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Sottomessa al Piacere -Thailandia-Cap12-P1di3


di Membro VIP di Annunci69.it giorgal73
02.11.2026    |    667    |    0 6.0
"Altri hanno provato a raccontarla, ma lei ha scelto mia penna, anzi la mia tastiera, per svelare le sue fantasie più oscure..."
Thailandia Capitolo 12 Parte 1

*** MICHELA ***

Il sole di tarda mattina irrompe nella stanza con una prepotenza calda e dorata, invadendo ogni angolo e posandosi sulla pelle ancora nuda come una carezza insistente. Nell’aria si mescolano il profumo dolce e quasi stucchevole dei frangipani e il sale vivo del mare, un abbraccio umido che mi raggiunge prima ancora che apra del tutto gli occhi. Daniela si alza per prima. Il fruscio leggero delle lenzuola è l’unico preavviso, poi la sua voce, bassa e definitiva: «Doccia, troia. Siamo in ritardo.»

L’acqua tiepida mi scivola addosso, lenta, lavando via il sudore della notte senza riuscire a spegnere il desiderio che mi resta sotto la pelle. Il sapone al cocco lascia un sentore dolce che si confonde con quello più intimo e salato della mia fica. Quando esco, rimetto il plug blu da 8,5 centimetri. Il ronzio riprende subito, un battito segreto che mi strappa un gemito basso e involontario. «Mhmm.» Gli anelli da quattro centimetri alle grandi labbra tintinnano a ogni passo, un suono metallico e osceno; le labbra, allungate e incapaci di chiudersi, restano in vista come un invito permanente. Sul pube, in lettere gotiche, brilla la scritta SLAVE. Sul seno destro il viso di Daniela, occhi chiusi, bocca appena piegata in quel mezzo sorriso che conosco a memoria. Nessuna diavolessa. Solo il suo volto e il marchio che mi appartiene.

Prendiamo i teli del villaggio. Il tessuto ruvido sfrega i capezzoli tesi e tira leggermente la catenella, un pizzicore continuo che mi tiene sveglia e aperta. Scalze, camminiamo verso la sala. L’odore di caffè amaro e di brioche appena sfornate si mescola a quello caldo e umido della mia fica, un contrasto che mi fa stringere le cosce per un istante prima di riaprirle.
Jennifer e Francy sono già al tavolo. I loro teli scivolano appena ci vedono, come se la nostra presenza bastasse a scioglierli. Il serpente tatuato di Jennifer parte dal culo, serpeggia sul fianco e termina sul seno, la lingua biforcuta che sembra sfiorare il capezzolo a ogni respiro. Ci sediamo. Daniela non ci concede conforto: con un cenno ci fa sollevare i teli. I culi nudi si appoggiano sulla pelle calda delle sedie e io gemo piano, un suono che non riesco a trattenere. «A-ahhh.»

La colazione è veloce, quasi frettolosa. Il caffè brucia la lingua, le brioche si sbriciolano dolci tra le dita. Io però sono già altrove: penso al molo, al vento che mi entrerà tra le gambe, alla certezza che oggi non sarò soltanto guardata. Sarò esposta, usata, e lo desidero con una fame che il cibo non può placare. La catena tira, il plug ronza, SLAVE è in piena luce. Daniela mi guarda e sorride, quel sorriso che non ha bisogno di parole. Non serve che dica altro.

*** DANIELA ***

Le guardo sedersi ancora avvolte nei teli e qualcosa in me si irrigidisce. Non mi va che si coprano dopo quello che è successo ieri.
«Alzate i teli. I vostri culi devono toccare la sedia. Ieri vi ho aperte, oggi non fate le turiste.» Jennifer mormora una scusa a bassa voce, poi obbediscono entrambe. Sollevano i teli e si risiedono. Un gemito basso sfugge a tutte e due quando la pelle calda della sedia incontra la carne ancora sensibile. Jennifer ha gli occhi lucidi.

«Il culo caldo mi dà un piacere che non avevo mai provato.» Sorrido appena.

