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Il gioco della dominazione (Epilogo)


di Membro VIP di Annunci69.it Andrapodon
02.10.2025    |    1.509    |    1 8.3
"Perché non c’è nulla che desideri di più che essere suo, di appartenere a lei, di essere il suo giocattolo, il suo oggetto di piacere..."
La settimana è stata un tormento dolce e crudele, un’agonia che Anna ha orchestrato con la precisione di una maestra. Ogni giorno, ogni ora, ogni minuto è stato un susseguirsi di stuzzicamenti, di promesse sussurrate e di attese infinite. Mi ha tenuto sulle spine, muovendomi come una marionetta, spingendomi al limite del piacere per poi ritrarsi, lasciandomi sospeso in un vortice di desiderio insoddisfatto. La gabbietta d’acciaio che imprigiona il mio cazzo è diventata il simbolo della sua dominazione, un promemoria costante del suo controllo su di me.

Ogni volta che mi avvicinava, il mio cuore accelerava, il mio corpo si tendeva, pronto a esplodere. La sua presenza riempiva la stanza, il profumo della sua pelle calda che mi avvolgeva, facendomi tremare. Mi liberava dalla gabbietta con un gesto lento, quasi rituale, i suoi occhi verdi che mi trafiggevano con un misto di malizia e potere. Mi prendeva in bocca, la sua lingua calda e umida che mi avvolgeva, facendomi gemere di piacere. Ma proprio quando stavo per raggiungere l’apice, si fermava, ritirandosi con una risata maliziosa, rinchiudendomi di nuovo in quel metallo freddo. “Non ancora,” sussurrava, la sua voce vellutata che mi penetrava come una lama. “Non sei pronto.”

E io non ero pronto. O forse lo ero troppo. Il mio corpo era un campo di battaglia tra il desiderio e la frustrazione, tra la voglia di arrendermi e la necessità di resistere. Anna sapeva esattamente come giocare con me, come spingermi oltre i miei limiti, come farmi sentire vivo e vulnerabile allo stesso tempo. La sua dominazione era un’arte, un ballo sensuale che mi lasciava senza fiato, desideroso di più, ma mai abbastanza da soddisfarmi.

Il sabato mattina arriva finalmente, portando con sé la rivelazione che ho atteso per giorni. Anna mi guarda con un sorriso di sufficienza, i suoi occhi che brillano di un’eccitazione che rispecchia la mia. “Stasera,” dice, la sua voce lenta e deliberata, “andremo a cena da Vittorio e Simona. Ci saranno una quindicina di ospiti. E tra loro ci sarà lui.”

Il mio stomaco si contorce al pensiero di quell’uomo, l’uomo che il weekend precedente mi ha umiliato, inculato, frustato e sborrato in bocca. L’uomo che ha scopato Anna davanti ai miei sensi bendati e tappati, riducendomi a un osservatore impotente, a un oggetto di piacere per il loro divertimento. Non so chi sia, non ho visto il suo volto, né udito la sua voce. Ricordo solo la sua possanza, il suo odore muschiato, la sua fermezza nel farmi e nel farmi fare tutto ciò che voleva.

“Lo troverai,” continua Anna, il suo sguardo che mi trafigge. “O forse no. Ma saprà lui come farti capire che è lui.”

Il pensiero mi fa impazzire. Chi sarà? Come farò a riconoscerlo? E se non ci riuscirò? L’ansia si mescola all’eccitazione, creando un cocktail esplosivo che mi fa tremare dentro. La mia mente corre, immaginando ogni possibile scenario, ogni possibile incontro. Il mio cazzo, intrappolato nella gabbietta, pulsa di desiderio, un promemoria costante della mia vulnerabilità e della sua dominazione.

La cena è un’agonia. La casa di Vittorio e Simona è accogliente, il profumo di ragù e basilico che riempie l’aria, le risate e le conversazioni animate che creano un’atmosfera calda e familiare. Ma io non sono qui per sentirmi a casa. Sono qui per cercare, per identificare, per scoprire.

