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Evoluzione di una Sissy (Cap 2)
pansex_switch
15.07.2026 |
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"Ero eccitato a livelli insostenibili; stavo guardando un film porno dal vivo con me come unico spettatore..."
AUTOBIOGRAFIA - STORIA VERAmolto graditi i vostri commenti!
Si dice che l'attesa del piacere sia essa stessa il piacere.
Quella settimana si trasformò in una tortura psicologica, con il tempo dilatato e le ore che non passavano mai.
Provai a chiamarla un paio di volte spinto dal desiderio di sentire la sua voce, ma senza ottenere risposta.
Poi suo posto mi arrivò un SMS gelido: “Non ti ho dato il permesso di chiamarmi. Ci vediamo venerdì sera, ti aspetto alle 19:00. Sii puntuale.”
E il venerdì arrivò, ed io fui svizzero nella mia puntualità.
Quando la porta si aprì, lei seppe stupirmi di nuovo, spiazzando completamente le mie fantasie. Nei giorni precedenti l'avevo immaginata nei modi più disparati: vestita con completi attillati in LaTeX, stivali alti fino alla coscia e maschere fetish coordinate, oppure con un abito da sera di classe.
Invece, mi accolse indossando una comunissima tuta dell'Adidas, calzini di spugna e un paio di sneakers ai piedi. Forse la delusione dipinse il mio volto, ma la nascosi sfoderando un sorriso che lei mi ricambiò con inaspettata dolcezza.
«Ciao, dolce schiavetto.»
Mi baciò sulle labbra, aiutandomi a togliere il giubbotto con la premura che si riserva a un ospite di riguardo, poi mi prese per mano e mi condusse nella sua camera da letto.
Ero disorientato da quel cambio di registro, ma l'imprevedibilità del suo gioco mi teneva in uno stato di costante eccitazione.
Sul letto erano disposti con cura alcuni indumenti che a un primo sguardo capii che si trattava di lingerie femminile molto elegante.
C'erano delle calze ancora sigillate nella loro confezione con un raffinato reggicalze e, ai piedi del letto, un paio di sandali neri con un tacco modesto, forse di sei centimetri.
«Spogliati. Indossa tutto quello che vedi sul letto, calza i sandali e poi raggiungimi in cucina. Questa sera mi servirai la cena.»
Seguì un silenzio lunghissimo. Lei mi stava attentamente osservando con i suoi occhi fieri, mentre la punta della sua sneaker batteva sul pavimento con un movimento ritmico e impaziente. Io esitai un secondo di troppo,e un sonoro schiaffo mi colpì la natica, forte e doloroso.
«Quando ti do un ordine, cosa devi rispondere?»
«Sì, Padrona!»
«E brava la mia schiavetta. Allora adesso muoviti, ti aspetto di là.»
Rimasto solo, iniziai a spogliarmi per indossare quegli indumenti insoliti; per primo un perizoma nero, ridotto ai minimi termini e quasi del tutto trasparente; sopra, un top dello stesso tessuto velato, poi passai alle calze nere, anch'esse finissime; sulla confezione di cartoncino lucido svettava la scritta “Cervin - Capri 15 den”.
Dopo aver infilato i sandali che, inaspettatamente mi stavano a pennello, allacciai in vita un grembiulino bianco da cameriera dal taglio retrò.
Dietro di me c'era l'armadio con le ante a specchio e mi voltai a guardare la mia figura riflessa ... l'erezione scattò immediata: Il grembiule bianco rimaneva sollevato, spinto in avanti dal mio membro che il perizoma striminzito non riusciva assolutamente a contenere.
Più guardavo le mie gambe fasciate dal nylon nero e più il sesso si induriva.
“Cazzo, che sventola” pensai tra me e me, eccitato dall'assurdità della situazione.
Muovendo i primi passi incerti e titubanti su quei tacchi bassi, superato l'imbarazzo, mi avviai verso la cucina.
Al mio ingresso lei non scoppiò a ridere come temevo; al contrario, il suo viso si distese in un sorriso compiaciuto.
«Vedrai che faremo un buon lavoro. In breve tempo riuscirò a insegnarti a camminare anche su tacchi ben più alti, e poi vedremo di eliminare tutti quei peli superflui sulle gambe: sarai la mia femminuccia. Adesso però ho fame, muoviti. Nel forno le lasagne sono pronte e calde, servi subito e apri quella bottiglia sulla credenza. I calici sono lì sopra.»
«Sì, Padrona» risposi ubbidiente.
Completai ogni ordine alla lettera; tuttavia, quando allungai la mano per prendere due calici, la sua voce mi bloccò all'istante.
«Perché prendi due calici? Ti ho forse dato il permesso di bere con me?»
Mesto e mortificato, rimisi il secondo bicchiere al suo posto, limitandomi a versare il vino rosso nel suo calice.
«Grazie, schiavetta. Ora, mentre io mangio e bevo, tu puoi togliermi queste scarpe da ginnastica e farmi un bel massaggio ai piedi.»
«Sì, Padrona.»
