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Sottomessa al Piacere-Natale perverso-Cap6#5


di Membro VIP di Annunci69.it giorgal73
25.05.2026    |    9.077    |    3 6.7
"«Certo che può, » dico, la voce piatta e senza emozione, ma sento il formicolio tra le gambe..."
Capitolo 6 PARTE 5 di 7

*** MAHMOUD ***

Adesso tocca a me. Ho aspettato con pazienza, osservando, imparando ogni respiro, ogni smorfia di piacere e dolore che attraversava la faccia di Michela sotto i colpi dei miei predecessori. Quando finalmente il mio turno arriva, mi chino, raccolgo dal pavimento il plug blu, più grande di qualsiasi altra cosa sia stata infilata dentro quella donna stasera. È ancora caldo. Ci passo le dita sopra: è coperto dai fluidi di chi mi ha preceduto, un misto di lubrificante, sborra e succo di figa che lo rende scivoloso come una saponetta. Mi piace la sua consistenza, la pesantezza nella mano, la promessa di devastazione che cela sotto la superficie liscia.

Le passo il plug sulle labbra, glielo faccio succhiare, e poi lo spingo giù, lo infilo nella figa una, due, tre volte, allargando ogni volta un po’ di più. La resistenza è minima, ma la carne pulsa intorno a quell’oggetto estraneo, viva e dolente. Michela geme, abbassa la testa, si aggrappa alle sbarre del cavalletto come se cadere fosse l’unica alternativa al crollare dentro sé stessa. Quando il plug scompare tutto dentro di lei, la figa sembra assorbirlo come una bocca affamata. Un fremito le attraversa le cosce, si inarca involontaria, quasi mi chiede di infierire. È quello che faccio. Mi posiziono dietro, prendo il mio cazzo — duro, gonfio di sangue e di voglia — e lo punto verso il suo ano. Un attimo di esitazione, solo per assaporare la tensione nell’aria, e poi spingo. Non c’è bisogno di delicatezza, il buco è già rassegnato, ma la larghezza del mio cazzo lo costringe a un nuovo adattamento, uno strappo, una presa di possesso.

Michela si irrigidisce, poi si lascia andare completamente. Un sibilo rauco le scappa dalla bocca. La doppia penetrazione è brutale: sento il plug attraverso la sottile parete di carne che ci separa, lo percepisco nella pressione contro il mio glande, nelle vibrazioni che si trasmettono a ogni spinta. Quella figa è una fornace calda, viva, e il culo, nonostante tutto, ha ancora la forza di stringermi come se volesse trattenermi per sempre. Ogni colpo è una scossa doppia, il plug che pulsa dentro, il mio cazzo che si fa strada, e le pareti strette che si arrendono solo all’ultimo secondo, dopo una lunga, inutile resistenza. Non mi accontento. Voglio che Michela senta ogni millimetro, ogni differenza tra me e quelli che l’hanno preceduta. Con una mano afferro la base del plug, la ruoto, la spingo su e giù, così che la donna non possa mai abituarsi a una sola tortura, ma debba ricominciare ogni volta a mappare il dolore e il piacere che si inseguono come cani rabbiosi dentro di lei. L’altra mano le artiglia i fianchi, la costringe a seguire il mio ritmo: lento, poi improvvisamente rapido, poi ancora più lento, solo per spiazzarla.

Voglio sentire la sua resa, ma anche la sua sfida. È questa la vera droga. Ogni volta che entro fino in fondo, sento il plug che vibra; è una sensazione incredibile, come se il mio cazzo fosse avvolto in una guaina elettrica, e ogni movimento producesse un cortocircuito che ci attraversa entrambi. Michela geme sempre più forte, il corpo le si scuote in convulsioni che non sembrano più neanche umane. Quando estraggo il plug per un istante, la figa collassa, si richiude su sé stessa come una ferita viva, e quando lo reinserisco, tutto si tende fino a gridare la propria esistenza. Questo gioco mi esalta. So che la sto portando oltre il limite del sopportabile, ma è proprio lì che voglio trascinarla.

Mi concentro sull’anello che porto alla base del cazzo; è di metallo, freddo, serve a prolungare l’erezione, a impedire la fuga del piacere. Sento la pressione crescere, il sangue batte nelle tempie, ma resisto, spingo ancora, perché so che Michela sta per venire insieme a me. Lo capisco dal modo in cui il suo corpo si contrae a scatti, dalle unghie che scavano il legno verniciato, dalla voce che adesso non è più un rantolo ma una supplica urlata.

