Sottomessa al Piacere -Thailandia-Cap12-P2di3
giorgal73
*** OMAR ***
Il momento è arrivato. L’odore di sudore e pesce grigliato si è fatto più denso, più caldo. Fisso Daniela, le chiedo il permesso senza una parola, solo le pupille che si restringono sotto il sole cocente. Lei annuisce, un cenno quasi impercettibile della testa, e la tensione nei miei muscoli si scioglie.
Mi avvicino a Michela, nudo, il cazzo che si riempie di sangue guardandola distesa lì, lucida di crema e salsedine. La scuoto delicatamente per una spalla. «Sveglia.» I suoi occhi si aprono, annebbiati dal sonno e dal rhum. «I pescatori», dico, indicando i quattro uomini nudi in piedi poco distante, duri come remi, le mani che si stringono e rilasciano con un ritmo ansioso. L’odore del loro desidero è acre, mescolato al sale che secca sulla loro pelle. «Sono pronti da ore. Hanno guardato, hanno aspettato. Non li ho spinti io.» Guardo di nuovo Daniela. Il potere è tutto suo. Se alza una mano, li mando a poppa a fumare e a masturbarsi nell’ombra.
*** DANIELA ***
Li osservo uno per uno. Quattro corpi scuri, tesi, gli sguardi fissi su Michela come cani legati da troppo tempo. Michela è distesa a prua: la fica semiaperta, umida di mare e di sonno, il plug che luccica tra le natiche arrossate dal sole. Ha mangiato le loro sardine, ha bevuto il loro rhum, si è addormentata sotto i loro occhi affamati. «Michela», dico, la voce bassa ma chiara sul fruscio delle onde. «Alzati. Vai da loro. Spompali tutti e quattro: bocca, fica, culo. Poi torni qui. Rimetti il plug prima di rientrare. Non venire prima che abbiano finito: vieni quando sono scarichi. Se il culo è troppo largo per uno solo, falli entrare in due. Non coprirti. Io ti guardo.»
*** MICHELA ***
Obbedisco come se fossi nata per questo, senza nemmeno il tempo di vergognarmi. Sfilo il plug da dentro di me con lentezza, sentendo la tenace resistenza della carne che si richiude subito dopo il suo passaggio, un brivido che si propaga lungo la spina dorsale fino alla nuca. Il suo odore è pungente, un misto di sale, metallo, umori miei e di tutti quelli che mi hanno attraversata in questi giorni. Lo porgo a Daniela con la mano tremante. Lei lo afferra senza guardarmi, lo poggia vicino a sé, lo soppesa come si fa con un trofeo e mi sorride appena, il sorriso di chi sa che sono già in suo potere. Un suo cenno delle dita mi spedisce giù dal ponte, verso il gruppo di uomini che mi aspetta: quattro corpi bruciati dal sole, occhi affamati, mani pronte a lacerare il primo strato di pelle che si offre. Omar mi precede, si allunga davanti a loro, già nudo, il cazzo teso che scatta verso l’inguine come una freccia.
Non c’è tempo per paura o pudore. Mani mi circondano, mi afferrano le spalle, la nuca, i fianchi. Un dito esperto si infila subito in mezzo alle natiche, gira dentro il buco ancora caldo e aperto dal plug, saggiando la resistenza con un gioco lieve e crudele. Uno mi palpa i seni con dita forti, tirando la catenella che congiunge i capezzoli, facendoli bruciare di dolore e piacere, come se mi accendessero due sigarette sulla pelle. Un altro mi spinge due dita nella bocca, le gira e preme contro la lingua, mi fa tossire e poi ridere per la sorpresa. Per un attimo mi sento leggera: quasi volessi ridere veramente, ma la risata viene inghiottita dal gemito che mi strappa fuori una mano, enorme, che allarga le labbra della fica e mi espone al vento e agli occhi di tutti.
«Guarda che troia», dice uno in un italiano strano, gutturale. Mi eccita sentire la parola nella bocca di chi fino a ieri era solo un’ombra sullo sfondo.
