Gay & Bisex
Autogrill da sogno
17.07.2026 |
2.474 |
4
"La mia lingua passò e ripassò su entrambe, eliminando ogni traccia di quel fluido denso, che deglutii avidamente..."
Stavo tornando da una bellissima e rilassante giornata trascorsa sul lago con i miei amici. Come gran finale prima di rientrare nella torrida città, avevo fissato un appuntamento in men che non si dica: l’indirizzo era quello del noto autogrill, caldamente consigliato dagli utenti del solito sito di cruising.Entrai, ordinai un caffè e, fiducioso, mi misi in attesa del mio contatto. Consultai svariate volte lo smartphone per vedere se fossero arrivati messaggi; l’idea del "pacco" cominciava ormai a prendere forma... e non stavo affatto pensando all'uccello.
Ordinai un secondo caffè. La stanchezza della giornata stava cominciando a sopraffarmi e, dato che era ormai evidente che nessuno si sarebbe presentato, lo bevvi abbastanza contrariato.
Prima di risalire in macchina, decisi di entrare in bagno per rinfrescarmi. Fu lì che lo vidi: un uomo enorme, mezzo nudo, intento a lavarsi davanti alla fila dei lavandini.
'Forse era meglio se ti facevi una doccia', mi ritrovai a pensare.
Mi avvicinai al lavandino accanto al suo con la scusa di sciacquarmi le mani, ma non riuscivo a distogliere lo sguardo da lui attraverso il grande specchio a parete. Si strofinava con foga le ascelle pelose, passando sul resto del corpo una salvietta umida. Era piuttosto corpulento, ma niente affatto sgradevole alla vista. E, a giudicare da come mi fissava a sua volta di rimando nello specchio, probabilmente nemmeno a lui dispiaceva ciò che vedeva...
L’eccitazione scattò all'improvviso: mi spostai nella zona degli orinatoi e, con la scusa di pisciare, infilai una mano nei pantaloni e iniziai a massaggiarmi l’asta, che si indurì all'istante al solo pensiero che quel rozzo gigante peloso mi stesse guardando. Mi voltai verso di lui. Bastò un cenno d'intesa. L’omone non se lo fece ripetere due volte: mi raggiunse all'orinatoio, si girò completamente verso di me e tirò fuori un membro enorme.
In un italiano masticato male, chiese:
«Piace cazzo?» e cosa te lo dico a fare...
«Giù,» ordinò, spingendomi con decisione a osservare ancora più da vicino quel totem che, emergendo dal suo cespuglio pubico, ondeggiava a pochi centimetri dalle mie labbra.
Senza esitare, lo presi in bocca.
Lo lavorai avvolgendolo da cima a fondo con tutta la saliva che riuscivo a produrre. Mi soffermai sull'orifizio in cima che, evidentemente a digiuno, iniziò a generare una ragguardevole quantità di umori che, uniti all'aroma di piscio che promanava dal canale, crearono quell'afrore selvaggio che mi mandò completamente in tilt.
La leggera pressione esercitata dalla sua mano sulla mia nuca mi costrinse a cedergli il controllo del gioco. Iniziò a scoparmi la bocca a un ritmo sempre più incalzante finché, pochi istanti dopo, l'uomo esplose in un’eiaculazione impressionante sulla mia lingua, ruggendo frasi in un idioma me sconosciuto. Il getto era così abbondante che non riuscivo a deglutire tutto; il seme caldo mi colava generoso dagli angoli della bocca.
Mi rialzai barcollante per tornare al lavandino a darmi una ripulita.
La pacca sul culo arrivò mentre finivo di sciacquarmi la bocca: «Tu scopa bene anche con altro buco?»
«Vuoi provare?» lo sfidai.
«Io e miei amici…»
Trasecolai ad una proposta che certamente non avevo frainteso.
In che situazione mi stavo ficcando? O meglio, chi si sarebbe ficcato in me se fossi stato al gioco?
«Quanti sono?» domandai, con un misto di timore e con un brivido freddo che mi risalì lungo la schiena.
«Vieni… e vedi…» rispose laconico.
Ero perplesso e spaventato, ma l'adrenalina era troppa per tirarmi indietro.
Un cenno del capo e mi condusse nella zona destinata al parcheggio dei tir. Lì mi presentò al gruppo, composto da marcantoni stranieri, imponenti e non dotati dello stesso rozzo carisma del mio gigante. Ci spostammo in una zona adeguatamente buia verso il bosco retrostante gli edifici, dove mi accerchiarono all'istante, dandomi la sensazione di essere una sorta di articolo da valutare, un giocattolo da esaminare prima dell'uso.
