Gay & Bisex
Lido Orizzonti 05
Boytofun
21.07.2026 |
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"Appena emerge dalla scala nota la piscina rotonda ancora piena d’acqua e contornata, sebbene sia novembre, da quattro coppie di lettini poggiati all’ombrellone chiuso..."
Al piano terra la cucina, illuminata dal sole novembrino, risuona del vociare degli esuberanti ospiti che, dopo le fatiche della sera precedente, divorano la colazione preparata da Ratisbona. La donna sembra particolarmente apprezzare l’appetito dei bukkakers, cosa che evidentemente vive come un riconoscimento del suo talento culinario.“Ehi Ratis, ottime queste uova col bacon!”
“Ce ne prepari ancora?”
“Anche dell’altro caffè americano, se puoi!”
“E i pancakes!”
“Uno solo secondo… voi come un reggimento, io invece sola, povera donna in mezzo a questi uomini disordinati che volere tutto sempre subito, come il signorino che non ha pazienza con la sua governante.”
“Signorino...?” chiede Rob. “Sarebbe Bart?”
“Sì, Bart. Lui padrone qui, lui pagare tutto, ma io preferire Mario: più buono, più uomo.”
“Avete capito la Ratis?” interviene David. “Ha un debole per il tenebroso Mario! E dicci, dicci: invece com’è il signorino?”
“No, mai male, anzi, molto generoso soprattutto con i soldi. Però si vede che è triste, inquieto. Invece Mario è sempre uguale.”
“Invece Bart?”
“Oh, lui è matto: alcuni giorni allegro, sorride, canta e balla... altri invece chiuso in sua torre su terrazzo, scuro in faccia, non esce nemmeno per mangiare.”
“La torre? Dove? Ma ti tratta male?” domanda Vince.
“Sì, se tu esci fuori verso il cancello e guardi il terrazzo, vedi in un angolo la torre: quello è lo studio di Bart, nessuno può entrare. Immagino il sudiciume, essendo il signorino molto, molto pigro per le pulizie.”
“Ragazzi,” propone Rob, “dai, andiamo a vedere?”
Escono in giardino verso il cancello. Dukat, il gattone di casa, ne approfitta per intrufolarsi in cucina, mentre Luis resta al tavolo, giocando con il cucchiaino nella tazza ormai semivuota.
“Azz, è vero!” esclama David guardando in alto. “Il signorino c’ha la sua torretta!”
“Sono troppo curioso di vedere cosa c’è dentro,” aggiunge Vince.
“Secondo me,” prosegue Rob, “ha una raccolta di pornazzi, sex toys e cimeli vari.”
“Stai dicendo cavolate! Anche se fosse come dici, perché dovrebbe nascondere tutto lassù? In fondo questa è casa sua!”
“A proposito: ma secondo voi che fine ha fatto? È da ieri sera che non si fa vedere.”
“Anche Jule è sparito, e il suo amico Luis sembra d’umor nero…”
“Saranno nella torre a scopare?”
“O forse in camera? O sono usciti senza dir niente?”
“Secondo me,” commenta David, “Jule è quello che gli è piaciuto di più.”
“Perché dici così? A me Bart sembra molto sottomesso, uno sugar daddy che cerca il torello dominante da cui farsi schiavizzare.”
“E diciamolo,” aggiunge sardonico Rob all’ultima osservazione di Vince, “noi tre corrispondiamo in pieno ai suoi fetish. Molto più di quella mezza checchina e del suo amico musone.”
“Sì,” ribatte David, “ma se ricordate bene, ieri sera Jule è stato l’unico a scoparlo e prima Bart gli aveva leccato il buco e, oltre a baciarlo — come non ha fatto con noi —, a un certo punto voleva stantuffarlo.”
“Se ti ricordi,” precisa Vince, “ha provato a baciare anche me, ma mi sono sottratto... ero a disagio.”
“Anch’io,” conferma Rob.
“Infatti non è un caso che adesso sia con Jule. Mi ci gioco le palle! Non so voi,” continua David, “ma io ho bisogno di questo lavoro e non voglio farmi mettere da parte.”
“Se stiamo uniti gli forniamo un servizio che gli altri due non possono dargli. Del resto l’annuncio era inequivocabile!” conclude Vince.
“Di che annuncio parli?”
“Scusa, per essere qui tu non hai risposto all’inserzione su Boy4cash?”
“No caro: io ho risposto a un profilo sull'app Men in Love.”
“Ed io, invece, ho chattato su Global Cum.”
“Caspita! Il nostro ospite è un vero multitasking del sesso. Chissà gli altri due dove li ha beccati.”
“Secondo me Jule e Luis lavorano insieme, li avrà caricati su siti tipo Twinkhot o roba simile.”
“Raga,” arringa David, “l’importantissimo qui è non farsi rubare la torta da sotto gli occhi: dobbiamo essere più scaltri.”
“Ovvero?”
“Dargli quello che vuole: tanto cazzo e tanta sborra!”
“Andiamo a cercarli?”
“Buona idea, così facciamo anche un giro della casa: io vado al piano delle camere, tu Vince vai sotto a vedere se c’è la macchina e tu Rob prova a salire in terrazzo e vedere cos’è 'sta torre di cui parlava la Ratis!”