Mi inginocchiai e le sfilai le sneakers. I suoi piedi non erano esattamente puliti dopo una giornata passata dentro le scarpe chiuse; l'odore pungente che mi colpì le narici non mi piacque affatto. Era totalmente diverso dal profumo pulito del nylon o dal cuoio delle décolleté che mi aveva fatto impazzire la prima volta.
Con un filo di voce e molta ingenuità, mi feci coraggio e dissi: «Padrona, posso essere sincera? Non mi piacciono i piedi puzzolenti.»
Lei mi fissò con un'espressione a metà tra il divertito e lo stupito.
«Ah, va bene! Non ti costringerò mai a farlo, se non ti va. Da qui in avanti avrò sempre piedi estremamente puliti e profumati di sapone.»
«Ma no, Padrona... nemmeno profumati di sapone mi piacciono!»
«Ma sentila, la schiavetta ha pure delle pretese! Allora su, vieni con me.»
sai alzò dalla sedia e mi fece strada verso il bagno. Era una stanza enorme, talmente grande da ricordare le dimensioni del mio primo monolocale in affitto. Lì dentro, si diresse decisa verso i sanitari, sedendosi con studiata noncuranza sul coperchio chiuso del water e, con un movimento fluido delle gambe, appoggiando entrambi i piedi nudi sul bordo del bidet e mi fissò dall'alto, con un sorriso felino.
«Su, lavali. Portali al grado di pulito che preferisci, e poi userai la lingua per asciugarli»
Mi inginocchiai sul pavimento freddo, con le ginocchia che tremavano. Aprii l'acqua tiepida, lasciando che scorresse fluida sulla sua pelle, e versai sul palmo una sola goccia di sapone intimo, una fragranza delicata che iniziò subito a contrastare l'odore pungente.
Iniziai a massaggiare i suoi piedi, massaggiando ogni millimetro: la pianta tesa, l'incavo dell'arco plantare, gli spazi stretti e deliziosi tra le dita. Sentivo la consistenza della sua pelle farsi morbida e scivolosa sotto le mie mani. Li lavai con cura maniacale, eliminando ogni traccia di schiuma finché la sua pelle non risultò immacolata.
Ubbidendo al comando successivo, chiusi il rubinetto senza prendere l'asciugamano e chinato sul bidet, offrii la mia lingua.
Cominciai dal tallone, risalendo con ampie leccate lungo la pianta del piede. Lei lasciò andare la testa all'indietro, emettendo un gemito basso, mentre la punta della mia lingua si insinuava tra le sue dita bagnate, succhiando via ogni singola goccia d'acqua con voracità lussuriosa. Prima un piede e poi l'altro, soffermandomi di più sotto l'attaccatura delle dita, là dove la pelle è più sensibile, finché i suoi piedi non furono completamente asciutti dall'acqua del rubinetto, ma interamente cosparsi e umidi della mia saliva calda.
Lei abbassò lo sguardo su di me, con gli occhi lucidi di un piacere perverso e dominante.
«Brava la mia cagnetta... Questo sì che è leccare.»
Mi sorrise, compiaciuta del mio zelo. Con gesti lenti, quasi teatrali, si sfilò la tuta dell'Adidas e la t-shirt, rimanendo completamente nuda davanti a me.
La sua bellezza statuaria, i fianchi larghi e quel seno generoso che sfidava la gravità mi facevano girare la testa, ma non ebbi il tempo di stare in contemplazione perché lei si sedette nuovamente sul coperchio chiuso del water, allargando le cosce con disinvolta sfrontatezza.
La sua fica, umida e gonfia per l'eccitazione di avermi visto ai suoi piedi, era lì, a pochi centimetri dal mio viso.
«Visto che sei così bravo con la lingua, schiavetta, continua a usarla dove dico io. Fammi sentire quanto sei affamata.»
Non me lo feci ripetere. Mi spinsi in avanti sulle ginocchia, afferrando con le mani le sue cosce sode per tenermi saldo. L'odore che mi avvolse il viso all'istante era denso, caldissimo e selvaggio. Si sentiva che non si lavava da diverse ore; era un profumo concentrato, aspro e intensamente femminile ma a differenza dell'odore forte dei piedi, che mi aveva infastidito, quello della sua fica così intenso e genuino mi fece letteralmente impazzire.
Era l'essenza stessa della sua eccitazione e del suo potere su di me; così presi un respiro a primi polmoni lasciando che quella scia aromatica mi entrasse dritta nel cervello e poi cominciai a leccare.
Il sapore era intenso, caldo, era il profumo primordiale del suo desiderio. Le davo colpi lunghi e decisi, dal basso verso l'alto, insistendo sul clitoride turgido finché non la sentii sussultare e premere il bacino contro la mia bocca. La mia lingua lavorava senza sosta, scivolando tra le pieghe bagnate, mentre lei mi stringeva i capelli con le dita, guidando il mio ritmo con piccoli colpi convulsi e respiri sempre più affannati.
«Sì... proprio così... pulisci bene la tua Padrona...» sussurrava con la voce roca.
Proprio quando sentivo che il piacere la stava per travolgere, mi afferrò bruscamente per i capelli e mi costrinse a staccarmi.