Omar non perde tempo. Mi sdraia sulla tavola di legno, la schiena che gratta contro le assi calde, le natiche già doloranti che si spalancano sotto il peso del suo corpo.
«Impalati.» La voce è bassissima, ma arriva come una frustata. Mi sollevo di un niente, mi inginocchio sopra di lui e lascio che il suo cazzo mi riempia tutta, a fondo, senza resistenza. L’urto è violento, un colpo di tamburo che mi fa scattare la testa indietro.
«Sì, sì… così.» Mi monta in verticale, il bacino che sbatte contro di me con una forza che mi toglie il fiato, e io lo spalanco ancora di più, voglio che mi spacchi in due, che Daniela veda come sono brava a farla contenta.
Un pescatore si inginocchia dietro di me. Il suo cazzo è più corto, ma spesso come una lattina di birra. Lo sento premere contro il buco del culo, teso, bagnato solo della saliva e di qualche goccia di mare. Spinge, sbaglia la mira, scivola sulla pelle e poi affonda in un colpo solo, il dolore mi fa urlare, ma la voce viene subito schiacciata dal movimento di Omar che mi inchioda dall’altra parte. L’urlo si trasforma in un rantolo, mi lacrimano gli occhi. «Che culo di burro», dice uno, ridendo. Il secondo pescatore non aspetta nemmeno il suo turno: guida l’altro con la mano, si fa spazio da dietro e trova la fessura già forzata, la infila accanto, due cazzi nel culo che si alternano, uno entra mentre l’altro esce, un ritmo osceno, animalesco, la carne che sbatte e si arrende, il corpo che vibra a ogni colpo. Sento chiaramente le teste dei cazzi che si urtano dentro di me, il calore vivo che mi riempie le viscere e il piacere che si confonde al dolore, due fiumi che si sovrappongono e mi annegano dentro.
Il terzo pescatore mi prende la testa tra le mani: non con tenerezza, ma con la calma di uno che sa esattamente cosa vuole. Lui non dice niente, non ha bisogno di parole. Guida il suo cazzo duro contro le mie labbra, avanza piano, mi accarezza il viso con la punta, poi mi infila la lingua e si gode il lento scivolamento sulla lingua, sulle gengive, fino a raggiungere la gola. Mi spinge oltre il punto in cui pensavo di poter arrivare, mi fa soffocare, poi si ritira e mi lascia un respiro sottile, appena il tempo di non perdere conoscenza. Per un attimo penso che mi farà vomitare, poi improvvisamente sento il controllo: la gola scatta in avanti, lo abbraccia e lo tiene dentro tutti i centimetri che può. È allora che lui geme, un suono basso, quasi di vergogna, e io penso che adesso sia io ad avere qualcosa su di lui, che posso farlo venire solo stringendogli la bocca con la mia gola umida.
Clap clap clap. Le mani dei pescatori sulle mie natiche fanno il suono della carne viva, della pelle che si infiamma. Il rollio della barca fa muovere tutto di più, ogni onda è una spinta in più nel mio corpo, un incastro continuo di cazzi e dita e palmi grandi che non smettono mai di palpare. La catenella ai capezzoli mi segna la pelle, il seno oscilla di lato e sbatte contro la mascella di uno degli uomini, che lo morde senza pensarci, lasciando un livido blu che durerà giorni. La saliva cola insieme al sudore e agli schizzi di sperma che già mi lordano le cosce, perché uno mi viene addosso quasi subito, e poi ride, e poi ricomincia come se non fosse mai finita.
Il caldo del legno mi brucia la schiena, ma non voglio fermarmi. Voglio che Daniela sia orgogliosa. La vedo, più in là, seduta sulla prua, le gambe divaricate, il plug tra le dita che ruota come un rosario. Non sorride. Non dice niente. È la mia unica spettatrice e giudice. So che il mio compito è andare avanti, resistere, mostrarmi per quello che sono: una troia perfetta, una puttana addestrata che si lascia devastare e poi si rialza, pronta per il prossimo giro. Mi concentro sulle mani degli uomini, sulle loro dita che mi aprono la vulva e la tengono spalancata, sulle lingue che si alternano tra capezzoli e clitoride, sui gemiti che si accavallano e si fondono ai miei, e ogni volta che penso di non farcela, che sto per collassare, sento invece l’orgasmo che monta da dentro, un’onda che non riesco a contenere.
