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Miss Noir
21.04.2026 |
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"Si avvicina al mio orecchio e mi sussurra 'G caro, non hai idea di quanto ti farò impazzire'..."
Da quel giorno di inizio aprile quando gli aveva risposto al messaggio su fet, era passato circa un mese. Un mese di dialogo, confronto, dove il perimetro dei ruoli era andato sempre più a definirsi.
Un mese fatto di un percorso di crescita e consapevolezza, dove lei lo aveva pian piano portato a riconoscersi in ciò che era realmente e che lo faceva sentire così libero: il sentirsi Suo.
Quando una settimana prima di quel giorno gli aveva detto "La prossima settimana ci conosceremo, prenderemo un caffè insieme" era trasalito, e subito il suo corpo aveva reagito, il battito del cuore aveva accelerato e l'erezione si era manifestata forte e presente, come spesso gli capitava quando si sentivano via chat.
Si era presentato in anticipo presso il bar indicato, sedendosi su un tavolino appartato ai margini della veranda esterna. Aveva seguito alla lettera le sue indicazioni; era un mese che non aveva più alcun tipo di orgasmo, e sotto ai pantaloni indossava la gabbietta di castità in acciaio che tanto le piaceva.
Era inizio maggio, faceva caldo, e lui sentiva il sudore già imperlargli la fronte e il collo.
Si era vestito bene, elegante ma non troppo, con un paio di jeans, una camicia azzurra e una giacca in felpa.
All'orario indicato, spaccando il minuto, lei aveva varcato la soglia del bar. Splendida e sensuale, anche di più di come se l'era immaginata dalle foto dei dettagli del suo corpo che ogni tanto le aveva mostrato, centellinando e bilanciando l'attesa e l'eccitazione nel corso dell'ultimo mese.
Indossava una gonna nera a metà coscia, che fasciava perfettamente i suoi fianchi e mostrava le sue splendide gambe facendo intravedere il tatuaggio sulla coscia. Non indossava calze, faceva caldo, e ai piedi aveva un paio di sandali aperti, col tacco alto, che non lasciavano nulla all'immaginazione delle sue estremità.
una camicetta abbottonata in modo lento su un top completavano un look mozzafiato.
E poi, quando si avvicinò, le sue labbra si schiusero in un sorriso vero, sincero, empatico.Quelle labbra che aveva così tanto immaginato e su cui aveva a lungo fantasticato.
"Ciao G, piacere di conoscerti" disse Miss Noir. Lui si era alzato per scostarle la sedia e farla accomodare. Riuscì a dire solo "Buongiorno Miss Noir, piacere mio" con la bocca che aveva dovuto cercare fino alla gola le ultime gocce di saliva rimasta.
Miss Noir si sedette, accavallando le gambe, e lo fissò intensamente, sempre con quello splendido, sadico sorriso stampato sul volto. "Quindi G, eccoci qui. È ora di spostarci".
Si alzo, facendomi capire di doverla seguire. Mi portó in un palazzo lì vicino, dove scendemmo al piano interrato, fino ad arrivare davanti a una porta chiusa. Miss Noir la aprì e mi chiese di seguirla all'interno.
'Vai nell'altra stanza, spogliati e inginocchiati. Poi aspettami disse'.
Feci ciò che mi aveva ordinato, e aspettai.
Dopo alcuni minuti rientró nella stanza, era splendida.
Indossava un body nero in pizzo, senza calze. Sandali aperti con tacco a spillo. Unghie delle mani e dei piedi smaltate in tinta, rosse o nere. Una vestaglia in raso nero addosso, aperta senza cintura.
Io ero nudo, con la sola gabbietta indosso. Inginocchiato davanti a lei. Mi chiede di indossare anche un cerchietto con le orecchie da gatto, i guanti, il collare e la coda, ordinandomi di tenere ben ferma e salda tra le mie natiche.
Mi sento tremendamente eccitato e imbarazzato. Fatico a capire quale emozione prevalga.
Mi ordina di guardare in basso, mai sopra alle sue ginocchia. Inizia a girarmi intorno, lentamente. Sento il suono dei tacchi sul pavimento, quando mi gira alle spalle, per poi vederli, a cingere i suoi splendidi piedi quando mi gira davanti.
Va avanti così per un po', sfiorandomi la pelle alle volte con un dito, altre facendo svolazzare la vestaglia di raso.
Ogni volta che sfiora la mia pelle con le sue dita sento un brivido che mi percorrere tutto il corpo, fino a scaricarsi al centro delle mie gambe, provocando una pressione sempre crescente contro la gabbietta.
Non posso alzare lo sguardo, ma so che sta sorridendo. Lo percepisco, lo sento, anche per come l'ho conosciuta e imparato ad apprezzarla in questo periodo: un mix esplosivo tra sensualità, sadismo e ironia.
Mi devo fare quasi violenza per non alzare lo sguardo oltre le sue ginocchia. Verso il suo corpo, il suo lato b, l'addome, il suo seno.... Che ho sempre solo potuto solo intuire... Verso le sue labbra... Quelle labbra... L'incubo del mio ultimo mese.
Passa nuovamente davanti a me, e vedo che a fianco delle sue caviglie, ad ondeggiare insieme ad essere mentre cammina, ora c'è anche un frustino. Deglutisco.
La sento ridere.
Mi gira alle spalle e inizia a far scorrere il frustino sulla mia schiena, dall'alto fin verso i glutei... E poi ancora su verso le spalle.
Si ferma dietro di me. Non dice niente, ma all'improvviso mi mette una benda sugli occhi.
Si avvicina al mio orecchio e mi sussurra 'G caro, non hai idea di quanto ti farò impazzire'.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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