«Imparerete. Oggi andiamo in barca, nude. Se Omar ha trovato i plug che gli ho chiesto, li porterete voi due. Michela ha già il suo da giorni. Voi dovete ancora abituarvi a camminare e a stare sedute con qualcosa di duro dentro.» Non chiedo se hanno voglia di portarli. Ho già deciso. Sul legno della barca chiederò solo il colore.

*** MICHELA ***

Omar ci aspetta al molo. Sale e sudore gli luccicano sulla pelle. Le onde battono contro lo scafo con un ritmo lento. Ci aiuta a salire una dopo l’altra. I teli cadono con un fruscio che attira subito i tre pescatori fermi poco lontano. I loro occhi ci squadrano senza vergogna, un desiderio spesso e silenzioso che si posa sulle cosce, sui plug, sulle fiche aperte. Daniela sceglie la prua. Legno verniciato e sale. Il sole mi brucia la pelle nuda. Io resto a gambe aperte sul pagliolato, il plug che vibra a ogni rollio della barca, gli anelli che tintinnano. SLAVE è in piena luce. Il viso di Daniela sul seno destro si muove con il mare, come se respirasse anche lui. Penso che oggi non sarò il centro, e la cosa mi eccita e mi frustra insieme.

*** OMAR ***

Estraggo dalla tasca i due plug di acciaio. Uno verde, uno blu. Quattro centimetri e quattro di diametro. Il metallo è ancora freddo al tatto.
«Come chiesto. Minimo quattro. Questi sono quattro e quattro.» Il cazzo mi preme contro i calzoncini. Le voglio nude per tutto il tratto, e i pescatori la pensano come me: non guardano l’orizzonte, guardano loro.
«Se devo infilarli, lo faccio adesso, prima che il mare diventi mosso. Lingua, saliva, poi dentro. Come hai detto tu.»

*** DANIELA ***

«Che colore preferite?» Jennifer esita, lo sguardo basso. «Dobbiamo portarli sempre nel culo?» La zittisco con un cenno.
«Vi abituerete. Vi piacerà. Non sto chiedendo se li terrete per sempre. Sto chiedendo solo quale colore volete oggi.» Jennifer sceglie il verde. Francy, dopo un attimo di silenzio, il blu. «Omar, infilaglieli. Falli leccare prima. Poi sputa. Poi spingi piano. Se urlano, non ti fermi a metà.»

*** JENNIFER ***

Lecco il verde. È freddo, sa di metallo pulito. Omar sputa sul buco, ancora sensibile da ieri. Il plug entra lento, inesorabile. «A-ahhh!» Un peso nuovo, una pienezza diversa dal lattice di ieri: più piccola, più dura, più costante. Vorrei che fosse Michela a spingere, non lui. Resta comunque. A ogni passo sulla barca si muove dentro di me e mi ricorda chi me l’ha regalato. Non chiedo di toglierlo. Daniela ha già detto che fino a sera resta.

*** FRANCY ***

Il blu brilla un istante prima di entrare. Stessa lingua, stessa saliva, stesso bruciore che si apre e poi cede. «Sììì!» Fa male e mi bagna nello stesso momento. Stringo la mano di Jennifer e non chiedo di fermarsi. Se Michela può camminare con il suo da giorni, io posso restare seduta con questo. Il mare mi culla e il plug mi tiene sveglia, presente, aperta. Ogni rollio me lo ricorda.

*** DANIELA ***

«Ora siete perfette. Un regalo per i vostri buchi. Non li togliete fino a sera. Se in acqua escono, li rimettete voi. Michela, tu tieni il tuo. Oggi non sei il centro, finché non lo decido io.» Mi sdraio a prua. Crema e sale sulla pelle. Le guardo luccicare al sole. Il serpente di Jennifer sembra vivo a ogni respiro. Un flauto e un ranat salgono da sottocoperta. Il vento porta l’odore caldo e umido delle fiche e lo mescola al mare. Omar dice che siamo stupende, desiderabili. Non lo contraddico. Penso che il colore, alla fine, fosse l’unica scelta che gli restava.

