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Sottomessa al Piacere-Natale perverso-Cap6#4


di Membro VIP di Annunci69.it giorgal73
25.05.2026    |    9.101    |    4 7.6
"*** NOTE *** ---CAPITOLO 6: Tuffo nel 1999 (Recuperate i primi cinque!)--- Allacciate le cinture: vi porto in un 1999 audace, decadente e senza filtri..."
Capitolo 6 PARTE 4 di 7

*** ANASTASIA ***

La figa mi pulsa, sento che sto per venire, ma è come se dovessi chiedere il permesso a Michela, come se fosse lei a dettare il tempo. Ci siamo perse in una rincorsa, non c’è più inizio né fine, solo il qui e ora e la nostra carne che si scontra, si lacera, si annoda. Tatiana ci guarda, so che gode a vederci così, ma non importa più. Ora è la mia vittoria, la mia.
Aumento il ritmo, la spingo con forza bestiale, la fissa di cuoio mi scava nelle ossa e il cazzo trasparente entra ed esce con uno schiocco umido e violento. Michela urla ancora, mi chiede di spaccarla, di sfondarla, e io sento la sua voce che si mescola alla mia, diventiamo un’unica bestia che si dilania da sola pur di sentire ancora qualcosa. Il corpo mi si tende tutto, il plug mi scava dentro, il bordo delle borchie mi punge la pelle della figa ed è una tortura meravigliosa. Sento la pressione salire come un’onda, più forte di qualsiasi orgasmo io abbia mai provato.

Quando vengo, succede tutto insieme: il mio corpo si chiude su sé stesso, la figa pulsa e stringe il plug fino a sentire dolore, le mani si piantano nelle natiche di Michela come radici. Un urlo mi esce dalla gola ma lo tengo dentro, lo mastico tra i denti. L’orgasmo mi attraversa come una scossa, mi svuota e mi riempie allo stesso tempo. Ma mentre io goffamente annaspo, sento che anche Michela sta venendo, la sento contrarsi tutta intorno allo strap-on, la sento grondare, letteralmente, e quando guardo giù vedo la pozza sotto il cavalletto che si allarga, si moltiplica a ogni spinta mia. È una scena indecente, animalesca, eppure non potrei desiderare di meglio.

Continuo a scoparla anche dopo che ho finito, incapace di fermarmi, come se dovessi imprimere il mio ricordo nella sua carne. Quando finalmente la lascio andare, la sento tremare come una foglia, sento il suo respiro frantumato, le lacrime che le colano sulle guance. La guardo, vorrei accarezzarla, dirle che è stata perfetta, ma non lo faccio. Resto immobile per un attimo, sopraffatta dalla soddisfazione e dalla vergogna insieme, poi mi tolgo lo strap-on, lo lascio cadere sul pavimento con un tonfo pesante.

*** ABDUL ***

Sono il sesto e quando mi avvicino al cavalletto, la scena davanti a me sembra l’incarnazione di tutte le fantasie di potere, fame e possesso che una mente possa concepire. Michela è piegata, devastata, un corpo che non ha più difese né pudore, solo buchi gonfi e lividi, segni rossi di cinture, mani e bocche che l’hanno spolpata giro dopo giro. Guardo le sue gambe tremare, i polpacci nodosi che si rifiutano di cedere, la schiena lucida di sudore e saliva, e la testa che pende in avanti, sfiancata e docile come quella di una vacca al mattatoio. Tatiana ed Anastasia sono ai lati, spettatrici, forse ancora avide, forse già sazie, ma i loro occhi sono addosso a me e a lei, quasi curiosi di vedere quanto e come posso insistere su quel corpo già devastato.

Il mio cazzo, duro come non mai freme, e per un attimo resto fermo a guardare quella figa incredibilmente aperta, le grandi labbra gonfie e rosa che tremano appena, la carne dentro che pulsa piano, ogni tanto un piccolo fremito involontario. Il buco del culo: sembra sorridere, squarciato e insaziabile, ancora sporco di sborra di Pierre colata ovunque. Sorrido, mi piace il pensiero di essere uno dei tanti, ma anche diverso. Mi piace sapere che, quando la prenderò, Michela non potrà nemmeno distinguere dove finisce il dolore e dove comincia il piacere, perché ormai sono la stessa cosa.
Le passo una mano sui capelli, li tiro indietro con dolcezza. Michela emette un suono gutturale, non una protesta, piuttosto un segno di resa. Mi posiziono dietro, la figa è talmente allentata che potrei entrare con tre dita senza fatica, e infatti lo faccio, solo perché posso. Sento il calore, la viscosità, il modo in cui la sua carne si rassegna e si stringe comunque, almeno per salvarsi dall’umiliazione completa. Le dita scivolano dentro e fuori, ogni tanto le do uno schiaffo sulle natiche, e il corpo di Michela vibra, ansima, si contrae. Mi piace la sensazione di possederla, di inserirmi dove chiunque è già passato, e rendere quel passaggio unico per me.

