Gay & Bisex
La verità nel silenzio
15.04.2026 |
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"Matteo incredulo di quello che stava succedendo, sembrava un sogno, non ci credeva..."
Tutta colpa della noia. Una sera come tante, il telefono tra le mani e quella sensazione di vuoto che nemmeno le serie TV riuscivano più a riempire. Così aveva scaricato un’app. Una chat. Niente di serio, solo per passare il tempo.Fu lì che comparve “Nicolò”.
Nessuna foto del volto. Solo dettagli: età, pochi chilometri di distanza, un modo di scrivere diverso dagli altri. Più calmo, più attento.
Matteo gli scrisse senza pensarci troppo.
Non si aspettava risposta. Invece arrivò.
E da lì, qualcosa cambiò.
All’inizio erano messaggi brevi. Poi conversazioni lunghe, sempre più personali.
Nicolò non era invadente, non faceva domande dirette. Ma sapeva ascoltare, anche attraverso uno schermo. E Matteo, senza accorgersene, iniziò a raccontarsi.
Nicolò parlava poco di sé. Evitava dettagli. Ma quando lo faceva, ogni parola sembrava pesata.
C’era un equilibrio strano tra loro.
E una tensione sottile che cresceva giorno dopo giorno.
Una sera qualunque Nicolò scrisse a Matteo avvisandolo di essere di passaggio nella sua città.
Si incontrarono, ai margini del paese a tarda notte. Un campo aperto, qualche albero, il rumore lontano del vento e tanti gradini da salire per raggiungere un luogo isolato “arroccato”.
Lì la sorpresa, Nicolò non era da solo.
Era insieme a Carmelo un uomo di 40 anni, brizzolato, affascinante, occhi di ghiaccio.
Si guardarono per qualche secondo, senza parlare.
Poi si avvicinarono.
Il contatto fu immediato, ma non impulsivo.
Matteo iniziò a baciare con foga Nicolò.
Piano piano la patta dei pantaloni di Matteo cresceva sempre di più.
Carmelo si inginocchiò e tirò fuori il cazzo duro come il marmo di Matteo.
Carmelo si trovò davanti un cazzo di 20 centimetri, circonciso che sembrava fosse stato disegnato a matita.
Era perfetto.
Iniziò a succhiare con foga, il cazzo caldo di Matteo piano piano affondava nella gola di Carmelo, soffocava, respirava a tratti ma non riusciva a smettere.
Nicolò lo seguì, si inginocchiò anche lui e iniziarono a dividersi quel cazzo in quella notte fredda di inizio marzo.
Matteo incredulo di quello che stava succedendo, sembrava un sogno, non ci credeva.
Senza pensarci due volte Carmelo si abbassò gli slip, si mise a pecora implorando Matteo di metterglielo dentro.
Il cazzo di Matteo scivolò piano piano dentro quelle natiche bianche, scompariva mentre Nicolò incredulo stava a guardare mentre segava il suo cazzo.
Sulle cosce di Carmelo scendevano piano i suoi umori, era bagnato mentre Matteo trastullava di colpi il suo culo.
Matteo era al limite del suo godimento, tirò fuori il cazzo e iniziò a schizzare in faccia ad entrambi.
Assetati di sperma bevvero come delle gran troie.
Ripulirono il cazzo di Matteo bevendo fino all’ultima goccia di sperma e dopo essersi ricomposti si salutarono e si separarono.
La notte li nascose.
Continuarono a scriversi.
Poi arrivò il lockdown.
Le chiese chiuse. Le persone isolate. Le messe online.
Una sera, senza pensarci troppo, Matteo aprì una diretta Facebook di un paese vicino. La condividevano tutti.
“La messa in streaming,” dicevano.
Matteo non era interessato. Stava per chiudere.
Poi li vide.
Il telefono gli si bloccò tra le mani.
Gli uomini davanti all’altare, con la veste e lo sguardo serio… erano Nicolò e Carmelo.
O meglio.
Don Nicolò e Don Carmelo.
I preti di un paese vicino.
Il sangue gli si gelò.
Tutto tornò insieme in un attimo: le parole misurate, le sparizioni improvvise, il bisogno costante di nascondersi.
Aveva sempre saputo che c’era qualcosa.
Ma non questo.
Non così.
Da quel giorno Matteo eliminò quella chat peccaminosa.
Ma ogni domenica, durante le dirette, il ragazzo si ritrovava a guardarli.
Non per fede.
Per cercare, tra le parole dei preti, gli uomini che aveva conosciuto nel buio.
E a volte, per un istante appena, gli sembrava di riconoscerli ancora.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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