Il mio sguardo vaga nervoso tra gli ospiti, studiando ogni uomo, cercando di cogliere un dettaglio, un gesto, un’espressione che mi riveli la sua identità. Ma è inutile. Ogni uomo che mi passa accanto diventa un sospetto, ogni sguardo una possibile minaccia. Il mio corpo si tende, i muscoli contratti, il respiro affannoso. Anna, seduta accanto a me, sembra divertirsi alla mia agitazione. Sotto il tavolo, la sua mano sfiora la mia coscia, la sua vicinanza che mi fa arrossire e tremare.

“Chi sarà?” sussurra con la sua voce che mi fa rabbrividire. “Forse è lui che ti sta guardando ora. O forse è quello che ti ha sorriso poco fa.”

Le sue parole mi fanno impazzire. Il mio cuore batte all’impazzata, il sangue che mi pulsa nelle orecchie. Il mio cazzo, intrappolato, pulsa di desiderio, un promemoria costante della mia frustrazione. Vorrei alzarmi, urlare, correre via, ma sono inchiodato alla sedia, prigioniero del suo gioco, del suo potere.

La serata procede, un susseguirsi di portate, di conversazioni, di sguardi rubati. Il vino scorre, ma non riesce a calmare la mia ansia. Ogni uomo che mi passa accanto diventa un’ossessione, ogni sorriso un possibile indizio. La tensione cresce, si accumula, fino a diventare quasi insopportabile.

Finalmente, la cena volge al termine. Gli ospiti iniziano a salutare, a uscire, a scomparire nella notte. Io e Anna rimaniamo soli, il silenzio che ci avvolge come una coperta pesante. Il suo sguardo mi trafigge, i suoi occhi che brillano di desiderio e potere.

“Ora,” dice, la sua voce che mi fa tremare, “è il momento di liberarti.”

Mi prende per mano, guidandomi fuori dalla casa, verso la nostra auto. Il viaggio di ritorno è un’agonia, il silenzio che ci avvolge, il mio corpo che pulsa di desiderio, la mia mente che continua a cercare, a domandarsi, a immaginare. Il mistero dell’uomo rimane irrisolto, un filo che mi lega a un futuro di nuove umiliazioni e piaceri.

A casa, Anna mi spoglia con lentezza, i suoi occhi che mi studiano, che mi divorano. Mi fa sdraiare sul letto, la sua presenza che mi avvolge come un’onda. “Sei stato bravo,” sussurra, la sua voce che mi fa rabbrividire. “Ora è il momento di premiarti.”

Mi libera dalla gabbietta, il metallo che cade a terra con un tonfo sordo. Il mio cazzo, finalmente libero, pulsa di desiderio, pronto a esplodere. Anna mi prende in bocca, la sua lingua calda e umida che mi avvolge, facendomi tremare di piacere. Ma questa volta non si ferma. Continua, sempre più veloce, sempre più profonda, fino a quando non posso più resistere.

“Anna,” gemo, il mio corpo che si tende, pronto a esplodere. “Ti prego, fammi godere.”

E lei lo fa. Mi fa godere come solo lei sa fare, liberando tutta la tensione accumulata, tutto il desiderio, tutta la frustrazione. Il mio corpo trema, il mio cazzo pulsa, il mio seme che esplode nella sua bocca, caldo e abbondante. Lei lo inghiotte, i suoi occhi che mi guardano con soddisfazione, il suo sorriso che mi dice tutto ciò che devo sapere.

Mentre sborro, il pensiero di quell’uomo misterioso si dissolve, sostituito dalla certezza che, qualunque cosa accada, Anna sarà sempre la mia padrona, la mia ossessione, la mia unica vera passione. Il suo corpo si posa sul mio, il suo peso che mi avvolge, il suo respiro che mi accarezza.

“Sei mio,” sussurra, la sua voce che mi penetra come una lama. “E lo sarai sempre.”

E io lo so. Lo so che lo sarò. Perché non c’è nulla che desideri di più che essere suo, di appartenere a lei, di essere il suo giocattolo, il suo oggetto di piacere.

Il capitolo si chiude, lasciandomi soddisfatto, ma consapevole che il gioco è appena iniziato. E io non vedo l’ora di scoprire cosa Anna ha in serbo per me, di arrendermi al suo volere, di perdermi nel suo potere.

Perché sono suo. E lo sarò per sempre.
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