«Ancora, ancora, non fermarti MAI,» grida. Ed è il segnale che aspettavo. Aumento il ritmo, la penetro in una sequenza di spinte che sottraggono il respiro a entrambi, poi, quando sento che il bordo della percezione si fa sottile come carta velina, mi lascio andare. L’orgasmo arriva improvviso, senza avviso, una raffica di colpi che mi attraversa la spina dorsale, si riversa tutto in un’esplosione calda che riempie il suo ano. Michela urla, lo fa davvero, un suono selvaggio, beduino, e la sua figa spruzza un liquido trasparente che colora le cosce e il plug, mentre il mio cazzo pulsa una, due, tre, quattro volte dentro la morsa del suo buco. Il plug vibra ancora, schiacciato dalla forza delle mie spinte, e la sensazione è così intensa che mi sembra di perdere i sensi per qualche secondo.

Quando mi svuoto completamente e resto a cavalcioni sul suo corpo esausto, guardo il disastro che abbiamo lasciato: il plug quasi scompare nella figa, il mio seme cola lento da entrambi i buchi, la pelle di Michela è percorsa da strisce rosse, morsi e graffi che raccontano una storia di guerra e di resa. La lascio andare, la vedo accasciarsi, tremante, e mentre ritiro il cazzo, la vedo sorridere piano, un sorriso sgualcito, incredulo, eppure pieno di gratitudine. «Non pensavo che potesse esistere una cosa così,» sussurra. Mi pulisco, butto il plug nel lavandino, mi siedo e mi verso un bicchiere d’acqua, osservando il mio capolavoro. Michela è ancora lì, non ha la forza di muoversi ma sembra più viva che mai. “Questa troia è insaziabile,” penso, guardando le altre donne che si scambiano sguardi di rispetto. “Ma io l’ho fatta venire di nuovo.” Quinto orgasmo.

*** DANIELA ***

Mi siedo con le gambe incrociate, lo sguardo appeso tra le cosce aperte della mia troia personale, che adesso sembra un reperto paleontologico dopo l’attacco di una mandria di animali preistorici. Michela ha il culo rosso, gonfio, lucido di bava e sborra, e la vescica che pulsa, come se ancora non sapesse se appartenerle o meno. Ma non è finita. Non lo è mai. Guardo Claudia, la mia complice: mi piace la sua pelle lattiginosa e le cosce forti, il modo in cui si muove nella stanza come un predatore che sa già l’esito della caccia. Torna verso di me, nuda, con un plug bianco a forma di cuore che si pianta tra le chiappe in modo così perfettamente innaturale da sembrare vero. Al suo fianco c’è Rocky, il pastore alsaziano, lungo e muscoloso, il pelo bianco come la neve e gli occhi così azzurri che sembrano due iniezioni di ghiaccio. Le altre si fanno da parte, quasi a voler rendere omaggio all’ingresso del maschio alfa. Rocky fiuta l’aria, poi si avvicina a Michela. Sembra riconoscere l’odore della resa: inarca il muso, le lecca le gambe, poi il culo, poi infila la lingua tra le grandi labbra che si sono richiuse a fatica dopo il trattamento umano. Claudia si accovaccia accanto al cane, gli parla con voce bassa, ipnotica, come se stesse preparando il rituale di una setta sconosciuta. Dice: «Anche lui fa parte della famiglia e vuole la sua parte.» Si volta verso di me, gli occhi accesi di una cattiveria infantile.

«Può, vero?»

Non rispondo subito. Voglio gustarmi il momento, l’attimo in cui Michela capisce che la sua umiliazione non appartiene più nemmeno al regno umano, che ha varcato il confine e adesso il suo corpo è solo materia di scambio tra specie. «Certo che può,» dico, la voce piatta e senza emozione, ma sento il formicolio tra le gambe. «Ma l’hai addestrato bene per questa evenienza?» La domanda è quasi retorica. Claudia mi guarda come se le avessi fatto il complimento più grande della sua vita.

«Chiedilo a Tatiana e Anastasia,» risponde, sorridendo. «Loro hanno già provato più volte le doti amatorie di Rocky.»
Le due russe ridono, ma non è una risata umana. È più simile a un ululato, un suono gutturale che si mescola al ringhio sommesso del cane, che adesso è tutto concentrato sul sedere di Michela. Le zampe anteriori la schiacciano contro il cavalletto, la lingua si insinua nei tagli, nelle pieghe, nei residui di sborra che colano ancora dalle aperture. Tatiana si inginocchia vicino a Rocky e lo accarezza dietro le orecchie: «Davai, malchik, dai tutto quello che hai,» sussurra, e la scena si trasforma in una specie di film hard per alieni.

