Gay & Bisex
Lido Orizzonti 03
Boytofun
16.07.2026 |
621 |
4
"“Hai capito? come puoi credere di avere il massimo da qualunque cosa che sia sesso, denaro o potere? è ciò che sei, ovvero la tua essenza profonda, che ti “ha”, che ti possiede, che, in..."
Si è fatto tardi: i torelli sono andati a riposare nelle loro stanze al piano di sopra mentre io, dopo una doccia veloce nel bagno attiguo, cerco di mettere un minimo d'ordine.Domani, come ogni sabato, verrà il nostro angelo del focolare: la chiamiamo Ratisbona perché, pur essendo rumena, ha lavorato per qualche anno in Germania (a Ratisbona appunto) e non fa che decantare in ogni occasione quanto fossero bravi, educati e gentili i suoi datori di lavoro tedeschi mica come noi che lasciamo tutto in disordine, la cucina uno schifo, i bicchieri in giro, indumenti ovunque.
“Maschi buoni a nulla, no bene senza donna che segue loro”
In realtà penso abbia un debole per Mario che con i suoi modi distaccati ed elusivi la lascia sfogare senza dire una parola, salvo poi quando le solite lamentele finiscono, appiopparle un sonoro bacione sulla guancia paffuta e prenderla in giro con stupide frasi in rima tipo “Bona, bona Ratisbona non far la pesantona”
Lei arrossisce e replica “Mio nome Irina, no Ratisbona!” ma si vede che è contenta e tutta orgogliosa delle attenzioni ricevute.
Con me invece, anche se sono io che la pago (libretti in regola, ferie, contributi ecc), è decisamente più ostica.
Proprio per questo raccolgo bicchieri, porto i tappeti con equivoche macchie in lavanderia e cerco di restituire all’ambiente almeno una parvenza di normalità.
Le fatiche erotiche della serata mi hanno reso accaldato ed inquieto.
Nonostante gli sciacqui con collutorio sento ancora in bocca il sentore del seme.
Non so perché ma dopo, quando tutto è finito, avverto un disagio che è in parte fisico e, in buona misura, altro.
Del resto, mi pare fosse Orazio, lo dicevano già i latini: post coitum maestitiam.
Prendo dal frigo una bottiglietta d’acqua lievemente frizzante per berne piccoli sorsi ed esco sul patio a contemplare, da buon insonne, la notte.
Lido orizzonti è un luogo decisamente particolare.
L’ho scelto perché più di ogni altro corrisponde alla mia indole, al bisogno di solitudine vicino al mare.
Nel pieno boom edilizio degli anni 60 un costruttore locale aveva avviato il faraonico progetto di rendere questo tratto di costa il buen ritiro della ricca borghesia del nord.
Nelle intenzioni doveva essere una località esclusiva facilmente raggiungibile e con servizi top a disposizione della comunità di ricchi vacanzieri.
La borghesia del boom economico post bellico voleva celebrare se stessa.
Poi però il mondo è cambiato e questa località, a nord dell’adriatico, è passata di moda: ora i ricchi, quei pochi che sono rimasti, ambiscono a ben altre esperienze.
A ridosso del lunghissimo rettilineo che, costeggiando la pineta, vola verso il mare sono state costruite queste ville dalle dimensioni generose e il fascino retrò.
Con i soldi della vincita ne ho comprata una, l’ultima quella più a ridosso della spiaggia.
L'ho voluta ristrutturare secondo i canoni del terzo millennio: pannelli solari, domotica avanzata, isolamento termico. Un guscio tecnologico e autosufficiente, perfetto per guardare la fine del mondo.
Perché qui, in effetti sembra di trovarsi davvero su una soglia, proiettati verso qualcosa di indefinito: soprattutto quando, in autunno o in inverno, il paese è vuoto e la nebbia che cala, densa, sul rettilineo interminabile affiancato da alberi alti e slanciati che sembrano sentinelle, crea un effetto ipnotico, stordente: pare quasi di fondersi con il paesaggio e che quella nebbia possa semplicemente avvolgerti e trascinarti via, verso il mare che si confonde con il cielo, lungo le autostrade del possibile.
Sto divagando come al solito, come sempre e non mi accorgo di Mario che, non sentendomi rientrare in camera, è sceso a controllare.
“Tutto bene, Bart?” si siede al mio fianco e si accende una sigaretta
“Al solito… lo sai dopo, mi sento sempre un pò strano”
“Perché lo fai allora?”