Decido che è il momento. Porto la cappella rossa appena contro il bordo: c’è odore di sesso, sudore, e un fondo di paura che aleggia nell’aria come uno spettro. Spingo deciso, senza avvertirla, e la figa mi assorbe come se fosse una spugna. Michela geme, ma il suono è rauco, spezzato, e mi accorgo che le lacrime le scorrono agli angoli degli occhi. Non provo pena, tutt’altro, è il segnale che quella donna è stata sgretolata e ricostruita solo a uso e consumo nostro, e io voglio lasciare il mio marchio. Inizio a muovermi, con spinte regolari, poi sempre più profonde, finché il bacino di Michela non sbatte ripetutamente contro il bordo della struttura che la tiene prigioniera. Ogni spinta è un urto, un colpo sordo, ed è come se stessi scolpendo il mio godimento nella sua carne.

A un certo punto cambio bersaglio. Fermo la spinta, mi sfilo il cazzo e senza pietà lo punto contro il buco posteriore spalancato, lubrificato da un misto di saliva, sperma e sudore. Sento la resistenza delle prime fibre anali, poi il mio cazzo passa oltre come un ariete e le affonda dentro tutto d’un colpo. Michela urla, questa volta è un urlo vero, ma nessuno la ascolta. Anastasia le morde la spalla, Tatiana le preme la testa contro il tavolo, ma io sono quello che la penetra davvero, e voglio che lo senta, che si ricordi per sempre dello squarcio che Abdul le ha lasciato.

Alterno: una, due spinte nel culo, poi tre nella figa, poi di nuovo nel culo. Ogni volta che cambio sento un piccolo scossone, come se i suoi nervi cercassero di escogitare una nuova strategia per resistere. Dopo un po’ il sangue inizia a colare dai bordi, niente di drammatico, solo una sottile linea rossa che si mischia al bianco dei nostri liquidi. Mi eccita, non posso negarlo: è il segno che la sto spezzando davvero, che la materia si arrende allo spirito. E come se non bastasse, ogni volta che cambio foro, Michela geme il mio nome. All’inizio lo sussurra, poi lo urla, come se volesse farmi sapere che sono io il protagonista di questa scena, il sesto che la finisce.

Durante tutto questo, le mani delle altre due donne non stanno mai ferme: Tatiana la schiaffeggia, ogni tanto le torce un capezzolo o le ficca due dita nella bocca; Anastasia le graffia la schiena, le infila un dito nel culo insieme al mio cazzo, la tira per i capelli fino a quasi strapparli. È un assedio continuo, e io sono il generale che detta il ritmo. Nel delirio mi sento potente, quasi immortale. Ogni colpo è una dichiarazione di guerra, ogni ringhio di dolore è una medaglia al valore. Vedo la faccia di Michela distorta, la bocca spalancata, i denti che morsicano l’aria come se potesse inghiottire il dolore. E mi piace. Cazzo, se mi piace.

Non mi fermo neanche quando sento che sto per venire. Voglio che sia tutto, che le resti dentro come una maledizione. Fisso le mani ai suoi fianchi, la tiro contro di me con violenza, e la prendo a fondo, ancora e ancora, finché sento le palle salire e il calore che mi risale la schiena. Vengo forte, uno, due, tre scatti, e la mia sborra le riempie il culo con una fierezza animalesca. Michela ansima, singhiozza, si svuota come un sacco di ossa, e io resto dentro per qualche secondo, godendo della sensazione di avere vinto su tutto, anche sulla sua resistenza. Lascio il cazzo dentro per un attimo, lo spingo contro le pareti molle, quasi a volerle imprimere il mio nome con ogni goccia di seme.

Quando mi sfilo, la vista che mi si para davanti è quasi commovente: il buco del culo resta aperto, gocciola lento, e la figa si richiude a fatica, ancora tremante di crampi e stanchezza. Michela non si muove, non parla, è un manichino disfatto. Ma so che ha registrato tutto, perché mentre la rilascio dalle mie mani, sento la sua voce debole che sussurra: “Sei tu, Abdul, vero?” E lo dice con una specie di rispetto, come se il dolore l’avesse educata a riconoscere chi comanda in questa stanza.

A quel punto mi ritiro, ancora ansimante, e osservo il capolavoro. Sento lo sguardo freddo del prossimo turno, e mi fa ridere sapere che la troia avrà il ricordo del mio colpo per sempre. Sono il sesto, sì, ma sono quello che la finisce davvero. Mi pulisco con una salvietta umida, torno alle mie cose e lascio il campo di battaglia con una soddisfazione che non avevo mai provato prima.

*** NOTE ***

---CAPITOLO 6: Tuffo nel 1999 (Recuperate i primi cinque!)---

Allacciate le cinture: vi porto in un 1999 audace, decadente e senza filtri. Non aspettatevi un raccontino, questo è un romanzo vero e proprio con una forte dose di esibizionismo. Se apprezzate, fatemelo sapere con un pollice in su e un commento!

---La Musa e lo Scrittore---

Questa storia non è autobiografica, ma nasce dalle confidenze reali e bollenti della mia amica "Damabiancaesib" (potete ammirarla qui su a69, cercatela). Altri hanno provato a raccontarla, ma lei ha scelto mia penna, anzi la mia tastiera, per svelare le sue fantasie più oscure. Nessun plagio, solo la magia di trasformare i suoi segreti in letteratura. Io sono "solo" l'autore e vivo senza catene, ma lascio sempre la porta socchiusa a chi sa stupirmi con proposte intriganti.

---A Voi la Mossa---

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