Mi alzo, mi avvicino a Michela, le prendo la testa, le tolgo la benda e la costringo a guardare avanti. «Non distogliere mai lo sguardo, troia,» le sussurro nell’orecchio. «Voglio che tu senta fino in fondo cosa significa essere la cagna del gruppo.» Sento che trema, che il corpo le vibra in una miscela di panico e attesa. Rocky le monta sopra, le unghie le scavano i fianchi, il cazzo rosa emerge dal suo astuccio peloso con una rapidità che quasi mi impressiona. Claudia lo guida, lo strofina contro la figa di Michela, che geme, si dibatte, poi si arrende, piegando la schiena come solo le puttane più esperte sanno fare. Poi Claudia lo indirizza verso il culo e Il cane spinge, spreme, sbava, e dopo pochi secondi il buco si apre e lo ingloba. Michela urla, ma è un urlo diverso, basso e pieno di una vergogna così pura da sembrare sacra.
Le altre tre la tengono ferma, ognuna aggrappata a una parte del suo corpo: Tatiana alle gambe, Anastasia ai polsi, Claudia sopra di lei, la mano affondata tra le sue tette come se volesse impastare l’ultimo briciolo di dignità. Io resto davanti, spettatrice e regista, guardo l’oscillazione del cane, il modo in cui la sua pelliccia si muove in onde ipnotiche a ogni spinta. Mi chiedo se Michela stia ancora contando i secondi, se abbia già superato il punto in cui il dolore diventa piacere, o se adesso sia solo un contenitore vuoto pronto a ricevere qualsiasi cosa.

Rocky infila tutto, fino in fondo, e poi parte con una raffica di scopate che fanno tremare il pavimento. Michela rantola, si contrae, la figa le si riempie di umori, sta iniziano a squirtare come una fontana. Le lacrime le scorrono sul volto, ma non chiede pietà. Sembra quasi che accetti il suo destino, che lo accolga come un battesimo. Il cane la morde leggermente sulla schiena, poi accelera, accelera ancora, finché si blocca, la monta fino a schiacciarla nuovamente sul cavalletto, e il cazzo esplode dentro di lei con una forza bestiale. Tutti restiamo a guardare, in silenzio. È la scena più potente della serata, la sintesi perfetta di tutto ciò che volevamo vedere e non avevamo mai avuto il coraggio di chiedere.
Quando Rocky si stacca, il cazzo resta incastrato un attimo, poi scivola fuori, sfiancato e viscido. Michela resta immobile, ansimante, le gambe che tremano come se avesse corso una maratona. Nessuno la consola, nessuno la copre. Restiamo tutte e cinque intorno a lei, nude, sudate, il respiro che si mescola nell’aria spessa di odori e di fine. Sento di aver raggiunto qualcosa che non ha nome, una soglia dove non esistono più le persone ma solo bestie in cerca di una tana.

Faccio un passo avanti, inginocchio accanto a Michela, le lecco via una lacrima, poi le sussurro: «Non ti sei mai sentita così viva, vero?» E lei non risponde, ma la sua carne parla per lei: pulsa, vibra, si apre come una ferita che non vuole guarire mai.

*** NOTE ***

---CAPITOLO 6: Tuffo nel 1999 (Recuperate i primi cinque!)---

Allacciate le cinture: vi porto in un 1999 audace, decadente e senza filtri. Non aspettatevi un raccontino, questo è un romanzo vero e proprio con una forte dose di esibizionismo. Se apprezzate, fatemelo sapere con un pollice in su e un commento!

---La Musa e lo Scrittore---

Questa storia non è autobiografica, ma nasce dalle confidenze reali e bollenti della mia amica "Damabiancaesib" (potete ammirarla qui su a69, cercatela). Altri hanno provato a raccontarla, ma lei ha scelto mia penna, anzi la mia tastiera, per svelare le sue fantasie più oscure. Nessun plagio, solo la magia di trasformare i suoi segreti in letteratura. Io sono "solo" l'autore e vivo senza catene, ma lascio sempre la porta socchiusa a chi sa stupirmi con proposte intriganti.

---A Voi la Mossa---

Incoronatemi Maestro dell'Erotismo con un bel voto, o lasciate un commento spudorato. E se vi sentite audaci, scivolate nei miei messaggi privati: chissà che una proposta indecente non trasformi la fantasia in realtà in qualche Club Privé di Bologna...
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