*** MICHELA ***

Navighiamo. Il vento mi accarezza la fica aperta, un soffio caldo e salato che entra tra le labbra allungate dagli anelli e mi fa pulsare il clitoride senza che nessuno mi tocchi. L’eccitazione cresce da sola, lenta e insistente. Ci fermiamo in una cala. L’acqua è cristallina, i colori del fondo si vedono nitidi: alghe che ondeggiano, pesci che passano. Ci tuffiamo nude. Il freddo mi fa rabbrividire subito, i capezzoli si induriscono intorno agli anelli, la catenella tira. Sott’acqua gli anelli tintinnano piano, il plug blu vibra e preme a ogni bracciata. «A-ahhh!» I pesci mi sfiorano le cosce. Un mondo che mi ipnotizza e, allo stesso tempo, non chiude il mio.

Resto aperta anche lì sotto.

Torniamo sulla barca. L’odore di pesce grigliato ci accoglie, la griglia che sfrigola ancora. Ci sediamo a gambe larghe sul pagliolato. I plug affondano nel legno attraverso la carne e un gemito mi sfugge. «Mhmm.» I pescatori ci servono piatti di plastica, un pesce a testa e birra fredda. Il luppolo si mescola al sale del mare e all’odore caldo e umido della mia fica. Mangio avidamente, il sapore salato del pesce che mi esplode in bocca, la birra che mi rinfresca la gola. Chiedo il bis. Loro guardano, occhi libidinosi, le mani per ora occupate solo dal cibo. Dopo il pranzo ci offrono rhum locale, dolce e bruciante, un fuoco che scende e si mescola al desiderio. Ci sdraiamo al sole. Crema, sudore, onde lente, il flauto ranat che suona una melodia lenta. Chiudo gli occhi e sogno di essere presa e di tornare lo stesso da lei.

*** DANIELA ***

Le lascio riposare un poco, stese al sole come pesci appena pescati. Non è pietà. È preparazione. Ho visto come i pescatori le divoravano con gli occhi, le mandibole che si muovevano lentamente come se stessero masticando già la loro carne. Sentivo il calore del loro desiderio animale arrivare fino a me, un’onda bassa e insistente. Voglio che le francesine sentano il peso di quegli sguardi e capiscano che la mia Michela è pronta a tutto per me, che ha la schiena salata e i buchi aperti da giorni, e anche loro devono imparare.

Gli occhi dei maiali non nascondono nulla: lucidi, fissi, con le pupille dilatate che seguono il movimento del seno quando Jennifer si gira nel sonno. Anche il cazzo di Omar, rigido contro la cucitura dei calzoncini, non cerca di nascondersi.
Guardo Michela distesa a prua, la pelle lucida di crema e sudore, le labbra della fica ancora semiaperte e umide dopo il nuoto. Vorrei dirle di allargare ancora di più le cosce, di mostrare proprio tutto a quei maiali affamati. Non lo dico. La lascio cuocere sotto il sole e sotto gli sguardi, lasciando che la fame le cresca dentro, così che dopo, se decido, sarà già bella umida e pronta.

*** MICHELA ***

Jennifer geme ogni volta che cambia fianco: il plug verde le si sposta dentro, un lento scivolamento metallico che la fa contrarre le dita sulla coperta calda.
Francy tiene gli occhi chiusi ma non dorme, la mano posata sulla coscia di Jennifer come un peso familiare. Io non chiudo le gambe. Il sale asciuga sulle labbra della fica, il mare guarda tutto. Il blu di Francy è più piccolo del cazzo di lattice che ieri l’ha sfondata, ma fa più presenza, perché non esce mai, un promemoria costante che pulsa con il rollio dell’imbarcazione.

Siedo di traverso, sentendo il sole bruciare la pelle già arrossata intorno al buco aperto dal mio plug, dove il metallo trattiene il calore come un carbone. Vorrei la lingua fresca ed esperta di Samai, come in piscina quando mi puliva e leccava via il sudore, ma non la chiedo. Guardo i pescatori: uno si lecca le labbra guardando il mio culo, un altro fissa il serpente che mi avvolge la schiena.

