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Sottomessa al Piacere-Natale perverso-Cap6#6


di Membro VIP di Annunci69.it giorgal73
25.05.2026    |    9.071    |    4 9.2
"In risposta, la fisso negli occhi e stringo forte il plug nel culo di Michela, che singhiozza e si piega in avanti come se volesse vomitare tutto quello che ha appena vissuto..."
Capitolo 6 PARTE 6 di 7

*** MICHELA ***

Sento di nuovo le zampe pesanti premute sulla schiena. Prima è uno strano peso, poi una pressione costante che mi schiaccia contro il cavalletto ancora impregnata di sudore e sborra. All’inizio penso sia una delle ragazze, magari Claudia che vuole umiliarmi ancora, ma la consistenza è diversa: c’è una forza animale, una mancanza di calcolo dietro ogni movimento, come se fossi diventata solo un altro oggetto utile all’accoppiamento.

Il muso di Rocky mi scivola tra le spalle, la lingua ruvida mi lecca il collo sudato, poi scende lungo la schiena, affonda nel solco delle vertebre, sosta sulle chiappe che fremono per la frusta. Avverto il calore del suo respiro, lo shock della saliva che mi spalma la pelle, la tensione muscolare della bestia che si dispone perfettamente sopra di me, come se mi avesse scelta tra una cucciolata di cagne.

Provo a lamentarmi, a trovare una voce che sia ancora mia, umana, ma appena apro bocca esce solo un rantolo. «Padrona… questa lingua non è umana!» dico, ma la frase si spezza in due dal gemito che mi taglia la gola. Daniela mi toglie la benda, gli occhi per un attimo accecati si godono la scena che si manifesta lentamente. Claudia ride, una risata secca, di chi gode solo della vittoria. Le altre si sono sedute in cerchio e guardano. Tatiana e Anastasia hanno gli occhi spalancati, le pupille grandi come pozzi. Mi accorgo di essere diventata lo spettacolo della serata: la donna ridotta a preda per il maschio alfa, e non solo per modo di dire.

Sento la lingua di Rocky che passa sulle mie natiche arrossate, poi si spinge oltre, mi pulisce il buco come se volesse cancellare ogni traccia del passaggio umano. Sento che sto per perdere il senno, che il mio corpo ha già deciso di appartenergli prima ancora che la mia mente possa capirlo. Leccate sempre più profonde mi destabilizzano, mi fanno tremare di paura e di aspettativa, di repulsione e desiderio.

Quando Rocky affonda il muso tra le mie cosce, la lingua si avvolge sulle grandi labbra e le succhia come se fossero una leccornia. Mi scappa di nuovo da ridere, ma è un suono isterico, stranito, che si trasforma subito in grido. Sento ogni lamella sulla lingua, ogni vibrazione, ogni scudisciata filiforme che mi attraversa dalla pelle all’osso. Non so più chi sono. So solo che sto per esplodere. Claudia si abbassa a guardarmi in faccia, mi afferra per i capelli e mi obbliga a fissarla. «Guarda che faccia hai, Michela. Sei più troia di quanto pensavo.» Non riesco a risponderle. Sento solo che sto perdendo il controllo, che mi sto arrendendo a una forza che non ha più nemmeno un nome.

Il momento in cui Rocky decide di montarmi è preciso, quasi scientifico. Prima rimane incollato con il petto alla mia schiena, poi le zampe mi artigliano i fianchi, e infine sento la presenza sottilissima, calda, del suo cazzo sul mio culo. È come una corda bagnata che mi sferza l’inguine, poi si insinua tra le grandi labbra; prima cerca, poi trova. E quando entra, lo fa con uno scatto che mi spezza in due. Urlo, non per il dolore ma per la sorpresa della penetrazione, così diversa da quella degli uomini: qui non c’è corteggiamento, nessun tentativo di conquistare, solo l’urgenza assoluta della bestia, la sua certezza di dovermi possedere fino in fondo.

