Gay & Bisex
Lido Orizzonti 06
Boytofun
22.07.2026 |
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"In ogni caso, anche tu sei libero di andare via subito se vuoi!”
Segue un silenzio riflessivo, interrotto dall’ingresso di Dukat, l’enorme gattone grigio di casa che, dopo uno sguardo..."
“Ciao Bart: ho appena trovato uno dei tuoi ospiti curiosare nella torretta. Piuttosto arrogante il pivello. Gli ho fatto fare un bagno, ma penso sia urgente un tuo intervento per chiarire agli ospiti le regole della casa e, prima ancora, quelle di buona educazione. Appena puoi sali, per favore.”Il messaggio è di Mario e lo riconosco subito, prima ancora di leggerlo, dal tono di notifica a lui riservato.
“Scusa, Jule: temo ci sia un problema. Ci vediamo dopo, ok?”
“Spero nulla di grave.”
“Tranquillo, a più tardi.”
Ansioso e rapido salgo in terrazza. Rob, con i vestiti bagnati e torvo in volto, si tocca lo scroto ancora dolorante; Mario, appoggiato alla porta della torre, lo scruta, tra il cagnesco e il divertito, come un mastino.
“Cosa sta succedendo?”
“Non avendoti più visto da ieri sera ti stavamo cercando: così io sono salito a vedere se eri qui…”
“E a ficcare il naso dove non dovevi,” conclude Mario.
“Ho visto la porta aperta e sono entrato. Semplice curiosità: il tuo gorilla mi ha aggredito senza ragione!”
“Dopo essere stato spintonato e insultato.”
“Calmatevi ora, per favore! Rob, togliti i vestiti bagnati e lasciali qui. Chiamo Ratisbona e ti faccio portare un accappatoio. Poi, cortesemente, rientra in camera e riferisci agli altri che ci vediamo di sotto, nel salottino, tra mezz’ora. Ok?”
Lasciato il malconcio Rob alle cure della cara Ratis, prontamente intervenuta, io e Mario entriamo nella torretta della discordia.
“Sei troppo disponibile con loro e se ne approfittano: dalle telecamere ho visto che i tre stronzetti gironzolavano e non ho fatto niente, ma questo, più stronzo degli altri due, si è messo a rovistare tra le tue carte.”
“Almeno il calcio alle palle potevi evitarlo, però!”
“Gli passerà, era un colpo leggero in fondo; ma stai pur sicuro che, prima di rifare una cazzata simile, ci pensa due volte.”
“Homo hominis lupus: la tua logica non fa una grinza, caro Mario. Come farei senza di te?” “Lascia perdere i complimenti e il latinorum: piuttosto, specie se vuoi ospitarli a lungo, metti le regole in chiaro.”
“Grazie per i consigli.”
“Di nulla. Adesso prendo la barca e vado a farmi un giro con questo bel tempo. L’umanità mi affatica: alla mia età ho bisogno di sole e salsedine.”
“Vedi che Rob non ha sbagliato a darti del nonno?”
“Ma vaffa!” sorride e, aspirata l'immancabile sigaretta, s’allontana a grandi falcate.
Il tempo passa veloce. Dopo l’incontro con Jule non ne ho avuto il tempo e decido di passare in camera per una rinfrescata prima del confronto di gruppo. Oggi, evidentemente, c’è tensione nell’aria: dalla mia stanza – che è la seconda del corridoio, in mezzo a quelle degli ospiti – sento una voce alterata.
“Si può sapere dove sei sparito per tutto quel tempo?”
“Luis, ascolta: non è che devo dare giustificazione di tutti i miei movimenti.”
“Certo che no, ma nemmeno sparire per ore lasciandomi solo con quei tre energumeni!” “Ore? Ma che dici? Il tutto sarà durato sì e no un’ora al massimo!”
“Sei stato con lui?”
“Sono anche fatti miei, visto che siamo qui per lavorare insieme!”
“E va bene, sì! Lo ammetto, sono stato con Bart.”
“A fare cosa?” “Immagina!”
“No che non immagino: tu sei passivo, anche se per prendere questo lavoro ti sei venduto per ciò che non sei. Bart è più passiva di te, visto che cercava – ricordo testualmente – tori attivi da mungere in gruppo.”
