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Storia di una ragazza qualunque - 6° Cap.


di MissSerena
02.11.2026    |    369    |    4 9.6
"” Mentre lei rallentava la fucking-machine sino a fermarla io sciolsi mani e piedi a Lulù, notando come il suo ano fosse dilatato in modo impressionante..."
Sesto capitolo

Mi prese per mano e insieme salimmo al piano superiore della casa, senza dire una parola, ma non potei rimanere zitta non appena che lei aprì una porta.
“Oh mio Dio, ma è uno scherzo !”
Al centro della stanza c’era una bellissima ragazza di colore completamente nuda, con le mani legate sopra la testa con una corda che scendeva da un anello posto sul soffitto.
“Ti presento Lulù, la mia puttana personale.” mi disse Teresa con molta naturalezza.
“E da quanto è qui così ?” le chiesi pur rendendomi conto della stupidità della mia domanda.
“Da poco prima del tuo arrivo, ma credo che tu ti stia chiedendo il perché della sua presenza.”
“In effetti si, mi sembra tutto molto strano…”
“Vedi Lulù è una puttana molto particolare, gode solo nell’essere usata come un semplice oggetto sessuale, ma solo se è una donna a dominarla. Con gli uomini ha un pessimo rapporto, li odia tanto che con loro è di un sadismo estremo.” mi spiegò mentre le baciava il collo e le toccava il seno “Con una donna invece è un’autentica cagna in calore, pronta ed essere anche sfondata o umiliata nei peggio modi. Ormai è talmente aperta che ogni volta è quasi una sfida vedere come riesco ad aprirle fica e culo. Ma se le metti una mano fra le gambe sentirai com’è già bagnata la troia solo sapendo che stasera saremo in due a farla soffrire.”
Allungai una mano portandola sulla sua passera, che in effetti era già leggermente umida, così le infilai due dita dentro che scivolarono neanche fosse fatta di burro.
“Hai ragione !” esclamai ancora stupita dalle parole di Teresa.
“Dai Anna non fermarti, fammi vedere cosa sai fare.” mi ripose istigandomi a dare di più.
Così tirai fuori le due dita per metterne quattro a cuneo ed infilarle nella sua passera con forza, facendole uscire un piccolo gemito di dolore.
Teresa da parte sue le tirava con forza i capezzoli già turgidi, strizzandoli quasi con cattiveria, prima d’iniziare a schiaffeggiarle il generoso seno.
Vedevo quella donna godere nel dolore, e ciò solleticava i miei peggiori istinti, chiedendomi come fosse mai possibile un fatto del genere. Sapevo che quello non poteva che essere un ‘preliminare’ a qualcosa di molto più forte, e che Teresa non avrebbe certo lesinato i maltrattamenti a Lulù.
Infatti poco dopo la mia dirigente prese una corta frusta con molti flagellanti, e con questa iniziò a colpire la donna sulla schiena e sulle natiche con sempre più forza, mentre io continuavo a masturbarla con ferocia.
“Anna prendi uno di quei falli e scopala con quello.” mi disse ad un certo punto Teresa indicandomi un tavolo pieno di oggetti dalle forme e dimensioni più diverse.
Senza pensarci tanto resi un fallo molto grande dotato di un bel manico che misi davanti alla bocca di Lulù.
“Succhia troia.” le ordinai spingendoglielo in bocca “Fai un bel pompino a questo cazzo così dopo ti scopo come si deve.”
In realtà ero io che le fottevo la bocca soffocando sul nascere ogni suo tentativo di protestare, ma il semplice fatto che Teresa non mi dicesse nulla voleva significare che non stavo andando oltre il consentito.
Mi stavo talmente eccitando da perdere quasi il controllo delle mie azioni, tant’è vero che quando le tolsi il fallo dalla bocca per fotterla, lo feci con naturalezza, come se fosse un qualcosa di quotidiano.
Ma, soprattutto, la scopai con tanta irruenza che ogni volta che la penetravo, lei era costretta ad alzarsi sulle punte dei piedi.
Lulù però non disse mai nulla per fermarmi, anzi si vedeva che le piaceva, godendo nel farsi scopare da una sconosciuta mentre la sua amante la frustava senza pietà.
“Vedo che ti piace sbatterti la troia.” mi disse Teresa mettendosi dietro di me e toccandomi il seno.
“Mi credi se ti dico che non ho mai visto una vacca del genere ? Questa più soffre più gode !”