*** FRANCY ***

Il plug mi tiene sveglia anche con gli occhi chiusi, un peso freddo e vivo che pulsa al ritmo del mare. Ogni rollio della barca lo sposta di un millimetro dentro il culo, un lento scivolamento metallico che mi strappa un gemito basso e lo seppellisco nel braccio di Jennifer. Non parliamo. Non serve. Daniela ci ha regalato questo peso – non un giocattolo, ma un promemoria di carne e metallo – e io lo porto come si porta un ordine, sentendolo affondare più profondamente a ogni onda che ci solleva.

Vorrei il cazzo ruvido e salato di uno dei pescatori che fumano a poppa, e allo stesso tempo vorrei non averlo mai pensato, per non sembrare come Michela. Poi capisco che sembrare Michela – disperata, disponibile, magnificamente corrotta – è proprio quello che sto imparando. Resto nuda, le gambe divaricate, lasciando che gli sguardi scivolino sul serpente tatuato che mi avvolge la coscia e sul breve manico del plug che spunta tra le natiche. Se stasera mi chiede se lo porto sempre, dirò di sì senza esitare. Oggi, in questo mare infinito, è già vero.

*** OMAR ***

Li tengo d’occhio mentre verso il rhum scuro nei bicchieri di plastica. I tre pescatori hanno il cazzo mezzo duro da quando i teli sono caduti al molo, mostrando per la prima volta i corpi delle donne: la pelle pallida, i tatuaggi, gli anelli luccicanti al sole. Non li freno con lo sguardo. Non li incito con un cenno. La padrona decide il momento, come sempre. Nella mia testa rivivo la resistenza umida del corpo di Jennifer quando le ho infilato il plug verde, il suo gemito strozzato; il sì appena udibile di Francy quando le ho spinto dentro quello blu. Vorrei essere io nel culo caldo di quella giovane, sentire la stretta e il calore invece di osservare, ma so che oggi non è il mio posto, a meno che Daniela non me lo ordini. Allora mi limito a guardare. Il rhum li rende più lenti nei movimenti e più fissi negli sguardi: occhi che non si staccano dai corpi distesi, dalle labbra semiaperte, dai plug che spuntano appena quando una di loro si gira nel sonno. Quando le donne si addormentano al sole, i pescatori non dormono. Si spostano a poppa, dove l’odore di pesce grigliato si mescola al sudore, e parlano basso: parole che non traduco ma capisco perfettamente. Tra un’ora chiederò a Daniela. Se dice no, la giornata resta una semplice gita in barca. Se dice sì, Michela non torna integra al molo: la sua carne sarà cambiata, marchiata dal passaggio di quegli uomini.

*** NOTE ***

---ANNO 2000---

Dopo la meravigliosa avventura del Natale 1999, vi presento una nuova storia, tutta ambientata in Thailandia che vi terrà compagnia per i prossimi mesi. Anche questo è un romanzo basato su personaggi veri e storie autentiche. Come, vi ho abituato, ogni settimana pubblicherò un capitolo suddiviso in tre parti. Quanti capitoli saranno? Non ve lo dico, lo scoprirete voi!

---La Musa e lo Scrittore---

Questa storia non è autobiografica, ma nasce dalle confidenze reali e bollenti della mia amica "Damabiancaesib" (potete ammirarla qui su a69, cercatela). Altri hanno provato a raccontarla, ma lei ha scelto mia penna, anzi la mia tastiera, per svelare le sue fantasie più oscure. Nessun plagio, solo la magia di trasformare i suoi segreti in letteratura. Io sono "solo" l'autore e vivo senza catene, ma lascio sempre la porta socchiusa a chi sa stupirmi con proposte intriganti.

---A Voi la Mossa---

Incoronatemi Maestro dell'Erotismo con un bel voto, o lasciate un commento spudorato. E se vi sentite audaci, scivolate nei miei messaggi privati: chissà che una proposta indecente non trasformi la fantasia in realtà in qualche Club Privé di Bologna...
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