Li vidi scambiarsi occhiate d’approvazione, commenti e qualcuno cominciò ad allungare le mani sulle mie sode rotondità. Un biondo barbuto dai capelli lunghi si fece avanti per primo. Mi si avvicinò da dietro, scoprendo completamente le mie chiappe e allargandole con decisione; espose così il mio anellino, che già pulsava desideroso di tutto quel ben di dio. Ci sputò sopra, spalmando la saliva con il dito medio, con cui iniziò a percorrere l’esiguo diametro dell’ano.
«Apri…» grugnì un altro, facendosi avanti e indicandosi la patta dei jeans.
Disubbidii a quell'ordine per puro piacere: preferii infilare direttamente la mano sotto la stoffa dei suoi slip per saggiare la consistenza del contenuto. Al tatto era enorme, e le mie carezze non fecero che aumentarne le dimensioni. Gli rivolsi un sorriso ammiccante mentre gli liberavo l’erezione, per poi passare ad aprirgli la camicia, scoprendo due pettorali gonfi e irsuti. Mi allungai verso di lui per baciarlo. Limonammo con foga per qualche istante, mentre il biondo dietro di me finiva di prepararmi il buco, penetrandolo con due dita che iniziarono a vorticare all'interno.
«Ahi… mi fai male…» mi lamentai con finta sofferenza, mentre agganciavo la fibbia del biondo per mettere a nudo anche la sua intimità.
Intorno a noi, gli astanti iniziarono a esaltarsi alla vista dello spettacolo.
Sentii colare altra saliva sul buco e poi la penetrazione, che fu dolorosamente brutale. Quella canna si infilò per tutta la sua lunghezza con una tale violenza da costringermi ad aggrapparmi ai capezzoli dell’uomo davanti a me. Le mie mani poi si aprirono, appoggiandosi sula superficie dei suoi pettorali caldi che presi a massaggiare.
«A novanta, troia…»
L'ordine fu accompagnato da una mano pesante che mi piegò la nuca, spingendomi a prendere in bocca il randello che avevo di fronte e che accolsi calorosamente in gola.
Iniziarono a fottermi a doppia mandata, mantenendo un ritmo serrato, mentre un terzo uomo si avvicinava per godersi da vicino la prestazione. Le spinte da dietro mi costringevano ad accogliere il cazzo in bocca fino in fondo, lasciando che lo inumidissi a dovere, certo che presto sarebbe toccato anche a me godere. Non ci volle molto prima che i due invertissero le posizioni. Pochi colpi ancora e il seme caldo mi inondò contemporaneamente l'ano e la gola.
Caddi a terra ansimante.
«Pulisci…» ordinò uno di loro.
Le due cappelle si ripresentarono all'istante davanti alla mia bocca. La mia lingua passò e ripassò su entrambe, eliminando ogni traccia di quel fluido denso, che deglutii avidamente.
Il terzo uomo mi fece rialzare in un lampo. Prendendomi per mano, mi condusse facendomi quasi incespicare verso un grosso masso che spuntava dal terreno lì vicino.
'Questo dev'essere quello romantico', ebbi la forza di pensare, mentre già armeggiavo con l’ennesima cintura e l’ennesima zip.
«Via i pantaloni, e poi sali sopra di me…» evidentemente mi sbagliavo.
In un lesto movimento mi ritrovai a cavalcare un bastone che non aveva nulla da invidiare ai due precedenti.
A quella penetrazione si aggiunse subito il membro di un nuovo arrivato, il quarto, che si posizionò in piedi proprio sopra di noi per farsi ciucciare. Godevo come mai in vita mia.
Saldamente ancorato ad una nuova coppia di pettorali lasciavo scivolare dentro e fuori di me quell'asta d'acciaio ad una velocità sempre maggiore; asta che, ad ogni fine corsa, mi premiava facendo schioccare i miei glutei contro i coglioni pelosi dell’uomo seduto sul masso. La mia bocca si beava invece dell'uccello che stavo spompinando.
Mi godetti ogni singolo secondo di quelle penetrazioni simultanee, comprese le eiaculazioni finali che andarono, in gola e nel culo, ad aggiungersi a tutto il seme che già custodivo dentro.
I rimanenti avevano nel frattempo estratto i loro calibri e si masturbavano in attesa del loro turno.