“Lo so ma ora cambiamo gioco o viene prima che io lo voglia.”
Teresa liberò Lulù per farla sistemare carponi su una sorta di cavalletto, del genere che si usa in ginnastica, per poi legarle mani e piedi. Mi stupii il vedere il suo bel sedere segnato dalla frusta in modo così marcato nonostante la sua pelle scura, ma anche il suo sguardo fiero e spavaldo.
“Questo è un nuovo giocattolo che m’è arrivato da poco.” disse spingendo uno strano macchinario mai visto “E’ una semplice fucking-machine alla quale ho applicato un bel dildone da trenta centimetri, giusto quello che ci vuole per questo culo di merda.”
Compresi quello che aveva in mente la mia dirigente, l’aiutai a sistemare la macchina dietro Lulù, poi le unse abbondantemente il buchetto, prima di far entrare mezzo fallo dentro.
“Ora vediamo se funziona.” disse Teresa accendendo la macchina con un telecomando.
La fucking-machine iniziò a muoversi, penetrando Lulù fino in fondo, all’inizio molto lentamente, poi una volta che ci sedemmo, aumentò il ritmo, facendolo diventare in breve tempo frenetico col fallo che usciva ed entrava quasi completamente.
Vedevo Lulù gemere in modo meno sommesso, e non potevo che capirla, con quel fallo che la stava letteralmente aprendo il culo, ad una velocità tale che nessun uomo avrebbe potuto sostenere.
Quando però Teresa mi porse un dildo con tanto di stimolatore del clito, pensai solo a darmi del piacere, eccitata com’ero nel vedere quello spettacolo per me così inusuale.
Anche la padrona di casa prese a masturbarsi con un giocattolo simile al mio, ma lei non smise mai d'insultare Lulù.
Arrivai ben presto alla soglia dell’orgasmo, ma cercai di trattenermi il più possibile, volendo quasi fare una gara con lei. Teresa però agguantò l’ennesimo dildo della sua sterminata collezione, e dopo averlo bagnato con la bocca, mi fece girare e mi sodomizzò, facendo venire all’istante.
“Ora che hai goduto puoi pensare a me.” mi sussurrò all’orecchio “Prendi uno strap-on e scopami.”
Anche se malferma sulle gambe, riuscii ad indossare la protesi e salirle sopra, per darle ciò che voleva, una donna che la facesse godere mentre lei guardava il supplizio di Lulù.
Già sotto i primi colpi il suo viso cambiò espressione, il respiro più affannoso, e sentii le sue unghie rigarmi la schiena, dandomi una nuova carica di vitalità.
“Non puoi sapere com’è bello scoparti.” le dissi fissandola negli occhi “Sei un vero spettacolo di lussuria allo stato puro.”
“Allora continua e fai godere il tuo capo come merito.” mi rispose spingendo con ancora più forza le unghie sulla mi a schiena.
Più lei mi faceva male e più io m’eccitavo aumentando il ritmo, dando colpi veloci e che la penetravano completamente.
Mi girai un attimo verso Lulù e non potei non immaginarmi al suo posto, certo all’inizio doveva aver sofferto, ma ora nonostante la velocità della macchina fosse al massimo, gridava il suo piacere a pieni polmoni.
“Se fai la brava ti ci faccio fare un giro.” mi disse neanche avesse letto il mio pensiero.
“E allora godi !”
Le afferrai le caviglie per aprirle le gambe più che potevo, poi spinsi con tutta la forza che avevo sino a farle avere un orgasmo a dir poco impetuoso.
Teresa si dimostrò un gatto dalle sette vite, riprendendosi quasi subito, per poi allacciarsi un nuovo strap-on questo poco realistico ma davvero di notevoli dimensioni.
“Dammi una mano a liberare questa troia, con lei non ho ancora finito.”
Mentre lei rallentava la fucking-machine sino a fermarla io sciolsi mani e piedi a Lulù, notando come il suo ano fosse dilatato in modo impressionante.
“Anna sdraiati per piacere per terra, e tu puttana inculati guardandola in faccia.”
Non feci quasi in tempo a sistemarmi su un tappeto, che Lulù mi fu sopra, riempiendo subito il suo culo col fallo che tenevo legato in vita.
Teresa fu altrettanto rapida nel prenderla da dietro, con una doppia penetrazione anale che non credevo neanche fosse possibile.
“Ma quanto sei zozza ?” urlò Teresa a Lulù “Due cazzi nel culo e scommetto che ne vorresti un altro per godere ancora di più !”