Avevo il mento e le labbra lucidi dei suoi umori.
Si alzò in piedi davanti a me, appoggiò con decisione una pianta del piede sul coperchio del water e si sporse leggermente in avanti, offrendomi da dietro la curva perfetta del suo sedere.
«E ora passiamo al dessert. Voglio sentire la tua lingua anche qui.»
L'ordine, così diretto e perverso, mi fece fare un balzo al cuore. Con la faccia vicinissima alla sua pelle bianchissima, delicatamente aprii le sue natiche con le mani.
La transizione fu vertiginosa: l'odore intimo e speziato del suo corpo mi colpì le narici mentre la mia lingua, calda e umida, iniziava a tracciare piccoli cerchi concentrici intorno al suo ano, per poi insinuarsi con decisione.
Lei emise un gemito più acuto, un suono di pura lussuria. Sentivo la tensione del suo corpo mentre continuavo a leccarla con devozione, sottomesso a ogni sua singola e perversa fantasia.
Solo quando fu completamente appagata da quel doppio assaggio, si staccò con un sospiro profondo, mi guardò dall'alto con gli occhi lucidi di trionfo e si diresse a un cassetto sotto il lavabo per prendere un dildo di dimensioni considerevoli, dotato di una potente ventosa alla base. Lo attaccò con decisione alla parete interna della doccia, vi entrò e fece scorrere le ante di vetro, aprendo l'acqua calda.
«Voglio che ti masturbi. Togliti quel grembiule, voglio vedere bene il tuo cazzo!»
Nel frattempo si era piegata in avanti, stringendo i seni con le mani, e aveva iniziato a infilarsi da dietro quel dildo nella fica. Si muoveva con una cadenza ipnotica, una danza di puro potere e desiderio. Attraverso quel velo di umidità, i suoi occhi rimanevano fissi sui miei, una morsa magnetica che non mi lasciava scampo. La sua espressione, un misto di trionfo e di eccitazione lussuriosa.
«Prova a sborrare senza il mio ordine e ti frusto fino alle lacrime!» mi intimò.
Ero eccitato a livelli insostenibili; stavo guardando un film porno dal vivo con me come unico spettatore. Avrei voluto stringere il sesso e raggiungere il culmine, ma il timore reale che potesse mettere in atto la sua minaccia mi frenò, costringendomi a rallentare i movimenti della mano e a mollare la presa ma per fortuna si fermò prima lei uscì dalla docci e mi guardò.
«Adesso sdraiati per terra, ho desiderio di pisciare nella tua bocca»
Ci fu la mia solita, istintiva esitazione. Fino a quel giorno non avrei mai concepito l'idea di bere dell'urina, e fu così che trovai la forza di opporre un rifiuto:
«No, Padrona!»
Con mia grande sorpresa, non si arrabbiò affatto. Si chinò verso di me, accarezzandomi i capelli con una calma quasi materna.
«Shh, shh... Tranquilla, prometto che te ne darò solo poche gocce.»
Si mise seduta sopra la mia faccia alzandosi sulle punte dei piedi. Sentii il calore del suo corpo a pochi millimetri dal mio viso e una pioggia calda e fluida mi inondò le labbra. Nonostante la mia iniziale paura, l'eccitazione del momento e la sottomissione totale annientarono ogni freno inibitore. Mandai giù quelle poche gocce promesse, calde e dal sapore agro e intenso, mentre lei spingeva il bacino verso il basso per farmi assaporare fino in fondo la sua intimità bagnata.
«Ti piace, vero? Ne vuoi ancora un po' di pipì, schiavetta? Dillo, vuoi che continui?» sussurrò con una voce che era un misto di scherno e seduzione.
Ero eccitatissimo e, sebbene dentro di me sapessi che l'esperienza mi era piaciuta, dissi comunque: «No, Padrona... per favore» con un filo di voce, quasi implorando, ancora sopraffatto da quel momento estremo.
Lei scoppiò in una risata sommessa e compiaciuta, accarezzandomi la guancia con il dorso della mano bagnata. «Va bene, per oggi può bastare così. Ti avevo promesso solo poche gocce e io mantengo sempre la parola.»
Mi guardò dall'alto con un sorriso che mescolava trionfo e un'inaspettata tenerezza.
«Brava la mia femminuccia» sussurrò, passandomi un dito sulle labbra per raccogliere l'ultima scia. «Vedi che non è poi così terribile obbedire?»
Rimasi immobile sul pavimento del bagno con il respiro corto, guardando verso il soffitto con il sesso che pulsava, dolorosamente teso all'inverosimile. Il contrasto tra la mia nudità goffa e la sua perfezione statuaria mi faceva girare la testa.
Andò verso il lavandino, prese un asciugamano morbido e iniziò ad asciugarsi il corpo con gesti lenti e calcolati e poi parlò con quella voce ferma che non ammetteva repliche.
«Adesso tirati su. Lavati il viso e poi vieni in cucina. Finirò la mia cena, e se sarai stata abbastanza buona, forse deciderò cosa fare di quel giocattolo che ti ritrovi tra le gambe.»
... Continua
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