Dentro di me si apre uno spazio che pensavo impossibile, una voragine che mi risucchia e mi trasforma, ogni muscolo si tende per adattarsi a quella nuova violenza. Rocky si muove con ritmo crescente, e ogni colpo è uno schiaffo che mi fa sussultare la carne, il cazzo della bestia mi inonda di calore, mi frusta le pareti interne con una determinazione che nessun uomo aveva mai avuto. La lingua continua a leccarmi la schiena, a reclamare la mia sottomissione. Le urla mi escono di bocca senza che io possa trattenerle. «Sfondami! Sfonda quel buco, ti prego, ti prego, sono la cagna del branco!» grido, e ogni parola è un chiodo nella bara della mia dignità.

Il ritmo accelera ancora, Rocky scava, spinge, sbava, le sue zampe mi stritolano le anche. Sento il capezzolo che mi si rizza, il clitoride che pulsa, la figa che si bagna e si svuota e si riempie di nuovo e di nuovo. Claudia e Tatiana mi tengono ferma, mi impediscono di scappare, e la cosa mi elettrizza, mi fa sentire così in balia che quasi mi commuovo. Anastasia ride e mi schiaffeggia il culo a ogni spinta della bestia.

Quando vengo, non so nemmeno come definirlo. È una slavina che parte dalle viscere e mi fa urlare così forte che resto senza voce. Squirt anale, un getto caldo che mi spruzza tra le gambe, e Rocky, sentendo la resistenza cedere, infila tutto e mi riempie di sperma animale, denso e bollente. Il getto mi invade, si mescola alla sborra umana che mi sgorga ancora dal buco, e mi sento un recipiente senz’anima, solo carne e spasmo e liquido. Le gambe mi tremano, gli occhi mi si ribaltano, la mente mi si svuota fino al silenzio.

Quando Rocky si stacca, il cazzo resta dentro un attimo, poi schizza fuori e mi si riversa addosso una cascata di seme bianco, viscoso, che cola sulle cosce, sulle ginocchia, sul pavimento. Crollo a terra, le natiche ancora spalancate, il respiro che mi esce a pezzi, il corpo che mi pare staccato dalla testa. Le altre si avvicinano per guardare da vicino il disastro che ho lasciato: la mia figa è una ferita purulenta, il buco del culo un tunnel pieno di liquido bianco, la schiena graffiata dalle unghie di Rocky. Nessuna parola, solo il rumore dei nostri respiri. Sesto orgasmo.

Sento una mano che mi ribalta sulla schiena. Apro gli occhi e vedo Tatiana inginocchiata, la faccia a pochi centimetri dalla mia figa devastata. Sotto di lei, il pavimento è una palude di sborra, saliva, squirt, lacrime e sudore. Tatiana infila la lingua tra le mie gambe, la affonda nel miscuglio di liquidi, poi la lecca lentamente, ripulendo ogni goccia come un animale fedele al suo branco. Ogni carezza mi fa tremare. Anastasia fa lo stesso con il buco del culo, lo succhia, lo ripulisce, poi mi guarda dritto negli occhi, la bocca lucida, e ride senza vergogna. Mi sento ancora più umiliata, ma anche più completa, come se ogni briciolo di volontà si fosse finalmente dissolto.

*** DANIELA ***

Quando afferro il viso di Michela tra le mani, è una maschera slabbrata di piacere e sfinimento, gli occhi sbarrati che tremano come i muscoli delle sue cosce. Ancora non si è resa conto di essere finalmente libera dalla presa del cane, anche se le sue gambe, livide e dure come colonne di cemento fresco, non saranno mai più davvero “libere”: la memoria del corpo, quella che incide storie nella carne, farà di tutto per non lasciarla mai. Le sussurro «Brava, tesoro», mentre le passo una mano tra le scapole sudate, appoggio il mio palmo là dove i peli di Rocky hanno lasciato il loro odore e, con un movimento rapido e delicato, sigillo il plug nel suo culo, schiacciandolo fino a sentirlo scomparire dentro di lei. Deve restare tutto dentro, mi dico, come una reliquia, come la prova ultima di ciò che siamo diventate stasera.