“Non so cos’altro fare, forse per riempire un vuoto che è lì, dentro, da qualche parte”
“Bing, bang, being - Mario inizia a intonare sottovoce - cosa credi, credi di avere mille cose? di avere il massimo del sesso? ma è il sesso che ti ha, è il sesso che ti ha”
“Non capisco”
Spegne la sigaretta, poi estrae il cellulare e mi fa ascoltare il brano nella versione originale.
“Cosa credi di essere, un uomo? È quel che sei che ti ha. To be or not to be” Una voce femminile potente riempie la notte
“Di chi è questa canzone?”
“Ora non ha importanza, continua ad ascoltare Bart: cosa credi, che si ripeta una canzone? ma il denaro non mi ha, il denaro non mi avrà (...) essere illusioni, fantasmi, avere immagini e sogni d’essere”
Spegne il cellulare e si accende un’altra sigaretta, traendone un’ampia boccata.
bing, bang, being quelle sillabe e quella voce continuano a rimbombare nella testa.
Mario, il viso magro, affilato, la fronte ampia al di sotto dei capelli corti che si stanno facendo radi, mi guarda con i suoi occhi scuri: ha un che di felino, l’indomita eleganza di un gatto sopravvissuto a tante battaglie.
“Hai capito? come puoi credere di avere il massimo da qualunque cosa che sia sesso, denaro o potere? è ciò che sei, ovvero la tua essenza profonda, che ti “ha”, che ti possiede, che, in un certo senso, ti determina!”
“Chi era a cantare? una voce bellissima!”
“Ti sei svuotato troppo questa sera e continui a perderti nei dettagli che vengono sempre dopo. Invece trova “ciò che sei” e avrai le risposte, o forse non le avrai mai. Non ha importanza, ma saprai danzare con i tuoi fantasmi e le tue illusioni riconoscendole come tali.
Restiamo in silenzio mentre il mozzicone della sigaretta accesa brilla nel buio.
Lentamente inizio ad intuire il senso delle sue frasi sibilline e ho la conferma che Mario è tutto per me: una presenza schiva, discreta, di poche parole ma essenziale.
Lui è il mio scudo, e non solo perché è da anni la mia guardia del corpo, ma per qualcosa di più ampio e profondo che non riesco a definire esattamente. Ecco, forse sì, ora una definizione ce l’ho: Mario è il mio argine contro le tenebre.
Ho voglia di abbracciarlo, di stringermi al suo petto ossuto e forte ma so che non apprezzerebbe: il nostro legame ha sempre rifuggito la fisicità così mi limito a dirgli “Grazie”.
Stiamo di nuovo un pò in silenzio poi non riesco ad evitare la domanda. “Mi dici chi cantava quella canzone?”
“Era Giuni Russo, dall’album “Energie” del 1981. Conoscerai sicuramente le sue canzoni estive più note ma Lei, per chi l’ha amata era molto di più: una Dea e resterà sempre tale anche se ha lasciato questo mondo troppo presto”
Mario ha una cultura musicale enciclopedica: le pareti della sua camera, l’ultima in fondo al corridoio del piano soprastante, sono interamente ricoperte di scaffalature dedicate a cd, cassette, vinili: su ogni ripiano un genere, jazz, rock, classica, cantautori. «Senza musica non si può vivere. La vita è musica e la musica è vita» ripete spesso.
“Che ne dici andiamo, ci ritiriamo? Si vede che sei stanco e domani dovrai occuparti dei tuoi boytoys, certo non vorrai rifilarmi a me!”
“Non ti preoccupare: ora che mi hai aperto gli occhi con la tua filosofia, ho già delle idee”
“Ho paura solo ad immaginarle, le tue idee da finocchio smidollato”
Rientriamo in casa e, attivata l’antintrusione, saliamo in ascensore alla zona notte.
Ci diamo una buona notte sull’uscio della mia camera che è la seconda del corridoio; la prima e la terza sono invece quelle destinate agli ospiti.
Tutto è tranquillo: i bukkakers stanno probabilmente già dormendo.
Indosso il pigiama e mi stendo sull’enorme letto a baldacchino dai drappi azzurri, con il materasso duro e molto alto come si usava una volta.
In attesa che il sonnifero faccia il suo effetto canticchio bing, bang, being, ripetendo come un mantra ”è ciò che sei, che ti ha” e scivolo in un sonno chimico.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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