“Ti sei messo a fare il capo adesso?” recrimina Vince.
“No caro, si chiama organizzazione! Si va? Ci messaggiamo appena scopriamo qualcosa.”
David e Rob salgono insieme le scale notando, sulle pareti, quadri astratti senza cornice ove da fondi cupi e barocchi color bordeaux emergono, quasi in rilievo, righe trasversali di diversi colori, come se una mente instabile si fosse divertita a scarabocchiare ideogrammi insensati.
Si separano all’altezza del corridoio che conduce alle camere.
Superata la prima stanza che ha condiviso la notte prima con gli amici, David bussa alla seconda porta senza ricevere alcuna risposta; poggia l’orecchio e gli sembra di sentire un russare leggero, ma non può esserne sicuro.
Prosegue ed entra, furtivo, nella terza stanza: oltre ai letti disfatti e a qualche vestito in giro non nota nulla di anomalo.
Prosegue verso la quarta stanza, quella di Mario, e bussa con più decisione, ma l’intero piano sembra deserto.
“Raga - scrive - le camere sono vuote a parte forse quella di Bart che se c’è dorme, solo o con qualcuno. Ditemi cosa vedete voi.”
Nel frattempo Vince il rosso è sceso al piano interrato e non crede ai suoi occhi.
L’area, piuttosto vasta, è divisa da un tracciato illuminato a giorno da luci al neon.
Su un lato ci sono due garage: nel primo il Renault espace a sette posti con cui Mario li ha prelevati il giorno prima alla stazione di Bologna è accanto a una nuovissima Twingo elettrica verde che si sta ricaricando; nel secondo, allineate una a fianco all’altra e sfavillanti nel loro design vintage, quattro splendide auto storiche. Una 600 Multipla anni '60 blu petrolio, un Maggiolino Volkswagen Cabrio bianco, una dyane due cavalli rossa, una Citroën BX anni '80 grigio metallizzato e una Twingo prima serie 1993 viola, con gli interni a pois.
Vince, che nella vita reale fa, piuttosto controvoglia, il meccanico nell’officina dello zio, resta a bocca aperta, ammaliato da quella profusione di fascino vintage su quattro ruote.
Ma la vera sorpresa deve ancora arrivare.
Sul lato opposto del corridoio, in ambienti generosi di dimensioni simili ai box, si trovano una cantina con scaffalature piene di vini pregiati e una collezione di gin provenienti da tutto il mondo.
L’altro ambiente, invece, gli trasmette un vago senso d’inquietudine: una parete in vetro infrangibile protegge una specie di grande gabbia delimitata da sbarre di ferro; al centro una poltrona vermiglio, simile a quella su cui Bart li ha accolti ieri sera al loro arrivo, e intorno, sulle pareti, decine di quadri fino al soffitto con ritratti, paesaggi, nature morte.
“Ehi boys: non potete neanche immaginare quello che c’è qui sotto: mai visto niente di simile nella mia porca vita, è pazzesco, semplicemente pazzesco.”
La sorpresa di Rob giunto al terrazzo, sebbene più ordinaria, non è da meno.
Appena emerge dalla scala nota la piscina rotonda ancora piena d’acqua e contornata, sebbene sia novembre, da quattro coppie di lettini poggiati all’ombrellone chiuso.
Tutta la zona è delimitata da pannelli di doppio vetro colorati che conferiscono ariosità e leggerezza all’ambiente già inondato dalla luce diurna e che consentono di osservare, alla loro base, grandi pannelli solari. Osserva il panorama per qualche minuto e si dirige poi a passo svelto verso la famosa torre di Bart.
Con le merlature e la pietra a vista, a lui, che lavora nell’edilizia, sembra palesemente incongrua: la tipica cafonata di chi vuole ostentare i soldi che non merita di avere.
Apre la porta e si trova in una specie di studio super tecnologico: un grande monitor spicca sulla scrivania ingombra di fogli.
“E tu, pivello, che cazzo ci fai qui?”
La voce virile e tonante di Mario, sopraggiunto alle sue spalle come un gatto, lo fa sobbalzare.
"Niente, stavo solo facendo un giro!”
“Non ti hanno insegnato che quando si è invitati, peraltro molto generosamente, nelle ville altrui non si va in giro a curiosare come ladri?”
“Ehi nonno! Vacci piano, ok? Stavo solo dando un’occhiata!”
“Esci!”
“Impara l’educazione e modera il tono, sono ospite del tuo padrone.”
“Fuori!”
Nell’uscire il giovane volutamente urta con una spallata Mario che, lesto, prende il tempo e gli fa il sgambetto. Rob si rialza furente avventandosi con un pugno contro il suo avversario che, dimostrando per la seconda volta una sorprendente agilità, lo colpisce con un calcio allo scroto.
“Così la prossima volta capisci subito chi è il nonno! Adesso dammi il cellulare!”
“Perché?”
“Tra un minuto lo saprai, pivello!”
Mentre il ragazzo è ancora piegato in due dal dolore, gli sfila il cellulare dalla tasca dei jeans e, trascinandolo di peso, lo butta in piscina.
“Questo lo chiedi poi a Bart, goditi il bagno!”
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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