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Il piacere come tormento


di IBelongToMissNoir
21.04.2026    |    1.252    |    1 9.4
"' Mi dimeno più forte, cerco disperatamente un contatto per il mio pene, spingendo il bacino verso l'alto, per quel che posso, ma riesco solo per qualche centimetro..."
Mi ero presentato dal lei in castità e astinenza da qualsiasi tipo di orgasmo. Me lo aveva chiesto lei. Un mese fa. E io, obbediente, ho eseguito.
'Nessun orgasmo, di nessun tipo, da oggi per i prossimi 30 giorni'; questo mi aveva detto.
E aveva aggiunto una routine, quotidiana, a cui avrei dovuto sottopormi. Ogni giorno avrei dovuto guardare un video per me eccitante, e toccarmi, lentamente, ma senza mai venire.
I primi 10 giorni per 10 minuti.
I secondi 10 giorni per 5 minuti.
E gli ultimi 10 giorni per 5 minuti due volte al giorno.
Niente altro. Per nessun motivo.
Io avevo obbedito ed eseguito il compito 'diligentemente', consapevole del suo charme e potere su di me.
Con grande difficoltà, ero arrivato alla fine dei 30 giorni, ed ero ora davanti alla sua porta. Nel luogo e all'ora che mi aveva indicato.
Mi ero presentato puntuale, ed esattamente come mi aveva detto.
Elegante ma non troppo (avevo optato per jeans, camicia e una giacca sportiva), con una bottiglia di vino rosso in mano e con la gabbietta di castità indossata dalla mattina sotto ai pantaloni.
Suono il campanello e la porta si apre.
Mi appare davanti sorridente, in tutto il suo splendore.
Indossa un paio di jeans, una canotta bianca un po' scollata che lascia intravedere l'ombelico e il suo splendido seno. Non posso poi non guardare le sue mani, con le unghie smaltate di rosso.
È scalza. I suoi piedi, così sensuali, a spuntare dai jeans.
L'effetto è subito forte su di me, un misto di imbarazzo ed eccitazione mi pervade dalla testa ai piedi, il battito aumenta, la salivazione cala.
Ma riesco in modo eroico a proferire due parole.
'Buongiorno Miss'.
Mi sorride nuovamente e mi invita ad entrare 'Buongiorno G, hai fatto buon viaggio?'
Andiamo in cucina, ci sediamo e mi chiede di aprire la bottiglia e versare del vino nei calici che ha già posizionato sul tavolo.
Chiacchieriamo un po' del più e del meno, mi mette a mio agio, lo ha sempre fatto, e penso dentro di me che dovrei sempre ringraziarla per questo.
Durante questo momento social, non manca ogni tanto di fare qualche gesto che cattura inevitabilmente la mia attenzione, riportando il flusso del mio sangue verso quella zona così costretta e sacrificata nell'ultimo periodo.
Le dita che picchiettano lentamente sul tavolo; una gamba accavallata con il piede in mostra che dondola su e giù; i denti che inavvertitamente mordicchiano il suo labbro.
È maestra in questo. Nel tenermi sempre lì, eccitato, sul filo.
Dopo 15/20 minuti buoni, in un primo e unico momento di silenzio, mi dice, con voce decisa 'Che dici G, proseguiamo?'
Il sangue mi si gela nelle vene, sento l'eccitazione salire di colpo e la gabbietta premere forte, sempre più stretta.
'Si Miss, sono pronto...'
Mi dice 'Vai in camera da letto, spogliati nudo e stenditi sul letto. Sarò da te tra poco'.
Sempre più eccitato e imbarazzato varco la soglia della porta della camera e vedo subito nella penombra illuminata solo da qualche candela, un grande letto con le sponde in ferro battuto. Lenzuola di raso nero, lucide.
Entro, deglutisco e chiudo la porta alle mie spalle.
Mi spoglio, nudo.
Appoggio i vestiti sulla sedia di fianco alla porta e avanzo verso il letto. Mi stendo e sento la gabbietta stringere moltissimo. Vorrei toglierla, vorrei liberarmi, vorrei appagare anche solo per un momento la frustrazione, toccare la mia cappella così fremente, ma so che non posso farlo, non voglio farlo.
Mi sdraio sul letto e appoggio la chiave della gabbietta sul comodino, proprio come mi aveva detto lei.
La vedo entrare dalla porta della camera da letto.
Indossa una vestaglia di raso nero, aperta, senza cintura.
Sotto si intravede il suo splendido corpo, in un completo di intimo nero, in pizzo. Reggiseno e brasiliana.
