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Castità 3


di Membro VIP di Annunci69.it Andrapodon
27.09.2025    |    1.942    |    2 9.1
"Le sue mani si infilano tra la pelle e il collare, guidandomi a quattro zampe fino al divano..."
Verso le sette Anna inizia a prepararsi. Si trucca con cura, indossa il suo intimo più sexy e un vestito nero avvolgente che mette in risalto il suo corpo longilineo e armonioso. Infine sceglie un paio di scarpe nere, dal tacco alto e appuntito. Io la seguo passo dopo passo, innamorato di ogni suo movimento, di ogni sguardo, di ogni gesto. Silenzioso, penso a quanto sono stato fortunato a essere scelto da lei come compagno, schiavo, devoto servitore.

Quando è pronta, mi si avvicina. Mi guarda negli occhi, mi sorride e mi sfiora appena le labbra.
«Ora tocca a te prepararti. Spogliati.»

La stanza sprofonda nel silenzio mentre Anna mi guida al centro del salotto. I suoi passi sono leggeri eppure decisi, come quelli di un predatore certo della sua preda. Le sue mani, fredde e sicure, mi spingono in ginocchio sul tappeto morbido. Le dita che premono sulla mia schiena sono insieme un comando e una promessa. Sento il peso del suo sguardo su di me: un’attenzione che mi fa tremare, sospeso tra eccitazione e paura. Sono nudo, vulnerabile, esposto. La gabbietta d’acciaio che imprigiona il mio cazzo è fredda contro la pelle, un promemoria costante della mia sottomissione.

Anna si muove con grazia, ogni gesto calcolato, ogni parola misurata.
«Resta qui», ordina, la voce tagliente come un coltello, ma attraversata da un calore sottile che mi fa rabbrividire. «Non muoverti. Non parlare. Stasera sei il mio giocattolo. Mio, e della persona che stiamo aspettando.»

Obbedisco senza esitazione. Le mani sul tappeto, i palmi sudati che si incollano al tessuto. Il cuore batte forte, il sangue martella nelle vene. Anna mi benda gli occhi con un fazzoletto di seta: l’oscurità mi avvolge. Poi i tappi nelle orecchie attutiscono ogni suono, isolandomi. Resto solo, immerso nell’attesa. Il plug nel mio culo mi ricorda che sono aperto, pronto, disponibile.

Il tempo sembra sospeso. Respiro piano, tentando di calmarmi, ma è inutile. Sento che qualcuno sta per arrivare. L’aria nella stanza è più densa, carica di tensione. Anna si muove intorno a me, il suo profumo dolce e inebriante mi circonda. Si china al mio orecchio e, nonostante i tappi, percepisco il sussurro:
«Sei pronto?»

Non rispondo. Non devo. La mia sottomissione parla nel silenzio.

Un’ondata d’aria fresca mi sfiora la pelle, portando con sé un odore nuovo, maschile, intenso. Il mio corpo si irrigidisce. Non mi aspettavo un uomo: avevo immaginato Caterina, un’amica di Anna con cui a volte scopava. Invece i suoi passi sono pesanti, sicuri, e si fermano proprio davanti a me. La sua presenza è imponente, tangibile. Poi sento le sue mani: grandi, forti, mi afferrano le spalle con decisione, facendomi gemere dentro.

All’improvviso, tutto tace. Nessun rumore, nessun contatto. Il tempo sembra essersi fermato. Un brivido di paura mi attraversa: vorrei fermare tutto, ma so che sarebbe deludere Anna… e tradire me stesso.

Poi quelle mani tornano. Scendono lungo il mio corpo, esplorandolo con curiosità crudele. I suoi polpastrelli trovano i miei capezzoli, li pizzicano, li torcono. Qualcosa di sottile e appuntito, forse un ago, li punge. Inizio a gemere, incapace di trattenere il misto di dolore e piacere.

Anna si unisce a lui. Le loro mani si muovono in sincronia, tormentandomi. La cera calda cola sulla mia pelle, bruciando e lasciando segni rossi che pulsano. Poco dopo arriva il cuoio della frusta: sibila nell’aria e si abbatte sulla mia schiena, sulle cosce. Ogni colpo è un’esplosione che mi fa tremare, desiderare di più.

Le dita di Anna mi forzano la bocca. Un oggetto metallico e freddo vi scivola dentro: una ball gag aperta che mi tiene spalancata la mandibola. Nel frattempo, l’uomo si pone dietro di me. Dopo avermi levato il plug, le sue mani stringono i miei fianchi con forza, e sento il suo cazzo duro premere contro la mia schiena. Anna, invece, si piazza davanti, afferrandomi la testa.