A servizio ultimato, si fece avanti uno di loro: «Là…» indicò in lontananza la cabina del suo camion. «Dietro… C’è tanto posto…»
«Come qui del resto...» un giovane italiano tra di loro pronunciò il canzonatorio sberleffo, allungandomi una pacca sul culo fradicio di sborra e sudore, come ormai anche il resto del mio corpo.
Il tempo di raccogliere i miei stracci e uno di loro mi caricò su una spalla come un sacco. Raggiungemmo il nuovo talamo. I miei nuovi tre compagni di gioco si spogliarono in fretta.
«Mettiti a pecora,» mi ordinò il primo.
Ubbidii mentre con le dita umide di saliva mi lubrificai alla meglio. Un attimo dopo sentii un membro duro come un bastone penetrarmi. Non era enorme di diametro, ma adeguatamente lungo; ad ogni spinta mi sembrava lambisse l'intestino, dandomi un piacere doloroso e totale. Contemporaneamente, il secondo mi spinse il suo cazzo in bocca: «Pompa, puttana, pompa!» ringhiò, mentre io facevo del mio meglio per accoglierlo tutto.
Il terzo uomo si muoveva intorno a noi, reclamando il suo momento di gloria mentre mi sferzava faccia e schiena con la sua virilità umida e vogliosa.
Venne per primo quello che avevo in bocca, liberando il suo getto caldo direttamente in gola insieme a un ringhio animalesco. Lo ingoiai avidamente: era denso come la migliore delle creme!
Anche l'uomo che mi stava possedendo da dietro mi riempì il culo con un'ondata bollente. Provai un godimento mai sperimentato prima.
Lo svuotamento dei due mandrilli permise infine al terzo di occupare uno spazio tutto suo: scelse, manco a dirlo, il lato B.
«Prendi, troia!» urlò mentre la sua ondata bollente si estingueva nel mio culo ormai definitivamente aperto, ma per nulla esausto.
Se non avevo fatto male i conti, mancavano gli ultimi tre...
Detto, fatto. Salirono in cabina arrapati come gli altri e altrettanto privi di garbo. Il primo si sdraiò sulla cuccetta fradicia, indicando l’asta in tiro sulla quale mi calai con uno smorzacandela da manuale. Iniziai così una furiosa cavalcata, mentre il secondo, certamente italiano, mi afferrava la nuca incitandomi: «Prendilo in bocca».
Mentre lo spompinavo, commentò compiaciuto: «La tua bocca è meglio della figa di mia moglie. Stai fermo, che la mia minchia ti scopa la gola,» e rimarcò la richiesta allungandomi un ceffone.
Al terzo uomo del gruppo, la bestia che aveva dato il via a tutto il teatro e che si muoveva eccitato attorno a noi cercando un varco libero, non rimase che aspettare.
In un attimo fu il delirio: l'italiano mi sborrò in gola con un getto potente come un idrante, urlando: «Bagascia, mandalo giù tutto!». Leccai avidamente ogni singola goccia senza perderne una. Nel frattempo, quello che stavo cavalcando mi scaricò una siringata bollente che sembrava un clistere.
«Finalmente io…» dichiarò l’uomo del bagno che, sdraiandomi di lato, diede infine libero sfogo alla sua libido.
Scelse di venirmi tra le gambe, completando la farcitura di sperma che ormai mi ricopriva completamente dalla testa ai piedi.
Rimasi disteso al buio nella cuccetta del camion, esausto, sudato, sporco ma profumato dal seme di dieci uomini che erano dileguati in bagno a concedersi, forse ora sì, la doccia che agognavo a mia volta. Mi stiracchiai pensando soddisfatto che, l'incontro saltato, mi aveva trasformato nella puttana di tutto il parcheggio dei camionisti…
Raggiunsi il bagno dell’autogrill dove iniziai a darmi una ripulita.
Sbattei le palpebre...
...Non riuscivo a distogliere lo sguardo dall'omone che si strofinava con foga le ascelle pelose, passando sul resto del corpo una salvietta umida. Era piuttosto corpulento, ma niente affatto sgradevole alla vista...
Disclaimer! Tutti i diritti riservati all'autore del racconto - Fatti e persone sono puramente frutto della fantasia dell'autore.
Annunci69.it non è responsabile dei contenuti in esso scritti ed è contro ogni tipo di violenza!
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Commenti per Autogrill da sogno:

Discussioni sul pianeta Swinger e non solo...
