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Il nuovo lavoro cap 2


di TheElegantMan
15.09.2026    |    1.159    |    1 9.3
"Non me lo feci ripetere due volte: erano più profumati del solito grazie al trattamento appena fatto alle terme, e il mio cazzo era durissimo..."
Erano passati ormai alcuni mesi dalla mia assunzione nella nuova azienda e con Enrica ci vedevamo di tanto in tanto fuori dal lavoro. Dopo la nostra prima avventura e dopo averle espresso la mia passione per i suoi piedi, lei non faceva nulla per nasconderli. Quando poteva veniva in ufficio con i sandali, e se si sedeva alla mia scrivania per qualche incombenza lavorativa, faceva in modo di strusciarmeli sulla gamba con il classico “piedino”. Risultato? Il mio cazzo sfrigolava sempre. Avevamo avuto qualche altra serata sessuale, ma niente di stravagante.

Si avvicinava il weekend: era settembre, ma faceva ancora caldo. Parlando del più e del meno, scoprimmo che entrambi eravamo appassionati di terme e, in men che non si dica, decidemmo di organizzare un fine settimana a Bormio. Terme, ultimi scampoli d’estate, un po’ di buon cibo e, se tutto andava bene, un po’ di sano sesso. Acquistammo il voucher per la SPA, decidendo di abbinarci anche un massaggio. Trovammo un appartamentino a buon prezzo in un paesino vicino e prenotammo: saremmo partiti il venerdì pomeriggio dopo il lavoro e saremmo tornati la domenica dopo cena.

Partimmo verso le 17:30 e per le 21:00 eravamo già in struttura. Era una casetta accogliente al piano terra di una palazzina di quattro appartamenti. L'ingresso dava direttamente su cucina e soggiorno, con un tavolino da tre in un angolo, un divano letto sulla parete opposta di fronte a una bella TV e, sulla destra, la porta che portava in camera da letto, arredata con un bel letto in ferro battuto, un armadio e tutto il necessario. Il bagno era classico, ma con una doccia molto grande. Enrica si era portata un valigione enorme, insensato per un solo weekend, mentre io avevo una misera valigina — di quelle da bagaglio a mano per intenderci — con dentro solo l’essenziale.

«Madonna Chicca, quanta roba ti sei portata?» «Devo sempre essere impeccabile», mi beccò lei.

Per quella sera, essendo stanchi, decidemmo di mangiare una pizza semplice in un ristorante vicino a casa. Rientrammo verso le 23:00, ci facemmo una doccia e andammo a dormire. La mattina seguente ci alzammo verso le 9:00 e decidemmo di fare colazione al bar sulla strada per le terme. L’ingresso era previsto tra le 10:00 e le 16:00, quindi avevamo tutto il tempo. Ci vestimmo in modo molto semplice: io con costume a pantaloncino e maglietta; lei con legging neri, magliettina e infradito, per non nascondere i suoi piedi. Per l’occasione sfoggiava un bellissimo smalto bianco che risaltava alla grande, dato che l’abbronzatura estiva era ancora ben definita. Io stavo già impazzendo, ma fino a quel momento non era successo nulla, a parte qualche limone e poco più.

Dopo aver fatto l’accesso alla SPA, ci recammo negli spogliatoi e ci ritrovammo all’ingresso. Enrica indossava un normale costume intero con dei disegni sul davanti. Il suo piercing al capezzolo si notava, ma nemmeno troppo; il costume non era neanche particolarmente sexy e ci rimasi un po’ male.

Come prima cosa decidemmo di farci un bel bagno idromassaggio. Trovammo una vasca piccola da tre persone che era vuota e ci infilammo. Iniziammo a parlare del più e del meno, finché Enrica non cominciò a strusciare i suoi piedi sul mio cazzo. Complici le bolle che si formavano con i getti dell’idromassaggio, da fuori non si vedeva nulla. Io, da buon porcellone, mi abbassai il costume quel tanto che bastava per far uscire il membro eretto, e lei iniziò a meagrarmi. Ero iper eccitato: i suoi piedi, uniti all’acqua calda che mi solleticava i testicoli, mi mandavano in visibilio. Incastrò il mio cazzo fra i suoi meravigliosi piedi e iniziò: su e giù, su e giù, con movimenti lenti ma ritmici. La difficoltà più grande era non far trasparire nulla dalla faccia, mentre lei andava avanti a parlare senza alcuna difficoltà. Sopra conversava e sotto mi segava... Non ce la facevo più e venni copiosamente nell’idromassaggio, come un bambino emozionato.

