua lingua decide di premiarmi con un’intensa leccata che mi fa ufficialmente esplodere di euforia e gioia. Non riesco più a mantenermi silenziosa e mi abbandono a un fragoroso godimento senza conseguenze, me lo sono meritato quel vagito, sono stata brava. Ad un tratto mi stringe il polso della mano che mi da godimento, la sfila via dal mio sesso, la osserva, che brava puttana, e lecca le mie dita come il più prelibato dei piatti. Lo ha detto, sono una puttana, e sono brava. Mi dice di sfilarmi i pantaloni, sento la mia pelle bollente, lui lascia la morsa dei miei capelli e si sposta tra le mie gambe iniziando a segnare quella linea di pelle che va dal collo al mio ventre con la lingua, più si avvicina al mio oceano più quel mare diventa lava tra le mie gambe, ma non va direttamente li, sarà forse che il calore bollente della mia fica gli sia insopportabile? Fa scivolare due dita nell’interno coscia e viaggia con gli occhi in quel mare di lava che soffre più dei miei capezzoli lasciati bagnati dal tocco della sua lingua. Mi sposta il pizzo bianco da un lato e ora inizia a sfiorare le labbra, sono morbida, mi dice.
Che buon profumo che hai, troia. Hai voglia di farti leccare?
Si.
Hai voglia di farti divorare la fica da me?
Si.
Sono quasi intimorita dal suo controllo nonostante l’erezione tra le gambe si faccia sempre più grande.
E chi sono io?
Il mio padrone. Sono proprio brava in questa materia professore, so tutte le risposte. Mi eccita sapere di essere sotto il suo controllo.
Brava puttana, allora questa leccata te la sei meritata. Godi quanto vuoi.
Sono scioccata dal suo controllo nonostante l’erezione tra le gambe si fa sempre più grande.
E chi sono io?
Il mio padrone. Sono proprio brava in questa materia professore, so tutte le risposte. Mi eccita sapere di essere sotto il suo controllo.
Brava puttana, allora questa leccata te la sei meritata. Godi quanto vuoi.
Percepisco la sua ingordigia divorarmi la fica e io finalmente mi lascio andare scoppiando di godimento.
La danza della sua lingua che oscilla tra le labbra e il mio clitoride mi fa perdere il senso di gravità. E proprio sul punto di venire lui si ferma. Mi guarda ancora più cattivo. Il suo volto bagnato di me. Con il volto mi sfiora la pancia salendo verso di me, inalando tutto il mio profumo, mi prende entrambe le mani e le blocca sulla mia testa violentemente senza togliere i suoi occhi dai miei. Il suo cazzo gonfio e duro mi sfiora la fica e poco dopo è dentro di me. si muove piano inizialmente, mentre mi lecca il seno e leggermente mi morde un capezzolo. Io sono fatta di carne e piacere. Spinge sempre più forte, sempre più violento e mi dice adesso vieni puttana.
Urlo di piacere, e quel suono di goduria fa perdere il controllo anche a lui che poco dopo viene su di me, schizzandomi fin sul mio viso. Ho il volto rosso, mi accarezzo un seno sporco del suo sperma e mi lecco le dita.
Che buon sapore che ha il mio padrone.

Quella fu la notte che oltre ad essere la hostess di volo personale dello sceicco, divenni anche la puttana preferita del suo comandante.
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