«A-ahhh!» Ecco che arriva. L’orgasmo mi attraversa tutta, dalle ciglia alle dita dei piedi, un’esplosione che mi fa vedere le stelle anche con gli occhi chiusi e la bocca piena. I muscoli mi si contraggono, il culo stringe i due cazzi come una morsa, la fica si inonda, la lingua si attorciglia intorno a quella del pescatore davanti. Uno grida, viene dentro di me e sento lo sperma che mi riempie, caldo e vischioso. Un altro mi viene addosso sulla schiena, schizzi che si mescolano al sale secco. Tutto avviene in pochi secondi, e io resto sospesa nel piacere, incapace di muovermi, come paralizzata da una corrente elettrica che mi attraversa il midollo.
Mi schiantano a terra. Uno mi cappotta sulla schiena, le natiche sbattute sul legno, e subito mi tira su le ginocchia, aprendomi tutta per infilarsi tra le grandi labbra. La fica ora è molle, dilatata, ma anche più sensibile e assetata di prima. Mi scopa con foga inaudita, il cazzo che raschia la parete interna e mi fa urlare ancora: adesso la voce esce, limpida, potente, un ululato che si perde tra le onde e le grida di gabbiano. Il secondo pescatore si fa subito avanti, s’infila nel culo aperto e partecipa al ritmo, i due che si muovono alternati, una specie di danza tribale.
Sento i due cazzi muoversi dentro di me come in una danza tribale, uno che entra mentre l’altro esce, ritmici e spietati, che mi riempiono il culo fino a farlo bruciare. Il dolore si mescola al piacere e mi bagna tutta, il mio squirt schizza sulle cosce degli uomini e sul legno caldo della barca.
«Siiiiiii, Padrona!» urlo verso Daniela, che mi guarda dalla prua con gli occhi neri fissi su di me, il plug blu che le gira tra le dita. Non vengo ancora, obbedisco, anche se il terzo pescatore mi scopre la gola con colpi profondi che mi fanno lacrimare. Il quarto mi morde un capezzolo tirando la catenella, il metallo mi strappa un gemito mentre le sue dita mi aprono la fica già dilatata da Omar.
«Due nel culo, uno nella fica», ordina Omar con voce roca, e loro mi ruotano sul legno. Sento il terzo cazza spingere contro il mio ano già pieno, allargandomi ancora di più, due teste che si urtano dentro mentre un altro mi entra nella fica con un colpo secco. Il rollio della barca amplifica ogni spinta, il sale, il sudore e lo sperma che mi cola tra le cosce mi rendono lucida sotto il sole. Il quarto mi obbliga a succhiarlo di nuovo, la mia lingua lavora frenetica mentre il doppio nel culo mi fa tremare le gambe.
Viene il primo nel mio culo, caldo e denso, poi il secondo nella fica, riempiendomi fino a traboccare. Non mi fermo, succhio più forte, ingoio il terzo mentre il quarto mi sbatte contro il clitoride gonfio. L’orgasmo mi esplode finalmente, violento, multiplo, il mio squirt bagna tutto, schizza su Omar che ride e mi tiene aperta.
«Ancora», mormoro rotta, e loro non si fermano, mi girano di nuovo, il culo dilatato accoglie il quarto mentre due dita mi lavorano la fica.
Daniela mi fa segno con la mano: «Non coprirti quando torni.» Obbedisco, resto lì sul ponte a gambe aperte, il mio corpo tremante e pieno, gli uomini che mi guardano come una troia perfetta. Torno da lei strisciando, il plug che mi rimette con un gemito, il sapore di sperma e sale in bocca. «Brava puttana», sussurra lei, la lingua che mi lecca via il sudore dal seno tatuato. Jennifer e Francy mi guardano con occhi affamati, pronte per il loro turno. Il mare ci culla, il saw duang suona lontano, e la fame non è ancora sazia.