Quando la slego dal cavalletto, le sue braccia cadono lungo i fianchi come ali spezzate. Le caviglie, costrette per ore, esitano a tornare in posizione, e per qualche secondo la vedo oscillare tra lo svenimento e una specie di ovazione muta al dolore. La sollevo io stessa – pesa più di quanto sembri, ma la mia rabbia e la mia fame sono più pesanti ancora – la spingo giù, sulle ginocchia, la costringo con la mano sulla nuca a raccogliere lo sguardo da terra, lo sguardo mio e di tutte le altre. Dietro di lei, alla base del cavalletto, la chiazza di liquidi è aumentata, quasi una pozza, un acquitrino di umori che sembra ribollire silenziosamente nel centro della stanza.

Anastasia e Tatiana si sono separate dal cerchio, ma non si allontanano, restano a guardare con una specie di devozione impaurita, come se temessero che il prossimo turno sia già scritto nel destino. Le guardo entrambe, le chiudo allo stesso tempo nel mio campo visivo e mentale, poi punto il dito verso la pozza, la testimone che racconta la sera più di qualunque parola.

«Inginocchiatevi, brave cagnette,» dico, e il suono della mia voce mi sorprende: è gelida, tagliente, ma sotto c’è una vibrazione di risata che non so se viene da me o dal corpo collettivo che abbiamo appena montato.
«Pulite», aggiungo, e per rendere inequivocabile il comando faccio schioccare una delle fruste leggere sulla coscia di Anastasia, che balza in avanti senza nemmeno gemere.

Si avvicinano a quattro zampe, Tatiana davanti, Anastasia poco dietro. Le loro lingue escono, esitano, si bloccano a pochi millimetri dal pavimento come se la vergogna avesse ancora qualche diritto di cittadinanza, ma appena le vedo esitare, sorrido e le incalzo: «Non fate storie, lo so che vi piace. Assaggiatevi, annusatevi. Siamo tutte dentro lì.» Tatiana prende la prima iniziativa, raccoglie una goccia opalescente sul bordo della lingua, la porta in bocca come fosse la cosa più disgustosa e sublime insieme. Il suo sguardo mi cerca, mi chiede pietà senza parlare. In risposta, la fisso negli occhi e stringo forte il plug nel culo di Michela, che singhiozza e si piega in avanti come se volesse vomitare tutto quello che ha appena vissuto. Non le lascio il tempo: spingo il suo volto a pochi centimetri dal lavoro delle altre, le chiedo di guardare, di imparare, di desiderare.

*** NOTE ***

---CAPITOLO 6: Tuffo nel 1999 (Recuperate i primi cinque!)---

Allacciate le cinture: vi porto in un 1999 audace, decadente e senza filtri. Non aspettatevi un raccontino, questo è un romanzo vero e proprio con una forte dose di esibizionismo. Se apprezzate, fatemelo sapere con un pollice in su e un commento!

---La Musa e lo Scrittore---

Questa storia non è autobiografica, ma nasce dalle confidenze reali e bollenti della mia amica "Damabiancaesib" (potete ammirarla qui su a69, cercatela). Altri hanno provato a raccontarla, ma lei ha scelto mia penna, anzi la mia tastiera, per svelare le sue fantasie più oscure. Nessun plagio, solo la magia di trasformare i suoi segreti in letteratura. Io sono "solo" l'autore e vivo senza catene, ma lascio sempre la porta socchiusa a chi sa stupirmi con proposte intriganti.

---A Voi la Mossa---

Incoronatemi Maestro dell'Erotismo con un bel voto, o lasciate un commento spudorato. E se vi sentite audaci, scivolate nei miei messaggi privati: chissà che una proposta indecente non trasformi la fantasia in realtà in qualche Club Privé di Bologna...
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