“La realtà talvolta supera le etichette in cui ci imprigioniamo.”
“Non dirmi che…”
“Ti sto dicendo proprio quello…”
“No! Ti ha scopato lui?”
“E non immagini con quanto ardore.”
“E gli hai chiesto un extra?”
“Ovvio: le regole d’ingaggio prevedevano altro e, si sa, gli optional si pagano.”
“Quanto?”
“Ti dico solo che mi ha passato il cell e ho digitato io la cifra.”
“Non ci credo!”
“Guarda.” “Minchia! Dividiamo come da accordi, vero?”
“No, perché il culo è il mio.”
“Anch’io ho bisogno di soldi come te e avevamo deciso di dividere tutto.”
“Dagli il culo anche tu, allora.”
“Sei uno stronzo! Talmente sfondato che magari ti è piaciuto pure quel vecchio.”
“Ci ha saputo fare!”
“Più di me?” Luis si afferra il cazzo tra le mani esibendolo all’amico.
“Con te la complicità è diversa!”
“Dai, allora prendilo un attimo, devo scaricarmi.”
“No: tra poco dobbiamo scendere di sotto e inoltre ti consiglio di conservare le energie per metterle a frutto. Sento che sarà un lungo weekend di passione.”
“Fottiti.”
“Già fatto, grazie. Ora scostati che devo pisciare.”
Quando arrivo nel salottino trovo Vince e David già seduti al loro posto.
Vince, con i riccioli rossi in disordine, è vestito con una salopette di jeans che, oltre a mettere in mostra i muscoli delle braccia che tiene conserte, gli conferisce una postura professionale, da meccanico appunto, quale è o prova a essere nella vita reale.
David, sguardo vispo e barbetta incolta, ha una camicia bianca sbottonata sul collo e jeans scuri sopra scarpe Adidas bianche.
Mentre li saluto, arrivano dalle scale Jule, in maglietta a maniche lunghe blu e pantaloni bianchi, e Luis, in calzoni di velluto marrone sotto una camicia a quadri.
Ultimo Rob, l’infortunato, polo nera aderente sopra pantaloni larghi grigi di cotone.
“Buongiorno ragazzi: come sapete questa mattina è successo un episodio spiacevole.” “Spiacevole mi sembra poco, visto che ho rischiato le palle!”
“Rob, capisco la tua rabbia ma, cortesemente, lasciami finire. Chiedo scusa a tutti e a te in particolare. Questa mattina mi sono reso, per varie ragioni, irreperibile e ieri avevo scordato di chiarire alcuni punti importanti che, devo però dire, rientrano nell’ambito delle normali regole di buona educazione.”
“Non mi sembra buona educazione aggredire fisicamente qualcuno.”
“Rob, capisco, ma ora basta. Se vuoi lasciare il gruppo sei liberissimo di farlo; ti accompagno personalmente alla stazione anche subito. Ma non penso che ti convenga, e non solo economicamente. Fammi finire per favore, sarò breve!”
“Sentiamo, dai!”
“Allora: voi siete miei ospiti per tutto il weekend e chi lo desidera potrà fermarsi anche per qualche giorno in più. Non vi ho scelto a caso, bensì perché avete caratteri fisici e direi anche psicologici ben precisi che suscitano il mio interesse. Chiare le premesse?”
“Avrei parecchie domande sulla presunta scelta cui, inconsapevolmente, siamo stati soggetti, ma per ora continua.”
“Grazie David, apprezzo la disponibilità! Stavo dicendo: come ospiti potete disporre liberamente delle vostre stanze e di tutti gli accessori (TV, PC, ecc.) che vi si trovano, potete usare liberamente la cucina, il giardino, anche la piscina se il meteo continua a esserci amico, fare delle passeggiate in spiaggia o in pineta che, deserte in questa stagione, hanno un fascino particolare. Potete prendere le biciclette che trovate in garage e, avvisando, anche il pedalò e la barca a remi che trovate sulla spiaggia qui davanti. Insomma, siete in vacanza fuori stagione: potete e dovete godervela.”
“Tutto molto bello e molto generoso da parte tua, Bart,” interviene Vince, “ora però arriviamo ai divieti e agli obblighi.”