«E questo è solo l’antipasto... vedrai stasera che sorpresina», mi disse guardandomi con uno sguardo che mi raggelò il sangue, ma che mi eccitò tremendamente. «Dai, andiamo a fare la sauna, così ti calmi».

Il pomeriggio passò tranquillo e il massaggio ci rilassò moltissimo, ma quella frase mi rimbombava continuamente in testa: “Vedrai stasera che sorpresina”.

Arrivate le 16:00 uscimmo dalle terme; per la cena avevamo deciso di mangiare a casa. Io andai a fare un po’ di spesa, mentre Enrica rimase nell'appartamento per "preparare tutto". Non capivo cosa dovesse preparare di così importante, ma andò bene così. Presi un po’ di cose e non risparmiai certo sull’alcol.

Tornato a casa, mi trovai davanti a uno spettacolo fantastico: candele profumate ovunque (tutte nere), musica di sottofondo ed Enrica che usciva dalla stanza con un miniabito in pelle da mistress con il seno scoperto, un paio di sandali neri ai piedi, una maschera in pelle sul viso e un frustino in mano.

«Finalmente sei arrivato, servo!», mi accolse. «Eh, scusa Enrica, ho fatto il prima possibile...» «Enrica un cazzo! Da ora io sono la tua Padrona e ti dovrai rivolgere a me così, o come "Mia Signora". Non è ammesso altro, hai capito?» «Sì, Signora», mi affrettai a dire, «assolutamente!» «Bravo verme, ora vai in bagno e indossa quello che ho preparato per te». Iniziai finalmente a capire il perché di quella valigia enorme.

Andai in bagno e trovai un completino da cameriere: miniabito nero con frangette bianche, mascherina per il viso e calze a rete nere. Indossai tutto e tornai in sala.

«Eccomi Padrona, come mi hai ordinato». «Bravo servo, ora girati e mostrami il culetto».

Obbedii prontamente e mi arrivò una frustata sul culo, decisa ma non violenta. Mi stavo eccitando tantissimo.

«Questo è perché mi hai fatto aspettare. Ora muoviti, sistema il cibo sul tavolo!» «Sì, Padrona!»

Iniziai a sistemare le cose che avevo comprato e aprii una bottiglia di vino. Fatto tutto, feci per sedermi su una delle sedie.

«Cosa fai?», mi bloccò lei. «Tu non stai al tavolo. Sei un servo: siediti su quel cuscino, per terra».

Come un cagnolino ubbidiente mi sedetti sul cuscino a gambe incrociate.

«Bravo cane, ora inizia a leccarmi piedi e scarpe».

Non me lo feci ripetere due volte: erano più profumati del solito grazie al trattamento appena fatto alle terme, e il mio cazzo era durissimo. Iniziai a baciarli con venerazione, un dito alla volta, poi continuai con la lingua sul dorso del piede, sulle dita e tra le dita stesse. Dopodiché passai alle scarpe, in particolare al tacco: erano nere, di vernice brillante, e ornavano i suoi piedi come un gioiello. Mi sentivo un verme alla sua mercé, e la cosa mi piaceva da morire. Ad un certo punto iniziò a frustarmi la schiena, dolcemente ma con costanza.

«Ora passa all’altro!»

Detto fatto: iniziai a prendermi cura del piede sinistro riservandogli lo stesso trattamento del destro.

«Ottimo, ora mettiti a quattro zampe, servo».

Eseguii prontamente. Enrica spalancò le gambe — ovviamente non indossava le mutandine — e mi disse: «Se sarai un bravo servo ti concederò tutte le mie grazie, ma fino ad allora accontentati di guardare e annusare». «Sì, Mia Signora, sarà un onore».

La serata prometteva benissimo.
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