*** DANIELA ***
La guardo tornare, il corpo piegato in avanti dalle gambe che non si chiudono più, la pelle del viso e del seno lucida di sudore e sperma. Un orgoglio freddo mi gonfia il petto, niente tenerezza. «Sei una gran troia.» Le porgo il plug blu, ancora caldo del mio palmo. Lei lo prende con dita tremanti, si china appena e se lo infila da sola. Il suono è un pop umido, distinto sopra il rumore delle onde. L’odore che sale è di fica sfondata e seme vecchio di poche ore. Si siede pesantemente sul bordo della panca, le gambe divaricate, e dalla sua fica dilatata esce un filo chiaro che diventa subito un lago sul legno scuro del ponte. I pescatori, ora senza le mani occupate, restano ai margini, gli sguardi bassi, nessuno osa avvicinarsi di nuovo. Bene. Lo spettacolo è finito quando lo dico io.
*** MICHELA ***
Il pomeriggio si trascina via, lento e caldo. Torniamo al molo, le assi di legno scricchiolano sotto i nostri piedi nudi. I pescatori mi baciano le spalle salate, le dita ruvide che giocano con gli anelli ai miei capezzoli, un ultimo giro di carezze prima che ci svincoliamo dalle loro braccia. L’odore di mare e sesso ci segue come un’ombra umida. Jennifer mi fissa con occhi luminosi di desiderio. «Ci vediamo stasera per i saluti», dice, la voce un po’ roca. Daniela annuisce, i capelli neri che incorniciano un sorriso compiaciuto.
«Certamente.»
In camera crollo sul letto, le membra pesanti come pietre. La fica stilla ancora, un rivolo caldo che mi segna la coscia interna. L’aria è carica dell’odore dolciastro di sperma e sudore asciugato. Daniela si china su di me, le labbra che sfiorano le mie con una tenerezza inaspettata.
«Sei stata meravigliosa. La tua prima orgia.» La mia voce esce tremula, spezzata dalla stanchezza e dall’emozione. «Mi è piaciuto. Ma preferisco le donne.»
Dopo mezz’ora, doccia. L’acqua di cocco scivola sulla pelle ma non lava via tutto: tra le natiche resta la traccia untuosa dei loro rilasci. Lei vuole che ne resti un poco, che lo assorbano le lenzuola dopo come un profano crisma. Indosso canotte oscene, il tessuto ruvido che sfrega i capezzoli irritati. Anelli che tintinnano a ogni movimento. Il tatuaggio SLAVE sul pube sembra più vivido del solito. Fatico a camminare, le gambe larghe, l’andatura oscillante che attira sguardi fino alla sala da pranzo.
*** NOTE ***
---ANNO 2000---
Dopo la meravigliosa avventura del Natale 1999, vi presento una nuova storia, tutta ambientata in Thailandia che vi terrà compagnia per i prossimi mesi. Anche questo è un romanzo basato su personaggi veri e storie autentiche. Come, vi ho abituato, ogni settimana pubblicherò un capitolo suddiviso in tre parti. Quanti capitoli saranno? Non ve lo dico, lo scoprirete voi!
---La Musa e lo Scrittore---
Questa storia non è autobiografica, ma nasce dalle confidenze reali e bollenti della mia amica "Damabiancaesib" (potete ammirarla qui su a69, cercatela). Altri hanno provato a raccontarla, ma lei ha scelto mia penna, anzi la mia tastiera, per svelare le sue fantasie più oscure. Nessun plagio, solo la magia di trasformare i suoi segreti in letteratura. Io sono "solo" l'autore e vivo senza catene, ma lascio sempre la porta socchiusa a chi sa stupirmi con proposte intriganti.
---A Voi la Mossa---
Incoronatemi Maestro dell'Erotismo con un bel voto, o lasciate un commento spudorato. E se vi sentite audaci, scivolate nei miei messaggi privati: chissà che una proposta indecente non trasformi la fantasia in realtà in qualche Club Privé di Bologna...
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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