“Ci arrivo subito. Vedi, Vince, l’importante è la fiducia reciproca: e voi tre, non solo il povero Rob che ne ha poi patito le conseguenze, questa mattina andando in giro a curiosare l’avete messa alla prova. Quindi intendo essere molto chiaro: a meno che non siamo io o Mario ad invitarvi esplicitamente, non dovete mai accedere alla torre biblioteca in terrazzo e alla stanza quadreria al piano interrato.
Altra precisazione fondamentale: Mario è il mio alter ego e come tale dovete considerarlo. Lui fa l’autista, fa la guardia del corpo, fa un sacco di altre cose, ma Villa Alice è una sua creatura.
Perché, ve ne renderete conto, Villa Alice è qualcosa di vivo: ed è stato Mario a trovarla, inventarla, ridarle vita; quindi, anche se io ci ho messo i milioni, da un punto di vista animico questa è la sua casa. Tutto chiaro?”
“Chiaro, anche se abbastanza inquietante!” commenta Luis.
“Talvolta l’inquietudine nasce dal trovarsi innanzi a se stessi. E qui siamo tutti lo specchio uno dell’altro. In ogni caso, anche tu sei libero di andare via subito se vuoi!”
Segue un silenzio riflessivo, interrotto dall’ingresso di Dukat, l’enorme gattone grigio di casa che, dopo uno sguardo perplesso ai giovani ospiti, prorompe in un sonoro “Miao!” andando ad accoccolarsi tra le gambe di Rob.
“Vedi Rob, gli piaci! Quindi non disperare, ti troverai bene! Inutile aggiungere che Dukat è il re di Villa Alice e come tale va trattato.”
“Ovvio,” rispondono all’unisono e convintamente i bukkakers.
“Bene! Allora alzi la mano chi vuole andare via.”
Solo Luis si muove a disagio sul divano, mentre Rob accarezza Dukat le cui fusa sembrano riempire la stanza.
“Ottimo! Chi invece è disposto a trattenersi qualche giorno in più oltre al fine settimana?”
“A quali condizioni?” domanda David.
“A quelle già pattuite: vitto, alloggio, più tutti gli extra (drink, cene, serate, ecc.) inclusi.”
“E basta?” chiede, malizioso, Jule.
“Non si escludono ricariche esclusive in base alle vostre disponibilità ed esigenze.”
“Se accettiamo, siamo comunque liberi di cambiare idea in ogni momento?”
“Luis, da brillante studente di giurisprudenza quale sei, dovresti sapere che l’ordinamento guarda con sfavore ai contratti perenni; quindi, ovvio che sì: ogni giorno siete liberi di tornare alla vostra vita esterna. Ce lo dite la sera prima e la mattina dopo vi accompagniamo alla stazione per prendere il primo treno per Bologna e tornare nel mondo!”
“Ci sto.”
“Figo.”
“D’accordo.”
“Va bene.”
“Per me ok.”
“Ottimo ragazzi: per festeggiare questa sera vi propongo una cena di pesce crudo, in un locale su palafitte nella laguna a pochi chilometri da qui. Davvero eccellente, credetemi, e vino bianco a fiumi.”
“Wow, che figata! Sei un mito!”
“Si parte alle otto. Adesso vado un po’ a stendermi. Luis, voglio parlarti in privato: puoi venire con me?”
Per salire prendiamo l’ascensore e, guardandolo allo specchio nei pochi secondi di percorrenza, intuisco il suo disagio.
“Prego, accomodati.”
“Cosa volevi dirmi?”
“Nulla di grave, rilassati,” lo rassicuro mentre mi spoglio e, rimasto in jockstrap, mi stendo a pancia in giù nel centro del grande letto che Ratis ha appena rifatto.
“Vuoi scopare?”
“Come sei precipitoso. No, per ora desidero solo che ti tolga i vestiti e ti sdrai proprio qui, sopra di me, con solo gli slip addosso.”
Indurito, lo osservo liberarsi, impacciato ma veloce, delle calzature e dei pantaloni di velluto, per poi far cadere sul pavimento di marmo blu la camicia da boscaiolo.
Luis ha un bel pacco, sebbene sia ancora nello stato di riposo.
“Su, vieni… fatti sentire.”
Quando s’appoggia percepisco il suo leggero tremore; cerco di essere il più rassicurante possibile.