“Si mi piace !” rispose lei con un forte accento straniero “Sono la tua puttana che gode a farsi sbattere come piace a te.”
Mentre io avevo ben poca libertà di movimento, Teresa la fotteva come un treno, tenendola per i capelli, e insultandola in continuazione.
Alla fine Lulù ebbe il suo orgasmo che la lasciò distrutta, abbandonata su di me senza forze, mentre Teresa si era già messa in piedi.
La ragazza di colore impiegò diversi minuti per ritrovare la forza di muoversi, ma con mio grande stupore, fu Teresa ad aiutarla, per poi spalmarle una crema sulla schiena e sui glutei.
“Serve per lenire il dolore.” mi disse la mia dirigente “Quando il gioco finisce non ci sono più schiave e padrone, al limite persone da aiutare. Ora però scendiamo di sotto voglio dirti quattro parole.”
Ci accomodammo tutte e tre in salotto dove Teresa ci portò da bere e degli stuzzichini, prima di sedersi vicino a me.
“Allora Anna devo dirti diverse cose, una è che non appoggerò la tua domanda per la scientifica.” mi disse lasciando di stucco “Quello è un posto per sfigati che solo la televisione poteva rendere interessante. In compenso so che ne hai le scatole piene di stare un ufficio a fare la scribacchina, quindi quando il mese prossimo ci saranno dei cambiamenti nei vari settori, farò in modo che tu passi ad un reparto davvero operativo, vedremo poi insieme qual è il più adatto per te.”
“Teresa io non so cosa dire.” dissi quasi balbettando.
“Non devi dire nulla, ora però c’è una seconda cosa che devi sapere, Lulù per piacere fai partire il video.”
Il televisore si accese e poco dopo partì il lettore DVD, e quel che vidi mi lasciò esterrefatta.
Mio padre era fra loro due che l’inculavano a turno, dandogli anche dei colpi, che non erano certo delle carezze, sulle chiappe. Alla fine lo misero in una sorta di piccola vasca, dove lui si masturbò sino a venire mentre loro due gli urinavano addosso.
Ero disgustata e mi stavo mettendo a piangere per la vergogna, ma Teresa m’accarezzò il viso, facendomi capire che con lei non dovevo farmi problemi di carattere morale.
“Credimi ho scoperto che è tuo padre solo dopo che è stato qui, ma questa situazione non dev’essere per te un problema, ti darò il video e puoi credermi che non esiste un’altra copia.”
“Cosa dovrei fare adesso, dimmelo ti prego.” le dissi stringendole le mani.
“Semplicemente nulla, certo puoi dirlo a tua madre, ma non credo che le farebbe piacere sapere cosa combina suo marito.”
“Già lo sa, anche se non a questo livello.” mormorai sottovoce.
“Allora tanto meglio stare zitta. Tieni il dischetto come arma solo se lui ti dovesse creare dei problemi, quanto a me non dirò mai nulla e non lo vedrò mai più, di questo hai la mia parola.”
L’abbracciai come si fa con una sorella, mentre alcune lacrime scorrevano sul mio viso.
“Non credo che tu stasera voglia provare la fucking-machine ?”
Le parole di Tersa ebbero l’effetto di farmi fare un mezzo sorriso, poi Lulù mi portò i miei vestiti che indossai nel silenzio più totale.
“Anna ricordati che i figli non devono pagare le colpe dei loro genitori.” mi disse Teresa accompagnandomi alla porta “Vai a casa e riposati, ci vediamo domani e metti al sicuro quel dischetto.”
“Teresa grazie di tutto io..”
Lei mi chiuse la bocca un bacio prima di darmi una pacca sulla chiappa, e lasciarmi andare alla mia macchina.
Mentre tornava a casa pensai soprattutto a quanto forse un pervertito mio padre, che avevo sempre preso ad esempio per la sua integrità morale, almeno sino a che non l’avevo scoperto cornuto e contento.
Il giorno dopo appena alzata, mamma mi chiese com’era andata con Teresa, e io mi limitai a dirle che era una gran lesbica, ma che in fondo non m’era affatto dispiaciuto, limitando al minimo i dettagli.
Per un paio di giorni cercai d’evitare mio padre neanche fosse un appestato, ma il solo vederlo mi dava al voltastomaco, poi il senso di disgusto s’affievolì, e ripresi a parlargli senza che lui si fosse accorto di nulla.
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