I capelli sciolti sulle spalle.
Non indossa calze, ma solo un paio di sandali aperti, con tacco a spillo. Le unghie delle mani e dei piedi smaltate, di rosso.
Sembra davvero una Dea.
Si avvicina al letto, camminando lentamente e sorridendo; io sono paralizzato. Solo la gabbietta pulsa, in modo evidente e ritmico.
Passeggia intorno al letto, lentamente, guardandomi, facendosi ammirare. È già questa una tortura, una splendida tortura.
Si siede su un lato del letto a fianco a me, accavalla le gambe (mi fanno impazzire le donne che accavallano le gambe) e mi sorride 'Che ne pensi, G?'
Riesco solo a dire 'È davvero splendida Miss'.
Mi sorride ancora, questa volta un sorriso ancora più furbo, sadico, intenso.
Si sporge verso la testa del letto e da sotto il materasso, dai due angoli alti, sfila due corde, con agganciate due polsiere. Mi sorride ancora. E qui, ora, il sadismo lo vedo e percepisco pienamente.
Si alza e va verso il fondo del letto, e fa la stessa cosa con i due angoli bassi, sfilando corde e cavigliere.
'Allora G, iniziamo a fare sul serio?'
Dal cassetto del comodino sfila una benda per gli occhi, me la porge dicendo 'hai visto abbastanza, per ora. Bendati'.
Io eseguo e ora è solo buio, con qualche bagliore dato dal riflesso del fuoco delle candele.
Il suo corpo, la sua sensualità, ancora scolpita nella mia mente.
La sento camminare intorno al letto, l'eccitazione e la pressione della gabbietta mi sembrano già insostenibili, ma so che è solo l'inizio.
Prende una mia mano, la accarezza dolcemente. La porta verso l'angolo del letto, la tira, per tendere bene il braccio; sento la polsiera che mi avvolge e si stringe, finché il primo braccio è bloccato.
Sento i tacchi, i suoi passi che girano intorno al letto, ed eseguono la stessa operazione con l'altro polso.
E poi, una ad una, con le due caviglie, ma non prima di avermi chiesto di scendere col bacino il più in basso possibile verso il fondo del letto in modo da ancorare le caviglie ai due angoli bassi per rendere la croce il più aperta e tesa possibile.
Sono nudo, ingabbiato, ora davvero immobilizzato polsi e caviglie ai 4 angoli del suo letto.
Mi sento esposto, vulnerabile indifeso; ed eccitato. Tanto eccitato.
'Come ti senti G?' 'Ora sei mio. Ora ci divertiamo per davvero'.
Deglutisco. Non riesco a dire nulla. Sono in una sorta di trance.
Sento che si avvicina a me, il materasso che affonda sul mio lato destro; il suo profumo diventa più intenso, si sta avvicinando al mio volto. Sento i suoi capelli che mi solleticano il viso; si avvicina al mio orecchio e mi sussurra 'Sai che dovrai pazientare tanto per sentire le mie mani sul tuo corpo, vero?'
Inizia a passarmi delicatamente un foulard su tutto il corpo, dalla testa ai piedi, lentamente.
Più è più volte. È un gioco lento, ripetitivo, estenuante.
Il desiderio di un suo tocco, di qualcosa di più, inizia a farsi sempre più impellente in me.
Passano interminabili minuti. Sempre e solo quel maledetto foulard; e poi una sensazione nuova, un vento leggero, il suo soffio dentro le mie orecchie, sul collo, sui capezzoli. Solo il suo soffio. E poi giù, sulla gabbietta. Sempre e solo il soffio del suo respiro.
Mi sembra di impazzire, inizio a dimenarmi, a mugolare.
'G, è presto... Credimi...' 'abbiamo tanto tempo da passare insieme'.
Dopo diversi minuti mi sussurra all'orecchio: 'Cosa mi avevi detto riguardo a un tuo punto debole?' 'Erano i capezzoli, ricordo bene?'
Deglutisco. Non sono pronto.
Sogno il suo tocco sui miei capezzoli da mesi, ma ora no. Ora non sono pronto. Ora non posso reggerlo.
Mi toglie la benda dagli occhi. Vedo il suo sorriso sadico ad un palmo dal mio viso. Si mette un dito in bocca e si inumidisce l'indice con la saliva.
E piano piano inizia a toccarmi e stuzzicarmi i capezzoli, in un modo talmente lento, armonioso, erotico, che mi rendo conto in quel momento di non aver mai davvero compreso il termine sensualità. È una sensazione nuova, esplosiva, mai provata.