“Ecco, bravo: lascia andare il peso, allunga le braccia sopra la mia testa.”
Allargo i glutei con le mani, di modo che il suo pene, che inizia a svegliarsi, si posizioni esattamente nel solco.
Adoro questa posizione, il calore del suo corpo e il tessuto dell’intimo che inizia a tendersi. Stendo le braccia lungo i fianchi.
“Ora prendi le mie mani tra le tue, se ti va.”
Vengo accontentato.
Stiamo in silenzio per qualche istante, fino a quando i ritmi del respiro e quelli del cuore si armonizzano.
Ora, ed è in fondo questo che mi piace più di ogni altra cosa, stiamo per diventare un solo organismo, ma siamo ancora separati. Ed è questo incontro, questo intimo abbassamento delle difese ciò che in fondo, tra tante ossessioni, mi rendo conto di volere.
Ma non sapendolo costruire, lo compro.
“Ti va se parliamo un po’?”
“Ok.”
“Ho sentito che prima tu e Jule stavate quasi litigando.”
“Ma no: non era niente.”
“Ero qui e, ti assicuro, si sente tutto.”
“E va bene! Ero incazzato perché era sparito tutta la mattina senza dirmi nulla.”
“Sicuro? O forse eri incazzato perché era stato con me?”
“Anche: facciamo questo lavoro insieme con l’impegno di dividere tutto e poi scopro che fa il furbo!”
“Forse sei geloso?”
“Incazzato, non geloso. Siamo solo amici.”
“A volte siamo inconsapevoli dei nostri sentimenti profondi.
Comunque non devi essere incazzato per la ricarica: ora la darò anche a te.”
“Davvero?”
“Assolutamente: tu mi fai il pieno ed io ti ricarico.”
“Wow, allora sono pronto!”
“Davvero? Guarda che io cerco una possessione passionale… anzi, se ti va inizia a baciarmi il collo e sussurrami oscenità sottovoce, proprio vicino all’orecchio.”
“Sei proprio una troia!”
Sollevo i glutei per aderire meglio al suo bastone ormai duro.
“Continua.”
“Grandissimo pompinaro succhia cazzi,” dice sottovoce, mordicchiando deliziosamente il lobo destro.
Luis, il leoncino delle Due Sicilie, si è finalmente svegliato nella sua feroce esuberanza mediterranea.
Mordendomi il collo si libera dello slip e inizia a spingere.
Sento la sua cappella bagnata insistere sul mio ano.
“Ti piace la sborra, eh, puttana?”
“Sì, mi piace! Sono un vampiro, ma invece del sangue voglio il tuo sperma!”
“Cazzo, che porco che sei!”
Inizio a perdere il controllo, ma il programma del pomeriggio e della serata è piuttosto intenso: desidero prenderli tutti, uno alla volta, per poi concludere alla grande in serata.
Se voglio – e ne sono più che convinto – rendere questo sabato indimenticabile, è opportuno dosare le energie.
“Sì… dai,” mugugno mentre, sollevando i glutei, strofino il buco sulla sua cappella, “voglio che mi lavi, voglio sentirla colare e poi me la dai in bocca.”
“Sei una ninfomane!” esclama, iniziando a muoversi sempre più veloce e facendosi forza con i gomiti tesi sul materasso.
“Sì, dai, inondami.” Il respiro di Luis diventa corto fino a quando sento il suo corpo contrarsi e, dopo un breve gemito, il seme, liquido e tiepido, colarmi dietro.
Si accascia deliziosamente sopra di me, lasciandosi finalmente andare negli ultimi movimenti postcoitali.
Poi si solleva leggermente e, riempita la mano della sua produzione, me la porge nello spazio tra labbra e narici.
Ha un odore intenso e un sapore acidulo; succhio avidamente il suo indice cedendo, ancora una volta, alla sete di vita.
“Sei stato fantastico, Luis! Passami il cellulare dal comodino.”
Sblocco con l'impronta e glielo passo:
“Ecco CashPay, scegli il tuo importo! Ci vediamo stasera: per favore dì a Vince di passare qui appena può.”
“Ok, grazie Bart!”
Vedo che sorride mentre, pochi istanti dopo, chiude la porta.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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