Gay & Bisex
Le mie fantasie soft da sottomesso realizzate
18.11.2025 |
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Appoggiò la punta del suo uccello alle mie labbra e iniziò a farsi strada..."
Da un po' frequentavo questo sito con delle fantasie in testa. Nella maggior parte dei rapporti "tradizionali" sono abbastanza deciso, al cento per cento l'"uomo di casa". Ma sin da ragazzino ho avuto la fantasia di giocare con altri uomini in ruoli diversi. In particolare, leggendo racconti e annunci, era cresciuta in me la voglia di mettermi al servizio di un uomo più grande, non tanto per del sesso vero e proprio, ma per giochi soft un po' perversi, manuali, orali e soprattutto psicologici. Ero così capitato sull'annuncio di un signore sui cinquant'anni. Portati bene, ma indiscutibilmente un daddy. Gli sarebbe piaciuto trovare un giovane da "svezzare" e introdurre a un giochino di dominazione soft. Quello che volevo io insomma. La cosa fu veloce. Bastarono pochi messaggi e mi ritrovai in un bel condominio fuori città a suonare il campanello. Mi aprì Massimo, esattamente come nelle foto. Bell'uomo, in forma, senza pancia.
Casa arredata con gusto, con un tocco femminile. Doveva avere una compagna, che però penso non vivesse sempre con lui. Forse, anche questo lo rendeva così voglioso. Dopo avermi fatto sedere sul divano, gentilissimo, mi offrì qualcosa da bere chiaccherando del più e del meno.
Poi, quasi senza che me ne accorgessi, entrò nella parte. Mi sorprese, non ero pronto.
"Ti sei fatto la doccia stamattina?" disse. "Secondo me no".
Che domande. Risposi di si, ovviamente, ma ribattè subito. E lì iniziai a cogliere.
"Non ci credo, te l'avevo detto ma non mi obbedisci mai. Vediamo. Mettiti qui in piedi."
Mi trovai alla sua mercè. Con un solo gesto mi tirò giù pantaloni e mutande. Lasciandomi lì, cazzo e culo all'aria, in mezzo alla casa, con lui vestito che mi osservava. Dopo poco, iniziò ad ispezionare pisello e palle, tenendo la cappella tra le dita, accarezzandolo, facendo scorrere l'asta e guardando da vicino. L'erezione iniziava a crescere, ma i suoi tocchi non erano pesanti. Già godevo. A sorpresa, allungò un dito accarezzando delicatamente l'ano. Mi provocò un brivido di piacere.
"Come pensavo, adesso ti faccio vedere io."
"E ora che succede?" mi chiesi.
Ancora con i pantaloni alle caviglie, mi portò verso il bagno dove, al lavabo, si insaponò. Iniziò a lavare accuratamente il pisello e le palle, con tutte e due le mani, spingendosi verso il perineo e tornando indietro. Ero in estasi. Era come essere masturbato, ma con una componente in più. Il controllo. Quando fu soddisfatto disse: "credi sia finita?".
Si insaponò di nuovo. Riprese a massaggiare le palle, ma stavolta si allungò oltre, e iniziò a stuzzicare il buco. Lo fece sempre più insistentemente, finché un a punta di un dito riuscì ad insinuarsi all'interno. Gemetti.
"Ti piace?".
Mi fece girare di spalle, e infilò mezzo dito con più forza, causando un sussulto. Così diede qualche leggero colpo. Capì che ero pronto ad essere il suo giocattolo obbediente.
"Adesso via tutto. Devi imparare ad ascoltarmi. Voglio vederti bene da vicino."
Il mio cazzo era di marmo. Bagnato. Pronto ad esplodere. Mi portò in cucina. Con mia sorpresa, mi fece salire sul tavolo. Si, ero li sul tavolo della cucina, a quattro zampe, col buco del culo all'aria e uno sconosciuto con voglie di controllo che mi girava intorno. Iniziò da dove aveva lasciato. Con un dito, mi penetrò dolcemente. Non mi opposi. Proseguì, mentre con l'altra mano aveva iniziato a lavorare il mio uccello, approfittando del lubrificante naturale.
Il suo dito scorreva sicuro, sempre più velocemente, e andando sempre più in profondità. Ogni volta che lo spingeva a fondo, il pisello si contraeva. Furono forse due o tre minuti, ma sembrarono di più. Ero totalmente suo, e mi avvicinavo al punto di non ritorno.
"Stai imparando a obbedire, vedi? Adesso mettiti a terra. E chiudi gli occhi. Di me ti devi fidare, so cosa vuoi."
Terzo atto. Sul tappeto, mi ritrovai nella stessa posizione ma senza vedere cosa stava per arrivare. A quel punto, sono onesto, avrebbe potuto farmi di tutto, la mia lucidità era completamente annegata nel piacere. Qualcosa si avvicinò alla mia bocca. "Lecca!". Fu una grande sorpresa.
"Ma è il ditone del piede, che schifo!" - pensai.
Subito però mi accorsi che era pulito, curato e profumato. Potevo stare al gioco. Il primo minuto trascorse così. Leccavo l'alluce di Massimo bagnandolo con la saliva e prendendolo in bocca come chiedeva. Poi, stop. Evidentemente era solo l'antipasto. Sentii qualcosa di più grande che accarezzava il buchino. Piano piano, il suo alluce iniziò a premere, con un movimento circolare. Non ci volle molto perché si facesse strada. L'ano si allargò quel tanto che bastava e quello che provai, fu unico. Cacciai un urlo, ma non di dolore. Di sorpresa. Piacere e sorpresa.
Era perfetto. L'alluce aveva le dimensioni giuste per farmi godere senza dolore. Quello, e La combinazione del gioco di dominio, aumentò ulteriormente l'eccitazione. Mi penetrò per qualche minuto, sempre più forte, fermandosi solo per stuzzicare il mio cazzo sempre con lo stesso piede. Presto, ero di nuovo a un passo dall'orgasmo. Sapevo cosa mi aspettava. Una nuova pausa e un nuovo gioco.
Sentii i suoi slip cadere a terra.
"Apri la bocca, da bravo."
Appoggiò la punta del suo uccello alle mie labbra e iniziò a farsi strada. Lo accolsi. Non era enorme ma di buone dimensioni e, come i piedi, pulito e profumato. La cappella era completamente coperta dal prepuzio. Piano piano, prima leccai la punta e poi infilai la lingua, facendola passare tra pelle e cappella. Non so perché lo feci. Mi venne naturale. Ma il godimento lo mise quasi KO. Così con forza spinse dento il cazzo, che si scappellò completamente. Prese a scoparmi la bocca, con decisione ma nel contempo anche con delicatezza. Non lesinò i complimenti. Mi teneva la testa con le mani, dando il ritmo.
"Finalmente hai imparato."
Passarono forse cinque minuti in cui ero interamente abbandonato. Poi si fermò. Compresi che era pronto a venire. Mi fece alzare e appoggiò il suo cazzo al mio. Corpo a corpo, sborrammo insieme. Saranno stati facilmente sei, sette schizzi. Tanto godimento da essere quasi doloroso.
Massimo, dopo essersi sfogato, come per magia, tornò ad avere la simpatia e la gentilezza di quando ci eravamo conosciuti. Il gioco era finito lì. Restammo sdraiati, coperti di sperma, per qualche minuto, poi mi portò un asciugamano, e mi lasciò in bagno per lavarmi mentre ripuliva il disastro per terra. Non ci fu altro. Un abbraccio, una stretta di mano e un addio. Forse temporaneo.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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