Il suo strapon mi invade la gola senza preavviso, senza gentilezza. I conati mi scuotono, sbavo come una cagna rabbiosa, mentre il mio corpo cerca di adattarsi. Dietro di me, l’uomo non aspetta: il suo cazzo pulsante mi penentra con violenza, e un grido strozzato di dolore e piacere resta imprigionato nella mia gola. Sono pieno, usato, posseduto.

Poi si fermano, ma solo per scambiarsi posizione. I loro movimenti si fanno sempre più sincroni, sempre più forti. Il mio culo brucia, il mio cazzo imprigionato pulsa di frustrazione, ma non mi è concesso venire. Sono il loro terreno di gioco, il loro strumento. Sento il sudore che mi scivola lungo la schiena, il cuore che batte all’impazzata.

Il ritmo cresce, fino all’inevitabile. L’uomo esplode nella mia gola, riempiendomi di sborra e umiliazione. Anna, con un ultimo colpo, mi spinge al limite con lo strapon, riempiendomi del tutto. La mia bocca è piena di sborra e non posso fare altro che deglutire. Il sapore è amaro, chimico, ma lo inghiotto comunque, perché so che è ciò Anna desidera, perché in fondo è ciò che desidero anch'io.

Segue una pausa lunga. Mi lasciano inginocchiato, nella posizione Nadu che Anna ama tanto. Mi tolgono la gag: la bocca è indolenzita, ma le endorfine corrono, e scivolo nel subspace.

Anna mi riporta alla realtà. Le sue mani si infilano tra la pelle e il collare, guidandomi a quattro zampe fino al divano. Lì mi spinge la testa sul cazzo dell’ospite. Lo prendo in bocca ancora flaccido, ma lentamente lo sento crescere tra le mie labbra. Poi vengo spostato sulla figa di Anna: le sue labbra gonfie, pulsanti, il clitoride teso, i suoi umori che la inondano fino alle ginocchia. Lecco avidamente, il suo sapore mi travolge.

D'improvviso mentre mi godo gli umori di Anna, vengo spostato di lato e capisco che lui si è posizionato tra le sue gambe.  . Sento il divano che sobbalza, i gemiti di Anna mi arrivano nonostante i tappi. Una mano mi afferra la testa e la spinge verso il suo ano. Istintivamente resisto, ma il piede di Anna colpisce i miei testicoli: il comando è chiaro.

La mia lingua esplora tra le sue natiche, disegnando cerchi intorno al suo ano e il sapore di Anna viene sostituito da quello del suo sudore. 
Lo sento spostarsi dalle cosce di Anna e mi ritrovo nuovamente con il suo cazzo che mi esplode in gola. La mia bocca nuovamente invasa dal suo sapore acre. Rimane con il cazzo nella mia bocca fino a quando non diventa molle, mentre io lo ripulisco dagli umori suoi e di Anna.

Segue un altro lungo silenzio. Lui se n'è andato. Finalmente Anna mi libera da benda e tappi, si inginocchia davanti a me e mi accarezza con dolcezza. Mi bacia, mi sussurra parole di conforto:
«Sei stato bravissimo, amore mio. Capisco che non sia stato facile, ma era un passo necessario. Per me, per te, per noi. Sono orgogliosa di te. Meriti un premio.»

Mi libera dalla gabbietta e mi fa stendere sul pavimento. Si accovaccia sul mio volto.
«Ora ti piscio in bocca, amore. Mi scappa tantissimo. Tu intanto puoi masturbarti, ma devi venire prima che io finisca.»

Il suo dominio mi travolge. Nonostante l'eccitazione, vuoi per la tensione, vuoi per essermi trattenuto così a lungo, non riesco a venire prima che lei finisca di pisciarmi in bocca e nonostante le suppliche e le lacrime, Anna mi rimette la gabbietta. La mia castità continua.

Dopo esserci lavati ci sdraiamo a letto. Il corpo è dolorante, i muscoli indolenziti, la mente annebbiata. Sotto la doccia ho cercato di cancellare le tracce della notte, ma so che non spariranno mai: il sapore, l’odore, la sensazione del loro dominio resteranno impressi.

«Il prossimo weekend ci sarà un’altra sorpresa», sussurra Anna, la sua voce morbida e insieme spaventosa.

Chiudo gli occhi. La stanza è buia, il suo respiro mi avvolge. La mia sottomissione è completa, il mio destino nelle sue mani. L’attesa di ciò che verrà mi lascia sospeso tra timore ed eccitazione, un’emozione che mi accompagnerà nei sogni e oltre.

Segue...
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