Un'eccitazione talmente piacevole e indescrivibile che mi porta ad inarcare il corpo, a tendere le corde, a cercare disperatamente un contatto con la gabbietta, per il mio pene.
Prende la chiave e mi libera dalla gabbietta.
Il pene sale velocemente, finalmente libero, gocciolante. Mi lascia l'anello alla base che stringe i testicoli. Il pene pulsa, cerca disperatamente un contatto con qualcosa, un contatto per la cappella, per poter anche solo un minimo assecondare e appagare l'eccitazione.
Un contatto che non arriva. Mai. Aria, solo aria, null'altro.
Mi guarda il pene, sorride: 'Non ora G, non ancora.'
Si avvicina al mio orecchio e sussurra: 'Ora ti faccio impazzire, per davvero'.
E io penso, quasi disperato: 'Ora???'
Mi viene quasi da piangere. Ma è un pianto bello, sereno, libero.
Si china su di me, scende sul mio petto e inizia a baciare delicatamente i miei capezzoli.
Prima con le labbra tutto intorno e poi, dopo alcuni minuti, sento la punta della sua lingua, prima lenta, accennata, poi più veloce, più intensa.
Passano minuti. Interminabili. Sempre e solo la sua lingua sui miei capezzoli. Ora so cosa intendeva dire, ora l'ho capito. Ora sto davvero impazzendo nel vero senso del termine.
Il mio pene continua a pulsare, alla ricerca di un contatto; mugolo, mi dimeno. Spingo il bacino quanto posso verso l'alto, per cercare il suo corpo. Ogni tantativo è vano.
Lei sorride, 'No G, no. Non ho ancora finito qui'.
'Per favore Miss, basta... Si fermi, la supplico. Basta, basta. Pietà...'
Mi sorride.
'Ma come G, non mi avevi supplicato di giocare con i tuoi capezzoli a lungo? Ricordati. Me lo hai chiesto tu, tutto questo.'
Torna con la lingua a giocare con un capezzolo. Ma nel mentre sento l'altra mano che scende sul mio addome e stavolta non si ferma; delicatamente, mi sfiora i genitali, solleticando i testicoli costretti all'anello e salendo delicatamente e lentamente lungo il pene.
Mi si gela il sangue nelle vene. Sento un piacere mai provato prima. Mai. Mai. Mai.
Ma è solo un'attimo, un momento di illusione.
La sua mano si alza, sfiorando solamente l'asta e poi ripercorrendola dalla base alla punta, solo facendo sfiorare l'unghia, lunga, smaltata, tremenda.
È un tocco troppo delicato per consentire alcun tipo di appagamento o alleviamento dell'eccitaizone; anzi, l'erezione ne è ancor più stimolata e potenziata.
Sussulto, mi dimeno, incrocio il suo sguardo divertito, e vedo un sorriso sadico edtendersi sul suo viso. 'Volevi essere torturato alla follia, vero G?'
'Ricordati che tutto questo l' hai voluto e sognato tu... '
Mi dimeno più forte, cerco disperatamente un contatto per il mio pene, spingendo il bacino verso l'alto, per quel che posso, ma riesco solo per qualche centimetro. E lei prontamente ritrae la mano per evitare qualsiasi contatto o appagamento. Non posso fare nulla, solo l'aria... Non c'è altro.
'Non sei tu a decidere G, non sei tu a decidere quando puoi avere un contatto'.
Sento pulsare la cappella che ormai gocciola copiosamente. È una sensazione strana, di formicolio, una frustrazione mai provata concentrata tutta sulla punta. Mi viene da piangere.
Mugolo e mi esce un timido 'Aiuto... La supplico Miss...' quasi sussurrato.
Lei mi guarda, sorridendo divertita, 'No G, non ne avrò con te'.
Si mette in ginocchio a fianco del mio costato e si inumidisce il polpastrello dell'indice con la lingua. Torna a stimolare delicatamente i miei capezzoli e ci resta, per diversi minuti.
Mi guarda: 'Vorrei capire cosa fa più effetto, se il polpastrello inumidito o la punta della lingua...' mi dice, sempre sorridendo in modo sadico e divertito.
Deglutisco. Sento di essere allo stremo, di non riuscire più a reggere fisicamente ma ancor più mentalmente quella frustrazione.
Mentre con un polpastrello continua a tormentare un mio capezzolo, si china verso l'altro e con la punta della lingua inizia a giocarci, badando bene di stare sempre e solo sulla punta, delicata, ma incessante.
So che il gioco e il tormento sarà ancora molto lungo.
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